IL MISTERO DELLE SEVEN HUNTERS
di G. Luzzini
Nel tratto di mare vicino alle Isole
Ebridi sorge un complesso di scogli denominato Seven Hunters.
Essendo la zona battuta da forti venti e da un mare sempre in tempesta, si pensò
nel 1899 di costruire un faro sullo scoglio più grande e cioè su Eilean
Mor.
Il 21 dicembre 1900, la Hesperus
ritornò ad Eilan Mor per portare Joseph Moore e vari generi alimentari per consentire
la permanenza su quell'aspra conformazione di scogli ma a causa di un fortunale,
poterono avvicinarsi alla meta dopo 3 giorni. Accadde che un giorno, per svelare
il mistero, Gudmund Arason il buono, vescovo di Holar,
si recasse sull'isola e calatosi con una fune cominciò ad aspergere acqua santa
sulla scogliera, pregando ed invocando il Signore. Improvvisamente, dall'alto,
apparve una mano grande e pelosa che, con un coltello, cominciò a tagliare la
corda. Il vescovo continuava a salmodiare e due trefoli della corda cedettero.
Ma il terzo rimase integro, nonostante i ripetuti tentativi della diabolica
mano. Improvvisamente Gudmund Arason udì una voce cavernosa che disse: "Non
benedica più, Vescovo! Anche i perfidi devono avere un luogo dove trascorrere
la loro esistenza…". L'uomo
allora smise di benedire. Disse che non avrebbe sparso l'acqua santa su tutta
l'isola ma che la scogliera era ormai consacrata a Dio.

Tale conformazione rocciosa risultava esiziale per le imbarcazioni che percorrevano
le rotte tra Scozia e Scandinavia ed infatti non furono pochi gli scheletri
umani rinvenuti lì vicino durante la costruzione del faro.
Ma, per comprendere maggiormente la particolare atmosfera della zona, è necessario
fare un ulteriore salto temporale, sino a raggiungere il XVII secolo, quando
San Flannan, vescovo di Killaloe, decise di ritirarsi
su Eilan Mor per meditare e lì costruì una cappella. Dopo la sua morte, si sparse
la voce che in quel luogo, lontano da tutto, si potesse raggiungere la pace
interiore e riconciliarsi con Dio.
Ora ritorniamo al mistero vero e proprio… Il faro, la cui luce era visibile
a più di 20 miglia, sorgeva poco distante dalle rovine della cappella del santo.
I custodi del faro erano quattro uomini ed i rifornimenti avvenivano ogni 15
giorni tramite la nave Hesperus. Ogni volta che l'imbarcazione attraccava allo
scoglio, ripartiva con uno dei guardiani, per consentirgli una vacanza di due
settimane. I turni lavorativi erano strutturati su 6 settimane di permanenza
su Eilean Mor ed una pausa di 2 in città. Tutto procedeva con regolarità ed
il faro aveva evitato numerosi naufragi.
Il 6 dicembre 1900 la Hesperus giunse all'isola per i consueti
rifornimenti e ripartì con il custode Joseph Moore. Al faro rimasero
Thomas Marshall, Donald McArthur e James Ducat.
In vista delle Seven Hunters qualcosa non andava…Il faro era spento!
Joseph Moore, il capitano dell'Hesperus e sei marinai giunsero ad Eilan Mor
con una scialuppa e dopo un'accurata ispezione dovettero prendere atto che gli
altri tre guardiani, rimasti sull'isola, erano scomparsi nel nulla! La manutenzione
del faro era perfetta e Moore volle leggere il diario che teneva con gli altri
tre compagni sugli avvenimenti giornalieri.
In data 12 dicembre si parlava di una violenta burrasca. La cosa risultò straordinaria
poiché le imbarcazioni che transitavano nella zona non avevano incontrato alcuna
tempesta in quel giorno.
Inoltre, sempre nel diario si parla di Ducat che da molto nervoso diventò improvvisamente
calmo (cosa strana per una persona razionale e mite quale era). Inoltre McArthur,
coraggioso marinaio, era scoppiato a piangere.
Il 13 dicembre l'impossibile ed inesistente burrasca si era acuita ed i tre
custodi avevano cominciato a pregare.
L'ultima annotazione, del 15 dicembre era la più inquietante :"La
burrasca è terminata. Il mare è calmo.
Dio sta vegliando su ogni cosa.". Dopo, solo pagine bianche.
Furono avviate severe indagini per scoprire ciò che era accaduto.
Si scoprì che le onde avevano divelto un parapetto e che mancava parte dell'equipag-
giamento di due marinai e cioè le cerate e gli stivali.
L'ipotesi più probabile, secondo una valutazione razionale della Northern
Lighthouse Board (società responsabile del faro), è che
due marinai siano usciti nel corso di una tempesta per salvare il terzo. e che
siano stati tutti ghermiti da un'onda.
Un guardiano del faro, Walter Aldebert, avvalorò la tesi con testimonianze
fotografiche che mostravano colonne d'acqua in grado di salire fino a 60 metri.
La dinamica, secondo l'uomo, era che due degli uomini scomparsi erano all'esterno
del faro per svolgere opere di manutenzione. Un'onda ne avrebbe inghiottito
uno e il superstite era rientrato per chiedere aiuto al terzo che, per far prima,
era uscito senza equipaggiamento protettivo. Una seconda, terribile onda aveva
poi creato il mistero trascinandoli in mare.
Il diario originale non è più disponibile e quindi le bizzarre annotazioni riportate
su esso potrebbero essere state modificate da sedicenti esperti per avvalorare
le tesi più inaudite.
Una curiosità : in isole così remote e perdute si diceva che vivessero i Trolls,
esseri magici davvero malvagi. A tal proposito, rammento una leggenda davvero
particolare…
Nel tredicesimo secolo l'isola di Drangey (Islanda) godeva di
una sinistra fama: i pescatori che si calavano lungo la scogliera con grosse
funi per cacciare gli uccelli marini raramente facevano ritorno. Il particolare
più angosciante e che le corde utilizzate da chi era precipitato apparivano
tagliate, come se una creatura intelligente e malvagia non volesse degli intrusi
su quell'isola.
Cosa poteva essere quella creatura se non un Troll? E se una creatura del genere
avesse avuto dimora ad Eilan Mor cosa avrebbe fatto? E' solo un pensiero fuggevole…
Qualcuno ha suggerito l'ipotesi di un'Abduction (sequestro operato da Entità
Biologiche Extraterrestri), altri di un'apertura temporale verso un'altra dimensione
(e questo giustificherebbe la misteriosa tempesta che non fu rilevata da nessun
altro).
La luce del faro è tuttora avvolta dalle tenebre dell'ignoto.
La
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