In viaggio – di Gabriele Luzzini

La figura si muoveva con passo lento per l’ampio e vetusto salone mentre la veste sontuosa accarezzava il pavimento di pietra. Si avvicinò all’imponente arazzo che copriva buona parte della parete a nord e distrattamente fece scorrere il dito indice, impreziosito da un anello d’oro massiccio.

La mente si mise a rincorrere gli artigiani che avevano realizzato un simile capolavoro: il drago dell’apocalisse di Giovanni che si ergeva minaccioso. Chissà se il Male assoluto avrebbe assunto quell’aspetto, alla fine di tutti i tempi. Osservò con cura i nodi accurati dei fili che si intrecciavano. Non aveva mai dedicato una tale attenzione ma ora il viaggio imminente lo portava a colmare l’anima con oggetti che circondavano la sua vita. Le tre armature sorgevano allineate tra le due enormi finestre doppie e lo sguardo scivolò su esse, sulle asperità degli spallacci e sulle spade che non avevano conosciuto sconfitte, appese sopra agli elmi. Era passato moltissimo tempo da quando ne aveva indossata una, sterminando decine e decine di avversari, al comando dei suoi soldati. Ma tutto era ormai passato… Adesso ogni vicenda era amministrata da oscuri accordi diplomatici, transazioni di denaro e veleni da far scivolare nelle bevande. Non c’era più onore. Tutto veniva risolto da trame che prevedevano repentini cambi di alleanze e omicidi perpetrati da mani sconosciute. Forse la venuta della Bestia dell’arazzo era ormai prossima? Si sarebbe levata per annientare la pochezza del genere umano in un tripudio di distruzione? Si accorse che, forse, confidava in questa soluzione estrema. Si sedette un istante e si portò una mano sul volto. Le ampie maniche ricamate con fili d’oro coprivano in parte le mani dalle dita affusolate. Stava riflettendo se la decisione presa potesse rivelarsi corretta ma del resto in quelle mura rimanevano solo brutti ricordi. Era meglio allontanarsi. Lasciare tutto alle spalle ed accettare questi nuovi tempi che non comprendeva pienamente e lo disorientavano. Ma era davvero incuriosito dalle città dell’ovest, brulicanti di promesse. Il suo portamento aristocratico ed il suo patrimonio lo avrebbero rapidamente introdotto nei salotti più prestigiosi. Avvertiva comunque un po’ di ansia nell’animo per un cambiamento così radicale, ma ormai non aveva più nulla da perdere. Gli affetti erano scomparsi da moltissimo tempo e niente era rimasto a trattenerlo lì. Solo storie tenebrose buone soltanto per le taverne. Meglio andare. Fissò nuovamente l’arazzo. Da quell’angolazione il drago sembrava aver piegato leggermente la testa a sinistra. Ma era solo un’abile illusione ottica creata dalla perizia dei tessitori che avevano realizzato una vera opera d’arte. Alzò gli occhi al soffitto e rincorse gli affreschi che rendevano il salone una sorta di tempio della bellezza. La precisione del trompe d’oeil che simulava l’immensità del cielo gli rammentò che era da diverso tempo che non passeggiava all’aria aperta, incurante di tutto. Gli sarebbe mancata anche l’intricata foresta nella quale amava smarrirsi, abbandonando ogni pensiero e trovando ogni risposta all’incessante peregrinare della sua mente. Se si fosse attardato ancora, avrebbe rimandato la partenza. Ne era certo. Una nostalgia incommensurabile stava scivolando nelle vene, rapida e determinata. Si alzò con rapidità. L’ora suggeriva che stava arrivando il momento del commiato. Uno zingaro con abiti sgargianti apparve sulla porta. Si profuse in un inchino ossequioso e tenendo il capo chinato bisbigliò: «I bagagli sono stati caricati e la carrozza è pronta, principe». Vlad tepes Dracula sorrise compiaciuto, snudando canini insolitamente lunghi.

Racconto tratto da ‘Di Corvi e di Ombre’ di Gabriele Luzzini http://store.streetlib.com/di-corvi-e-di-ombre