Gradara e i suoi fantasmi gentili – di Monica Porta

Gradara si trova in collina, adagiata sul confine tra Romagna e Marche. La cittadina ha origini antiche, il primo insediamento sembra risalire al Neolitico. Di certo, visse anche l’epoca romana, come testimonia ancora oggi la base e l’angolo del Mastio interno alla Rocca della Fortezza, risalente al XIV secolo.

Ogni anno migliaia di turisti visitano il borgo antico, approfittando di una pausa dal vicino mare di Cattolica e Gabicce, oppure affrontando un viaggio più lungo, attratti dalla sua storia e dagli eventi organizzati nei mesi estivi.
Bar e ristoranti spuntano da ogni scorcio, dentro e fuori le mura. I prezzi contenuti spingono i visitatori a degustare le prelibatezze locali, ma non mancano anche aree attrezzate per gustare un sano picnic.


Quest’anno, nella prima decade di agosto, si è svolto il festival “Magic Castle”. L’evento ha richiesto di un ingresso supplementare per l’entrata al borgo antico, ma ne è valsa la pena. Il Castello, allegramente addobbato a festa, si è tinto di fiaba sul far della sera, sapientemente arricchito dalla bravura di artisti locali ed esteri.
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Ogni volta che visito Gradara, rimango catturata dall’atmosfera che si respira percorrendo a piedi la via che dalla Porta meridionale, la Torre dell’Orologio, conduce alla seconda Porta e quindi al Castello. Qui, come a Siena, per me il tempo ha il rumore di passi sconosciuti, il suono del passato nei racconti tinteggiati fra storia e leggenda. La tragedia di Paolo e Francesca, raccontata nell’Inferno dantesco, sembra svolgersi proprio nel Castello di Gradara.
E’ il 1275 e Giovanni, detto Giangiotto, lo storpio, sposa la bellissima Francesca da Polenta, figlia di Guido Minore della fazione guelfa. Francesca acconsente al matrimonio, purtroppo convinta di sposare il bel Paolo, fratello di Giangiotto che invece agisce per procura del fratello. La triste sposa scopre l’inganno solo al suo risveglio, la mattina dopo il matrimonio, e cade preda dello sconforto.
Giangiotto è anche il Podestà di Pesaro, ma per una precisa disposizione dell’epoca, che imponeva maggior equità, non può portare la sua famiglia nella città che governa. Per poter tornare spesso da lei, costringe Francesca a trasferirsi nella vicina Gradara, dove soggiorna il padre Verrucchio Malatesta. Anche Paolo frequenta il Castello di famiglia. E’ il capo delle guardie Malatestiane e padrone delle terre a sud del borgo di Gradara. E’ facile per lui far visita a Francesca, in assenza di Giangiotto.
Probabilmente Paolo conosceva già la bellezza di Francesca da Ravenna e si sente anche in colpa per il torto commesso nei suoi confronti. Con la frequentazione, l’amore divampa fra i due che non riescono a nascondere la tresca. Giangiotto, forse informato dal fratello Malatestino, un giorno finge di partire per poi rientrare subito al Castello e sorprendere i due amanti. Nella confusione, i vestiti di Paolo rimangono impigliati e gli impediscono di scappare. Francesca gli fa da scudo con il suo corpo, per difenderlo, ma la spada di Giangiotto trafigge entrambi, senza pietà.
Ancora oggi, il sentiero che circonda le mura del Castello dall’esterno è chiamato “Passeggiata degli innamorati”, in ricordo del passaggio segreto che permetteva a Paolo di recarsi nelle stanze di Francesca senza essere visto dalla famiglia. Ora non è più visitabile, perché murato.
La sensazione di essere in compagnia dei due amanti è presente ogni volta che percorro il sentiero in religioso silenzio.

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