Category Miti e Mitologia

Il Nocino di San Giovanni. Tra Sacro e Profano – Di Massimiliano Del Tiferno

Gesti Antichi. Riti dimenticati e pagani. Sapienza ancestrale, misticismo ed esoterismo. Questi sono gli ingredienti principali necessari per poter godere del meraviglioso liquore che conosciamo.

Nel semplice gesto di avvicinare un bicchiere alle labbra possono nascere domande inconsuete ed esistenziali, soprattutto se quello che esso contiene è gradevole al palato e spiccatamente alcolico, magari come ultimo peccato di gola dopo una serata in buona compagnia passata con persone care, tessendo discorsi affascinanti e senza una fine certa.

L’ingrediente principale è la noce. Non certo una matura, ma acerba.

Dovremmo aspettare un particolare momento astrale per raccoglierla. E il rito che dovremmo seguire sa più di “alchimia “ che di arte culinaria.

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L’enigma della spada di Orlando – di Gabriele Luzzini

Luogo: Roma (Lazio)

Se transitate per piazza Capranica a Roma, potrebbe essere certamente suggestivo deviare per il vicino ‘Vicolo della Spada’ ed osservare i resti di una colonna con una caratteristica scanalatura che ricorda le conseguenze di un fendente.
La tradizione popolare suggerisce che il violento colpo fu sferrato nientemeno che da Orlando, il paladino di Carlo Magno, con la poderosa Durlindana.
Le ipotesi al riguardo sono due…

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la luna del Raccolto – di Massimiliano Del Tiferno

Viene chiamato così il plenilunio a cavallo dell’equinozio d’autunno. Che cada nella prima decade di ottobre è un fatto abbastanza raro Infatti la luna di stanotte sara più splendente e visibilmente più grande del normale. La particolare posizione astrale permette di essere più che visibile anche prima del tramonto.
Si racconta che accompagni un periodo propizio di fertilità e benessere per la comunità, l’agricoltura e questo è comune a tutte le civiltà precristiane e del vecchio mondo.

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Manananggal, il vampiro delle Filippine

Secondo il Folklore delle Filippine, il Manananggal è una creatura simile al vampiro che appare come una persona normlae durante il giorno, ma di notte gli crescono ali da pipistrello e si divide letteralmente a metà, abbandonando gambe e bacino per alzarsi in volo in cerca di vittime.

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E che cavoli! (la maledizione dei Bergrisi) – di Massimiliano Del Tiferno

L’estate appena finita mostrava la sua innaturale benevolenza. Le messi erano state abbondanti e le bestie avevano generato nuovi animali forti e sani.
Nonostante il giorno durasse già meno della notte la temperatura era mite e i campi donavano ancora erbe e piante fresche copiose.
Fu a causa di quella grande prosperità che dal nord arrivarono i Vanir portando con loro i Bergrisi, stirpe di giganti sanguinari e spietati. Il loro re si chiamava Jotunn l’ingordo, temuto dal popolo degli Uomini più d’ogni altro nemico. Infestava valli e fiordi da secoli, portando carestia, morte e distruzione.

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Brian Boru, L’Ard-Rig di Erin – di Daniele Bello

Qualcuno sostiene che la strada verso la salvezza consiste nel placare l’aggressore, nel ricompensarlo affinchè non ci uccida. Io affermo che questo atteggiamento ci rende solo vittime passive dell’estorsione e conferisce a quei selvaggi il diritto di disprezzarci e di attaccarci nuovamente ogni qualvolta lo desiderino. Sono le vittime che dobbiamo aiutare e proteggere e di cui dobbiamo avere pietà. Difendiamo gli innocenti e distruggiamo i colpevoli”.

Discorso di Brian Boruma
Tratto da Il Leone d’Irlanda di Morgan Llywelyn

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La simbologia del corvo – di Gabriele Luzzini

Col termine ‘Corvo’ molto spesso indichiamo indistintamente tre specie diverse ma che consideriamo unica nel nostro immaginario e cioè il Corvo Imperiale (Corvus Corax), il Corvo Nero (Corvus Frugilegus)e la Cornacchia (Corvus Monedula),contraddistinti da abitudini differenti (il primo e la terza sono stanziali mentre il secondo è migratorio) ma con una sviluppatissima intelligenza in comune.
Secondo il folklore di buona parte dell’Europa, il Corvo non è un animale di buon auspicio e viene considerato un messaggero di Morte: uccelli profetici, spesso attribuiti alle forze oscure per via del colore, in contrapposizione alla colomba bianca.
Così non è in Estremo Oriente… e infatti in Cina è collegato addirittura al Sole mentre in Giappone è simbolo dell’amore familiare.
Nella mitologia scandinava il nero volatile gode di fama positiva poiché sulle spalle di Odino ne sono appollaiati due, che fungono sia da messaggeri che da guardiani: Hugin (“Il Pensiero) e Munin (“La Memoria). Entrambi, come il Dio Norreno, hanno capacità precognitive.

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Il mastino di Culann, il furore dell’animo celtico – di Daniele Bello

Cu Chulain uccide il mastino di Culann

La mitologia celtica è ricca di storie avvincenti, ispirate ad un forte senso del fantastico e del soprannaturale. Purtroppo, poco è rimasto di questo immenso patrimonio poiché i Celti raramente facevano uso della scrittura per tramandare le loro epopee; inoltre, una certa avversione della civiltà classico-cristiana nei confronti della cultura celtica ha fatto sì che gran parte di questa tradizione sia andata perduta. Fortunatamente, alcuni testi medievali sono sopravvissuti all’erosione del tempo e ci consentono di avere oggi una visione, sia pur parziale, di queste leggende (molti ‘topoi’ della letteratura e della favolistica moderna sono ancora oggi permeati da elementi risalenti al folclore dei Celti). Uno dei cicli più fecondi è quello delle saghe irlandesi: oltre alle leggende legate alla storia dell’isola, particolarmente famosi sono il ‘ciclo feniano’ e il ‘ciclo dell’Ulster’; quest’ultimo è dominato dalla figura di Cú Chulainn[1], la cui epopea è tratta principalmente dal poema Táin Bó Cúailnge (XII sec. d.C.)[2].

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Il Draugen, lo spettro del mare – di Gabriele Luzzini

Il Draugen è il fantasma di un uomo morto in mare e il suo aspetto è enorme e mostruoso, coperto da alghe e viene sempre visto a bordo di un’imbarcazione danneggiata, sul punto di affondare (probabilmente la stessa dove trovò la morte).
Il nome deriva appunto dal norvegese ‘draugr’ e significa ‘spettro’.


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La nascita del mondo secondo Orfeo – di Daniele Bello

Altre versioni sulle origini del mondo vengono tramandate dagli adepti del mitico cantore ORFEO; che il sommo poeta in grado di smuovere le pietre con il suo canto avesse elaborato una sua Teogonia ci viene riferito da APOLLONIO RODIO, che nelle sue Argonautiche attribuisce proprio ad Orfeo un poema sulle origini del cosmo, cantato all’inizio della spedizione capeggiata da GIASONE.

In realtà, delle opere originali del leggendario poeta non ci è rimasto nulla, tanto che è lecito anche dubitare della sua esistenza effettiva; tuttavia, molte opere di epoca tarda (soprattutto di autori neo-platonici) citano spesso versi appartenenti a quella che viene chiamata “tradizione orfica”. Questi frammenti, che sono stati poi riuniti in un’unica opera (Orphicorum Phragmenta, a cura di OTTO KERN, Weidmann, 1922), costituiscono le tracce che alcuni studiosi non esitano a definire pre-esiodea.

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