E che cavoli! (la maledizione dei Bergrisi) – di Massimiliano Del Tiferno

L’estate appena finita mostrava la sua innaturale benevolenza. Le messi erano state abbondanti e le bestie avevano generato nuovi animali forti e sani.
Nonostante il giorno durasse già meno della notte la temperatura era mite e i campi donavano ancora erbe e piante fresche copiose.
Fu a causa di quella grande prosperità che dal nord arrivarono i Vanir portando con loro i Bergrisi, stirpe di giganti sanguinari e spietati. Il loro re si chiamava Jotunn l’ingordo, temuto dal popolo degli Uomini più d’ogni altro nemico. Infestava valli e fiordi da secoli, portando carestia, morte e distruzione.

I primi villaggi caddero nel tempo di un alba. Vecchi e bambini fuggivano portando con sé solo il monito di quanto accaduto. I giganti si accanivano sui granai e nei magazzini divorando quantità inimmaginabili di cibo. Presto per i sopravvissuti non ebbero più nulla da mangiare, condannati dai Giganti a morire di fame e di stenti o divorati.
Furono i corvi a portare al Padre degli Dei il triste resoconto di quanto accadeva ai piedi dell’ Yggrasill.
Decise che il tempo dei Giganti era giunto alla fine.
Montò ancora una volta Sleipnir il cavallo dalle otto zampe e con il rombo della tempesta cadde come il Mjolnir sull’incudine tra i giganti festanti.
Gungnir, la lancia implacabile quella notte non tacque mai. La furia del Padre scosse la terra e il mare. Anche la tempesta tacque tanto era il fragore della battaglia.
Infine rimase solo Jotunn l’ingordo a implorare la pietà del divino padre, che tuttavia non ebbe remora alcuna e impugnando la sua lancia con entrambe le mani colpì il gigante alla tempia così forte che il suo cervello si frantumó finemente ricadendo sui campi del Popolo degli Uomini.
Su quei campi cadde la neve, e dai resti del gigante nacquero nuovi frutti della terra, capaci di resistere al freddo e alla carestia. Gli uomini conobbero dunque i cavoli in tutte le sue forme e qualità.
Da quel giorno la maledizione dei Bergrisi divenne benedizione per gli uomini, che poterono cibarsi anche nei mesi freddi, aspettando che il giorno durasse più della notte.