Demone, Diavolo, Demonio o Satana? Etimologia – di Ligeia

Il nome è potenza. Chi pronuncia il nome è potente. Immagine

Nella religione ebraica il nome divino viene trascritto con il tetragramma YHWH, quattro consonanti che lo rendono appunto “impronuncialbile”. Questa pratica oltrechè scaturire dal principio religioso secondo cui “l’impuro non può pronunciare con le sue labbra, il Puro”; deriva anche da una concezione filosofica che vede nel nome l’essenza stessa del “nominato” per cui è proibito all’essere umano, creatura finita, prununciare il nome dell’Esistente (solo al Sommo Sacerdote era consentito, una sola volta all’anno).

In alcune redazioni evangeliche circa gli esorcismi, si racconta che Gesù ordina all’entità che soggioga il posseduto, di rivelare il suo nome, perchè prununciandolo, possa essera scacciata (rito che si ritrova nella pratica esorcistica).

Dunque vediamo ora, a grandi linee, l’etimologia di quache nome legato alla Demonologia.

DEMONE: 1) nelle religioni politeistiche il Demone è un essere intermediario tra l’uomo e la divinità, di natura benigna o maligna; 2) è altresì considerato una potenza di origine soprannaturale ispiratrice della coscienza umana. Dal greco “dàimon”: che appartiene alla divinità.

DIAVOLO – DEMONIO – SATANA: Nell’ebraismo e nel cristianesimo è sinonimo di “diavolo”: potenza che guida le forze del male e si identifica con Lucifero, il capo degli angeli che si ribellarono a Dio, poi divenuto Satana, principe delle tenebre. Per estensione il termine “diavolo” è riferito anche ad ognuno degli angeli ribelli e alla forza del male che essi incarnano. Dal greco: “diàbolos”, calunniatore; derivato dal verbo “diàballein”, disunire, mettere male, calunniare. Traduce l’ebraico “SATAN”: contradditore, nemico, avversario.

Non tutto negativo dunque, allorchè nell’espressione del demone, il suo operato può essere benigno; e, in quanto legato alla coscienza, può essere addirittura un aiuto… Un esempio che chiarisce questo concetto è la traspozione cinematografica del “dàimon”: nel film “La Bussola d’Oro”, ciascun bambino possedeva il suo “dàimon” dalla nascita sotto le sembianze di un animale. Se i due venivano separati, ne poteva seguire un delirio irreparabile se non la morte stessa.

Forse avevo in mente quest’aspetto quando scrissi “L’altro Sabba”…

“Attenderò la notte come l’oblio temporaneo di questo assurdo vivere. Camminerò nel buio e gli alberi mi proteggeranno. Non accenderò fuochi in attesa dell’incontro… e là, dove nemmeno la luna oserà posare i suoi raggi, io finalmente mi lascerò pervadere dalla tua presenza. M’insegnerai il discernimento nella paura e nelle notti dell’anima riconoscerò le stelle che mi indicheranno la Via”.