I ‘Fairy Rings’ (anelli fatati) – di Gabriele Luzzini

Già a partire dal Medioevo il folklore attribuiva alle attività delle fate gli strani cerchi di erba appiattita e scura che si possono incontrare nei boschi.
Secondo le voci popolari, era quel che accadeva dopo che le creature magiche avevano danzato, di solito nelle notti di plenilunio. La spiegazione era che tale ballo sfrenato avesse sviluppato un’energia misteriosa e aperto un portale verso un’altra dimensione.
Diverse leggende raccontano di esseri umani che, entrati in tali cerchi, furono trasportati dalle fate in un luogo in cui il tempo scorreva molto lentamente e, al ritorno, trovarono familiari e parenti notevolmente invecchiati, nonostante fossero convinti di aver trascorso solo pochi minuti nel regno incantato.

Il Tempo per le fate e gli elfi scorre in modo differente rispetto agli esseri umani anche se non godono di una vera e propria immortalità, bensì di un’esistenza particolarmente lunga.
Di conseguenza, il fatto che secondo la tradizione non invecchino nell’aspetto supporterebbe l’idea del Tempo con una differente velocità nella loro dimensione.

Indubbiamente, siamo nell’ambito del folklore e tali storie diedero spazio a ballate da taverna e vicende da narrare attorno al fuoco e molti popolani riferirono di aver conosciuto personalmente alcune vittime di un simile e bizzarro destino, contribuendo a diffondere la leggenda.
Alcune varianti parlano di un’inarrestabile frenesia che coglie coloro che entrano in tali cerchi, costringendoli a ballare fino allo sfinimento e sempre con la percezione del Tempo alterata.

Ma proviamo a trasportare questi eventi nella metà del XX secolo e trovare correlazioni con fenomenologie insolite.
Nei casi di abduction da parte di entità aliene, le vittime parlano di ‘perdita del tempo’ propriamente, ‘missing time’). Brevemente, chi è stato oggetto di rapimento sottolinea veri e propri buchi temporali nella narrazione e a fronte di una situazione percepita di pochi minuti e in alcuni casi anche di una manciata di secondi.
Molto spesso, poi, ci sono anomalie come aree di prato schiacciate con sagoma circolare, come se un veicolo extraterrestre si fosse posato su quella porzione di terreno.
La correlazione è evidente e cioè la distorsione del flusso temporale e la comparsa di insolite aree circolari.
Si potrebbe senza dubbio parlare di una sorta di inconscio collettivo, composto da simboli e concetti condivisi dall’umanità, che tenda a riconciliare esperienze dalla matrice comune.

Gli studi scientifici però hanno sensibilmente ridimensionato la natura dei cerchi appiattiti di erba scura, identificando nel fungo invasivo Marasmius Oreades che aggredisce e uccide l’erba facendola apparire come appiattita.
Anche altre tipologie di funghi, come ad esempio il Infundibulicybe Geotropa e il Calocybe Gambosa, sono in grado di generare le incredibili zone circolari e questo ha contribuito a diffondere il mito anche in zone remote.

Resta comunque il mistero su come siano sorte le leggende che identificavano tali cerchi come accesso al Regno delle Fate anche se le tossine presenti in alcuni funghi potrebbe aver creato fenomeni allucinatori.