Il Telepatico di John Brunner – Recensione di Ender

John Brunner: IL TELEPATICO
collana Cosmo Oro n° 32,
traduzione di Ugo Malaguti, Riccardo Valla,
Editrice Nord, 1978, pp. 236.
ISBN 88-429-0329-9.

In un futuro prossimo, le vicende di GERALD HOWSON, affetto da gravi deformità fisiche ed emofiliaco, il padre terrorista ucciso prima della sua nascita nell’insurrezione (rivoluzione?) da lui stesso scatenata, la madre cinica ed egoista che lascia crescere il figlio praticamente abbandonato a se stesso in un contesto sociale ed urbano degradato. Rimasto orfano a 17 anni Gerald scopre incidentalmente di possedere il potere della telepatia… Raccomando la lettura del romanzo che si articola in maniera equilibrata nell’esposizione delle tematiche interiori del protagonista e dei comprimari alla affannosa ricerca della felicità. Indipendentemente dall’esito di tale ricerca, il romanzo è pervaso da un senso di negatività e disperazione della società contemporanea e dei singoli, incorniciato efficacemente dalle descrizioni della città natia di Gerald e della quotidianità dimessa, degli interni grigi, angusti e polverosi delle case degli studenti universitari dell’ultima parte del romanzo, delle onnipresenti crisi umanitarie e conflitti che l’ONU è chiamata a dirimere o prevenire per mezzo del corpo speciale dei telepati, così come nel luogo di lavoro di Gerald ormai adulto: un ospedale dove il telepate si occupa appunto di recuperare catatonici in fuga dalla realtà. Una riproposizione con una nuova chiave di lettura “fantascientifica” delle atmosfere grigie che ho avuto il piacere di assaporare nei romanzi di JAMES JOYCE, in particolare GENTE DI DUBLINO. Ma con una voce di speranza “fantascientifica”