Arte

LUCIFERO

di G. Luzzini

Lucifero si muoveva cautamente nelle luci sbiadite della sera che stava divorando la città.
Con incedere superbo e fiero esaminava ogni cosa non visto. La sua altezza non umana passava inosservata, proprio come desiderava.
Sembrava che l'intera città fosse sull'orlo della follia ma ormai in ogni luogo si era aperto il tetro baratro che avrebbe inghiottito tutto nella più assoluta indifferenza.
Le lingue d'asfalto s'intersecavano caoticamente ignorando ogni logica e frettolosi automobilisti inventavano discrezionali codici stradali.
Era il mondo come l'aveva sempre voluto ed immaginato. Certo, non era così nei disegni di Dio ma ciò era decisamente trascurabile.
L'insieme cacofonico di schiamazzi e grida infastidivano l'udito finissimo di Lucifero ma era la nuova Babilonia. Con buone possibilità sarebbe potuto divenire nuovamente una divinità. Ma questo non poteva ancora saperlo. Sfiorò col suo manto nero un sacerdote, smarrito in pensieri sconvenienti, che celava lo sguardo dietro una copia sbiadita di un testo liturgico. Non se ne accorse. Lucifero sapeva diventare un'idea evanescente, un'ombra inquieta e nulla più… Improvvisamente l'uomo di Chiesa si arrestò, come se si fosse reso conto di qualcosa…ma poi la sua mente si perse ancora…
Una madre isterica schiaffeggiò il figlio poiché stava saltando in una pozzanghera per poi premurarsi che stesse bene. Forse era solo una forma di ipocrisia, come quella dell'uomo d'affari che si frugava le tasche davanti ad un vecchio mendicante in cerca di qualche spicciolo per poi mostrare un sorriso dispiaciuto e sostenendo di non avere nulla per lui. Ancora ipocrisia.
Al contrario, Lucifero si vantava del suo egoismo e della sua indifferenza nei confronti di quasi tutto il genere umano. Era riuscito a strappare la tela dell'apparenza. Non doveva rendere conto alla sua morale poiché ne era privo. Ma era libero e coerente.
Una sequenza di violente detonazioni destò la sua attenzione. In un negozio di liquori era in corso una rapina ed i tutori dell'ordine avevano pensato che il sistema più efficace per fronteggiare la cosa fosse fare fuoco.
La materia cerebrale del malvivente era una labile scia grigia sul selciato mentre la pioggia torrenziale che stava cominciando a scendere aveva rimosso i grumi più piccoli.
Anche il gestore era stato colpito nel conflitto ed ora giaceva privo di conoscenza, appoggiato alla vetrina del negozio crivellata di colpi. Il respiro stava svanendo ed un sinistro pallore indaco scivolava come iniquo inchiostro sul suo volto. L'autoambulanza arrivò a sirene spiegate ma non rimase che adagiare un lenzuolo bianco su entrambi i corpi, trasformandolo in un carminio sudario.
Lucifero osservava la scena incuriosito. Con agilità che non apparteneva ad un essere umano saltò su una sporgenza di un muro per osservare meglio con i suoi acquosi occhi gialli. La pazzia si stava diffondendo come un morbo invincibile. Gli esseri umani erano così abili nell'amministrare la morte…
Un funereo disco lunare si stava delineando nella gelida immensità. Da qualche parte, lassù, un tempo c'erano state le stelle. Ma erano divenute lacrime ed ora un compatto tessuto nero straziava l'atmosfera notturna, come la cappa di un boia.
Un lieve crampo allo stomaco ricordò a Lucifero che era giunto il momento di tornare a casa. Sicuramente lo stava già aspettando la sua ciotola di latte. Miagolò, leccò il pelo scuro delle sue zampe anteriori e s'incamminò…

 

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