Ca’ Dario, la La vecchia “puttana” di Venezia – di Massimilano Masiero Del Tiferno

La vecchia “puttana” di Venezia. Così la voleva ricordare Gabriele d’Annunzio “inclinata come una cortigiana decrepita sotto la pompa dei suoi monili”
In effetti guardando bene quella facciata ci si rende conto che il peso della sua opulenza grava sulle ossa fragili e malinconiche del sestriere Dorsoduro, direttamente sul Canal Grande e in una posizione di altissimo pregio e importanza, soprattutto al tempo della nobile classe dignitaria Veneta. Ca’ Dario, la si riconosce a prima vista. Piegata su se stessa a causa dei cedimenti strutturali dei secoli. Ha un aspetto goffo, affaticato dalla poca cura, negata per via della sua fama incontrastata di “palazzo Maledetto”, capace di uccidere e impoverire chi ne rivendica il possesso.
“El palason sensa el paron”. Cosi i veneziani lo chiamano da tempo immemore talmente nitida nell’immaginario collettivo che l’iscrizione messa a ricordo del fondatore, “VRBIS GENIO IOANNES DARIVS” (Edificata da Giovanni Dario) è diventata per i veneziani “ SVB RVINA INSIDIOSA GENERO “ (generata sotto insidia e rovina).

Voluta dal notabile Giovanni Dario, verso la fine del XVX secolo in onore dei patti di pace con l’impero turco, dopo la sua morte passa alla figlia Marietta. Si sposa con Vincenzo, della nobile famiglia Barbaro di Rialto, con cui ebbe 3 figli. Nel 1505 Marietta muore in circostanze mai chiarite. Si tramanda la voce di un suicidio con l’arsenico, dovuto al tracollo finanziario. Tempo dopo il marito – pare per ragioni legate a debiti accumulati – viene accoltellato e muore. Il primogenito Giacomo morirà nella stessa maniera prima del compimento del diciottesimo anno, rifugiato sull’isola di Creta. Già da quei primi eventi la famiglia decide di affittare il palazzo e di non usarlo come dimora. Viene ceduto in affitto all’ambasciatore Turco. Morto in patria decapitato dal proprio regime per troppa devozione ai piaceri veneziani. Le morti violente della famiglia Barbaro sono continue. Il pronipote Giacomo (stesso inquietante nome) cade in un imboscata ancora su terra di Creta nel 1650. Nel diciottesimo secolo la famiglia Barbaro continuamente falcidiata dalla sventura vende a prezzo simbolico il palazzo ad un mercante di diamanti, ebreo lituano. Si sa poco di costui, solo non visse mai in quella casa, tanto comunque da sapere che la vendette per un pugno di sterline. La tenne pochissimi anni, quel tanto da spenderci una fortuna e doverla rivendere ben presto per esigenze di denaro. Venne acquistata da un ufficiale irlandese e ben presto venduta per tracollo economico.

Prima della fine del XIX secolo passò alla proprietà della Contessa Isabelle de La Baume, ricca filantropa che la mise a disposizione dei grandi rappresentanti dell’arte in quell’epoca. Tra i tanti Henri de Regnier , che lasciò la sua personale dedica nel chiostro interno : “In questa Casa Antica dei Dario , Henri de Regnier venezianamente visse e scrisse “. Dovette interrompere la sua permanenza a Venezia per mancanza di serenità, al seguito della propria moglie più volte salvata dal suicidio. Il grande Monet soggiorno per un paio di anni a Cà Dario, un suo quadro la ritrae splendidamente. Non tornò mai piu a Venezia. Altri tracolli economici consegnano la casa ad un miliardario americano, fuggito subito dopo in Messico dove le sue tracce si perderanno nelle circostanze inquietanti dell’omicidio del proprio amante.
La proprietà passa al Conte Filippo Giordano delle Lanze dove abitò per un paio di anni. Nel 1970 venne trovato con il cranio fracassato nella stanza da letto. Le cronache individuano un marinaio croato che aveva intrapreso una relazione con il Conte per motivi economici. Il noto tenore Mario del Monaco qualche giorno prima dell’acquisto ebbe un violento incidente. Non terminò la compravendita benché più che vantaggiosa, indicando la maledizione come responsabile dell’incidente. Passa nuovamente di mano, acquistata dal manager del noto gruppo musicale “The Woh”. Mori per incidente domestico poco dopo aver venduto la casa. Infatti pur soggiornando a Venezia per lunghi periodi non passò mai una notte nella casa, ma utilizzando la dependance dell’Hotel Gritti, terrorizzato delle oscure presenze che a suo dire lo torturavano psicologicamente.
La proprietà agli inizi degli anni ’80 è di un ricco uomo d’affari Veneziano, Fabrizio Ferrari. Condivide la casa con la sorella Nicoletta, morta in circostanze misteriose al centro di un inchiesta giornalistica dell’epoca. Venne infatti ritrovata fuori dalla sua macchina incidentata, con le braccia incrociate sul petto nella posizione dell’eterno riposo e ricoperta ordinatamente con delle pannocchie, come fosse una corona funebre. Ferrari viene indagato per reati fiscali e per maltrattamenti ad alcune modelle. Perde la casa. Viene acquistata alla fine degli anni ’80 dal noto uomo d’affari Roul Gardini. Travolto dall’inchiesta “tangentopoli” e dal conseguente rovescio economico finirà suicida. Passa di proprietà di Elisabetta Gardini Ferruzzi, la quale non si avvicenderà mai più nel palazzo. Molti si presentano per acquistare il palazzo ad un prezzo considerato ridicolo.
Tra questi il regista Woody Allen, il quale sul procinto di acquistarla non ne ebbe coraggio e concluse la trattativa. Oggi voci mai smentite attribuiscono la proprietà alla fondazione Guggenheim che avrebbe dovuto trasformarla in una mostra permanente. Per motivi oscuri risulta ad oggi disabitata.
L’ultima cronaca riporta indietro di alcuni anni in maniera ancor più inquietante. Viene affittata dal noto bassista John Alec Entwistle ne 2002 Si trasferisce a Cà Dario e organizza un tour assieme alla sua band. Arriva a Las Vegas e il giorno prima che parta la tournèe muore di infarto. Con chi suonava? Naturalmente con i “The Who”.