Category La Soglia dell’Arte

Il buco nero alla fine del Continuum: letteratura e cronaca nera – di Davide Rosso

Nonostante l’età d’oro della cronaca nera (in particolare quella legata agli omicidi seriali) trovi le sue radici negli anni ’80, dopo la lunga stagione del terrorismo stragista europeo, mai come in questi ultimi anni i media sembrano aver affinato le armi di una narrazione totale (penso in particolare ad una trasmissione artefatta come Quarto Grado, ripensata esteticamente da Gianluigi Nuzzi) capace di ibridare i linguaggi e mescolare tra di loro i differenti casi criminali, fino a formare una sorta di ipertesto dell’inquietudine e della morbosità, sorta di contraltare e deriva di questa società virtuale. Chi critica la cronaca nera lo fa dicendo che i crimini (ad esempio in Italia) sono molto diminuiti negli ultimi trent’anni e che non sono certo delitti mediatici come quelli di Avetrana, di Yara o Garlasco a spostarne la percentuale. Dunque? La cronaca nera è stato un termometro politico spesso utilizzato dai vari partiti per rinfocolare paure, razzismi e pregiudizi? Certo. Eppure la cronaca, con la sua abbondanza di particolari, psicologi, criminologi, esperti forensi e set televisivi ipertecnologici sembra smarcarsi dai dati della realtà per scivolare in un monologo accattivante e seducente che si rivolge un po’ a tutti e a nessuno, a destinatari dal basso profilo culturale, agli anziani, agli emarginati, a chiunque senta il bisogno di esorcizzare con la spettacolarizzazione il proprio dolore e quello del mondo.

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Specchio Magico – di Vittoria Cacciapaglia

Vi vedo uomini e donne
Nudi senza pelle;
Il lenzuolo vi copre a malapena le ferite
Freddo quel letto dove non c’è il sogno;
Sangue cola dalle membra invisibili
Macchia i vestiti di liquidi seminali;
E lì che arriva l’Angelo della Notte
Di nero vestita come alito di caldo infernale
Con ali dipinte di rosso;
Vi soffierà il suo alito infernale,
Vi succhierà l’Anima,
Nessuno può resisterle,
Tutti strisciano al suo cospetto,
Tossici pe...

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Cartoline immaginarie da Monte Magro (omaggio a H.P.Lovecraft e Thomas Ligotti) * 2° Parte – di Davide Rosso

Questa è la seconda parte dell’Album fotografico

Per visionare la prima parte e conoscere qualche dettaglio sul luogo e sulla realizzazione clicca qui: Cartoline Immaginarie da Monte Magro – 1° parte

(2° SET da 9 FOTOGRAFIE)


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Hai rovinato tutto – di Andrea C.

Si appoggiò al lavandino, sospirando. Non lo trovava un lavoro piacevole, non in quel momento. Le guance ed il collo gli dolevano e continuare a passarci sopra la mano non aiutava di certo. Anche il resto del corpo era malconcio e gli faceva male, ma i vestiti lo avrebbero coperto per bene.
Alzò il volto e si osservò al di là del vetro.
«Perciò adesso che si fa?»
Aveva qualche vaga idea.
«Certo, qualche idea. Io lo so cosa vorresti. Spargi bene a sinistra, si vede ancora. La tua sinistra tesoro. E’ solo che non puoi prendere e fare i bagagli così di colpo. Non sei abbastanza sveglio per sopravvivere di stenti. E poi, lui ti troverebbe.»
Riccardo si passò il fondotinta sullo zigomo sinistro, cercando di spargerlo e creare un effetto il più realistico possibile.
«Ti consiglio di rifletterci. La vita comporta delle scelte Riki. La tua vita non la sua.»
Osservò la sua immagine nel grosso specchio appeso alla parete del bagno. Si tranquillizzò, guardando attraverso quel riflesso.

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Cartoline immaginarie da Monte Magro (omaggio a H.P.Lovecraft e Thomas Ligotti) * 1° Parte – di Davide Rosso

Ho fatto delle fotografie (e ricerche etnografiche) da un paese abbandonato (uno veramente abbandonato) del vercellese.
un posto inquietante che, negli anni ’70, ospitò una sorta di comune hippy di autocoscienza con strane idee sulla fine della razza umana.
Le foto sono delle polaroid digitalizzate, scattate su dei rullini scaduti comprati ai mercatini delle pulci, così da avere dei colori violenti e acquerellati.

(1° SET da 10 FOTOGRAFIE)


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Murum Daemoni – di Gabriele Luzzini

 

Murum Daemoni – Gabriele Luzzini

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‘Il Diavolo Dentro’ di Roberto Ottonelli – Recensione di Simone Dellera

L’Autostrada per L’Inferno!!!
Liberamente ispirato alla vicenda delle Bestie di Satana…
Il romanzo è inizialmente ambientato negli anni’80, più precisamente nelle sue fasi iniziali, tolto il prologo, nell’86 quando avviene l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl.
In parallelo la narrazione segue un doppio filo, quello della famiglia Miconi e dell’adolescente Manuela al di fuori dell’istituto con la sua nuova famiglia ado...

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Manichini & sonnambuli – di Davide Rosso

Scrivo qui nel santuario e non so da dove cominciare. Scrivo di qualunque cosa pur di non far calare le palpebre sugli occhi e scivolare nel sonno, quindi comincio da questo posto, da quel che so o che mi ricordo. Del santuario se ne conservano tracce già nel 1500. Una leggenda parla di un taglialegna eretico, che, nell’abbattere con l’ascia un castagno, sentì un lamento provenire dal tronco, poi, sulla cima dell’albero, apparve una Madonna con un bimbo in grembo. L’altare maggiore della chiesa custodisce ancora l’affresco della Madonna recante sul volto di Maria le tracce dipinte del sangue uscito dalle ferite procurate dall’ascia. All’altare si accede salendo un gradino che immette nel modesto vano che racchiude il tabernacolo col legno originale del castagno dell’apparizione. Ne rimane solo un ciocco annerito, il resto se lo sono portati via, negli anni, i vari pellegrini, che ne strappavano dei frammenti come preziosa reliquia. Il tabernacolo è in un muro pieno di ex voto lasciati in cambio della guarigione, messaggi scritti sui muri, scongiuri, riti penitenziali, fino all’offerta di cibarie: un bastone appeso da uno che ha avuto la grazia di non essere più zoppo, un fiocco celeste per la nascita di un bimbo, dei rosari, la foto di una bimba col violino in mano e la dedica alla Madonna perché la faccia diventare una brava musicista così da poterci poi sfamare il resto della famiglia. Prendo degli opuscoli (opuscoli che uso per scrivere con precisione storiografica questa pagina) e due santini. Poi esco. Mi affaccio da un balconcino di terra che precipita e si dissolve sulla piana frastagliata: il paese non esiste, diviso com’è in micro frazioni spezzate dal fiume, dagli argini, dai canali. Le ombre si rincorrono tra le muraglie arabescate dei germogli, grovigli morti di gemme congelate e luce affumata che indugia tra l’ossatura degli olmi centenari e i sassi di strada, scogli per legioni di larve…

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Appunti per una Letteratura dell’Orrore nel XXI secolo – di Davide Rosso

Potrebbe essere caduto in un circolo di reincarnazioni e forse non è la prima volta che si ritrova al proprio capezzale. Capisce che cosa gli è successo e già sa che cosa succederà a colui che gli sta davanti, quello che non è più lui, eppure lo è. Trelkovsky ha risolto il mistero, suo e di Moscarda: “in quale preciso istante un individuo cessa di essere la persona che egli – e chiunque altro – pensa di essere?”. Risposta: nel momento in cui si rende conto di essere stato intrappolato in un paradosso di identità e che per lui non c’è via d’uscita fintanto che crede di essere qualcosa che non è. Domandatelo a qualsiasi marionetta convinta di essere una persona.”

Sono queste lucidissime considerazioni di Thomas Ligotti (contenute nella parte finale del saggio filosofico nichilista La cospirazione contro la razza umana) a guidare le brevi e sconnesse considerazioni letterarie che seguiranno. Il paradosso che ci interessa è squisitamente culturale. Pirandello, Topor, Ligotti sono alcuni autori che si sono confrontati con queste tematiche. In Ligotti la questione è limpida: quale miglior paradosso identitario se non la confusione di una marionetta che si crede umana (Pinocchio del nostro Collodi) o di un essere umano che si crede una marionetta. Quasi tutta la letteratura breve dell’autore americano è una spirale su queste tematiche. Quando un individuo cessa di essere ciò che credeva di essere?

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‘La Stazione del Dio del Suono: The Dragon Trilogy 2’ di Danilo Arona – Recensione di Simone Dellera

Una Metastasi Sulla Schiena del Drago!!!
La nuova veglia che si svolge alla stazione ferroviaria abbandonata di Piano Orizzontale, a cui assistiamo più che spettatori in questo secondo romanzo dedicato alla trilogia del Drago, oltre ai già conosciuti Antonio Carlos Aztarain, Sergio Mecucci e Piergiovanni Andronico (Ruscin e il Corso sono morti un paio d’anni prima la nuova veglia), il circolo acquista due nuovi ospiti: Gabriele Ideo, laureat...

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