arte

VERSO FAIRY-LAND

di G. Luzzini

1

Il monotono e metallico suono del treno che stava divorando le rotaie accompagnava il giovane viaggiatore che osservava con attenzione l'interno di ogni scompartimento. Era poco più di un ragazzo e stringeva fra le dita, nervosamente, una ventiquattr'ore forse un po' consunta agli angoli, ma ancora perfettamente efficiente.
Appariva quasi incredibile, ma su quel treno non c'era alcun passeggero eccetto lui ed il suo bagaglio di sogni.
Decise di accomodarsi nello scompartimento n° 16, rassegnato ad immergersi in una tetra solitudine. Proprio non sopportava l'idea di non condividere l'emozione e le ansietà che gli assalivano il cuore in quell'istante. Una fortuita compagnia gli avrebbe di certo allentato la tensione.
I paesaggi bucolici sfrecciavano come scie di stelle cadenti al di là del finestrino opaco ed il sole del meriggio era stato inghiottito da un cielo d'avorio che preannunciava pioggia.
Quasi non s'accorse che un nuovo passeggero stava dividendo con lui lo squallore dello scompartimento, con quei sedili irrimediabilmente danneggiati da inutili vandali. Si stava allentando il nodo della cravatta color-della-notte, mentre sfogliava il contenuto d'una cartelletta sgualcita.
Un altro giovane entrò nello scompartimento ed osservò le due persone già presenti con sguardo interessato, oltre le spesse lenti degli occhiali che portava. Senza proferire alcuna parola si sedette e cominciò a fissare distrattamente il finestrino. Il desiderio del primo viaggiatore era stato esaudito.
"Perdoni la mia curiosità, -esordì il primo viaggiatore- ma vedo che sta controllando il testo di ciò che sembrerebbe un racconto...".
Il secondo viaggiatore lo osservò con attenzione, valutando l'interlocutore, e rispose:"Sì, è un racconto...Lo presenterò ad un simposio letterario...che, per inciso, è la mia attuale meta...".
"Non ci posso credere...Anche lei sta andando al simposio di Fairyland!" esclamò sorpreso il primo giovane.
"Davvero perspicace...Devo immaginare che anche lei sia diretto in quel luogo...Nome davvero interessante come sede per un incontro letterario...Una poesia di Edgar Allan Poe, mio mentore spirituale, parla di Fairy-Land...Ovviamente non il medesimo posto, bensì 'Nebbiose valli, rivi d'ombra e selve simili a nuvole..." disse, con velato sarcasmo, il secondo passeggero.
"Le cui forme nessuno più distingue per le lacrime che vi gocciolano intorno..." concluse il terzo viaggiatore, che fissava con occhi attenti i due viaggiatori, come se fossa stato scosso da un'atavica accidia.
"Anche lei stima le opere di Poe..." chiese affabimente il primo passeggero.
"E sono diretto a Fairy-land per la vostra medesima ragione...A volte la sorte decide assurde situazioni..." notò garbatamente il terzo viaggiatore.
"O forse perchè questo treno è l'unico diretto a Fairy-land..." ribattè caustico il secondo passeggero.
Un breve istante di gelido contegno pervase la carrozza. La manifesta ostilità rimarcata dalle ultime parole aveva gettato un'ombra di diffidenza tra i tre passeggeri. Il secondo, quasi per mitigare ciò che aveva appena detto con il suo atteggiamento affilato come la lama di un rasoio, propose:"Perchè non iniziamo ora il Simposio...Ho giusto tra le mani il racconto che intendo presentare...Avrò modo di valutare le vostre reazioni e comprendere anticipatamente l'esito del concorso...Resta inteso che, dopo di me, sarà il vostro turno...".
Il sorriso benevolo degli altri due viaggatori incoraggiò il giovane, che cominciò a leggere con voce stentorea...

2
ASPETTANDO LEI (Fiaba metafisica Nero/Rosa)

Ancora pochi minuti e lei sarebbe giunta. Ethan la stava aspettando da un po', davanti ad uno squallido locale dalle vetrate colorate che lasciavano passare una tenue e soffusa luce.
Il ragazzo reggeva nelle mani un mazzo di aulenti rose, macchie d'amore consumate dal gelo. Era il 31 dicembre 1999 e l'appuntamento con lei era attorno a mezzanotte, quando il tetro orologio municipale, rintoccando, avrebbe salutato l'avvento del nuovo millennio.
Non si erano accordati con precisione, ma Ethan era assolutamente convinto che quello sarebbe stato il momento migliore per incontrarla, per farsi ghermire dal suo splendore e dalla sua passione. Era detestata da molti ed il giovane non riusciva a comprenderne il motivo...Lei era così dolce, così meravigliosamente seducente, così gentile...
L'immensità, gonfia di nubi e gravida di neve, lasciava scivolare verso il suolo scuro alcuni fragili cristalli che volteggiavano leggiadri nell'aria.
Come sarebbe stato romantico incontrarla sotto la candida cascata di ghiaccio, sentirla fremere tra le proprie braccia, con un ardente bacio che avrebbe suggellato un'eterna promessa d'amore.
Un lontano canto improvvisato attirò l'attenzione del giovane...Forse qualche ubriaco festeggiava in tal modo l'arrivo del Duemila: Scrutò nella notte e vide un'ombra venirgli incontro. Aguzzò la vista...No, non era lei...Era il bizzarro cantore a cui un attimo prima aveva rivolto la mente.
"Ciao amico...Che gelida notte!" esordì il vecchio vestito di cenci.
Ethan, senza dir nulla, infilò una mano in tasca ed estrasse alcune banconote, che fece scivolare nelle mani del reietto.
"Grazie amico...Buon anno!" biascicò l'uomo e si portò una bottiglia alla bocca, trangugiando avidamente l'alcolico contenuto. Subito dopo s'allontanò e scomparve in un vicolo. Il ragazzo guardò l'ora...Ancora pochi istanti...
All'interno del bar, intanto, una festa priva di gioia si stava sviluppando, mentre il gestore stava colmando di spumante i calici dei rari avventori.
Il giovane si spostò dall'ingresso del locale...Tra poco lei sarebbe arrivata...Solo questo importava.
Annusò i fiori che stringeva nelle mani ed un sentimentale ricordo d'una primavera troppo lontana s'impossessò del suo animo...
Eccola! Finalmente era arrivata...Splendida, meravigliosa...Non poteva certo esistere nulla di più incantevole, di più delicato.
Lei lo vide e sorrise: S'avvicinò rapida, alternando velocemente i suoi passi sulla neve fresca che aveva steso un sottile manto.
Il cuore di Ethan batteva furioso e si sentì incredibilmente impacciato. Era veramente molto bella... Una lieve malinconia l'afferrò...L'aveva attesa per troppo tempo...
L'abbraccio di lei fu intenso ed impetuoso come acqua sorgiva. Ogni cosa vorticava e perdeva realtà, meschinità d'una quotidianità ormai dimenticata. Quando Ethan incontrò le sue labbra tutto svanì...Un remoto orologio rintoccava la mezzanotte...
La mattina del nuovo millennio fu accolta da una sagoma indistinta, coperta in parte dalla neve. Nessuno se ne accorse prima di mezzogiorno e subito una folla curiosa circondò il corpo esanime.
L'autopsia dichiarò che Ethan era spirato a causa di un male incurabile che da mesi lo divorava. La fine del millennio aveva coinciso con la fine di una vita...
Ethan stava ancora danzando con la sua dama. Il tempo ormai non aveva più ragione d'esistere. Era iniziata l'era dell'Acquario, era cominciata un'altra vita.

3

"Decisamente malinconica e struggente..." fu il laconico commento del primo viaggiatore.
"Narrativamente è interessante, ma sono abbastanza disorientato...L'avevo giudicata fondamentalmente un cinico ma questo racconto, così intriso di decadente romanticismo mi dimostra quanto era scorretto il mio pensiero nei suoi confronti" concluse il terzo.
"Indossiamo maschere apotropaiche per scacciare gli spiriti malvagi, gli umori nefasti e l'ipocrisia...E molte volte tali maschere appaiono come il nostro vero volto...O forse divengono il nostro vero volto...Ma è tutta apparenza, anche se nell'attuale società sembrare è certamente più importante di essere. L'anima è stata frantumata da ingranaggi tetri ed inarrestabili. Non ci resta che prenderne atto...e non farsi ingannare dalle maschere..." terminò il secondo passeggero.
"Splendida apologia...Ed un ottimo prologo per il mio racconto che ora vi leggerò" sottolineò il terzo viaggiatore, mentre estraeva da una cartelletta alcuni fogli. Si schiarì la voce con un colpo di tosse e cominciò...

4
HARRY


"Certo che in questa stagione la sera scende molto presto" rimuginava Harry, mentre asciugava alcuni bicchieri, dietro il bancone del bar che portava il suo nome.
Il suo sguardo si posò sugli ultimi clienti, che in quell'ora crepuscolare trascinavano i loro minuti dietro i grigi tavolini del locale.
Il vecchio Mike, come al solito, era vicino alla polverosa superficie della vetrata che dava sulla strada, sempre con il quotidiano tra le mani ed un maleodorante sigaro serrato tra le labbra, con i pensieri che rincorrevano le dense ed ampie volute di fumo.
Peter, invece, con l'impermeabile e col cappello dalla tesa larga calcato sulla testa, stava centellinando l'ambrato contenuto di un bicchiere di Whisky. Sembrava il protagonista di remoti polizieschi, forse a causa del volto segnato dagli anni.
Frank, il più giovane degli avventori, guardava con malcelato disinteresse la partita dei Chicago Raiders, trasmessa dalla TV che si trovava in un angolo.
E poi c'era lui...Quello nuovo. Era entrato da diversi minuti e stava osservando ciò che lo circondava, guardingo. Non aveva ancora ordinato nulla e non aveva proferito alcuna parola. Semplicemente esaminava.
Si aggiustò per l'ennesima volta la cravatta, gesto che denotava un certo imbarazzo, e sistemò le pieghe della giacca di tweed che indossava.
Infine, , con voce arrochita dal freddo ma che pareva artificiale, esordì dicendo: "Mi hanno detto che qui ci sia la miglior birra della zona...Ne vorrei un boccale...".
Superficialmente, l'elemento che stonava nel locale era lo stesso Harry, un barista nero in un bar frequentato esclusivamente da bianchi, ma un'analisi più approfondita sottolineava la totale estraneità dell'individuo che era entrato da poco e che pareva dominare faticosamente un oscuro segreto che lo perseguitava.
L'attenzione di Frank si era immediatamente catalizzata su di lui, appena aveva varcato la soglia. Per questo non si era nemmeno accorto del termine della partita dei Raiders, conclusasi con la loro sconfitta e sommo scherno dei tifosi avversari.
Anche gli occhi di Peter, estremamente vivaci e mobili, si erano posati sull'uomo in tweed.
Mike, invece, lo degnò di una fugace occhiata, per poi immergersi nuovamente nell'articolo che aveva destato in lui una grande attenzione.
Mentre Harry serviva il misterioso cliente, Mike esclamò:"Avete letto quest'articolo?...Quello intitolato LUCI NEL CIELO? Parla della nostra cittadina...Pare che siano state avvistate in zona inspiegabili fonti luminose compiere evoluzioni durante la notte scorsa...Le solite storie di dischi volanti...Assurdità per turisti...".
"Perchè, lei non crede nell'esistenza di forme di vita aliene e di navi spaziali che periodicamente solcano i cieli di questo pianeta?" chiese l'uomo che aveva chiesto una birra, in modo diretto e con quella voce così particolare.
"Perchè, lei ci crede?..." s'intromise il giovane Frank.
"Ovviamente sì, mi sembrerebbe assurdo credere il contrario, tanto più che il problema connesso alle grandi distanze esistenti tra le stelle e quindi tra i pianeti è stato parzialmente superato supponendo l'esistenza dell'antimateria e la tridimensionalità dello spazio-tempo.".
"Ehhhhh...Non ho capito nulla di quello che ha detto..." sussultò Peter, alzando leggermente la tesa del cappello per osservare meglio lo strano individuo.
"Forse ciò che ho detto è troppo complesso per voi..." disse lo straniero, con velata arroganza.
"E lei come fa a sapere queste cose?" incalzò Frank, stizzito dalla boriosa affermazione.
"Diciamo che purtroppo mi sono informato..." concluse laconico l'uomo, sorseggiando la birra che aveva davanti a sé.
Frank, Mike, Peter ed Harry fissavano con estrema attenzione ogni singolo movimento dell'uomo che cominciò a manifestare un certo disagio.
Forse l'uomo voleva sollevarsi da un immane peso che gravava sulla sua anima, o più semplicemente l'alta gradazione della birra cominciò a fare effetto, ma si schiarì la voce e cominciò a parlare...
"Il mio nome non ha importanza, né la mia matricola...Vi basti sapere che, pur appartenendo ad un'organizzazione governativa, sono solo un analista. Esamino fatti per poi trarne conclusioni...Tra poco mi dovrò recare ad una postazione militare mobile che è stata allestita fuori città, in seguito all'avvistamento di ieri. E' ferma intenzione del governo, o chi per lui, comunicare con tale velivolo, se apparirà ancora questa sera, per indurlo ad atterrare. Se non risponderà ai segnali, verrà abbattuto con missili terra-aria. S'impadroniranno della loro tecnologia. E' fatto noto che in alcuni Hangar dell'aeronautica militare vi siano rottami di dischi volanti. Ma vogliono qualcosa di più utilizzabile...Ed io sarò complice di questo orrendo crimine" concluse l'uomo con la giacca di tweed e dagli occhi spiritati.
Ammutoliti, gli altri uomini si guardarono tra loro, visibilmente perplessi. Stavano dubitando della sanità di mente del bizzarro individuo che, dopo aver finito l'ultimo sorso di birra, saldò il conto ed uscì salutandoli, con una fosca ombra stampata sul volto.
Una densa foschia che era scesa per le vie della cittadina l'inghiottì dopo alcuni passi.
"Certo che ce ne sono di tipi strani..." borbottò Mike, ripiegando il giornale.
"Comunque, se esistessero questi alieni, sarebbero ben diversi da noi...Sarebbe impossibile comunicare...Troppo diversi..." continuò Harry.
Dopodichè, anche gli altri cominciarono ad uscire...
Prima Mike, atteso dalla moglie per cena, che, con disappunto, s'accorse d'essere già in ritardo.
Chi l'avrebbe sentita Margie...Avrebbe detto che era solo un ubriacone...Lui e tutti i suoi amici.
Subito lo seguì Frank, che quella sera sarebbe uscito con la nuova fidanzata...Chissà quanto sarebbe durata...
Infine Peter, che lentamente s'avviò verso una strada poco illuminata. Si voltò e vide Harry abbassare la saracinesca del locale.
Alzarono lo sguardo insieme e videro una sorta di sole notturno che si avvicinava.
Peter estrasse da una tasca dell'impermeabile uno strumento che sembrava un telefono cellulare e, composta una sequenza numerica, cominciò a parlare con un idioma sconosciuto.
Il sole riprese quota e la serenità del cielo fu scossa dalla scia di un missile che aveva mancato il suo bersaglio.
Peter si tolse il cappello, mettendo in mostra un piccolo corno posto sulla sommità del cranio e, guardando in direzione di Harry che stava finendo di chiudere il locale, si trovò ad esclamare:"...Non siamo poi troppo diversi...".

5

"Sorprendente...La vena fantastica è sempre capace di fornire emozioni...E poi l'argomento trattato è di sicura attualità...Periodicamente l'uomo ricerca altri dei, più vicini e, chissà, più affidabili...C'è stato il tempo degli angeli...Ora è il momento degli extraterrestri" disquisì il secondo viaggiatore.
"La sua creatività, caro amico, è certamente una carta affascinante per questo simposio." Giudicò il primo passeggero.
"A proposito, che ore sono? C'è ancora tempo per ascoltare l'ultimo racconto, vero?" chiese il giovane che aveva appena terminato di leggere ad alta voce.
Il primo guardò l'orologio e rassicurò il terzo passeggero:"Sì, c'è ancora tempo...Ed è forse il tempo uno dei protagonisti dei ciò che sto per leggervi...".
"Un racconto sul tempo?" s'intromise incuriosito il secondo passeggero.
"Non proprio...Ma le implicazioni col tempo sono manifeste..." rispose il primo e, dopo aver cercato tra i fogli che reggeva nelle mani la sua opera, iniziò la lettura...

6

UN RAGAZZO

Un ragazzo, vestito con laceri abiti sbiaditi, era sdraiato in una dolce e verde distesa, circondato da alcune colorate zone floreali.
Pareva fissare le nuvole che si rincorrevano senza sosta nell'immensità che lo sovrastava mentre un piacevole vento caldo e leggero che veniva da sud muoveva i suoi lunghi capelli scuri ed animava gli esili fili d'erba che sembravano bisbigliare.
Refoli più audaci tentavano di piegare i robusti steli di alcune rose canine che orgogliose, si ergevano.
La foresta delimitava il lieve declivio in cui si trovava il ragazzo, con ombrose fronde e tronchi che celavano, non potendo raccontarli, avvenimenti accaduti decenni prima
Lontano, alcuni piccoli roditori si contendevano alcune ghiande, levando alti squittii.
Il viso del giovane era tuttavia molto triste, oppresso da un'oscura angoscia e tormentato da impalpabili pensieri che forse veleggiavano nell'oceano delle sue passioni. Era il volto di un fanciullo smarrito, in vane utopie o i rrealizzabili necessità.
Ogni cosa era scandita dall'armonico cinguettare di alcuni invisibili volatili ed il noioso scorrere del tempo, arbitro implacabile d'ogni esistenza, era fuori luogo in quella landa di sogni.
E cos'era il tempo, se non una inutile convenzione dell'uomo, tiranno e sovrano d'ogni chimera, sanguinario giustiziere di ogni desiderio?
Ma la memoria necessitava del tempo, poiché ogni ricordo è ad esso subordinato...E l'uomo è dominato dal ricordo. Forse era da ricercare in questo l'eterna, umana ossessione per il tempo.
Le ghiande avevano avuto il loro vincitore, uno scoiattolo con una lunga striatura bianca sulla coda che avidamente stava divorando il bottino appena conquistato. Quante prevaricazioni anche in un microcosmo come quello degli animali di piccola taglia dove, inevitabilmente, il più arrogante ed il più forte prende il sopravvento. La vita stessa era composta da amarezza e fiele, poiché la violenza è insita in ogni specie.
Subitanee, le nubi cominciarono ad addensarsi buie, sinistre...rabbiose.
Il lucente astro diurno che pochi istanti prima accarezzava con il suo calore la liscia pelle del ragazzo e la natura che lo circondava era stato annichilito da cirri del color del nulla.
L'azzurro splendore lasciò il posto ad un cielo plumbeo e da lì a poco cominciò a scendere una pioggia torrenziale che mondava tutto, tranne i cuori degli uomini.
Il ragazzo era ancora sdraiato e non si muoveva. Attendeva che lo venissero a prendere...Attendeva che i soldati governativi venissero a prendere il cadavere di un altro ribelle appena fucilato.

7

Il primo passeggero si guardò attorno...Era solo. Le proiezioni della sua mente l'avevano lasciato...
Aveva nelle mani i tre brevi racconti che aveva riletto poco prima, nella vana speranza di scegliere definitivamente quello che avrebbe presentato al simposio.
L'indecisione era sempre stata una sua caratteristica, il lato oscuro con cui confrontarsi .
Ma del resto, non era la stessa vita una sottile trama d'indecisioni, di angoli bui che limitavano gli impulsi creativi e la libera affermazione dell'individuo?
Riguardò i racconti...E guardò lo scompartimento vuoto. Se di sforzava riusciva ancora ad intravedere le sagome sbiadite di se stesso...Il cinico-romantico, con la sua struggente malinconia, il sognatore, con la sua utopia aliena. E poi c'era lui, con la gelida, spietata realtà, misero cronista di sangue e dolore.
Erano ombre della stessa mente.

 

La Soglia Oscura - http://www.sogliaoscura.org
----------------------------------------------------------------------------

Parapsicologia - Ufologia - Misteri - Interviste insolite - Testimonianze
Racconti - Poesie - Immagini e molto altro ancora