Category Racconti

La Morte contadina – di Daniele Vacchino

Senza che ce ne fossimo accorti, la notte era sopraggiunta con il suo corpo muto. Dai campi di riso salivano esili rumori, come se bambini acquattati lungo i fossi stessero bisbigliando tra loro. Vanni, il mio fraterno amico, ed io stavamo camminando sulla strada, parlando delle nostre faccende, per allontanare la calura estiva che aveva assediato la città...

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La lapide e l’orgasmo – di Monika M.

Ho sempre avuto problemi con la morte, con quel che rappresenta e di conseguenza con tutti i simboli ad essa legata ed è straordinario per me ora trovarmi sdraiata in piena notte, qui, nuda sulla lapide di un perfetto estraneo con l’ennesimo sconosciuto. L’incuria che regna in questo cimitero getta malinconia nel mio animo, tutti coloro che qui son stati sepolti paiono esser stati dimenticati, ripudiati dai loro cari e languida mi abbandono alla lapide che da molto non riceve visite, immaginando già di profanarla con i miei orgasmi. Il mantello, scosso dal vento, carezza le mie gambe nude facendomi sorridere, la sua maschera è indubbiamente più ricercata della mia tunica bianca scivolata sull’erba bagnata di brina appena dopo aver incontrato i suoi gelidi occhi neri.
Non posso certo farmene una colpa , non saper nulla dell’altro è l’unica cosa che mi eccita veramente ed esalta e rende reali nella mia mente i giochi di ruolo in cui amo esser posseduta. L’annuncio prometteva essere un’esperienza fuori dalla realtà e veduto il suo travestimento ed il luogo dell’incontro non ho difficoltà nel crederlo, persino il tocco della mia pelle sul gelido marmo mi appare onirico, irreale ed estremamente eccitante il suo bisogno di mio consenso per tutto quello che dovrò subire…

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Il grande nemico – di Daniele Bello

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Il cavaliere, armato di tutto punto, stava attraversando il cuore della Foresta Nera da diverse ore, ormai; vestiva un’armatura dalle tinte verdi e le sue armi risplendevano di una luce verde smeraldo.

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Il castello Onirico – di Monika M.

Accomodata al grande tavolo di noce scuro nella biblioteca della Castello, annoiata, si stiracchiò rumorosamente . Una pioggerellina leggera ma incessante rigava i vetri delle finestre piombate che incorniciavano il paesaggio del giardino esterno ingrigito dal mal tempo.

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L’amico dell’estate – di Gabriele Luzzini

Il sole stava affogando all’orizzonte, stemperandosi nel fuoco della sera, mentre alcune remote vele stavano aggiudicandosi la riva. Claire tracciava dei solchi sulla rena col piede, in un assurdo confronto con la spuma marina che, senza sosta, continuava a cancellarli.

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L’ultima sigaretta – di Gabriele Luzzini

Accese l’ultima sigaretta, malconcia e con un piccolo strappo dal quale usciva il tabacco. Dopodiché, aspirò avidamente. Si compiacque del fatto che il pacchetto si trovasse ancora nei pantaloni insieme all’accendino. Era successo in un lampo, senza neanche il tempo di riflettere. Intanto, le endorfine gli stavano lentamente facendo passare l’indolenzimento.

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Mai creare una vampira vanitosa – di V. Malevolti

Care mie amiche stelle, quanto mi mancate quando non ci siete coperte dalle nuvole, poiché io vado alla deriva e nella solitudine ho preso la mia strada, poiché io vorrei vivere con gli umani e non dovermi cibare di loro, non sentire il loro calore solo quando li abbraccio per pochi minuti…

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La postina – di Massimo Guisso

Certo che Marta e Paolo sono sempre gentili ed ospitali. Chi gliel’avrà fatto fare di comprare questa casa isolata, in culo al mondo? Comunque, la cena era ottima!

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La cena di Thyres – di DarkSylvia

Come da abitudine Jordan leggeva il giornale, seduto a tavola, mentre faceva colazione con un semplice caffè. Non amava le colazioni abbondanti. Nel caso preferiva, piuttosto, inghiottire qualcosa velocemente durante il corso della mattinata.

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Notturno – di S. Agabiti Rosei

Venne la notte, ancora una volta, come sempre, così fu e così sarà. Nora desiderava dormire, rifugiarsi nella parentesi di incoscienza di chi voglia fuggire dalla propria realtà e, perché no, sognare, magari qualcosa di bello in cui immergersi, come chi resta sott’acqua con gli occhi rivolti alla superficie e la gioia di sentire solo il sangue pulsare dentro, lontano dal rumore.

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