Al cinema – di S. D. Fossemò

“Quei morti, pensò Mike, che possono ancora vedere, anche se non possono capire: quei morti sono le nostre telecamere.”

(Philip K. Dick)

Ero seduto in un angolo oscuro e isolato del cinema. Ad un tratto, cominciavo a sudare e a sentirmi stordito. Avevo bevuto molto e non stavo per niente bene. Nell’aria sentivo la presenza della solitudine dello spirito umano che emanava il proprio vuoto dentro a quel locale chiuso e buio.

Mi sentivo in qualche modo imprigionato da una tetraggine deprimente che non mi lasciava respirare tanto che avevo la sensazione di soffocare irreparabilmente; ma non potevo far nulla, ormai ero entrato e ci dovevo rimanere. L’alcool mi aveva senz’altro turbato. Se fossi uscito non avrei di certo migliorato la situazione sapendo che avevo perso l’occasione di guardare un bel film; ma, naturalmente, in caso lo spettacolo non mi fosse piaciuto,allora, sicuramente, me ne sarei andato via. Quindi sopportai quel malessere che non mi lasciava libero e tranquillo con la speranza che tra qualche istante sarebbe iniziato il divertimento.

A volte mi annoiavo così tanto che avevo voglia di dormire senza chiedermi come mi sarei sentito una volta svegliato; forse mi sarei addormentato di nuovo ma non potevo chiudere gli occhi e lasciarmi rapire dal sonno dopo aver pagato il biglietto.

Molto probabilmente quella indifferenza o noia era causata dal fatto che ero entrato senza sapere di quale film si trattava o se mi sarebbe piaciuto pur essendo completamente disinformato. Lì dentro non solo non riconoscevo neanche un individuo ma non potevo nemmeno farmi notare da qualcuno a causa di quella separazione indistruttibile che il buio generava. «Non si potrebbe», provai a domandare a uno che si era seduto accanto a me,«accendere la luce?» Egli rispose a bassa voce:«Con la luce non puoi guardare bene lo spettacolo, idiota.» Gli dissi una battuta:«Sì è vero… ma possiamo guardarci noi che, in fondo in fondo, siamo pure uno spettacolo» «Potremmo pure farlo, certo, però ciò non ha senso.» «Perché?» «E’ semplice: che senso ha vedere chi non conosci?.Adesso lasciami in pace e per favore non venire più al cinema ubriaco!» Gli spettatori stavano immobili e assonati. Nessuno notò il mio stato di sofferenza psicologica. Avevo bevuto davvero follemente. Non vedevo l’ora che iniziavano a far girare la pellicola, così avrei potuto immaginarmi, sognatore pazzo come sono, di essere l’attore principale del film e, in quel modo, tutti si sarebbero concentrati su di me, dandomi la soddisfazione di farmi sentire un personaggio importante ma purtroppo ben presto rimasi deluso: non riuscivo a seguire lo spettacolo perché il film proiettato sul grande schermo scorreva molto rapidamente e con una trama vuota e disconnessa. Alzai la testa e, appena vidi il fascio di luce del proiettore, mi accorsi quanto fosse inutile quel raggio luminoso in un ambiente oscuro come questo dove non viene notato da nessuno e, peggio ancora, non riusciva nemmeno a stimolare il nostro interesse verso un film che era impossibile da osservare. Sul capo mi cadde un mozzicone di sigaretta. Me l’aveva gettata addosso uno strano uomo dal piano di sopra che barcollava un po’ come se fosse una marionetta. Egli mi osservava come se attendesse una mia reazione nervosa: sembrava o meglio avevo la sensazione che mi sfidava. Quello che mi dava fastidio era che pur sapendo che era stato lui non ero in grado di poterlo riconoscere perché il buio rendeva irriconoscibile il suo volto e la sua sagoma. Mi alzai, lo guardai con ira e gli esclamai:«Perché butti la cicca qua sotto!?» L’uomo rispose:«Oh!, ti prego di scusarmi ma credevo di essere solo, come puoi vedere qui non c’è nessuno.» «Cooosa!.»Mi voltai subito e vidi che il cinema era diventato,improvvisamente, vuoto: non c’era proprio un’anima viva, persino quello strano uomo era pure scomparso. Quando mi girai a guardare lo schermo, vidi che le persone erano, inspiegabilmente, entrate nella base; esse venivano mutilate dalle immagini cinematografiche che scorrevano nello schermo, incessantemente, da sopra verso sotto come grandi e affilate lamiere taglienti. Essi rimanevano, nonostante la carneficina, calmi e passivi: sui loro volti non c’era nessuna traccia di sofferenza ma neanche di piacere; il movimento dei loro corpi sembrava carente di un controllo mentale, poiché ancora prima che venissero massacrati non reagivano neanche minimamente.

Non credendo a ciò che vidi, gridai:«Ma cosa vi sta succedendo!».

Essi ruotarono, lentamente e faticosamente, i loro corpi mutilati e insanguinati, si voltarono un attimo e dissero:«Ssss!… Sss!… Fai silenzio…Non distrarci…Guarda il film e stai zitto!».

Terrorizzato mi alzai e scappai via. Alcune teste mozzate fuoriuscirono dallo schermo come le palle di un cannone e mi piombarono vicino ai piedi. Esse, appena mi videro pietrificato e inorridito, si misero a ridere a squarciagola ma una mi fissava freddamente negli occhi e, appena mi vide così terrificato e agitato da essere prossimo alla follia, sorrise e mi chiese con alterigia:«Non finisci di vedere il film?».

Ero frastornato e sentivo d’impazzire. Quella maledetta testa continuava a insistere:«Non mi rispondi? Ti ho chiesto se non finisci di guardare il tuo film!» Non avevo più la forza di rispondere. «Allora?…», insisteva quel volto disgustoso. Rimasi in silenzio. «Mi devi rispondere!» «Quali film? Io vedo solo trailers impazziti, disconnessi l’uno dall’altro. Trailers senza senso.» «Per noi è il film giusto… al momento giusto.» Mi feci coraggio e a stento dissi:«Que…sto…questo ci…cinema è terribile,davvero terribile!» «Invece è bellissimo» «No! Fuggirò via da qui!» «Fallo, fallo pure, ma ricordati che la porta d’uscita è la porta d’entrata di un altro cinema e così via… » «Sì…forse hai ragione ma perché devo per forza guardare?!» «Perché, come ti ho detto, è il tuo film o meglio è il nostro film. Comunque puoi sempre entrare nella base dello schermo e partecipare anche tu al film dal vivo ; così ti adatterai alla tua realtà prendendone parte totalmente, e la smetterai di lamentarti come uno sciocco e di voler scappare come un pazzo.» «Ma quelle immagini mi ridurranno in mille pezzi! Non voglio fare quella brutta fine!» «Ah! Ah! Ah! Non sentirai niente! Fidati di me. Entra nello schermo e poni fine al tuo dolore, per sempre» Tremante e sconvolto, senza via di scampo mi voltai e mi recai vicino al grosso schermo. Quando giunsi lì vicino non ebbi più il coraggio di entrare: quella carneficina era veramente intollerabile. La testa mozzata continuava imperterrita a fissarmi e, nel vedermi ancora indeciso, mi chiese: «Perché ancora ti ostini?» «Perché? Vuoi sapere perché? Te lo dico subito: evidentemente sono diverso!» «E con ciò? Essere diversi non significa di certo essere salvi o liberi.» «Sì, hai ragione(tornavo sul mio sedile) ma attenderò(mi sedevo) tranquillamente la fine del film o meglio di questi maledetti trailers e poi… si vedrà.» La testa rimase inquieta e silenziosa, ma continuava a osservarmi in modo diabolico. «Davvero?Non lo sai che il film non termina mai?», udii dire dall’alto con una voce cupa e tremola. Era sempre lui, l’uomo irriconoscibile, quel maledetto individuo ombroso che stava sopra. Egli saltò giù al piano terra e mi si avvicinò lentamente. Finalmente potevo riuscire a vederlo da vicino. Era una creatura infernale! Era orrendo! Aveva un volto inespressivo, senza lineamenti. Al posto degli occhi c’erano due piccoli fori, non aveva naso e capelli, la sua bocca non era altro che un grosso buco vuoto. Era realmente una specie di manichino vivente, proprio come mi era sembrato prima. Dopo esserci guardati a vicenda, egli si sedette accanto e,come se stesse sorridendo, mi disse:« Adesso ci vedremo (prendeva il suo grosso accendino di ferro) insieme il film (accese la sigaretta).» Continuò a dire con quella sua tetra boria:«Non credi che sia una bella idea?» «Ma tu…chi diavolo sei!?» «L’hai appena detto: il diavolo.» Gli afferrai rapidamente il suo accendino e corsi via; poi lanciai quell’oggetto metallico in alto verso l’obiettivo del proiettore che, appena si ruppe, fece cessare quell’odioso film.

Senza la luce del proiettore, la sala del cinema era semibuia perché lo schermo cinematografico si era trasformato in una gigantesca lampada che emetteva una flebile luce di un vecchio neon. Sembrava quasi un maestoso occhio cupo.

Non vedevo più nulla di pericoloso. Le teste e quel maledetto fantoccio che mi perseguitava scomparvero, finalmente. M’incamminai, molto agitato e incuriosito, verso lo schermo per osservare da vicino quella luce così rigida, tetra e terribilmente aliena. Mi venivano i brividi quando sfioravo con le dita quella superficie, illuminata internamente da qualcosa di artificiale e di ignoto.

La mia tragica sorte però non era ancora finita. Appena mi voltai vidi un immenso pubblico che mi applaudiva,dove tutti al posto degli occhi avevano due piccole telecamere con l’obiettivo illuminato di una luce rossa come quella del led. Notai,in quel momento atroce, anche il mio corpo immobile, come se fosse privo di vita, esattamente nel posto in cui mi ero seduto. Preso da un forte stato di eccitazione e delirio incontrollabile, urlai nell’abisso del cinema.