‘Il Diavolo Dentro’ di Roberto Ottonelli – Recensione di Simone Dellera

L’Autostrada per L’Inferno!!!
Liberamente ispirato alla vicenda delle Bestie di Satana…
Il romanzo è inizialmente ambientato negli anni’80, più precisamente nelle sue fasi iniziali, tolto il prologo, nell’86 quando avviene l’incidente della centrale nucleare di Chernobyl.
In parallelo la narrazione segue un doppio filo, quello della famiglia Miconi e dell’adolescente Manuela al di fuori dell’istituto con la sua nuova famiglia adottiva.
Il prologo delle giornate passate in Istituto è eccezionale, scritto come solo un bambino potrebbe tenere un piccolo diario. Operazione da tramutare su carta con le sensazioni delle giornate nostalgiche e perse, ben più ardua di quanto si possa pensare. In questo frangente facciamo la conoscenza di Andrea…
Mentre il primo capitolo si apre introducendoci Clara, i suoi problemi in famiglia che sono molto di più di quelli adolescenziali, e l’inserimento nella cattiva compagnia di turno e il primo utilizzo di droghe pesanti. E a questo proposito, l’Autore descrive il viaggio con il primo allucinogeno, e la frase più significativa di questo distorto passaggio “Sono in un labirinto e dovunque vada sbatto con violenza contro la mia immagine” è una perfetta metafora di come ogni scelta, sopratutto quelle più infelici, siano forse parte anche di una debolezza, ma sicuramente alimentate da se stessi e dal continuo sbattere e confrontarsi con la propria immagine che è la prima causa della colpa, come in questo specifico caso.
Remo, il padre di Clara, dopo la morte della figlia, scambia l’egoismo personale (naturalmente ai danni del prossimo) per un’insulsa rinascita che eleva l’uomo e quindi la sua condizione verso una trascendenza tanto ricercata e mai trovata. In altri termini, la stupidità di soggetti esaltati per il loro “finto” benessere che si traduce in violenza gratuita verso il prossimo per sfogare la loro impotente frustrazione, è simile a quella di un fanatico religioso, e in entrambi i casi si smarrisce il vero senso della carità insieme allo scopo “ultimo” della vita, arrivando a contemplare la propria distorta visione personale come unica, alla stessa stregua di un dittatore. Nella “cattiva” esaltazione si perde in un bicchier d’acqua il senso dell’esistenza, e il romanzo lo testimonia appieno! Infatti, Remo applicherà alla lettera la sua alterata, deformata e snaturata filosofia con lo schianto finale della sua macchina con l’amante-prostituta Luana, lanciata a folle velocità sull’autostrada dell’inferno.
Mentre in parallelo, Manuela si “scontra” con la nuova famiglia e “incontra” Michele Lince, la musica metal, le droghe e gli abusi sessuali a cui è giornalmente sottoposta e succube grazie alle cattive compagnie che frequenta.
Intercalare con il doppio filo di narrazione, è introdotto con un piccolo excursus anche Andrea, già conosciuto nel prologo riguardante l’orfanotrofio, che assumerà un ruolo di spicco ma solo a conclusione del romanzo.
E mentre il tempo trascorre inesorabile, ritroviamo Pietro, fratello minore di Clara, alle prese con la sua nuova dirompente e distruttiva personalità, pronto a seguire le orme del padre suicida e invasato da sinistri demoni.
L’intreccio narrativo da circa la seconda metà del romanzo, unirà in un unico agghiacciante insieme (una vera miscela esplosiva) le anime e le vite tormentate dei personaggi principali, inizialmente battenti strade diverse per poi incontrarsi al crocevia che non può essere nient’altro che quello della morte, per firmare il solito patto con il Diavolo la cui risoluzione finale è sempre la medesima.
Il romanzo è coinvolgente e al tempo stesso sconcertante, poiché liberamente tratto da eventi realmente accaduti, e in quale proporzione rispetto alla realtà è stato romanzato dall’Autore, onestamente ha poca importanza. L’attenzione del lettore è morbosamente catturata dalla narrazione, dalla fluente scrittura e dai malsani personaggi ben tratteggiati. Si respira un’aria di putredine sin dalle prime battute, ma il culmine lo si raggiunge dalla seconda metà in poi, quando la deviata filosofia si trasforma in azioni raccapriccianti. Questo non è un classico racconto horror, ma uno reale di orrore urbano, talmente vicino alla vita di tutti i giorni, che lascia attoniti, sgomenti e fa venire letteralmente i brividi. Non si sa da dove prenda esattamente vita la pazzia, quale sia la prima scintilla di antimateria che accende la miccia, dove attinga le sue note più nere per comporre la sua tetra sinfonia di morte, ma di sicuro non risiede nella musica Metal, né nei film d’Orrore per quanto cruenti possano essere, tantomeno nella Letteratura di Genere, bensì il veicolo principale di diffusione, rimane sempre il cervello malato delle persone che ci stanno intorno. Ed è proprio quando il romanzo riporta in calce la famosa scritta “The End”, mai termine in questo caso poteva essere più azzeccato, che il lettore comincia a pensare.
CONSIGLIATISSIMO!!!