Supplica – di Hànto

Scenda la pioggia che aspetto da tempo.
Bagni quell’arido campo di speme.
Bagni, col cielo, la mano tremante
e, questo Panico, muoia gridando.
Sento un antico tremore di fiele
e la mia bocca ripete: “Perdono”.
Ho chiesto aiuto nel pianto, nel buio…
Senza conforto, scoppiavo, nel ‘fango’.
Ho chiesto al Cielo, paterno Sovrano,
di non lasciarmi nel guscio, col Nero…
Mi torturava. Strizzava i miei nervi.
Io lo “sapevo”. Coraggio e rinforzi.
Ora mi date l’unguento dell’uomo,
ma è troppo tardi. Non voglio restarci.
Voglio morire. Prendetemi subito.
Questo terrore, l’ho vinto. Ascoltatemi!
Ora nel suolo, di sassi, coperto,
posso contare gli strali, anche i dardi.
Se, combattiva, son stata, vi prego!
Date il consenso. Io voglio “tornare”.
Non voglio starci nemmeno col Sole.
Io voglio andare. Ferita nel cuore.
Non posso più…Sono ‘morta’. Vi prego!
Non ignorate parole d’Amore.
Non fate incetta soltanto dei pianti.
Sono profondi. Singhiozzi accorati.
Se voglio andare, il motivo, l’ho detto…
Fatevi avanti col Cocchio superbo.
Saprò salirvi. Rimpianti di terra?
Neanche per sogno! Ridatemi i Fanti.
Non ho nemmeno la voglia degli ori.
Io sono ‘morta’!… “Capitemi”, Amori!