Recensioni

La Vertigine dell’Assurdo e piccola Enciclopedia vampirica
17 giugno 2019 su www.igufinarranti.altervista.org
A cura di Sandra Pauletto

Questo piccolo saggio di Gabriele Luzzini che si intitola “La vertigine dell’assurdo e piccola enciclopedia vampirica (vicende impossibili sul baratro del probabile)” .
Titolo, con sottotitolo lungo e complesso, che non lascia dubbi sul contenuto del testo. Ma se qualcuno ancora ne avesse, Luzzini fa una dedica al lettore, che li dipana tutti:
“A coloro che camminano sul ciglio del baratro e hanno il coraggio di guardare giù”.
Nelle poco più di cento pagine che formano il saggio, disponibile sia in cartaceo che in digitale, si fa una carrellata e una scorpacciata dei più famosi (ma non per tutti) personaggi e luoghi che hanno nella loro storia qualcosa di soprannaturale.
Gabriele Luzzini racconta ad esempio di “Azzurrina”, la bimba apparentemente scomparsa nel nulla inseguendo una palla di pezza nel castello dove viveva. Fatto già di per sé misterioso, al quale va aggiunto che si dice si possa sentire il suo fantasma aggirarsi tra quelle mura.
È un libro per i più curiosi e meno scettici che dà, per quanto possibile visto il numero delle pagine, tutte le informazioni utili ad inquadrare il fenomeno.
Grazie a “La vertigine dell’assurdo” facciamo conoscenza anche con mostri mitologici che affondano le loro radici nella tradizione popolare e nei testi classici.
Avete mai sentito parlare ad esempio della “Strige” e della “Tunda”? No? Non sapete cosa vi siete persi!
Se amate il paranormale, le cose strane, tutto ciò che fa vacillare quello che comunemente appartiene alla “realtà” allora il saggio di Luzzini fa per voi.
Scorrevole, ben strutturato e dal linguaggio volutamente semplice, vi permette davvero di sbirciare oltre il burrone, oltre la materia, parlandovi a conoscenza di fatti apparentemente impossibili anche solo da raccontare.
È un libro che va comprato, letto e tenuto lì a disposizione per una futura consultazione. Come un piccolo Bignami dell’impossibile per gli scettici, o come un prezioso studio enciclopedico per chi crede che al mondo sia tutto possibile.

La Vertigine dell’Assurdo e piccola Enciclopedia vampirica
04 maggio 2019 su store.streetlib.com
A cura di Monica Porta

Il tuffo nell’inspiegabile è diventato realtà. L’ignoto da oggi è più vicino.
Conoscevo già la straordinaria capacità scrittoria di Gabriele Luzzini. Nel Web, è il punto di riferimento per esperti e appassionati della materia, così ho acquistato anche il suo ultimo e-book, la Vertigine dell’Assurdo e Piccola Enciclopedia Vampirica. E ne sono rimasta entusiasta. E’ una raccolta di rara bellezza, suddivisa in più parti. Nella prima, “Inquietudini dall’Aldilà”, gli articoli riguardano storie di fantasmi e raccontano l’essere umano spinto nel tempo più estremo della sua esistenza, quella dopo la morte. Non c’è mistero più grande, per me, perché la morte è l’unico elemento che ci accomuna tutti e per la quale siamo disposti a lottare strenuamente. Due articoli, in particolare, hanno attirato la mia attenzione: “L’impronta dall’Aldilà” e “il castello di Montebello e lo spettro di Azzurrina” per la verosimiglianza di entrambe le storie con i fatti accaduti. Nella seconda, “Creature dall’Altrove”, il fascino del mistero si colora di giallo e i mostri vestono da protagonisti d’incubi non solo notturni, come nell’articolo “La bestia della brughiera di Bodmin”. Nella terza, “l’insolito quotidiano” segnalo “le macabre decorazioni di San Bernardino delle Ossa” perché ho visitato la Chiesa e mi sono ritrovata avvolta dalle puntuali e dettagliate descrizioni dell’Autore. Il linguaggio accattivante e forbito del libro coinvolge anche chi si approccia per la prima volta al genere, rendendolo adatto a tutti. Gabriele Luzzini è una certezza nel panorama letterario italiano e mi piacerebbe trovarlo anche in libreria fra le pile di libri e il profumo della carta stampata. Sono convinta che abbia anche nuovi progetti nel cassetto che attendono solo l’occasione propizia per nascere. Il tuffo nell’inspiegabile è diventato realtà. L’ignoto da oggi è più vicino.

Di corvi e di ombre
13 marzo 2018 su www.facebook.com/recensionidallaltrove/
A cura di Simone Dellera

Prima Arrivarono i Corvi. Sopraggiunsero Poi le Ombre. Infine Non Rimase Più Nulla.
È con queste tre frasi, che ovviamente calzano a pennello, prese in prestito dall’Autore, che danno il titolo anche alla recensione, che vorrei iniziare questo lungo viaggio attraverso i numerosi racconti che compongono questa variegata antologia.
Una raccolta di racconti divisa in tre parti distinte. La prima parte chiamata “I corvi” è quella Esoterica, la seconda “Le ombre” è legata al Paranormale, un lungo salto nell’Altrove, mentre la terza “Il nulla” troverà piena spiegazione nella parola che compone il titolo.
“La risposta giusta” si apre ponendo la questione sull”eutanasia”, “Il prigioniero” (narra della pietà e) ci sbalza nel tempo cupo dell’inquisizione e ci porta nel 1440 a rivivere gli ultimi giorni del maresciallo di Francia Gilles de Rais implicato in pratiche alchemiche e occulte, compagno d’armi di Giovanna d’Arco.
“Il fotografo” breve racconto e “Gli occhi dell’altro”, uno di quelli che reputo migliori della raccolta, sono spiazzanti, ben confezionati in un finale decisamente a sorpresa che non lascia dubbi sull’intento dell’Autore in questa prima parte…ovvero la realtà quotidiana, che a volte cela mostri ben peggiori di quelli che potremmo trovare facendo due passi nel paranormale. È sicuramente un paradosso, e il triste motto è sempre il medesimo… a volta la realtà supera la finzione. “Il buon uomo” è decisamente il paradosso, così come il seguente “Lucifero” è una degna metafora del male che dalla notte dei tempi ha preso residenza in ogni animo dell’uomo. Scritto con pennellate ciniche non risparmia un altro buon finale. Ma la palma d’oro di questa prima parte dedicata alla “follia” dell’uomo, la vince senza ombra di dubbio il racconto “L’erborista” (presi dalla storia, il finale… ovviamente in maniera molto cinica… fa addirittura sorridere), geniale e graffiante nella sua dilagante pazzia. “Il veggente” racconto conclusivo de “I corvi” assume connotati polizieschi e prepara a confondersi con “Le ombre” della seconda parte.
Racconti in questa prima parte che non lasciano il tempo che trovano, ma diventano delle buone basi su cui riflettere.
Lasciamo quindi la nera quotidianità per addentrarci attraverso “Le ombre” di una lettura tipicamente con basi horror, reinterpretata in maniera decisamente originale e con finali perlopiù spiazzanti che rendono i racconti qualitativamente interessanti e che come nella prima parte donano una marcia in più al genere trattato. Infatti, “Le ombre”, anche se inspiegabili e avvolte da un alone decisamente paranormale, a volte sono amiche e donano refrigerio all’anima.
È il caso di “Una bizzarra abitudine” in cui diffamazione ed espiazione vanno a braccetto. “17:17” è un tangibile balzo nell’ignoto che si cela nelle ombre generate dal paranormale, mentre “Il passaggio” è l’antitesi del racconto precedente che lascia la protagonista senza una via di scampo terreno. “Un caffè da Dio” offre un’altra chance dal gusto forte e robusto ma fatto su misura per ogni tipo di cliente. “Sidereus Nuncius” affonda le proprie radici nella fantascienza per far crescere una “vegetazione” ibrida con l’horror, in una trasposizione originale dei due generi. “L’anima della scienza” vede protagonista Raimondo di Sangro, principe di Sansevero e un suo esperimento agghiacciante. Apprezzate anche le note a conclusione del racconto. In “Visite di cortesia” che preannunciano un matrimonio di casa in casa alla di lei nutrita parentela, oltre alla noia delle visite obbligate, il finale sarà tutto a favore (e che favore!) dello sposo. “La nebbia” è suddiviso in due parti fuse insieme, la prima che riguarda il presente e che ricorda i banchi di nebbia di Carpenter in “The fog”, e la seconda fatta di memorie della navigazione, in un racconto che si allinea con quelli di Hodgson… un maledetto racconto di mare. “La notte” è l’eternità ferma in un commiato, mentre “Il buio” può essere interpretato come una nuova forma di esistenza composta di ombre. “Il piccolo popolo” uno dei racconti più lunghi, (e uno dei più riusciti della raccolta), ci porta in un piccolo paesino montano romanticamente e struggentemente descritto, tanto che il pathos che creano le descrizioni, lo fanno diventare quasi un “personaggio” e non una cittadina. Avvolto dal mistero e dallo strano scorrere del tempo, Tullio affronta la sera alla ricerca di Michela… e le nuove ombre ambigue del paesaggio al crepuscolo… rapiscono nuovamente il lettore per un finale a sorpresa. “La cena perfetta” è diabolicamente bello, ed esalta uno dei sette vizi capitali… la gola. “Gilgamesh”, anch’esso lungo rispetto ai canoni degli altri racconti, è un buon mix di suspence che miscela il classico soggetto della casa stregata, alla paura atavica dei mostri che si generano negli angoli bui della mente o di una terrificante realtà impossibile da contemplare. “La casa dalle finestre murate” e i suoi vivi doccioni di pietra, trasformano il breve racconto in una fiaba nera. “Il quadro” nella sua perfetta esecuzione comprensiva di dettagliati particolari, assume i connotati di un’istantanea per l’ignaro osservatore. “Turno di notte” è un racconto cupo, avvolto più che mai dal nero manto della notte e irrorato dallo scrosciare della pioggia di un temporale con un finale infinito. Lo sappiamo tutti che la musica è immortale, ma mai come ne “Il party”. Per preservare la bellezza della propria donna evitando di farla sfiorire per il passaggio degli inesorabili anni… bisogna allo stesso modo preservare anche se stessi. Se avete qualche dubbio in proposito, “L’anniversario” potrà schiarirvi le idee.
La terza parte è dedicata “al nulla” e sarà sicuramente facile per il lettore immaginare cosa troverà fra inesistenti pagine vergate da un inchiostro simpatico.
La narrazione di ogni racconto risulta essenziale e nonostante siano per la maggior parte brevi, escluso qualche lungo racconto, le poche informazioni che riceviamo sui protagonisti sono sufficienti per rendere una buona caratterizzazione per quanto sia permesso in racconti molto brevi. La stessa cosa vale per le descrizioni degli ambienti, poche ma d’impatto come la scelta delle parole che compongono la struttura narrativa per una migliore immedesimazione. E dulcis in fundo… alcuni passaggi hanno il sapore della poesia. Un universo variegato di tematiche soprannaturali da non lasciarsi sfuggire…
CONSIGLIATISSIMO!!!
Voto 5/5
Recensione presente anche su Amazon

Oltre i Margini del Possibile
30 aprile 2017 su www.sogliaoscura.org
A cura di Monica Porta

Ogni città contiene il passaggio di secoli e spesso anche misteri inspiegabili. “Oltre i Margini del Possibile” porta più in là. La prosa solida di Gabriele Luzzini guida il lettore attraverso il tempo e i luoghi. L’insolito, l’orrore e il mistero così si mescolano in cinquantadue mirabili articoli. Leggere questo libro forse non ci aiuterà a risvegliare incantesimi, ma apre senz’altro a nuovi e più liberi orizzonti.

Di corvi e di ombre
23 dicembre 2016 su autricemonikamblog.wordpress.com
A cura di Monika M.

Prima arrivarono i Corvi .
Sopraggiunsero poi le Ombre.
Infine non rimase Nulla.
Di Corvi e di Ombre è una raccolta di racconti suddivisi in tre sfumature :
Corvi , narrazioni cruente ma reali , possibili storie di cronaca nera.
Ombre , il sottile confine tra i mondi viene meno ed il paranormale sconfina nella vita quotidiana.
Nulla, …
Lo stile di Gabriele Luzzini è essenziale.
Le descrizioni sono ben equilibrate con la narrazione, fondendosi con essa, donando al lettore gli elementi determinanti. I racconti catturano sapientemente l’attenzione, lasciando crescere un patos dovuto alla imperscrutabilità degli eventi , al mistero che essi lentamente svelano.
I personaggi poi risultano reali, empiricamente costruiti, rappresentano una quotidianità concreta , in cui ogni lettore non fatica a riconoscersi e questo è parte del piacere che rappresenta leggere questo autore.
Esperto del mistero e di ogni sua manifestazione , Gabriele Luzzini, vi condurrà lì dove molti non osano metter piede: il paranormale .
I racconti si susseguiranno come paesaggio di un lungo viaggio che ,davanti ai vostri occhi, scorrerà fino a condurvi proprio dove siete attesi ed ogni vostra certezza verrà meno… Non lo credete possibile? Allora non vi resta che leggere… e buona esplorazione!
Lo consiglio? Assolutamente SI!
Recensione presente anche su Amazon

Di corvi e di ombre
02 febbraio 2014 su www.latelanera.com
a cura della redazione

Un libro… In cui le parti sono due. O forse tre. Dovremmo chiederlo direttamente ai corvi e alle ombre che albergano al suo interno.

Quarantasei racconti, alcuni composti da una manciata di parole, altri che si dipanano su strutture più articolate e complesse, per avvilupare il lettore nell’inestricabile trama dell’insolito.

Eventi del quotidiano si mescolano al paranormale ma anche alle zone di tenebra che inevitabilmente portiamo con noi, nonostante cerchiamo di ignorarle.

Non è possibile anticipare quel che troverete, poiché il campionario proposto è talmente proteiforme e sfaccettato che qualche ‘mostro’, qualche prodigio, potrebbe risentirsene per essere stato omesso.

Ma potrete conoscerli tutti, trovandoli talvolta addirittura gradevoli e affabili.Non fidatevi! Vengono dal regno buio dell’immaginazione, dalle cappe sdrucite dal folklore o dalla cronaca nera la cui lettura ci serra l’animo.

La prima parte, I CORVI, narra infatti di eventi che potrebbero accadere, senza scomodare spiriti inquieti o maledizioni che non si possono sciogliere. Non c’è alcuna ‘straordinarietà’ nel loro orrore. Solo un pugno alla bocca dello stomaco per togliere il fiato. Sono racconti che traggono la loro forza da chi ha smarrito la propria umanità. O che forse non l’ha mai avuta.

La seconda parte, LE OMBRE, mette al centro della narrazione il soprannaturale, ciò che sfugge alla scienza convenzionale o che semplicemente è inesplicabile.
Le ombre si materializzano cibandosi di brividi e terrore. Sensazioni, percezioni, incubi e leggende che emergono dalle righe dei racconti, facendo leva su impalpabili inquietudini.

I corvi e le ombre vi attendono. Non fateli aspettare.

Cronache dalla Soglia Oscura
29 Aprile 2009 su www.sogliaoscura.org
A cura di Oscar Perli

Aristotele, Manzoni e Luzzini scavalcano la Soglia Oscura
Partiamo subito da una buona notizia.
Partiamo dalla citazione colta che fa da incipit alla “Prefazione” di tal Gordon Miles e che si rivela immediatamente come una buona notizia.
Facciamo subito anche noi due citazioni colte che fanno sempre la loro bella figura e che così poi ce le togliamo subito e facciamo vedere che non siamo degli sprovveduti ma che la buona notizia sussiste sul serio.
E ci affidiamo a due capisaldi della cultura Occidentale: uno che è addirittura il padre della lingua italiana con la sua “Lettre a Monsieur Chauvet sur l’unité de temps et de lieu dans la tragedié”e l’altro nientepopodimenoche il “maestro di color che sanno”come apostrofò Dante, e così tiriamo in mezzo anche lui e fanno tre, Aristotele con la sua “Poetica” e le celeberrime unità di tempo, di tema e di spazio.
Ebbene la buona notizia arriva da un brano de “La filosofia della composizione” di Poe, che, tra le altre cose, non può esser che il miglior termine di paragone con Luzzini.
E Edgar Allan viene tirato in ballo nella parte in cui sostiene l’assoluta necessità di scrivere per far leggere “in una sola seduta” il lettore, anche e soprattutto per non spezzare gli incantesimi sottesi al testo, i canovacci del mistero, i pozzi e i pendoli dell’ignoto che non renderebbero tutta la loro carica onirica se “si interpongono le vicende del mondo”.
Ed ecco appunto la buona notizia.
Finalmente un libro che si vuole incuneare tra le vicende del mondo. Non le vuole scalzare ma discretamente vuole sottrarre una manciata di tempo al lettore tra i frastuoni della vita contemporanea in cui tutti hanno da dirci qualcosa.
E di qui la prima astuzia e quindi bravura, per quel che ci riguarda, di Luzzini: come il mistero sfugge e scorre, si svela e si nasconde, c’è e può non esserci, così anche il libro deve esser preso e ripreso e preso e ripreso e preso e ripreso tra un racconto e l’altro: ogni racconto si autoconclude ma la storia si dipana strisciante in un fil rouge di cui solo alla fine ti accorgi di non aver colto nemmeno il capo della matassa poiché sfilacciato in tanti racconti.
Luzzini ne fa, come è giusto che sia, un tema puramente stilistico ma noi cogliamo dietro a questo anche la volontà discreta di farsi sentire sottovoce come sottovoce si vanno a svelare i fatti aldilà della soglia oscura.
Non si urlano certo le cronache di un Oltre quando già di qui dall’Oltre tutti urlano. E tra letterine e ballerine, troniste e tronisti, opinioniste e opinionisti, signorine e Signorini, e la lunga lista degli avvezzi all’uso scriteriato del giudizio onnicomprensivo della nostra società salottiera, finalmente un libro che promette la tanto cara e tanto dimenticata concisione.
Finalmente un libro che svela il mistero dandosi sempre un’unità di luogo, tema e spazio.
Finalmente un libro che si contiene nel fluire del testo.
Finalmente un libro sussurrato e non urlato.
Finalmente un libro che dice quel che vuole dirci nel giusto tempo.
Finalmente un libro che non si dipana in tomi fragorosi che non solo non stanno in borsetta ma nemmeno ti sogneresti mai di portarti in un bagaglio a mano ricordandoti che il peso massimo consentito si aggira attorno ai sette chilogrammi.
E da qui giù nel vortice che ti avviluppa una volta varcata la soglia oscura.
Il mistero si sussurra nelle pieghe del non detto e la sola scelta dei titoli dei racconti solletica già l’attesa di un colpo di scena.
Lo stile stupisce.
È uno stile arcaico, ottocentesco, fatto di frasi brevi e dialoghi stringati, essenziali, e che va a ripescare termini obsoleti che non si sentono da anni, che si rivedono nella memoria di ciascuno con le letture dei Classici al liceo, ma che si sa che stanno bene così, che stanno bene insieme. E quindi: il portamento è fiero, il fumo fa volute che sono ampie, il cammino degli innamorati è cieco, il sapore del tabacco è aspro, le immagini si stampano, le ragnatele albergano indisturbate, della bellezza ci si bea, le ragazze si chiamano fanciulle, le auto macinano chilometri e via così.
È, di nuovo, un Edgar Allan Poe con un taglio decisamente italico di fine Ottocento.
Stile di Luzzini o necessità narrativa? Comunque le storie scorrono, le vite scorrono come fiumi in piena, scriverebbe il Nostro, e il lettore si ritrova in un attimo all’ultimo racconto ambientato sul Lungo Arno, dove appunto proprio il Manzoni ci era andato a“sciacquare i panni” dello stile dopo aver scritto a Monsieur Chauvet.
I topoi narrativi del genere ci sono tutti.
C’è il marinaio nella nebbia, vampiri, la sirena, il boia, talismani, il prete che muore in sacrestia, la torta avvelenata, fate e regni incantati, licantropi, quadri che prendono vita, l’anniversario di morte e addirittura vere guest star Lucifero e la Morte in persona.
C’è persino una capatina in Russia con l’Armata Rossa e nella Francia del 1440.
Assolutamente geniali “La risposta giusta” e “L’ultima sigaretta” che toccano due temi molto rilevanti della nostra società dall’angolo di visuale della soglia oscura e mai ce lo si sarebbe potuto aspettare e “Gli occhi dell’altro” con una citazione dell’accoppiata Dalì-Bonuel.
L’ultima parte del libro “…E forse è già accaduto” è costituita da quattro eventi su cui c’è già stata letteratura ovvero dei casi che si sono verificati e di cui l’autore sostiene di avere una sorta di prove, pur lasciando sempre alla fine della narrazione una forte ombra di dubbio.
Tutti e quattro i casi hanno in comune la bramosia del ricordo: i protagonisti hanno alle spalle qualcuno che se ne è andato e che attraverso oggetti e apparizioni vuole aiutare e comunicare con l’Aldiquà.
Se nella prima parte il mistero affascina, intriga e avvolge, la seconda frena la curiosità fine a se stessa e insinua una sottilissima malinconia, fragile come la parete che separa i due Mondi.
Non sappiamo cosa ci sia realmente dietro la soglia oscura ma di una cosa ne siamo certi: se dietro la soglia ci fosse Gabriele Luzzini di sicuro varrebbe la pena varcarla.