Una bizzarra abitudine – di Gabriele Luzzini

Era un giorno come tutti gli altri e Clotilde de Rossi si stava accingendo ad uscire di casa.
Per il suo porsi sempre altezzosa, pur non essendo di nobile lignaggio, il macellaio della piccola cittadina di Selanette, frazione del più noto Calé, la definiva semplicemente ‘La Signora’.
Clotilde aprì la scarpiera per individuare un paio di ‘escarpin’ che si abbinassero al suo rossetto ed al suo umore. Nonostante si stesse avvicinando con rapidità agli 80 anni, ci teneva moltissimo a sentirsi perfettamente in ordine.

Individuò un paio bordeaux, tacco quadrato di 8 centimetri, e con sorprendente agilità le calzò.
Il sonno l’aveva completamente rigenerata.
Mentre usciva, si riassettò un ciuffo che, impertinente, le era sceso sopra il viso.
Si ostinava a non portare gli occhiali, nonostante il dottor Margiafossi, il suo oculista da più di trent’anni e per breve tempo anche compagno di vita, avesse diagnosticato un lieve peggioramento nel suo visus.Ma da anni non leggeva più i quotidiani che le rammentavano semplicemente lo scorrere del tempo e non gli servivano le lenti graduate per dedicarsi al suo svago preferito: la lettura dei manifesti funebri che venivano affissi nelle apposite bacheche vicino al municipio, dietro la chiesa di Sant’Eustorgio e al Camposanto.
Il macellaio andava dicendo in giro che ‘La Signora’ aveva un lugubre interesse. Certo, detto da un uomo che passava la giornata a sventrare galline e maiali…
Clotilde non se ne curava. Lasciava volentieri quell’energumeno a crogiolarsi nei suoi pettegolezzi.
Chissà chi se n’era andato in quei giorni… Era proprio curiosa di andare a vedere chi aveva abbandonato le sue spoglie terrene per ricongiungersi al Creatore.
La donna era particolarmente devota e partecipava con attenzione alla liturgia domenicale, domandandosi se in quel modo sarebbe riuscita a guadagnarsi un pezzo di Paradiso.
Nel suo immaginario, il Purgatorio era un po’ troppo di basso profilo e l’Inferno… Neanche a pensarci!
Già si vedeva… Una nuvoletta tutta sua con una vista particolare su Selanette, per poter leggere ancora i manifesti funebri.
Non ci poteva fare niente… Si beava nel leggere gli affranti messaggi di commiato che accompagnavano nomi e dati anagrafici del decesso… Quei caratteri rigorosi, aggraziati, neri ed estremamente leggibili. E le cornici… alcune volte ‘squadrate’, altre Liberty, coi motivi floreali che quasi invadevano la lettura. Era davvero una forma d’arte realizzare quelle affissioni e si stupiva che solo lei riuscisse a capirla.

Aveva chiuso la porta? Sempre un po’ sbadata… Come l’aveva apostrofata quell’insolente ragazzino a cui dava lezione di pianoforte il mercoledì? Vecchia svampita? Ne aveva immediatamente parlato coi genitori ma non lo avevano neppure rimproverato. In altri tempi la punizione sarebbe stata esemplare…
Oggi Selanette le appariva un po’ sbiadita, come se il sole non avesse forza sufficiente per dipingere di calore le piccole vie cittadine. Le capitava di osservare sempre le stesse persone…
La piccola Marta che faceva i capricci con la madre, come tutti i giorni e senza un vero motivo. E ancora il signor Dasteni, che corteggiava senza alcun risultato l’unica parrucchiera della cittadina. Lui, peraltro calvo…
Ovunque si voltasse, vedeva quello che lei stessa definiva un ‘accanimento emotivo’.
E poi la vedova Risticci…
Ebbe un brivido. Un ricordo seppellito la sfiorò, per poi affondare grinfie crudeli nella memoria. La donna non si era mai più risposata, nonostante il lutto l’avesse colpita molto giovane. E vederla ora, ingobbita e ripiegata su se stessa dallo scorrere degli anni non rendeva giustizia alla bellezza che era stata.
Ma quel che accadde, si diceva sempre Clotilde, non era nient’altro che il frutto di quei tempi andati.
Lei non voleva ricordare. No! Eppure il fatto riemerse… Come un pezzo di sughero che veniva spinto con forza sotto l’acqua. Era inutile… Ritornava a galla inevitabilmente con forza e vigore.
Erano passati 50 anni da quando il signor Risticci aveva sparato all’avvocato De Lavortis in testa, rivolgendo poi l’arma verso di sé sul selciato davanti al municipio.
‘Una evidente storia di corna’ sentenziò l’opinione pubblica: La donna aveva una relazione clandestina con l’avvocato e quella era stata la naturale conclusione.
Era noto il carattere piuttosto fumantino di Risticci e proprio non poteva tollerare quei mezzi sorrisi che da qualche settimana gli rivolgevano i cittadini di Selanette quando lo incrociavano.
Molti si domandavano perché l’uomo non avesse sparato anche alla moglie ma, probabilmente, un atavico e scellerato senso dell’onore era stato frenato dall’amore coniugale.
O forse, ma questo lo sussurravano solo i più maligni, rappresentava una condanna maggiore lasciarla in vita… Privandola dell’amante e del rispetto degli abitanti della piccola cittadina.
Era stato in quei giorni che Clotilde aveva sviluppato il suo macabro interesse verso i manifesti che sentenziavano i lutti in città.
Ne lesse molti per l’avvocato, particolarmente accurati, e quasi nessuno per Risticci.
Ma il particolare più mostruoso non voleva proprio recuperarlo. La sua volontà cercava di tenerlo tumulato nelle spelonche della sua coscienza.
Eppure ritornò alla luce… Nella gelida luce di quel giorno si ripresentò alla sua memoria, dopo quasi mezzo secolo, l’intricata storia…
Le voci sulla signora Risticci erano state diffuse con sagacia dalla stessa Clotilde.
Era lei ad avere una relazione con l’avvocato ma anche con un giovane Margiafossi, quel che divenne poi il suo oculista. Non poteva rischiare una nomea di ‘poco-di-buono’ e perciò dirottò le attenzioni delle malelingue sulla sventurata signora Risticci. Il resto lo si lesse sulle pagine di cronaca nera.
Faceva male ricordare. Indolenziva l’anima.
Senza quasi accorgersene, si trovò davanti alla bacheca nei pressi della chiesa di Sant’Eustorgio. Un manifesto con una cornice leggera e graziosa era appeso al centro.
Le scritte erano sfocate. Forse Margiafossi aveva proprio ragione… Avrebbe dovuto mettere gli occhiali.
Sorrise fra sé ma si accorse che le nubi dei ricordi appena evocati non si erano per nulla diradate.
Fece un passo indietro e le scritte divennero più nitide.
‘… con grandissimo dolore ne dà l’annuncio il Dottor Margiafossi…’
Ma chi era morto? Doveva assolutamente porgere le condoglianze al suo vecchio amico!
Lo sguardo balzò sulle prime righe e lesse l’annuncio nella sua interezza:

Si è spenta all’età di 79 anni
Clotilde de Rossi
con grandissimo dolore ne dà l’annuncio il Dottor Margiafossi
I funerali si terranno nella chiesa di Sant’Eustorgio giovedì 22 aprile alle ore 15,00

In quel preciso momento rammentò la caduta nel bagno di casa avvenuta qualche giorno prima e si accorse che tutte le azioni compiute quel giorno erano residui impressi nella coscienza dalla sua passata fisicità.
E poi, una sensazione di terrore la colse. Per quanto tempo sarebbe rimasta ad espiare la sua orrenda colpa in quel limbo terreno?

Racconto tratto da ‘Di Corvi e di Ombre’ di Gabriele Luzzini
http://store.streetlib.com/di-corvi-e-di-ombre