Category Monografie

Robert Bloch’s Psycho World – di Davide Rosso

contiene alcuni appunti sulle differenze e le somiglianze tra lo sventratore dello Yorkshire e il mostro di Firenze, di cui appunto ricorre il giubileo 1968 – 2018

Dopo anni di ricerche nei vari mercatini delle pulci piemontesi, sono finalmente riuscito a mettere le mani sul volume della biblioteca del giallo Mondadori, Psycho 1 & 2 di Robert Bloch, con le traduzioni di Bruno Tasso e Giuseppe Lippi. Il volume è assai interessante perché contiene l’unica edizione in italiano del seguito del più famoso romanzo di Bloch. La Mondadori, specialmente nella sfortunata collana Horror curata da Giuseppe Lippi, ha sdoganato parecchio materiale di questo autore, concentrandosi particolarmente sui romanzi thriller, o psycho thriller.


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La candida morte: ecco perché il Thrilling anni ’80 resta intatto al suo posto nel “riflusso” – di Daniele Vacchino e Davide Rosso

(…)
Il thriller italico anni ’70 è un monumento centrale dell’immaginario ermetico, linguaggio penetrato nel cinema e lì rimasto, incapace di attecchire in letteratura (I racconti di Dracula copieranno su carta i sintomi del gotico italico o hammer, pochissimo – e male – il thriller).

Fu una tabula rasa che accadde nella parentesi di piombo di quel periodo, tra stragi, golpe, br, afa di lacrimogeni.

La P38 mutò in un rasoio calzato dal cadavere di una mano, ossia dal guanto surrealista della grande trasformatrice, la Morte!
(…)
Il planisfero del thriller ha pure una musica cosmica.
Morricone.
Nicolai.
Trans europa express.
Ferrio.
Orlandi.
Umiliani.
I DeAngelis.
Cipriani.
Melodie sublunari fatte di armonia e numero, tetragrammi perfetti, cerchi genesi al cui centro è nascosto un punto luminoso in cui tutto è celato e non diffonde alcuna luce.
(…)
Torniamo a casa.

Torniamo al thrilling all’italiana, ai suoi lampi surreali, al connubio di morbosità, sesso e morte.

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I desideri erotici di Christine, una esegesi – di Davide Rosso

1 – Franco e il film
Affrontare l’opera di Franco è (quasi) impossibile.
Sicuramente per le mie forze.
Inoltre c’è già chi è riuscito a farlo in modo sublime, mi riferisco a studiosi come Francesco Cesari, Robert Monell, Roberto Curti.
Tuttavia Franco è (rimane per me) un enigma.
Tra quelli che preferisco.
Per questo non posso (perlomeno tentare) di lasciare un’esilissima traccia nel web vorticante, un grumo digitale di righe che collidono, impattano, si schiantano (e accelerano, alienandosi) su qualcosa di Franco.
Lascerei stare tutto, dimenticherei l’opera labirintica, fingerei di aver davanti l’autore avanguardistico e alchemico di un’opera soltanto, la prima che vidi, la mia preferita senza dubbio.
Mi riferisco a I desideri erotici di Christine, del 1971 e distribuito anche con il titolo Una vergine tra i morti viventi.
La prima visione si è consumata su una VHS della Redemption comprata da VECo video alla Rinascente di Torino, poi la VHS italiana della Pulp; entrambe contenevano la medesima versione finita nel DVD italiano della Devil collection della enjoy movies.


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Body Count, the original screenplay – di Davide Rosso

…Now the woods are alive with the sound of screaming…

Il camping del terrore è un film slasher prodotto nel 1985 e uscito in America nell’86, da noi l’anno successivo. La regia è di Ruggero Deodato, la sceneggiatura originale di Alessandro Capone & Luca D’alisera. Musiche di Claudio Simonetti. Il cast: Mimsy Farmer, Bruce Penhall, David Hess, John Steiner, Ivan Rassimov, Nancy Brilli, Charles Napier, Stefano Madia.

La trama: Un gruppo di ragazzi arriva in un campeggio semi abbandonato per trascorrere una vacanza e scopre che anni prima la struttura era stata chiusa in quanto teatro dell’efferato omicidio di due giovani. La comitiva decide di rimanere ma la follia omicida del misterioso assassino (forse uno sciamano indiano, metà mostro, metà uomo) si abbatterà su di loro. Alla fine, i superstiti, scopriranno che il folle non è altri che il giovane figlio della coppia che gestiva il camping, rimasto traumatizzato da piccolo nell’assistere all’omicidio del vero sciamano.

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Il Mostro di Firenze e “la strategia alchemica della tensione” – di Davide Rosso

Mercoledì 26 giugno 2017 il quotidiano la Nazione apre la prima pagina con una notizia che riporta all’attenzione il caso del mostro di Firenze e la storia delle otto coppiette trucidate nel capoluogo toscano. Il giornalista che segue il caso scrive un pezzo molto suggestivo, capace di riassumere bene le nuove piste investigative. Non starò qui a fare nomi e cognomi, non sono un criminologo, inoltre non voglio amplificare l’attenzione mediatica su persone che poi, e non sarebbe la prima volta in questa infinita vicenda, potrebbero risultare completamente estranee. In sintesi, si parla di un ex legionario di 86 anni del Mugello legato ad ambienti dell’estrema destra e dei Servizi segreti. Le nuove indagini, condotte prima dello scoop de la Nazione in gran segreto dall’ostinato procuratore Paolo Canessa, aprono uno scorcio inedito, finora mai ipotizzato o quasi. E se i delitti del mostro, anziché avere una matrice psicologica e sadica, avessero altro movente? Quale? Delitti studiati a tavolino per distrarre magistrati e opinione pubblica da ciò che accadeva nell’Italia della strategia della tensione.

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I giovedì della signora Giulia, dalla “pre-sceneggiatura” allo sceneggiato Rai – di Davide Rosso

Anzitutto I giovedì è un romanzo, uscito per la prima volta a puntate (28), apparse tra il 2 febbraio e il 23 marzo del 1962 sul quotidiano svizzero “Corriere del Ticino”. Autore un tale Nik Inghirami, pseudonimo un po’ anglofono, un po’ italiota, dietro al quale si cela Piero Chiara, uno scrittore nato a Luino, sulla sponda lombarda del lago Maggiore.

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Sul Lovecraft dimenticato della RAI (1960 – 1982) e altri appunti – di Davide Rosso

Fin dai suoi esordi, Lovecraft è uno scrittore d’atmosfera, capace di evocare, con prosa ripetitiva e sovrabbondante, retaggio d’una certa letteratura da XVIII secolo, luoghi e spazi saturati da un’aria superstiziosa e indicibile. Incubi ossessivi, paesi dell’ombra, leggende campagnole coronate da una spiccata ossessione verso popolazioni rurali e montane al limite della degradazione razziale. E ancora magioni abbandonate, paure ancestrali e, via via che si scenderà negli anni ’20, superstizioni cosmiche, primi segnali di un male corrosivo che proviene da un altrove insondabile e oscuro: il regno dello spazio alieno e indifferente alle sorti dell’uomo, così come lo era la Natura leopardiana.

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I romanzi del Mostro di Firenze (altri percorsi bibliografici tra le pieghe della follia) – di Davide Rosso

Abbiamo già affrontato l’argomento vastissimo dei libri che riguardano il caso criminale del mostro di Firenze, concentrandoci in particolare sui saggi dedicati all’argomento (Il mostro di Firenze, percorsi bibliografici); ora vorrei dare un seguito a quello studio, concentrandomi sui romanzi liberamente ispirati da questo controverso “mistero italiano”, capace di suggestionare e ossessionare ancora oggi, a tanti anni di distanza dall’ultimo omicidio. Seguiamo un ordine cronologico e proviamo a vedere chi e come si è confrontato con questo coacervo di contraddizioni e follie.

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De Gothia: Il sentiero non battuto (1994) – Attraverso gli anelli di 12 scuri (2004) – di Davide Rosso

– I fotoromanzi porno del mostro di Firenze e altri fantasmi del desiderio –

De Gothia (alias Stefano Galastri) era un medico (è deceduto da poco) e nel 1994 dattiloscrisse un documento intitolato Il sentiero non battuto. Lo scritto fu inviato con poca fortuna a qualche avvocato e a qualche giornalista. L’idea di base a quello scritto venne ripresa da Giuseppe Alessandri ne La leggenda del vampa, edito nel 1995 e poi da Nino Filastò nel suo monumentale Storie delle merende infami (2005). De Gothia rivide il testo nel 2004, ribattendolo a computer, eliminando una parte delle immagini a corredo del testo battuto a macchina e inserendo una serie di documenti in più nella parte finale. Il titolo cambiò in qualcosa di assai ermetico e oscuro, Attraverso gli anelli di dodici scuri. Bene. Torniamo all’inizio, alla versione battuta a macchina e visionata da pochi. Il sentiero non battuto.

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EXTRA, abduction aliene nella RAI anni ‘70 – di Davide Rosso

Extra, sceneggiato Rai degli anni ’70, diretto da uno dei maestri del piccolo schermo, Daniele D’Anza, responsabile di capolavori del giallo, o di quell’oggetto indefinibile che è Il segno del comando. Qui D’Anza scrive con Lucio Mandarà e sceglie di confrontarsi con la fantascienza, genere poco praticato nella nostra cinematografia e, ancor meno, sul piccolo schermo.

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