Intervista a Chiara Cazzato (Tempesta Editore), Editoria e Libertà

(Intervista raccolta da Gabriele Luzzini)

Chiara Cazzato è l’EditorA  o Lady Tora(come spesso viene indicata) nonché la ‘Dea ex Machina’ (inconsueto definire un’atea così, non trovate?) che anima Tempesta Editore, una realtà indipendente e libertaria, conseguentemente quasi un’anomalia in un business troppo spesso ‘ingessato’.
La dichiarazione d’intenti è piuttosto chiara e non dà adito ad ambiguità: “Siamo convinti che l’uso della cultura sia un’arma potente per combattere gli integralismi e le privazioni di diritti”.
Parliamo con lei di editoria, libertà e, inevitabilmente, di insolito.



1) Cosa vuol dire essere Editore oggi?
Essere editore oggi è difficile ma né più né meno di qualsiasi altro lavoro di chi non ha uno stipendio fisso e deve trovare ogni giorno lo stimolo giusto per andare avanti, anche quando le cose non vanno bene.
L’editoria è una strana bestia, che ti attrae e ti respinge allo stesso tempo, a volte vorresti mollare ma poi ti rendi conto che nessun altro ambiente ti darà le stesse soddisfazioni, soprattutto quando questo ormai è il tuo lavoro e non sapresti immaginarti in altro ambito.

2) Il tuo Catalogo è piuttosto eterogeneo, pur mantenendo un solido filo conduttore, dando pari dignità a Saggistica e Narrativa. Qual è il tipo di Autore più complesso da gestire?
L’autore in sé è sempre complesso da gestire perché affida alla casa editrice la sua creatura, qualcosa in cui crede molto.

3) Dove inizia la Libertà dell’Editore e finisce quella dell’Autore (e viceversa) oppure non è così?
La libertà si mantiene quando entrambe le parti rispettano il proprio ruolo. Un editore, ovviamente secondo il mio punto di vista, non deve decidere cosa sia giusto o sbagliato scrivere ma può decidere o meno di pubblicare un libro, un autore deve rispettare il modo di lavorare dell’editore o in caso contrario rivolgersi altrove. La base fondamentale per un lavoro ben fatto è il rispetto e la fiducia reciproca, quando questi elementi vengono a mancare è bene, di comune accordo, che ognuno vada per la propria strada.

4) Narrativamente parlando, cosa può essere considerata un’eresia?
L’eresia oggi è la sconvenienza ed è diventata molto attuale, è sfatare dogmi, religiosi e non, e mostrare la realtà nuda e cruda, anche quando questa è sgradevole da raccontare e questo si può fare benissimo anche con un piacevole racconto.

5) Un consiglio prezioso che daresti a un aspirante scrittore?
Ciò che consiglio, che si tratti della mia casa editrice o di qualsiasi altra, è che si studi bene la linea editoriale dell’editore a cui si vuole proporre un libro. Niente è più fastidioso di una proposta buttata nel calderone delle case editrici; poi bisognerebbe evitare di pensare che una mail senza due righe di spiegazione possa incuriosire chi la riceve, anzi, di solito si ottiene l’effetto contrario. E per finire, non arrendersi per i no ricevuti, dietro una casa editrice ci sono persone che, oltre alla linea editoriale, hanno gusti propri e se qualcosa non va bene per qualcuno, per qualcun altro può essere un capolavoro.

6) Estrapoliamo una frase di un paio di secoli fa da un contesto più ampio e cioè ‘una risata vi seppellirà’. Quanto è importante l’ironia per te?
Per me l’ironia è fondamentale. Sdrammatizzare le cose bruttissime accadute mi ha aiutato sempre a stare in piedi. Scherzare su me stessa mi ricorda ogni giorno che sono nessuno, che ho tanti difetti e che devo riderci su perché passeranno con me tutta la vita. Una volta mi affliggevo per il mio fisico non proprio da modella, poi ho capito che tanto modella non lo sarei mai diventata e allora mi son detta “non sono una modella ma sono così, mi va bene, giochiamoci” e da allora la vita è un po’ più leggera, pur sempre con i suoi alti e bassi.

7) Cosa ne pensi della visione di Sartre sull’impossibilità dell’esistenza di Dio, dimostrata dal fatto che la vita dell’uomo è precaria, affidata solo alla propria libertà di scelta?
Il pensiero di Sartre ovviamente è molto profondo e molto più complesso del mio però penso anche che se un Dio esistesse, non dovrebbe essere per forza impegnato a salvarci e a renderci la vita più piacevole, potrebbe essere un creatore indifferente. Per me il problema di Dio non si è mai posto, non ho avuto il problema di chiedermi se esista o meno, per me non c’è ma non perché nella vita arrivano le disgrazie, altrimenti bisognerebbe intenderlo come un salvagente da usare all’occorrenza, e forse per molti è così, ma perché ho sempre fatto affidamento su me stessa e sull’umanità in genere, con pregi e difetti. Per queste affermazioni potrei essere definita agnostica ma ormai è un termine abusato, quindi preferisco definirmi atea, anche se per alcuni non credenti risulta offensivo.

8) Nietzsche dichiara ne ‘L’Anticristo’ che ‘Fede’ significa non voler sapere quel che è vero. Pensi che esista una sola Verità oppure le Verità possono essere soggettive?
Se ci fossilizzassimo su una Verità, ferma e immobile al suo posto, rimarremmo fermi. Se non ci fosse stata la ricerca della verità e la curiosità di superare certi limiti, crederemmo ancora alla Terra piatta. Non avessimo avuto gli alchimisti, visti all’epoca né più né meno come stregoni, oggi non avremmo la moderna chimica e tutto ciò che ne è conseguito. Che poi la fede si fondi su dogmi è vero. La fede è fiducia incondizionata in qualcosa che non è dimostrabile ma che è così perché qualcuno l’ha detto, nel momento in cui questa fiducia viene a mancare, allora la fede vacilla e questo è un principio che vale per tutto, religioso e non. Ci devono essere dei punti fermi ma solo come punti di partenza, non come verità inviolabili.

9) Che cosa è per te il concetto di ‘mistero’?
Il mistero è quello che per le generazioni future sarà normalità. È l’inspiegabile con gli strumenti attuali e a volte ci fa paura, come tutto ciò che non conosciamo e che non è necessariamente dannoso.

10) L’irrinunciabile domanda de ‘La Soglia Oscura’… Ti è mai capitato un evento paranormale al quale alla fine non hai trovato una soluzione soddisfacente?
Purtroppo non ho avuto di queste fortune, mi sarebbe piaciuto anche se sicuramente mi sarei spaventata da morire perché sono abituata ad avere a che fare con tutto ciò che ha una spiegazione. La natura umana, anche la più razionale e materialista, prova attrazione per ciò che è al di fuori della normalità canonica e io non ne sono immune.

 

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