Category La Soglia dell’Arte

La candida morte: ecco perché il Thrilling anni ’80 resta intatto al suo posto nel “riflusso” – di Daniele Vacchino e Davide Rosso

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Il thriller italico anni ’70 è un monumento centrale dell’immaginario ermetico, linguaggio penetrato nel cinema e lì rimasto, incapace di attecchire in letteratura (I racconti di Dracula copieranno su carta i sintomi del gotico italico o hammer, pochissimo – e male – il thriller).

Fu una tabula rasa che accadde nella parentesi di piombo di quel periodo, tra stragi, golpe, br, afa di lacrimogeni.

La P38 mutò in un rasoio calzato dal cadavere di una mano, ossia dal guanto surrealista della grande trasformatrice, la Morte!
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Il planisfero del thriller ha pure una musica cosmica.
Morricone.
Nicolai.
Trans europa express.
Ferrio.
Orlandi.
Umiliani.
I DeAngelis.
Cipriani.
Melodie sublunari fatte di armonia e numero, tetragrammi perfetti, cerchi genesi al cui centro è nascosto un punto luminoso in cui tutto è celato e non diffonde alcuna luce.
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Torniamo a casa.

Torniamo al thrilling all’italiana, ai suoi lampi surreali, al connubio di morbosità, sesso e morte.

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In fuga – di Alberto Donel

Ce l’aveva fatta, era evaso! Quante settimane aveva trascorso a studiare le regole di quel carcere, cercando un punto debole nella ferrea sorveglianza e il momento giusto per filare via. Adesso correva nella campagna, avvolto dalla notte novembrina, con l’unico intento di allontanarsi il più possibile dai poliziotti che forse lo stavano già braccando. Seguiva un percorso non del tutto casuale, dato che, da libero, aveva fatto delle escursioni tra i campi e le colline ubertose di quel territorio ancora immune dall’assalto dell’edilizia e del turismo di massa. L’attrazione per le bellezze della natura non lo aveva tuttavia distolto dalle sue attività truffaldine, che gli erano costate una severa condanna.
“Non mi riprenderanno! Farò in modo che perdano le mie tracce, e in gabbia non ci tornerò più!” promise a sé stesso. Dopo circa tre ore, saltellando tra gli acquitrini di una bassura, intravide in lontananza un caseggiato. Cominciava ad avvertire la stanchezza, e riposare al coperto sarebbe stato meglio che all’addiaccio.

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V.I.T.R.I.O.L. (L’Artigliatore) Di Vito Ditaranto – Recensione di Simone Dellera

In una diversa forma e del tutto originale, possiamo definirlo un thriller esoterico di ottime potenzialità.
Per quanto riguarda l’ambientazione, si respira una giusta collocazione atemporale che rende il racconto pieno di fascino e mistero, nondimeno la collocazione della storia narrata nella nera e misteriosa Venezia.
Una narrazione intrigante in cui spicca la psicologia sfaccettata del personaggio e della struttura stessa.
E anche se non ne capite molto di cabala, Vito Ditaranto è talmente paziente da arricchire il romanzo con citazioni e spiegazioni storiche, facendoti penetrare in oscuri segreti, come se li avessi da sempre inconsciamente conosciuti e compresi.
Nondimeno il finale è decisamente ben studiato e oserei dire ermetico, con più di una interpretazione finale.

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Alberto Donel (Autori sulla Soglia)

BIOGRAFIA:
Conseguita la Maturità Classica, Alberto Donel si è poi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma. Appassionato di narrativa, in particolare fantastica, si è interessato al valore poetico della parola, con il pregevole contributo del filosofo Rosario Assunto, e alle risorse della scrittura come facoltà immaginativa. Successivamente da Elémire Zolla, ha appreso le linee guida per una migliore comprensione del pensiero esoterico, presente in varie tradizioni magico-mistiche, per una conoscenza più profonda dell’uomo e della realtà.
Fuochi Nascosti, 0111Edizioni, il suo romanzo di esordio, è un’avventura che nasce realistica e si trasforma a poco a poco in un thrilling fantastico, che infine coinvolgerà il protagonista in una sfida oltre i limiti del reale. (Disponibile in versione ebook e cartacea su IBS, La Feltrinelli, Amazon).

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I desideri erotici di Christine, una esegesi – di Davide Rosso

1 – Franco e il film
Affrontare l’opera di Franco è (quasi) impossibile.
Sicuramente per le mie forze.
Inoltre c’è già chi è riuscito a farlo in modo sublime, mi riferisco a studiosi come Francesco Cesari, Robert Monell, Roberto Curti.
Tuttavia Franco è (rimane per me) un enigma.
Tra quelli che preferisco.
Per questo non posso (perlomeno tentare) di lasciare un’esilissima traccia nel web vorticante, un grumo digitale di righe che collidono, impattano, si schiantano (e accelerano, alienandosi) su qualcosa di Franco.
Lascerei stare tutto, dimenticherei l’opera labirintica, fingerei di aver davanti l’autore avanguardistico e alchemico di un’opera soltanto, la prima che vidi, la mia preferita senza dubbio.
Mi riferisco a I desideri erotici di Christine, del 1971 e distribuito anche con il titolo Una vergine tra i morti viventi.
La prima visione si è consumata su una VHS della Redemption comprata da VECo video alla Rinascente di Torino, poi la VHS italiana della Pulp; entrambe contenevano la medesima versione finita nel DVD italiano della Devil collection della enjoy movies.


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Arx et Memoria – di Gabriele Luzzini

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Opere di Yuri Abietti – Recensioni di Simone Dellera

Qui parlerò di due brevi trattati a opera di Yuri Abietti, l’uno incentrato sulla conosciutissima creatura di Lovecraft che risponde al nome di Cthulhu, l’altro sull’ambigua figura si Slender man. Infine, l’ultima recensione, riguarda la Saga degli Oniromanti, che si preannuncia sin dal Libro I… ottima!

CTHULHU: CHI ERA COSTUI? VIAGGIO ALLE ORIGINI DI UN MITO POP MODERNO.
Di Yuri Abietti

NEL NOME DI CTHULHU!
Interessantissimo trattato che prende spunto dalla creazione più famosa di Lovecraft, per dare un giusto ordine concettuale al lavoro del solitario di Providence. È davvero singolare leggere la metamorfosi che è stata applicata alle creature di HPL al fine di giustificare nuovi racconti o romanzi di chi in un modo o nell’altro ha tentato di portare avanti l’opera del solitario, creando nuovi spunti o di chi gli ha solo reso omaggio. Del resto non è assolutamente inusuale che uno scrittore che vuole ricalcare un tema specifico, che si tratti del solitario di Providence o di un altro Autore famoso, applichi delle variazione o delle modifiche per adattare “così giustificandolo” il proprio racconto o romanzo, ma è altresì indubbiamente necessario che il lettore conosca il vero “originale” pensiero dell’Autore, senza che sia dato in pasto ai mass media “storpiato” e facendolo passare come proprio dell’Autore.

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Una settimana di festeggiamenti (Gotico vercellese) – di Daniele Vacchino

Tanti anni fa, viveva in paese un vecchio avido che aveva fatto fortuna trasportando attraverso il fiume certa merce di contrabbando. Era mal messo, zoppo e completamente sordo da un orecchio, ma tardava a rimetterci la pelle. Era inviso a tutto il paese, per via dei modi di fare spigolosi e del suo ottuso egoismo. Non aveva avuto figli; i parenti, tutta gente che tirava a campare, non vedevano l’ora di ballargli sulla tomba. Le malelingue dicevano che passasse le notti dalla maga, per scongiurare il trapasso. Nonostante la sua avversione alla morte, aveva avuto grande cura nel prepararla. Nei momenti di ottimismo, guardava al suo funerale come al primo giorno di una seconda vita. In quest’ottica, come molti compaesani abbienti, aveva provveduto ad accaparrarsi una lapide in un punto soleggiato del camposanto. Ma si era spinto oltre: nel tentativo di controllare il momento dell’ultimo saluto, in gran segreto aveva già fatto incidere sulla lapide il suo nome e fatto apporre la fotografia. Per una questione di superstizione, aveva fatto coprire la lapide incisa. Non voleva certo che la morte, invitata dalla nuova lapide, anticipasse la sua venuta! Era un vecchio spilorcio che sapeva fare i suoi conti.

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Tutto Quel Buio – di Cristiana Astori

Titolo: Tutto quel buio
Autore: Cristiana Astori
Editore: Elliot
Prezzo: 17,50 euro

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Susanna Marino, una studentessa squattrinata laureata in cinema, viene incaricata da un misterioso collezionista torinese di ritrovare una preziosa pellicola degli anni Venti, scomparsa durante l’occupazione nazista. Il regista è l’ungherese Károly Lajthay, il titolo “Drakula halála”...

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Body Count, the original screenplay – di Davide Rosso

…Now the woods are alive with the sound of screaming…

Il camping del terrore è un film slasher prodotto nel 1985 e uscito in America nell’86, da noi l’anno successivo. La regia è di Ruggero Deodato, la sceneggiatura originale di Alessandro Capone & Luca D’alisera. Musiche di Claudio Simonetti. Il cast: Mimsy Farmer, Bruce Penhall, David Hess, John Steiner, Ivan Rassimov, Nancy Brilli, Charles Napier, Stefano Madia.

La trama: Un gruppo di ragazzi arriva in un campeggio semi abbandonato per trascorrere una vacanza e scopre che anni prima la struttura era stata chiusa in quanto teatro dell’efferato omicidio di due giovani. La comitiva decide di rimanere ma la follia omicida del misterioso assassino (forse uno sciamano indiano, metà mostro, metà uomo) si abbatterà su di loro. Alla fine, i superstiti, scopriranno che il folle non è altri che il giovane figlio della coppia che gestiva il camping, rimasto traumatizzato da piccolo nell’assistere all’omicidio del vero sciamano.

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