‘Di corvi e di ombre’ di Gabriele Luzzini – Recensione di Simone Dellera

Prima Arrivarono i Corvi. Sopraggiunsero Poi le Ombre. Infine Non Rimase Più Nulla.È con queste tre frasi, che ovviamente calzano a pennello, prese in prestito dall’Autore, che danno il titolo anche alla recensione, che vorrei iniziare questo lungo viaggio attraverso i numerosi racconti che compongono questa variegata antologia.
Una raccolta di racconti divisa in tre parti distinte. La prima parte chiamata “I corvi” è quella Esoterica, la seconda “Le ombre” è legata al Paranormale, un lungo salto nell’Altrove, mentre la terza “Il nulla” troverà piena spiegazione nella parola che compone il titolo.
“La risposta giusta” si apre ponendo la questione sull”eutanasia”, “Il prigioniero” (narra della pietà e) ci sbalza nel tempo cupo dell’inquisizione e ci porta nel 1440 a rivivere gli ultimi giorni del maresciallo di Francia Gilles de Rais implicato in pratiche alchemiche e occulte, compagno d’armi di Giovanna d’Arco.

“Il fotografo” breve racconto e “Gli occhi dell’altro”, uno di quelli che reputo migliori della raccolta, sono spiazzanti, ben confezionati in un finale decisamente a sorpresa che non lascia dubbi sull’intento dell’Autore in questa prima parte…ovvero la realtà quotidiana, che a volte cela mostri ben peggiori di quelli che potremmo trovare facendo due passi nel paranormale. È sicuramente un paradosso, e il triste motto è sempre il medesimo… a volta la realtà supera la finzione. “Il buon uomo” è decisamente il paradosso, così come il seguente “Lucifero” è una degna metafora del male che dalla notte dei tempi ha preso residenza in ogni animo dell’uomo. Scritto con pennellate ciniche non risparmia un altro buon finale. Ma la palma d’oro di questa prima parte dedicata alla “follia” dell’uomo, la vince senza ombra di dubbio il racconto “L’erborista” (presi dalla storia, il finale… ovviamente in maniera molto cinica… fa addirittura sorridere), geniale e graffiante nella sua dilagante pazzia. “Il veggente” racconto conclusivo de “I corvi” assume connotati polizieschi e prepara a confondersi con “Le ombre” della seconda parte.
Racconti in questa prima parte che non lasciano il tempo che trovano, ma diventano delle buone basi su cui riflettere.
Lasciamo quindi la nera quotidianità per addentrarci attraverso “Le ombre” di una lettura tipicamente con basi horror, reinterpretata in maniera decisamente originale e con finali perlopiù spiazzanti che rendono i racconti qualitativamente interessanti e che come nella prima parte donano una marcia in più al genere trattato. Infatti, “Le ombre”, anche se inspiegabili e avvolte da un alone decisamente paranormale, a volte sono amiche e donano refrigerio all’anima.
È il caso di “Una bizzarra abitudine” in cui diffamazione ed espiazione vanno a braccetto. “17:17” è un tangibile balzo nell’ignoto che si cela nelle ombre generate dal paranormale, mentre “Il passaggio” è l’antitesi del racconto precedente che lascia la protagonista senza una via di scampo terreno. “Un caffè da Dio” offre un’altra chance dal gusto forte e robusto ma fatto su misura per ogni tipo di cliente. “Sidereus Nuncius” affonda le proprie radici nella fantascienza per far crescere una “vegetazione” ibrida con l’horror, in una trasposizione originale dei due generi. “L’anima della scienza” vede protagonista Raimondo di Sangro, principe di Sansevero e un suo esperimento agghiacciante. Apprezzate anche le note a conclusione del racconto. In “Visite di cortesia” che preannunciano un matrimonio di casa in casa alla di lei nutrita parentela, oltre alla noia delle visite obbligate, il finale sarà tutto a favore (e che favore!) dello sposo. “La nebbia” è suddiviso in due parti fuse insieme, la prima che riguarda il presente e che ricorda i banchi di nebbia di Carpenter in “The fog”, e la seconda fatta di memorie della navigazione, in un racconto che si allinea con quelli di Hodgson… un maledetto racconto di mare. “La notte” è l’eternità ferma in un commiato, mentre “Il buio” può essere interpretato come una nuova forma di esistenza composta di ombre. “Il piccolo popolo” uno dei racconti più lunghi, (e uno dei più riusciti della raccolta), ci porta in un piccolo paesino montano romanticamente e struggentemente descritto, tanto che il pathos che creano le descrizioni, lo fanno diventare quasi un “personaggio” e non una cittadina. Avvolto dal mistero e dallo strano scorrere del tempo, Tullio affronta la sera alla ricerca di Michela… e le nuove ombre ambigue del paesaggio al crepuscolo… rapiscono nuovamente il lettore per un finale a sorpresa. “La cena perfetta” è diabolicamente bello, ed esalta uno dei sette vizi capitali… la gola. “Gilgamesh”, anch’esso lungo rispetto ai canoni degli altri racconti, è un buon mix di suspence che miscela il classico soggetto della casa stregata, alla paura atavica dei mostri che si generano negli angoli bui della mente o di una terrificante realtà impossibile da contemplare. “La casa dalle finestre murate” e i suoi vivi doccioni di pietra, trasformano il breve racconto in una fiaba nera. “Il quadro” nella sua perfetta esecuzione comprensiva di dettagliati particolari, assume i connotati di un’istantanea per l’ignaro osservatore. “Turno di notte” è un racconto cupo, avvolto più che mai dal nero manto della notte e irrorato dallo scrosciare della pioggia di un temporale con un finale infinito. Lo sappiamo tutti che la musica è immortale, ma mai come ne “Il party”. Per preservare la bellezza della propria donna evitando di farla sfiorire per il passaggio degli inesorabili anni… bisogna allo stesso modo preservare anche se stessi. Se avete qualche dubbio in proposito, “L’anniversario” potrà schiarirvi le idee.
La terza parte è dedicata “al nulla” e sarà sicuramente facile per il lettore immaginare cosa troverà fra inesistenti pagine vergate da un inchiostro simpatico.
La narrazione di ogni racconto risulta essenziale e nonostante siano per la maggior parte brevi, escluso qualche lungo racconto, le poche informazioni che riceviamo sui protagonisti sono sufficienti per rendere una buona caratterizzazione per quanto sia permesso in racconti molto brevi. La stessa cosa vale per le descrizioni degli ambienti, poche ma d’impatto come la scelta delle parole che compongono la struttura narrativa per una migliore immedesimazione. E dulcis in fundo… alcuni passaggi hanno il sapore della poesia. Un universo variegato di tematiche soprannaturali da non lasciarsi sfuggire…
CONSIGLIATISSIMO!!!