Category Monografie

I romanzi del Mostro di Firenze (altri percorsi bibliografici tra le pieghe della follia) – di Davide Rosso

Abbiamo già affrontato l’argomento vastissimo dei libri che riguardano il caso criminale del mostro di Firenze, concentrandoci in particolare sui saggi dedicati all’argomento (Il mostro di Firenze, percorsi bibliografici); ora vorrei dare un seguito a quello studio, concentrandomi sui romanzi liberamente ispirati da questo controverso “mistero italiano”, capace di suggestionare e ossessionare ancora oggi, a tanti anni di distanza dall’ultimo omicidio. Seguiamo un ordine cronologico e proviamo a vedere chi e come si è confrontato con questo coacervo di contraddizioni e follie.

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De Gothia: Il sentiero non battuto (1994) – Attraverso gli anelli di 12 scuri (2004) – di Davide Rosso

– I fotoromanzi porno del mostro di Firenze e altri fantasmi del desiderio –

De Gothia (alias Stefano Galastri) era un medico (è deceduto da poco) e nel 1994 dattiloscrisse un documento intitolato Il sentiero non battuto. Lo scritto fu inviato con poca fortuna a qualche avvocato e a qualche giornalista. L’idea di base a quello scritto venne ripresa da Giuseppe Alessandri ne La leggenda del vampa, edito nel 1995 e poi da Nino Filastò nel suo monumentale Storie delle merende infami (2005). De Gothia rivide il testo nel 2004, ribattendolo a computer, eliminando una parte delle immagini a corredo del testo battuto a macchina e inserendo una serie di documenti in più nella parte finale. Il titolo cambiò in qualcosa di assai ermetico e oscuro, Attraverso gli anelli di dodici scuri. Bene. Torniamo all’inizio, alla versione battuta a macchina e visionata da pochi. Il sentiero non battuto.

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EXTRA, abduction aliene nella RAI anni ‘70 – di Davide Rosso

Extra, sceneggiato Rai degli anni ’70, diretto da uno dei maestri del piccolo schermo, Daniele D’Anza, responsabile di capolavori del giallo, o di quell’oggetto indefinibile che è Il segno del comando. Qui D’Anza scrive con Lucio Mandarà e sceglie di confrontarsi con la fantascienza, genere poco praticato nella nostra cinematografia e, ancor meno, sul piccolo schermo.

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The Cropsey Film – di Davide Rosso

Uno studioso come Mikel Koven ha studiato il rapporto tra leggende urbane & film slasher americani.

E’ interessante come, alla base di molti slasher, vi sia la medesima leggenda, riproposta in vari modi, tuttavia senza alterarne i tropi caratterizzanti.

Mi riferisco ad una delle leggende urbane più conosciute (tra quelle horror), ossia quella del “Cropsey Maniac”.

Due studiosi, Lee Haring & Mark Breslerman, hanno scritto un articolo seminale sulla rivista New York Folklore del 1977 in cui svisceravano le origini, le varianti e le motivazioni sociologiche alla base di “Cropsey”.

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Lo Slasher dagli Anni 0 a Oggi – di Davide Rosso

Che film come Scream e So cosa hai fatto abbiano fatto il botto e rimesso in vita un genere (che sembrava arrivato al capolinea già nella seconda metà degli anni ’80) è cosa nota.

Cerchiamo di vedere alcune pellicole prodotte nel corso degli anni Duemila, riferibili a questo particolare tipo di thrilling, lo slasher appunto.

Andiamo a casaccio e senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento. Mi baso su copie di Dvd o Vhs che sono (o sono state) facilmente reperibili sul nostro mercato.


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Slasher & Urban Legends – di Davide Rosso

Quando il genere si affaccia per la prima volta sugli schermi americani, i critici, pur con delle incertezze linguistiche, capiscono che hanno a che fare con pellicole impregnate di teenagers e un prowler che li ammazza con modalità multiple. Gli slasher nascono come produzioni indipendenti che fruttano la crisi dell’industria amerikana delle grosse major. Ci si accorge insomma che il pubblico degli anni ’70 è costituito, per larga parte, da giovani indipendenti, che si recano in sala non più accompagnati da genitori ex reduci che hanno bisogno d’annegare la rabbia contro i comunisti dentro ai b-movies di fantascienza.

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Simbolismo e Terapeutica della Rosa – di Viviana Donato

“Se Zeus volesse donare un regno ai fiori, la rosa regnerebbe su tutti.”
(Saffo)

Gli antichi Egizi consideravano la Rosa quale il simbolo della “Conoscenza Segreta”, ed era consacrata ad Iside. Presso i Greci era il simbolo della gioia, della bellezza, dell’amore e quindi sacra ad Afrodite. Il mito narra che la dea, innamorata del giovane cacciatore Adone, nulla potè fare per salvarlo dalla morte causata dall’attacco di un cinghiale. Nel soccorrere il suo amato, Afrodite si ferì con dei rovi e dal suo sangue sbocciarono delle Rose rosse. Zeus commosso dal dolore di Afrodite, permise ad Adone di vivere per quattro mesi nell‘Ade e per quattro nel mondo dei vivi, altri quattro, invece, dove avrebbe preferito. Per questo motivo la Rosa venne considerata il simbolo dell’amore che vince la morte, ma anche della rinascita. Questo fiore veniva coltivato nei giardini funerari ed era spesso ornamento di tombe, per garantire al defunto il raggiungimento dell’immortalità nell’altra vita. Ecate era talvolta rappresentata con una corona di Rose.

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I vizi morbosi di una governante (Regia di Filippo Walter Ratti) – di Davide Rosso

Di Filippo Walter Ratti

Produzione: Salvatore Siciliano

Soggetto e sceneggiatura: Ambrogio Molteni

Fotografia: Gino Santini

Musica: Piero Piccioni

Interpreti: Isabelle Marchal, Corrado Gaipa, Annie Edel, Roberto Zattini, Gaetano Russo, Beppe Colombo, Adler Gray, Sergio Orsi, Claudio Pedicchio, Rino Bellini, Patrizia Gori.

Luca Rea ne riassume così la trama: “Delitti efferati vedono vittime gli ospiti di un’antica tenuta nobiliare. Sospettato numero uno è un giovane ritardato che passa tutto il suo tempo in una stanza nei sotterranei in cui si dedica assiduamente all’hobby della tassidermia”.

Il giudizio è impietoso e assolutorio al contempo; lo definisce cartonesco, erotico e orrorifico, tuttavia gradevole e retrò (il film venne girato nel 1972 ma distribuito nel 1976).

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L’altro thrilling all’italiana – di Davide Rosso

Torniamo al thrilling all’italiana, ai suoi lampi surreali, al connubio di morbosità, sesso e morte.

Agli occhi di bambola di quelle femmine, truccate in modo preciso (non come oggi, coi tratti somatici annegati da una non-luce televisiva d’obitorio), con calze nere, vizi e anime di ghiaccio.

Torniamo a quel decennio, al suo consumare, bruciare, qualunque speranza di reale rinnovamento.
Torniamo ai gialli-sexy.
Al lounge di quelle musiche.
Ai paesi di provincia.
Alle città anonime e borghesi.
A quelle storie da fotoromanzo censurato.

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The Golden Age of the Italian Gotico – di Davide Rosso

Micronarrazioni sintatticamente surreali nei manifesti horror e nelle copertine dei fumetti neri (1960 – 1980)

Nello splendido volume Glittering editato da Stefano Piselli & Riccardo Morocchi, coi testi di Antonio Bruschini, “Horror all’italiana”, si pone un certo accento sui manifesti cinematografici del cinema di genere degli anni ’60, cogliendo che “l’attrazione esercitata da quei film iniziava già dai flani sui quotidiani, sp...

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