I desideri erotici di Christine, una esegesi – di Davide Rosso

1 – Franco e il film
Affrontare l’opera di Franco è (quasi) impossibile.
Sicuramente per le mie forze.
Inoltre c’è già chi è riuscito a farlo in modo sublime, mi riferisco a studiosi come Francesco Cesari, Robert Monell, Roberto Curti.
Tuttavia Franco è (rimane per me) un enigma.
Tra quelli che preferisco.
Per questo non posso (perlomeno tentare) di lasciare un’esilissima traccia nel web vorticante, un grumo digitale di righe che collidono, impattano, si schiantano (e accelerano, alienandosi) su qualcosa di Franco.
Lascerei stare tutto, dimenticherei l’opera labirintica, fingerei di aver davanti l’autore avanguardistico e alchemico di un’opera soltanto, la prima che vidi, la mia preferita senza dubbio.
Mi riferisco a I desideri erotici di Christine, del 1971 e distribuito anche con il titolo Una vergine tra i morti viventi.
La prima visione si è consumata su una VHS della Redemption comprata da VECo video alla Rinascente di Torino, poi la VHS italiana della Pulp; entrambe contenevano la medesima versione finita nel DVD italiano della Devil collection della enjoy movies.



Copio da wikipedia la trama e la scheda tecnica.
Produzione: Liechtenstein/Francia
Anno: 1971
Durata: 80 minuti
Regia: Jess Franco
Soggetto & sceneggiatura: Jess Franco
Musiche: Bruno Nicolai
Trucco: Elisenda Villanueva
Interpreti e personaggi:
Christina von Blanc: Christina Reiner
Howard Vernon: zio Howard
Britt Nichols: Carmencé
Anne Libert: la regina della tenebre
Paul Muller: Ernesto Pablo Reiner
Jess Franco: Basilio
Rosa Palomar: zia Abigail
Linda Hastreiter: la cieca
Antonio De Cabo: il notaio
Nicole Franco: la direttrice della clinica psichiatrica
Fernando Bilbao: direttore della clinica psichiatrica

Trama:
La giovane Christine, orfana di madre e che non ha mia conosciuto il padre, deve recarsi in un misterioso castello immerso nella natura di Monteserrate, dove incontrerà per la prima volta la sua famiglia nell’occasione della lettura del testamento del padre, morto suicida. In paese tutti le dicono che il castello è disabitato, ma la ragazza vi trova un’allegra combriccola di personaggi: un servo dislessico, uno zio cinico che suona allegramente il pianoforte mentre la moglie sta morendo, una zia sadica e sinistra, una lesbica e affascinante amica dello zio e una giovane veggente cieca. Infine, incontra il fantasma del padre con la corda al collo e una misteriosa signora dai capelli neri, che vaga nei dintorni del castello e che il padre chiama “la regina delle tenebre”.
Nominata erede universale dal padre, Christina potrebbe occupare il castello liberandosi del parentato, ma il suo buon cuore la spinge a pregarli di restare. Una scelta che sarà fatale alla sua psiche malata. Passando di incubo in incubo, si risveglia in un letto di ospedale, forse psichiatrico, lo stesso da dove era partita all’inizio. Qui muore tendendo la mano verso il nulla e, nella scena finale, si immerge nello stagno delle ninfee vicino al castello, insieme alla regina delle tenebre e dalla processione dei parenti.

2 – Franco e i poster
Vediamo adesso di entrare nel labirinto del film.
Lavoramo sul dvd della Devil collection, reperibile fino a poco tempo fa. La collana utilizza il poster francese del film, componendo un mosaico di figure e colori che richiamano la tipica tecnica di saturazione del pornofumetto di quegli anni (pornofumetto italiano che Franco non ha mai fatto mistero di gradire assai): in primo piano, dal basso, abbiamo un cumulo scuro di terra da cui sbucano due mani zombesche; sopra le mani una ragazza nuda in piano americano che si staglia in verticale e cerca di coprirsi il sesso con un lenzuolino svolazzante. Dietro di lei intravediamo delle lapidi cimiteriali e oscure figure che si proiettano fuori dal sepolcro. In secondo piano, alle spalle della giovane bionda (somigliante a Zora la vampira) abbiamo una processione di scheletri demoniaci avvolti in un saio fratesco. La processione si snoda fino a un solitario castello arroccato su un’altura rischiarata da un cielo rosso sangue e da una luna bianca come l’occhio cotto di un pesce. In cielo, alla sinistra di chi legge, un volto scarnificato che sembra carezzare i ciuffi biondi della giovane.

Si conoscono anche altre locandine (mostrate nel libretto di accompagnamento alla colonna sonora edita dalla digitmovies). La VHS della Pulp mostrava il poster USA dove la vergine del titolo è adagiata verso chi guarda e uno stuolo di demoni mostri le si accalcano intorno per un’orgia necrofila. La ragazza è come adagiata su qualcosa e alcuni degli zombi ricalcano la versione del poster francese (eccezion fatta per lo zombi al centro dell’immagine, appena sopra la ragazza; questi è muscoloso come un tamarro palestrato e indossa un sinistro medaglione luccicante. Sopra l’orda putrefatta, si staglia ancora il castello (solo che qui pare più una casa) e il cielo è più blu/azzurro che rosso sangue.
Altra locandina interessante è quella della VHS francese, in cui la ragazza bionda (a questo punto è lecito pensare che sia la Christine del titolo) è ripresa a mezza figura e indossa un abito bianco, virginale. E’ disegnata mentre solleva le braccia e si porta le mani al viso urlante. Alle sue spalle un corridoio azzurrino invaso da luci bianche e gelide, forse la corsia di un manicomio o di una clinica.

Sempre francese (e sempre interessante) è un poster disegnato in cui vediamo una ragazza nuda a 4 zampe circondata da dei ceri fallici. In piedi, davanti a lei, delle figure nude, di cui una con una mascherina rossa da orgia borghese. Su tutti torreggia uno specchio ottagonale, all’interno del quale si riflettono due figure, un uomo in abito marrone e una ragazza bionda. Il poster accompagna la versione del film intitolata Christina princess de l’erotisme.
Comunque il DVD italiano della Devil collection mostra, sul retro, tre immagini di cui due erroneamente attribuite alla pellicola in questione (si vedono infatti due ragazze nude lesbicare sopra delle pellicce bianche e due donne in mezza figura di cui una nuda e l’altra addobbata con una veste viola – le immagini sono prese da Le frisson des vampires di Rollin).

Quindi.
Una vergine tra i morti viventi.
a.k.a.
Christina princess de l’erotisme.
Eine jungfrau in de krallen von zombies.
A virging among the living dead.
Christine, princess of eroticism.
I desideri erotici di Christine.
Une vierge chez les morts vivants.

3- Franco e i sogni nel labirinto
Quasi tutti i poster di cui abbiamo dato conto sembrano ignorare (sornionamente) il reale contenuto della pellicola; il denominatore comune parrebbe essere quello della giovane nuda attorniata, insidiata, accerchiata da plotoni putrescenti di zombi che paiono sfuggiti dagli scarti di un set di Romero. Eppure, nonostante il titolo fuorviante – Una vergine tra i morti viventi – la pellicola originale di Franco non ha nessun living dead putrefatto. La situazione a cui allude il poster è inventata di sana pianta e serve a spacciare il film per quello che non è (parleremo più avanti della variante di Rollin con gli zomni). Solo il poster variante francese (con la ragazza a 4 zampe e le figure nello specchio) pare cogliere situazioni e personaggi realmente proposti nella storia. Anche gli altri titoli non aiutano. I desideri erotici di Christine o Christine principessa dell’erotismo alludono a un personaggio femminile attivo, sessualmente vorace, oppure a una vergine che scoprirà presto le gioie del sesso e non smetterà più di trombare (anche qui parleremo della variante erotica del film con la Arno). Invece la Christine von Blanc che interpreta la Christina Reiner è tutto tranne che una mangiatrice di sessi. Christine appare come una ragazza appena uscita da una clinica o da un collegio, orfana di genitori e alquanto spaesata. Al suo arrivo a Monserrat, nella dimora filosofica fiabesca, non prenderà parte, se non in modo passivo e costrittivo, al fluire di perversioni a cui assisterà. Christine è un essere fragile, dalla sessualità assente, virginale, pura. L’ingenuità e il buon cuore sono gli elementi primigeni del personaggio, incapace di capire la vera natura dei suoi parenti mostruosi. O forse finge di non capirlo. Christine è sola al mondo, ha perduto tragicamente l’amato padre, e gli zii e il resto del parentado (Basilio servitore compreso) sono tutto ciò che le rimane di più caro. A loro si lega, anche a costo di sprofondare nei gorghi gelidi del lago, anche a costo di dover abbracciare la siderea regina della notte senza fine. Dunque titoli e poster internazionali non aiutano a inquadrare un film horror che non è un horror, un thrilling che non è un thrilling, un erotico che non è un erotico, un sadic-movie che non è sadico. Dall’amore per l’espressionismo tedesco naufragato dentro gli horror universal degli anni ’30 (il quasi muto Dracula prisonnier de Frankenstein del 1971 o quel gotico barocco di Les expériences érotique de Frankenstein del 1972), Franco approda in questi anni a una dimensione personalissima e originale all’interno del panorama di genere; il suo universo estetico abbandona qualunque forma di verosimiglianza e i personaggi si fanno figurine stilizzate, raramente adombrate da fantasmi dell’inconscio – la dimensione “esoterica”, lugubre, da pornofumetto d’oltretomba, si amplifica e non scade ancora nel sesso grottesco di lavori successivi. Forse l’estetica di questi anni pare venire da certo cinema nordico, in particolare le interpolazioni di genere di Dreyer e del suo Vampyr del 1931, popolato dal medesimo universo onirico e spettrale per insonni col retino per farfalle. E la natura del Portogallo (in cui la storia viene girata) è ricca di vegetazione, fiori, ninfee, acque, luci imprigionate in una stagione senza tempo, che non è né estate né inverno, indecifrabile. La passione nel filmare il mondo vegetale non annuncia e non rivela nulla su Monserrat e i suoi abitanti, mimetizzati all’interno del castello avito. Ogni segno iconico del film (le foglie, il lago, i crocicchi, la cappella votiva, le testa decapitata della gallina o della scultura fallica) non rivelano nulla, sono simulacri di disordine privi di segreti. Una sola visione di I desideri erotici di Christine sarebbe vana: immagini e personaggi si cancellerebbero velocemente dalla memoria come dei sogni confusi e anodini. E come un sogno, le situazioni del film non differiscono dalla vita reale se non per particolari improbabili, appena percepibili. Spesso vediamo Christine nuda nel letto, mentre dorme, si sveglia, dorme ancora, forse sogna e quel che sogna diviene il film, l’intero film, minando così la certezza della veglia, confondendo i piani del reale. E se fosse tutto un sogno, un lungo incubo in cui ogni singolo sogno si ripete sempre uguale e continua dove era finito il precedente? Se fosse così non potremmo più distinguere (come diceva Pascal) tra la veglia e il sonno e saremmo prigionieri di un mondo immaginario, rovesciato, in cui i vivi convivono, parlano, si muovono coi morti. Christine si addormenta nuda sulle lenzuola bianche. Sente appena di addormentarsi, ma non sa di farlo. Non sa di svegliarsi. Si risveglia, forse è persuasa che sia così. E i suoi sogni divengono desideri irrealizzabili, fantasticherie notturne condite di ceri fallici e strusciatine lesbo ad addolcire il bisogno di abbandonarsi, di trovare un nucleo famigliare assoluto e unico dentro il quale regredire alla pre-vita dell’utero. I sogni (i desideri erotici se vogliamo) di Christine sono delle deleghe della coscienza, delle emanazioni fuggitive di uno spettacolo senza ragione che bruscamente appare e scompare, un modo anarchico per proiettare il bisogno di affetto e riconoscimento di cui la ragazza ha fin dall’inizio bisogno. Tuttavia Christine non è la regista dei suoi sogni, non li controlla e non riesce a disporli in ordine, cadendo dentro le peripezie concatenate dell’immaginazione automatica. L’incertitude qui vient de la veille, perché le palpebre abbassate sono una porta inchiavardata su allucinazioni e deliri. E Franco “scrive” il film usando molto la macchina a mano, eliminando le infrastrutture costose del cinema, riducendo tutto a un grado zero della messa in scena. Franco “scrive” immagini baluginanti d’insonnia e ricorda molto quel che diceva Breton sulla scrittura automatica, raggruppamento verbale subitaneo, concepito attraverso uno scivolamento dall’equilibrio del mondo civilizzato e normativo. La scrittura automatica surrealista vieta di correggere, di correggersi, di lucidare, riprendere, migliorare, non si scrive per rivelare qualcosa, per significare, bensì per lasciare morfologie pari ai fondi di caffè, agli specchi appannati d’alito. E scrittura d’alito è quella di Franco, scrittura evanescente, un impulso visivo, gotico che ignora del tutto ciò che scrive, come fosse guidata da un’altra mano fuoriuscita da uno stagno di ninfee. Christine è un film medianico, spiritico, poetico. E per tornare alla natura, riprenderei il concetto di mimetismo a cui ricorrono i pochi personaggi diagonali. Come prigionieri di una bizzarra entomologia, lo zio Howard, Carmencé, la regina della tenebre, Ernesto Pablo Reiner, Basilio, zia Abigail, la cieca, il notaio, il dottore, liquidano sbrigativamente il proprio antropomorfismo. Essi vivono in un mondo primario, come degli insetti prigionieri di comportamenti meccanici, inevitabili. Essi sono meccanismi assoluti, immediati, idee fisse, reminiscenze o fantasmi da pornofumetto da stazione. Tipologie di personaggi, più che personaggi (si osservino in particolare i due guardoni e le loro espressioni mentre Christine fa il bagno nuda nel laghetto delle ninfee). I loro meccanismi ciechi li privano di libertà, li fissano al di fuori di una storia narrativa o sociale. E come insetti vivono nel cubo fantasma del castello, circondati dalle tele di ragno, dalle corone dei petali, dalla vegetazione astratta di Monserrat. E come il ragno che indossa la carcassa della formica per mimetizzarsi, anche loro si travestono da umani, imitano i comportamenti civilizzati. Eppure come farfalle e mantidi cercano un’invisibilità fittizia nel castello, si nascondono dallo sguardo degli estranei (il ragazzo che Christine invita a casa) e si mascherano per provocare spavento e allontanare gli intrusi (l’occhio-ocello-maschera della regina della notte, vulva universale che provoca uno stupore paralizzante, gorgone sorella delle gorgoni di cui raccontano Esiodo e Omero). Ma torniamo al film, alla versione base contenuta nel dvd commercializzato in Italia.

4- Franco e le sequenze
Analizziamo sequenza per sequenza.

Sequenza 1: Barche, acqua, pescatori, un molo, riprese dal finestrino di una macchina in movimento, un baraccone di giostre vuoto e la musica ipnotica di Bruno Nicolai sui titoli di testa.

Sequenza 2: Christine arriva alla locanda in legno di Monserrat. Un certo Basilio ha lasciato scritto un biglietto per lei, dicendo di aspettarlo. Lei domanda alla locandiera degli abitanti del castello e questa le risponde sorpresa, dicendo che là non vive nessuno.

Sequenza 3: Christine a letto, dorme un sonno agitato. Si risveglia e scende nel salone della locanda in mutandine di pizzo. Trova una dottoressa intenta a scrivere su dei fogli di carta. La ragazza scambia due parole con la donna, le dice che viene da Londra ed è venuta fin lì per ricongiungersi con la sua famiglia che abita al castello di Monserrat. Arriva Basilio, il servitore del castello, un uomo basso, grasso, coi capelli lunghi e unti e incapace di parlare. Christine sale in camera a prepararsi.

Sequenza 4: Un paesaggio collinare, poi la vegetazione rigogliosa. Christine arriva in macchina accompagnata da Basilio. Attorno a lei profumi e colori conturbanti. Ogni cosa provoca in lei spaesamento, confuso turbamento.

Sequenza 5: L’orologio sulla torre del castello segna le 11 meno un quarto. Christine è arrivata. Attraversa i saloni silenziosi del castello e Basilio la segue con la valigia. Poi la giovane incontra zio Howard mentre suona un allegro valzer. L’uomo indossa una camicia a fiori, aperta sul petto nudo. Lui subito la avvisa che Erminia, la seconda moglie del padre defunto di Christine, è agli sgoccioli. Da dietro una poltrona fa capolino la bellissima Carmen, presentata come “una della famiglia”. Chrsitine si avvicina per salutarla, ma Carmen si gira di scatto e si fa baciare sulla bocca, poi continua a fumare voluttuosamente una lunga sigaretta e a tossire.

Sequenza 6: Christine sale una lunga scala, attraversa un salone e non si accorge di una strana figura nera, una donna dai lunghi capelli corvini intenta a tracciare strani segni esoterici sul foglio bianco.

Sequenza 7: Christine entra nella camera da letto, saluta la zia Abigail e fa appena in tempo ad avvicinarsi al capezzale di Erminia che questa spira.

Sequenza 8: Veglia funebre da antologia con zio Howard che suona il piano, fuma e canticchia una messa con parole a caso e filastrocche sciocche. Zia Abigail lo segue col messale. Basilio con la bocca aperta, ronza in piedi e Carmen si unisce alle giaculatorie demenziali pittandosi le unghie dei piedi. La morta, Erminia, è vestita di nero e adagiata su una sedia.

Sequenza 9: Dopo la veglia, Christine sale nella sua camera, entra, accende la luce e si spaventa nel vedere un soprammobile a forma di testa mozzata. Disfa le valigie e sistema una foto incorniciata del padre morto. Poi sente zio Howard rimbrottare Carmen dandole della prostituta. Lei ribatte dandogli del rammollito. Le voci si placano.

Sequenza 10: Christine dorme nuda. Si ridesta per via della porta socchiusa. Indossa una vestaglia ed esce sul corridoio/terrazzo del castello. Basilio sbuca da una porta e la spaventa con una testa mozza di gallina. La giovane lo lascia al suo giocattolo.

Sequenza 11: Tornata in camera, prova a riprendere sonno. Tutto attorno a lei è così irreale, strano. Quando sta per addormentarsi, sente una voce. E’ Linda, una veggente cieca e nuda che è apparsa nella sua camera. Linda legge le anime ed è attirata da quella bianca e pura di Christine. Linda dice di essere precipitata in una notte scura e senza fine e subito Christine si offre di aiutarla. Linda le dice che ha un cuore buono, un animo generoso.

Sequenza 12: Giorno. Carmen serve la colazione a Christine e la avvisa che dalla mattina successiva dovrà fare da sola. La ragazza, docile, annuisce, poi compaiono zio Howard e zia Abigail. Accennano al fatto che il notaio arriverà all’indomani per la lettura del testamento e capiamo che il castello apparteneva a Ernesto Reiner, il padre defunto di Christine. La ragazza ringrazia zio Howard per averle fatto avere una foto del genitore che non ha mai conosciuto. E’ cresciuta in collegio a Londra, priva di affetti. Poi offre qualcosa da mangiare ai parenti, ma loro la scherniscono dicendo che hanno sempre poco appetito. Entra Basilio, il servitore dislessico. Christine lo trova alquanto strano. Zio Howard minimizza: “E’ solo un manico!”.

Sequenza 13: Christine esce a fare una passeggiata nel parco del castello. E’ attratta dalla flora del posto. Trova una piccola cascata e uno stagno di ninfee. Subito si spoglia ed entra nell’acqua. Mentre nuota, due guardoni allupati la spiano e sbavano su quelle carni adolescenti. Arriva un ragazzo col giubbotto di gins e li allontana. Il ragazzo fa conoscenza con Christine che, nel frattempo, si è rivestita. Lui si offre di accompagnarla a casa.

Sequenza 14: Sulla strada del ritorno trovano un piccolo santuario e un vecchio seduto davanti alla costruzione. Il vecchio annuncia strane profezie di morte e parla dei fantasmi che si aggirano nel castello di Monserrat, proprio nell’ala dove la notte si vedono più stelle filanti.

Sequenza 15: Il ragazzo è rimasto spaventato dall’incontro col vecchio e ha paura del castello. Christine lo schernisce e gli dice che gli presenterà i suoi parenti, così lo invita a entrare. Compare all’improvviso zio Howard e spaventa il giovane, costringendolo alla fuga. Poi lo zio rimbrotta Christine per aver invitato qualcuno senza chiedere il permesso e la schiaffeggia. Lei, piangente, corre in camera.

Sequenza 16: Christine entra nella camera e rinviene dei pipistrelli morti sul letto. Corre nuovamente sul balcone ed entra urlante nella camera di Carmen. La trova nuda, a letto con Linda. Carmen ha delle forbici e la bocca sporca di sangue. Il seno di Linda sanguina. La cieca è catatonica, come sempre assorbita in un’altra dimensione. Christine osserva scioccata e confusa la bocca di Carmen saggiare voluttuosa la ferita sul seno dell’altra. La punta delle forbici gocciola sangue di rosa. Christine torna stravolta nella propria camera. I pipistrelli sono spariti. Ora può abbandonarsi a un pianto liberatorio.

Sequenza 17: Sera. Christine è sola a tavola. Nel piatto un pesce cotto. Lei non ha fame, troppi pensieri. Sente una voce che la chiama. La voce del padre morto?

Sequenza 18: A letto, tra le spire del sonno. Di nuovo la ragazza avverte la voce dall’oltretomba che la chiama per nome. Si alza e cammina per i corridoi del castello immersi nel silenzio. Intravede il corpo di una ragazza bionda stesa tra dei ceri disposti come in un rito magico/sacrificale. Spaventata corre nel parco e la figura di donna dai lunghi capelli neri della scena 6 la segue. Christine corre in vestaglia tra la vegetazione. La voce del padre sale dallo stagno delle ninfee, intanto la donna misteriosa la osserva.

Sequenza 19: Stravolta dalla corsa, la giovane arriva nei pressi di una casa immersa nella vegetazione e qui vede la sagoma del padre penzolare tra i rami.

Sequenza 20: Al castello, zia Abigail e Basilio sfilano degli anelli da una mano mozzata, forse appartenente a Erminia. Arriva Christine sconvolta per via delle apparizioni nel bosco. Lei intravede la mano mozza e sviene. Zia Abigail e Basilio si guardano sorpresi.

Sequenza 21: Christine riposa a letto, completamente nuda. Un piede fasciato di nylon bianco la risveglia. E’ Carmen che la osserva. Christine, pudica, si copre col lenzuolo e le racconta del padre. Carmen le dice di farsi vedere da uno psicanalista, poi lancia alcune frasi enigmatiche.

Sequenza 22: Siamo alla lettura fatidica del testamento. Il notaio è uno dei due guardoni della scena 13. Tutta la famiglia è presente alla lettura. Christine eredita tutto e i parenti si complimentano con lei.

Sequenza 23: Zio Howard al piano. Christine lo raggiunge. Lo zio le comunica che presto lui e gli altri se ne andranno. Basilio, affranto, accende dei cerini, Carmen è ubriaca. Christine non vuole che i suoi parenti la abbandonino e chiede loro di restare. Zio Howard la avvisa che presto se ne pentirà, lei è piena di vita e di speranze; tuttavia la ragazza è irremovibile. Zio Howard e combriccola resteranno con lei, insieme come una famiglia. Carmen accenna, da terra, un ballo ubriaco per festeggiare.

Sequenza 24: Di nuovo a letto nuda. Christine si risveglia e vede un fallo di ebano posato sul pavimento della stanza. Lei scende dal letto e si avvicina all’oggetto, poi lo colpisce e lo scaglia via. Si accorge che Linda è rannicchiata nella camera. La cieca la avverte di andarsene se non vorrà finire come tutti loro. Basilio le spia dalla finestra. Linda sembra accorgersene e se ne và preoccupata.

Sequenza 25: La veggente entra nella propria stanza e viene strangolata con un laccio da Basilio.

Sequenza 26: Christine sente ancora la voce del padre che la chiama e la aspetta. Lei segue il suono e arriva nella stanza di Basilio, il quale dorme supino con una chiave stretta nel pugno. Lei gliela sfila ed esce silenziosa.

Sequenza 27: La chiave apre lo studio del padre. Christine lo ritrova impiccato alla sedia. L’uomo (o il suo fantasma di carne), dolcemente, le dice che i loro destini sono nelle mani della regina della notte, colei che ha in pugno i morti che riposano nello stagno delle ninfee. Una maledizione grava su tutto il castello di Monserrat. La regina della notte e la sua voce malefica li ha dannati per l’eternità. Anche il padre raccomanda alla figlia di andarsene via prima che sia troppo tardi. Poi la sagoma della donna dai capelli corvini compare dietro la sedie e trascina il padre nell’ombra. E’ lei la regina della notte, delle tenebre!

Sequenza 28: Christine si aggira in vestaglia nel parco della proprietà. La sagoma del padre impiccato scivola tra le fronde e l’attira come un’esca verso la casa abbandonata. Lei entra e fa i tempo a stringere il genitore, infine viene aggredita dai suoi parenti, poveri morti dannati nelle mani della regina delle tenebre.

Sequenza 29: Scorci del parco, del castello, della chiesa votiva. Christine si risveglia nel letto. Forse è stato tutto un sogno? Rivede la foto del padre. Rivediamo con lei le immagini traballanti del luna-park dell’inizio. La bocca di Carmen frugare il seno sanguinante di Linda. Immagini confuse nella mente assopita di Christine. La giovane apre gli occhi con affanno. Un vecchio dallo sguardo libidinoso (è il dottore, l’altro guardone che la spiava nel bosco) le infila un termometro in bocca. Poi le fa una puntura sul culetto roseo. Il dottore gode nel palpeggiare la malata.

Sequenza 30: Christine è nuda, stesa a terra con le braccia spalancate, come crocifissa, circondata da dei candelabri. Era lei stessa la ragazza che aveva intravisto nella scena 18. Attorno tutti gli altri personaggi della storia: c’è il padre morto, zio Howard con un coltello sacrificale. La regina della notte, nuda, si stende sopra la ragazza inerme e si fa passare il pugnale. Con lentezza cala la lama sulle carni snudate della vergine. Tutto ha una lentezza rituale. Basilio allunga una mano verso la pendola e rompe una delle lancette, scardina il tempo. Il padre di Christine è costretto ad assistere impotente. Sono tutti dei burattini nelle mani della regina della notte.

Sequenza 31: Christine a letto, agitata e ansimante; un dottore (un altro) ha finito di visitarla. L’uomo scende in quella che all’inizio era la taverna di Monserrat e parla con la dottoressa dell’incipit. La donna dice che l’hanno trovata svenuta vicino alla casa abbandonata nella valle. Sentono la ragazza gridare e corrono al piano superiore. La ritrovano morta, col braccio teso verso il nulla, come per afferrare qualcuno di invisibile.

Sequenza 32: Le braccia della regina della notte accolgono Christine e la attirano verso lo stagno delle ninfee. Le due scivolano mano nella mano nell’acqua gelida. Zio Howard, Basilio, Carmen, Abigail, il dottore, il notaio, Linda le osservano sparire giù, poi avanzano a loro volta verso lo stagno. L’incedere è quello dei burattini senza vita propria.

5 – Franco e lo stile
Come abbiamo già notato, buona parte dei poster presentano il film per quello che non è.

I desideri erotici di Christine è un film con tracce di gotico (il castello, i vagabondaggi in vestaglia di Christine che rimandano a certe pellicole degli anni ’60 di Bava, i rituali ancestrali, la regina della notte, le voci dei morti che salgono dallo stagno) virato verso un horror blando, che rifugge dagli effettacci gore (solo le forbici sporche di sangue e la ferita superficiale sul seno di Linda). Franco affronta la materia inafferrabile del film (ce ne accorgiamo anche leggendo la scansione delle scene, quasi tutte interlocutorie, irrisolte, senza un vero crescendo, con una protagonista casta e passiva fin dall’inizio, a cui non è affidata alcuna missione o indagine di alcun tipo) con uno stile che miscela certe influenza della nouvel vague alla Godard con le sospensioni e le pesantezze del cinema gotico degli anni ’60. Tutto filtrato da una macchina a mano che evita movimenti ricercati e scivola sui corpi nudi, li blandisce, li accarezza. Inoltre, scorrendo le sequenze, si può notare l’insistenza sul dormire, sul sognare della protagonista, quasi sempre a letto. Il laboratorio del sonno e il suo tran tran: alzarsi, stendersi, prender sonno, ridestarsi, ri-addormentarsi. Molte scene principiano con Christine a letto, semi nuda, abbandonata sulle lenzuola immacolate. Il suo corpo e la sua mente astrale spalancano un’altra dimensione della percezione, scivolano in un altro mondo, parallelo al nostro, in cui i morti si confondono coi vivi e interagiscono con loro.

E Franco filma tutto con una fretta che non somiglia all’estetismo di un Bava gotico anni ’60 e nemmeno agli stilemi contemporanei di Forzani & Cattet. Franco ricorda per tematiche e atmosfere certo gotico a lui precedente, ma nello stile è altra cosa: la sua macchina a mano azzera la ricercatezza barocca dei nomi fatti, asciuga e, per certi versi, sembra rimandare a una assenza di stile quasi amatoriale, da pre-videocamera digitale delle vacanze, dove si filma tutto e frettolosamente per paura di dimenticare qualcosa, di non immortalare qualcosa, di perdere qualcosa.

6- franco e il fantastico discreto
Si parlava del sogno, dei sogni di Christine.

Si parlava di un film esoterico, malinconico, girato con genuina beltà, senza particolari abilità. Anche noi spettatori, durante la visione, è come se sognassimo, in una leggerissima apnea, tanto da uscirne con la sensazione di aver visto un calco minerale di realtà ignota, miniaturizzata in cascatelle, grotte, sentieri da favola, non toccati dai postulati di Euclide. Christine, tra amuleti e talismani fallici, si riduce a puro segno e con lei gli altri personaggi dinoccolati e ieratici, che non hanno nulla da dirci, da formulare. Dunque Christine è davvero esistita? E con lei la sua famiglia? Sogni o illusione? Il fantastico del film è insidioso, poiché privo di quelle diableries gore infittite di mostri e sciarade; il fantastico di Franco è rarefatto e discreto, legato a una quotidianità qualunque, il cui apice è quell’immergersi come burattini nel fogliame lilla dalle tinte di un ematoma dello stagno, occhio senza ciglia né palpebra.

7- Franco e le altre versioni
Grazie al bluray Usa della Redempton (uscito nel 2013, poco dopo la scomparsa ad Aprile di Franco) è possibile ricostruire con una certa chiarezza il discorso sulle varie versioni del film, versioni che hanno originato le incomprensioni dei vari poster. Anzitutto il bluray è impedibile per chiunque ami questo film, in quanto contiene una copia del cut originale rimasterizzata in HD dal negativo originale. Questo originale, ossia il film che Franco ha girato, è quello della nostra copia italiana (non ho riscontrato tante differenze tra il doppiaggio italiano e l’originale francese; quasi tutti i dialoghi corrispondono, tranne che nella sequenza 23, quando, dopo la lettura del testamento, Christine chiede allo zio dove andranno e lui – nella pista italiana – le dice che andranno a Corfù, dove hanno una casa, mentre nella versione francese zio Howard parla di andare a Corfù per via di un Casinò e uno strano croupier). Tra le special features il commento audio dello specialista Tim Lucas, critico e co-editor di Video Watchdog. Il film è opzionabile con l’audio originale in francese e sottotitoli in inglese. Vi sono poi dei brevi documentari, assai interessanti. Uno è Mysterious dreams (16 minuti) diretto da David Gregory, una delle ultime interviste fatte a Franco. Nel documentario il regista spagnolo parla di Christine come un lavoro completamente non-realistico, irreale, favolistico, immerso in una atmosfera da stato alterato della mente. Franco ripete più volte di amare molto questo piccolo film, il più riuscito di quel periodo tra la fine dei ’60 e gli inizi dei ’70. Christine è interamente girato in Portogallo, in alcune località vicino Lisbona; il regista ricorda di essersi trovato assai bene, perché la Guardia Nazionale gli aveva messo a disposizione dei gendarmi per sorvegliare le riprese e allontanare i curiosi (soprattutto nelle scene di nudo). Il regista parla di un film assai libero, non scritto, o scritto poco, su una sceneggiatura di appena 40 pagine e attori nuovi, non famosi, alcuni (come il personaggio del dottore) affidati a degli amatori che, in pratica, non facevano altro che recitare loro stessi. L’intervista si conclude con l’ennesima sigaretta accesa dal nostro (consunto dall’età, dal tempo) e una considerazione cinica affidata a un sorriso: “la vita è cattiva, difficile!”

Un altro documentario negli special features è The three face of Christina (12 minuti), diretto da Daniel Gouyette e incentrato sulle varie versioni del film. L’ultimo documentario è Jesus! What are you doing now (8 minuti) di Daniel Gouyette, contiene delle interviste a vari critici e amici di Franco nell’immediatezza della sua morte; ognuno si chiede cosa resterà della sua opera e ironizza sul fatto che il regista stia continuando a girare in un altro luogo fuori dal tempo. Negli special features seguono le photo gallery coi manifesti del film e altre immagini estrapolate dalla pellicola. Vi sono poi dei trailers da film di Franco e il trailer di Christine, assai interessante in quanto mostra alcune scene variate non contenute in nessuna delle tre versioni del film. Ad esempio la sequenza 30, dove Christine è nuda a terra, con le braccia spalancate, come crocifissa, circondata dai candelabri; nel film originale vediamo zio Howard passare il coltello sacrificale alla regina delle tenebre, la quale si stende, completamente nuda, sopra la ragazza inerme. Nel trailer, per una manciata di secondi, è possibile vedere la regina della notte vestita con l’abito lungo e nero che esibisce nel film. Altra scena difforme è quella in cui si intravede una Christine urlante lasciare la sua stanza e dover superare un Basilio ghignante che impugna un bastone con, alle sue estremità, varie riproduzioni ciondolanti della finta testa tagliata della sequenza 9.

Comunque i piatti forti delle special features sono le altre due versioni del film. Una è quella contenente la scena erotica alternativa (5 minuti) con Alice Arno; l’altra è la versione rimaneggiata da Rollin e conosciuta col titolo A Virgin among the living dead (90 minuti).

Andiamo con ordine e cerchiamo di capire per quale motivo del film esistono altre versioni. Il documentario The three face of Christina scioglie ogni dubbio. All’epoca il film originale voluto da Franco non fu un successo in Francia, così il produttore Marious Lesoeur, senza allarmare troppo la censura, cercò di rimpolpare il film (cortino, appena superiore all’ora e dieci) con scene erotiche aggiunte. Queste scene non furono girate da Franco, bensì da un belga, tale Pierre Quérut, che appare come attore (nel ruolo del commissario) in Female Vampire di Franco. Quérut gira una sequenza inedita che andrebbe ad agganciarsi all’inizio della sequenza 21, quando vediamo Christine nuda che riposa a letto e che verrà svegliata dal piedino fasciato di nylon di Carmen. Prima di svegliarsi entriamo nel suo sogno e il sogno è la sequenza di Quérut, fatta in altri set, con altri attori e una fotografia differente da quella imbevuta di verde, sogno e Portogallo di José Climent. Nella scena vediamo arrivare Alice Arno con una maschera rossa (ecco spiegata la figura disegnata sul poster francese intitolato Christine princess of eroticism, di cui parlavamo nel capitolo sui poster). La Arno ha un mantello rosso e una corona (la principessa dell’erotismo del titolo?) ed è seguita da un corteo di uomini e donne in costume simil Decamerotico di serie z. La Arno/principessa si siede su un trono ligneo, posto in un parchetto. Le coppie si dispongono per la copula. La Arno guarda verso il fuori campo, dove appaiono (operazione di montaggio) i personaggi manichino della sequenza 32. Le coppie copulano felici sul sottofondo di una musica (a synth e tamburi tribali) che non centra una mazza con la score originale e bellissima di Bruno Nicolai fatta con pianoforte e cristalli. Gli attori di questa scena non hanno alcuna attinenza col cast originale di Christine, inoltre la copula è simulata, non hard, coi sessi femminili e maschili in mostra, ma senza penetrazioni esplicite. La Arno muove uno scettro dorato da pornofiaba di Leone Frollo e guarda fuori campo verso i personaggi immobili dinanzi al laghetto delle ninfee della sequenza originale 32. Poi gli uomini nudi si avvicinano alla principessa dalla maschera rossa, la fanno scendere delicatamente dal trono, la stendono a terra e le si accalcano attorno per una gang-bang. Fine della sequenza aggiunta, girata senza estro dall’anonimo Pierre Quérut, il belga. Naturalmente, siamo già nel 1973, con questa operazione di ri-montaggio, il film non acquista un particolare appetito commerciale (la scena è tuttavia troppo casta e la pornografia clandestina comincia la sua scalata verso l’empireo dei mercati) e il film continua a languire nel limbo.

Passano altri anni, siamo negli ’80, in un panorama del cinema horror completamente differente rispetto al 1971, anno in cui Franco ha girato la sua versione originale di Christine, film misterioso sui sogni non-erotici e confusi di una ragazzina. Negli anni ’80 le poetiche dei Romero, dei Craven, dei Carpenter hanno plasmato un nuovo tipo di spettatore, inoltre il cinema porno è esploso commercialmente, cancellando tutti quei mezzi erotici dei ’70. Tuttavia il produttore Lesoeur decide di rimettere mano al film cortino di Franco, leva la sequenza erotica e chiede a Rollin (Franco non era più disponibile o non voleva esserlo) di aggiungere delle scene coi famigerati zombi del titolo: A virgin among the living dead. L’idea pare incomprensibile, ma gli anni sono quelli e il cinema zombi tira parecchio, visto che anche in Italia si tentano operazioni commerciali basse sull’argomento. Rollin aveva degli scrupoli, alla fine accetta e gira filmando una ragazza vestita come la von Blanc, senza filmarla in faccia. La fa camminare come la von Blanc e ambienta vicino a Parigi la sua orda zombi. Vediamo gli interventi di Rollin sul film originale. Le righe in grassetto evidenziano le aggiunte e le omissioni rispetto al dettato di Franco.

Sequenza 1: Barche, acqua, pescatori, un molo, riprese dal finestrino di una macchina in movimento, un baraccone di giostre vuoto e la musica ipnotica di Bruno Nicolai sui titoli di testa.

Sequenza 2: Christine arriva alla locanda in legno di Monserrat. Un certo Basilio ha lasciato scritto un biglietto per lei, dicendo di aspettarlo. Lei domanda alla locandiera degli abitanti del castello e questa le risponde sorpresa, dicendo che là non vive nessuno.

Sequenza 3: Christine a letto, dorme un sonno agitato. Si risveglia e scende nel salone della locanda in mutandine di pizzo. Trova una dottoressa intenta a scrivere su dei fogli di carta. La ragazza scambia due parole con la donna, le dice che viene da Londra ed è venuta fin lì per ricongiungersi con la sua famiglia che abita al castello di Monserrat. Arriva Basilio, il servitore del castello, un uomo basso, grasso, coi capelli lunghi e unti e incapace di parlare. Christine sale in camera a prepararsi.

Sequenza 4: Un paesaggio collinare, poi la vegetazione rigogliosa. Christine arriva in macchina accompagnata da Basilio. Attorno a lei profumi e colori conturbanti. Ogni cosa provoca in lei spaesamento, confuso turbamento.

Sequenza 5: L’orologio sulla torre del castello segna le 11 meno un quarto. Christine è arrivata. Attraversa i saloni silenziosi del castello e Basilio la segue con la valigia. Poi la giovane incontra zio Howard mentre suona un allegro valzer. L’uomo indossa una camicia a fiori, aperta sul petto nudo. Lui subito la avvisa che Erminia, la seconda moglie del padre defunto di Christine, è agli sgoccioli. Da dietro una poltrona fa capolino la bellissima Carmen, presentata come “una della famiglia”. Chrsitine si avvicina per salutarla, ma Carmen si gira di scatto e si fa baciare sulla bocca, poi continua a fumare voluttuosamente una lunga sigaretta e a tossire.

Sequenza 6: Christine sale una lunga scala, attraversa un salone e non si accorge di una strana figura nera, una donna dai lunghi capelli corvini intenta a tracciare strani segni esoterici sul foglio bianco.

Sequenza 7: Christine entra nella camera da letto, saluta la zia Abigail e fa appena in tempo ad avvicinarsi al capezzale di Erminia che questa spira.

Sequenza 8: Veglia funebre da antologia con zio Howard che suona il piano, fuma e canticchia una messa con parole a caso e filastrocche sciocche. Zia Abigail lo segue col messale. Basilio con la bocca aperta, ronza in piedi e Carmen si unisce alle giaculatorie demenziali pittandosi le unghie dei piedi. La morta, Erminia, è vestita di nero e adagiata su una sedia.

Sequenza 9: Dopo la veglia, Christine sale nella sua camera, entra, accende la luce e si spaventa nel vedere un soprammobile a forma di testa mozzata. Disfa le valigie e sistema una foto incorniciata del padre morto. Poi sente zio Howard rimbrottare Carmen dandole della prostituta. Lei ribatte dandogli del rammollito. Le voci si placano. (Stacco verso l’altra stanza: due controfigure, un uomo e una donna. Lei è già nuda e si stende sul letto, provocando con la gamba l’inguine di lui. L’uomo inizia a spogliarsi, poi si stende sopra la donna e la scopa. Queste due figure non vengono mai mostrate in viso, in modo da voler far credere che si tratti di zio Howard e di Carmen, forse la sua amante – infatti nel film originale non si spiega a quale titolo lei faccia parte della famiglia)

Sequenza 10: Christine dorme nuda. Si ridesta per via della porta socchiusa. Indossa una vestaglia ed esce sul corridoio/terrazzo del castello. Basilio sbuca da una porta e la spaventa con una testa mozza di gallina. La giovane lo lascia al suo giocattolo.

Sequenza 11: Tornata in camera, prova a riprendere sonno. Tutto attorno a lei è così irreale, strano. Quando sta per addormentarsi, sente una voce. E’ Linda, una veggente cieca e nuda che è apparsa nella sua camera. Linda legge le anime ed è attirata da quella bianca e pura di Christine. Linda dice di essere precipitata in una notte scura e senza fine e subito Christine si offre di aiutarla. Linda le dice che ha un cuore buono, un animo generoso.

Sequenza 12: Giorno. Carmen serve la colazione a Christine e la avvisa che dalla mattina successiva dovrà fare da sola. La ragazza, docile, annuisce, poi compaiono zio Howard e zia Abigail. Accennano al fatto che il notaio arriverà all’indomani per la lettura del testamento e capiamo che il castello apparteneva a Ernesto Reiner, il padre defunto di Christine. La ragazza ringrazia zio Howard per averle fatto avere una foto del genitore che non ha mai conosciuto. E’ cresciuta in collegio a Londra, priva di affetti. Poi offre qualcosa da mangiare ai parenti, ma loro la scherniscono dicendo che hanno sempre poco appetito. Entra Basilio, il servitore dislessico. Christine lo trova alquanto strano. Zio Howard minimizza: “E’ solo un manico!”.

Sequenza 13: Christine esce a fare una passeggiata nel parco del castello. E’ attratta dalla flora del posto. Trova una piccola cascata e uno stagno di ninfee. Subito si spoglia ed entra nell’acqua. Mentre nuota, due guardoni allupati la spiano e sbavano su quelle carni adolescenti. Arriva un ragazzo col giubbotto di gins e li allontana. Il ragazzo fa conoscenza con Christine che, nel frattempo, si è rivestita. Lui si offre di accompagnarla a casa.

Sequenza 14: Sulla strada del ritorno trovano un piccolo santuario e un vecchio seduto davanti alla costruzione. Il vecchio annuncia strane profezie di morte e parla dei fantasmi che si aggirano nel castello di Monserrat, proprio nell’ala dove la notte si vedono più stelle filanti.

Sequenza 15: Il ragazzo è rimasto spaventato dall’incontro col vecchio e ha paura del castello. Christine lo schernisce e gli dice che gli presenterà i suoi parenti, così lo invita a entrare. Compare all’improvviso zio Howard e spaventa il giovane, costringendolo alla fuga. Poi lo zio rimbrotta Christine per aver invitato qualcuno senza chiedere il permesso e la schiaffeggia. Lei, piangente, corre in camera.

Sequenza 16: Christine entra nella camera e rinviene dei pipistrelli morti sul letto. Corre nuovamente sul balcone ed entra urlante nella camera di Carmen. La trova nuda, a letto con Linda. Carmen ha delle forbici e la bocca sporca di sangue. Il seno di Linda sanguina. La cieca è catatonica, come sempre assorbita in un’altra dimensione. Christine osserva scioccata e confusa la bocca di Carmen saggiare voluttuosa la ferita sul seno dell’altra. La punta delle forbici gocciola sangue di rosa. Christine torna stravolta nella propria camera. I pipistrelli sono spariti. Ora può abbandonarsi a un pianto liberatorio.

Sequenza 17: Sera. Christine è sola a tavola. Nel piatto un pesce cotto. Lei non ha fame, troppi pensieri. Sente una voce che la chiama. La voce del padre morto?

Sequenza 18: A letto, tra le spire del sonno. Di nuovo la ragazza avverte la voce dall’oltretomba che la chiama per nome. Si alza e cammina per i corridoi del castello immersi nel silenzio. Intravede il corpo di una ragazza bionda stesa tra dei ceri disposti come in un rito magico/sacrificale. Spaventata corre nel parco e la figura di donna dai lunghi capelli neri della scena 6 la segue. Christine corre in vestaglia tra la vegetazione. La voce del padre sale dallo stagno delle ninfee, intanto la donna misteriosa la osserva.

Sequenza 19: Stravolta dalla corsa, la giovane arriva nei pressi di una casa immersa nella vegetazione e qui vede la sagoma del padre penzolare tra i rami.

Sequenza 20: Al castello, zia Abigail e Basilio sfilano degli anelli da una mano mozzata, forse appartenente a Erminia. Arriva Christine sconvolta per via delle apparizioni nel bosco. Lei intravede la mano mozza e sviene. Zia Abigail e Basilio si guardano sorpresi.

Sequenza 21: Christine riposa a letto, completamente nuda. Un piede fasciato di nylon bianco la risveglia. E’ Carmen che la osserva. Christine, pudica, si copre col lenzuolo e le racconta del padre. Carmen le dice di farsi vedere da uno psicanalista, poi lancia alcune frasi enigmatiche.

Sequenza 22: Siamo alla lettura fatidica del testamento. Il notaio è uno dei due guardoni della scena 13. Tutta la famiglia è presente alla lettura. Christine eredita tutto e i parenti si complimentano con lei.

Sequenza 23: Zio Howard al piano. Christine lo raggiunge. Lo zio le comunica che presto lui e gli altri se ne andranno. Basilio, affranto, accende dei cerini, Carmen è ubriaca. Christine non vuole che i suoi parenti la abbandonino e chiede loro di restare. Zio Howard la avvisa che presto se ne pentirà, lei è piena di vita e di speranze; tuttavia la ragazza è irremovibile. Zio Howard e combriccola resteranno con lei, insieme come una famiglia. Carmen accenna, da terra, un ballo ubriaco per festeggiare.

Sequenza 24: Di nuovo a letto nuda. (Christine dorme, un pipistrello sbatte le ali, altra colonna sonora dissonante. Christine, mai mostrata in viso, sempre coperta dai lunghi capelli e chiaramente controfigurata, si agita nel letto, in preda agli incubi rolliniani. Si sveglia, infila delle scarpette ed esce fuori all’aperto, nel giardino – altra location, priva della bellezza lussureggiante del Portogallo. Lentamente, delle mani sbucano da sotto le foglie secche, poi emergono delle facce biancastre sporcate da del lucido per scarpe. Dei primi piani della von Blanc vengono interpolati a queste scene sciattissime coi morti che escono dalle foglie secche. 2 o 3 comparse sceme che si muovono come dei cretini al rallentatore, cose così. I morti accerchiano Christine, lei scappa. Da un obelisco funebre esce una donna con una fiaccola accesa. Christine si rifugia dentro una catapecchia in legno e i morti la seguono, assediando la costruzione. Lei si barrica dentro, ma i morti sfondano la porta, la raggiungono. Intanto la donna con la fiaccola si avvicina, entra a sua volta nella stamberga. Indossa un lungo abito nero e digrigna i denti come una vampira rolliniana. La donna con la fiaccola – forse un’altra incarnazione della regina della notte interpretata da Anne Libert? – vuole bruciarla viva.) Christine si risveglia (la scena col fallo nero è eliminata dalla versione rimaneggiata di Rollin) e si accorge che Linda è rannicchiata nella camera. La cieca la avverte di andarsene se non vorrà finire come tutti loro. Basilio le spia dalla finestra. Linda sembra accorgersene e se ne và preoccupata.

Sequenza 25: La veggente entra nella propria stanza e viene strangolata con un laccio da Basilio.

Sequenza 26: Christine sente ancora la voce del padre che la chiama e la aspetta. Lei segue il suono e arriva nella stanza di Basilio, il quale dorme supino con una chiave stretta nel pugno. Lei gliela sfila ed esce silenziosa.

Sequenza 27: La chiave apre lo studio del padre. Christine lo ritrova impiccato alla sedia. L’uomo (o il suo fantasma di carne), dolcemente, le dice che i loro destini sono nelle mani della regina della notte, colei che ha in pugno i morti che riposano nello stagno delle ninfee. Una maledizione grava su tutto il castello di Monserrat. La regina della notte e la sua voce malefica li ha dannati per l’eternità. Anche il padre raccomanda alla figlia di andarsene via prima che sia troppo tardi. Poi la sagoma della donna dai capelli corvini compare dietro la sedie e trascina il padre nell’ombra. E’ lei la regina della notte, delle tenebre!

Sequenza 28: Christine si aggira in vestaglia nel parco della proprietà. La sagoma del padre impiccato scivola tra le fronde e l’attira come un’esca verso la casa abbandonata. Lei entra e fa i tempo a stringere il genitore, infine viene aggredita dai suoi parenti, poveri morti dannati nelle mani della regina delle tenebre. (Altra aggiunta rolliniana, coi parenti zombi che la stuprano, zio Howard controfigurato si cala i calzoni e la penetra, senza dettagli hard.)

Sequenza 29: Scorci del parco, del castello, della chiesa votiva. Christine si risveglia nel letto. Forse è stato tutto un sogno? Rivede la foto del padre. Rivediamo con lei le immagini traballanti del luna-park dell’inizio. La bocca di Carmen frugare il seno sanguinante di Linda. Immagini confuse nella mente assopita di Christine. La giovane apre gli occhi con affanno. Un vecchio dallo sguardo libidinoso (è il dottore, l’altro guardone che la spiava nel bosco) le infila un termometro in bocca. Poi le fa una puntura sul culetto roseo. Il dottore gode nel palpeggiare la malata. (Gli zombi la prelevano dal letto, la posano tra i ceri votivi. Arriva la donna con la fiaccola, che versa da un recipiente del sangue addosso alla vestaglia di Christine. Dettagli del sangue che gocciola e Christine che urla.)

Sequenza 30: (Completamente assente dalla versione rimontata di Rollin.)

Sequenza 31: Christine a letto, agitata e ansimante; un dottore (un altro) ha finito di visitarla. L’uomo scende in quella che all’inizio era la taverna di Monserrat e parla con la dottoressa dell’incipit. La donna dice che l’hanno trovata svenuta vicino alla casa abbandonata nella valle. Sentono la ragazza gridare e corrono al piano superiore. La ritrovano morta, col braccio teso verso il nulla, come per afferrare qualcuno di invisibile.

Sequenza 32: Le braccia della regina della notte accolgono Christine e la attirano verso lo stagno delle ninfee. Le due scivolano mano nella mano nell’acqua gelida. Zio Howard, Basilio, Carmen, Abigail, il dottore, il notaio, Linda le osservano sparire giù, poi avanzano a loro volta verso lo stagno. L’incedere è quello dei burattini senza vita propria.

Bene.

Le aggiunte di Jean Rollin fanno raggiungere al film l’ora e mezza canonica, ma sono talmente brutte e volgari da far rimpiangere la scena erotica con la Arno. Gli zombi di Rollin sono peggiori (dei già scarsini) morti viventi di Zombie’s Lake. Inoltre le scene inedite sono posticce, visibilmente con un’altra fotografia e girate quasi dieci anni dopo al film di Franco, insomma un’operazione tristarella. Fortuna che le edizioni in dvd e bluray hanno fatto giustizia del capolavoro di Franco, ricostruendo il film originale e lasciando questi obbrobri tra le special features, come giuste curiosità filologiche attorno a un film sperimentale dell’orrore di difficile classificazione.

8- Franco e l’alienazione nella tarda modernità
D’accordo, il film è degli anni ’70, una capsula di tempo conclusa, andata, appiattita per sempre nel vortice del tempo (tempo ciclico, destinato a ripetersi in eterno direbbe Rust in True Detective); dunque che senso ha stare qui a blaterare su un qualcosa che sopravvive solo in DVD o Blu-ray a favore di qualche feticista malato? Che senso può avere oggi, nella tarda modernità totalitaria, andare a frugare tra questi vecchi cimeli. Siamo sinceri, pensate che un ragazzo medio di 14 o 15 anni (coloro per il cui intelletto si scrive, produce quasi tutto) possa apprezzare una roba così – né carne né pesce, né porno (gonzo dove si maltrattano le tipe schiaffandogli la testa nel cesso) né horror (con inquadrature frenetiche e assalti musicali da cardiopalma)? Difficilmente. Probabilmente, dopo i primi minuti, un giovanotto inizierebbe a smanettare sul cellulare, perso dentro i pixel di qualche social network del cazzo. Dunque a che serve affannarsi a scrivere 40 pagine su un film morto e sepolto, i cui interpreti e regista sono mummie nella terra? Oggi gli horror sono i vari remake di Poltergeist o la serie di Sinister, eccetera. Posso provare a rispondere solo per me, avanzando una mia sensazione personalissima. A me il cinema (e la letteratura) di oggi non piace. Di oggi non mi piace nulla, a dire il vero. Di questa società tardomoderna incentrata su un’accelerazione del tempo, in cui tutto ciò che è solido si dissolve nell’aria e le perdite di tempo sono un peccato al capitale, non amo nulla. Il lavoro si è liquefatto in qualcosa che assomiglia sempre più alle condizioni di un lavoratore medio basso dell’800. Il concetto è lavorare sempre di più, in modo rarefatto, senza vincoli sindacali, orari e luoghi. Lavorare sempre un pochino, usurarsi di più nell’affanno di stare al passo, pena l’esclusione dal mondo lavorativo. Avete mai lavorato in un supermercato? In un outlet? In un negozio? In una banca? Se si, sapete benissimo a cosa mi riferisco. Oggi tutto accelera, è fast food, speed dating, power naps, fast & furious, i ritmi di competitività hanno diminuito sensibilmente le ore medie di sonno di ognuno di noi, a vantaggio di un’accelerazione strisciante dell’alienazione. Accelera la tecnologia, accelera la percezione che abbiamo dello spazio e del tempo e si scivola in un presente contratto, nel quale sentiamo la pressione del tempo che manca e non basta mai per finire un lavoro, più lavori contemporaneamente (siamo multitasking nel rispondere alle mail inutili di ogni giorno, nel controllare il nostro profilo, nel mandare messaggini compulsivi, nel rispondere al capo-ufficio, alla moglie, al figlio, alla maestra del figlio, all’amante o alla puttana e al pusher di fiducia). Aggiungeteci che in questo presente multitasking il vecchio welfare novecentesco è andato a farsi benedire, per cui ognuno deve cavarsela da solo o sprofondare nella melma. La realizzazione della nostra vita tardomoderna passa da qui, non dalla ricerca filosofica della felicità, bensì dal bisogno (imposto?) di vivere più esperienze possibili, di realizzare più vite (carriere, lavori, matrimoni, viaggi, scopate) possibili. La nostra vita è un elenco infinito di desideri e bisogni frustrati, mancati, mai realmente posseduti, perché subito superati da altri più nuovi, scintillanti. In questo nuovo mondo virtuale che posto può avere Franco col suo cinema sghembo, lento, narcolettico? Che senso ha Christine se non quello di regalarci(mi) una pausa di decelerazione, come un ingorgo stradale imprevisto, un modo per rallentare l’alienazione e lo stress e rimanere inerti, immaginando che un’altra vita è possibile. Certo, la mia è una decelerazione ideologica, da bastian contrario che odia quanto sopra descritto e odia i suoi simili che hanno accettato (facendolo accettare implicitamente anche ad altri) quel modo di vivere. In Franco, oggi, leggo e riconosco un bisogno di uscire fuori dai binari prestabiliti del fatto bene, dell’editing del prodotto culturale del XXI secolo. Franco, come I racconti di Dracula, come Sergio Bissoli, “scrive” male, “gira” male, è anarchico nella costruzione delle storie, non è tecnologico, non sente il bisogno di inventare cose nuove, di uscire fuori dalle sue ossessioni. Il suo cinema era funzionale al sistema dei ’70, ma nel XXI secolo iper-accelerato è solo anticaglia per 1000 feticisti del web. Nell’inerzia culturale della nostra epoca, il suo cinema, questo film, altri simili, appaiono differenti, arcani, inclassificabili.

Destinati alla sconfitta commerciale.

9- franco e il thrilling italiano
Sul retro del bellissimo bluray americano della Redemption, il film viene definito come un misterioso thrilling erotico. Thrilling? Si. Sebbene non vi sia la mano guantata dell’assassino, il rasoio e morti ammazzati, anche per me Christine ha molto del thrilling, perlomeno di un tipo di thrilling respirato, forse sognato ai margini di certe sequenze in altri film. Penso ad Amer o a The strange color of your body’s tears di Bruno Forzani & Hélene Cattet, lavori che riproducono una certa estetica thrilling degli anni ’70, epurandola dalle scenette ironiche, o dalle lungaggini investigative. Film puri, al 100 % imbevuti in immagini surreali, estetiche, barocche, misteriose. Così era, 40 anni prima, Christine di Franco. Film immerso in un’atmosfera da sogno, ricca di presagi e inquietudini. Numerose scene del film potrebbero benissimo essere confuse con analoghe sequenze di certi thrilling del periodo, ricomponendosi in un mosaico mentale ancora tutto da esplorare. Ad esempio la sequenza 17, dove Christine è immersa in una notte americana, così irreale e sospesa, tesa e fragile come corde di cristallo. Lei ha un pesce cotto nel piatto, ma non lo mangia, ci conficca dentro la forchetta, tanto da far schizzar fuori l’occhio lesso della pietanza. Poi la ragazza si alza, pensierosa, si avvicina alla finestra, rischiarata da un cielo lunare. Alle sue spalle la sagoma gotica di un candelabro. Le grandi vetrate del castello. I contorni scuri di Christine. Da un momento all’altro potrebbe sentire un rumore, girarsi di scatto e avvertire la presenza di qualcuno che respira nell’ombra, di una mano nera che apre lentamente un rasoio. Sentirà la voce del padre morto, voce arcana che la attirerà fuori, nel labirinto vegetale del parco, altro luogo simbolo del thrilling (quante di quelle storie finivano per deragliare in parchi abbandonati, cintati, tra le mura di vecchi casali, castelli e altro? Pensiamo all’altrettanto esoterico Un bianco vestito per Marialé, a I vizi morbosi di una governante, alla villa di Amore e morte nel giardino degli dei o alla perenne notte americana di I corpo presentano tracce di violenza carnale). Di thrilling vi è anche lo spunto di partenza della trama. Una giovane ragazza ingenua e di buon cuore che da Londra precipita nel cuore di un Portogallo alchemico, fitto di misteri, leggende, maledizioni (come in certi gothic thriller tipo L’assassino ha riservato 9 poltrone o La morte negli occhi del gatto). Christine (come le Susan Scott, le Edwige Fenech, le Camille Keaton, le Suzy Kendall, le Martine Brochard) è una giovane hippy giramondo, una ragazza liquida immersa in una società liquida, dove ci si sposta, si viaggia in aereo, velocemente. Il clima è quello del viaggio perenne e borghese che si respira in quasi tutti i thrilling dei ’70, dove i personaggi non hanno mai problemi economici o di reperibilità lavorative. Diciamo pure una certa inconsistenza ideologica o realistica di fondo. La von Blanc è una perfetta eroina thrilling, pronta per i set di un Lenzi, un Martino, un Bava. Ecco Bava. In fondo Monserrat è una sorta di baia chiusa, come quella di Ecologia di un delitto. Un luogo tagliato dal resto del mondo, in cui si dovrà dare lettura di un testamento dinanzi a una platea di potenziali eredi.

E in ogni erede, insegna Bava, si cela un potenziale assassino. Un pazzo lucido.

A parte queste suggestioni, Franco tornerà al thrilling col successivo La figlia di Dracula (1972), con Britt Nichols (la Carmen in Christine), Anne Libert (la regina della notte in Christine) e Howard Vernon (zio Howard in Christine). La figlia di Dracula è un altro capolavoro del regista spagnolo, curioso mix tra le atmosfere gotiche di un horror Universal coi vampiri e le vampire e un thrilling italiano degli anni 70. Qui la protagonista è la Nichols, novella Christine che, durante l’estate, torna a visitare l’anziana e malata madre sul letto di morte (forte analogia con l’incipit di Christine). La donna, prima di spirare, rivela alla figlia hippy di averla procreata dopo esser stata violentata da un mostro che riposa nelle segrete del castello di famiglia: il conte Dracula! Tutti loro sono dei vampiri, degli esseri assetati di sangue! Poco dopo, nel vicino villaggio, giovani ragazze cadono vittima di un misterioso maniaco nerovestito che le dissangua a morsi.

Qui Franco gioca abilmente coi generi, mostrando le tipiche scene con l’occhio onnisciente del maniaco che spia le sue vittime mentre si spogliano, mentre fanno l’amore (saffico), mentre si fanno il bagno. Un maniaco dall’iconografia classica che sembra uscito dall’Uccello dalle piume di cristallo di Argento e tuttavia si muove in un contesto fatto di castelli, cripte, bare con dentro un Dracula classico in frac!

10- Franco e il surrealismo portoghese (conclusioni)
– O que è o surrealismo?

– E’ a morte dos séculos projectando uma sombra muito longa debaixo da àgua do sonho.

– O que è o sonho?

– E’ uma chama obscurecida pelo recalcamento do desejo.

(Carlos Calvet, Mario Henrique Leira, Un cadàver esquisito 1948)