Intervista ad Aislinn, autrice della saga di ‘Angelize’

(Intervista raccolta da Gabriele Luzzini)

Aislinn è l’autrice della saga di Angelize, la dilogia che narra di scontri tra angeli, caduti e mezzi angeli. Ne parliamo con lei, oltre che di altri argomenti … insoliti.

1. Hai affrontato una tematica complessa come gli angeli rendendoli estremamente credibili e realizzando un nuovo mondo fantasy. Quali sono stati gli spunti principali?
Angelize è nato dallʼidea alla base di un racconto che mi è stato richiesto diversi anni fa (In time of need, nellʼantologia Stirpe angelica). Era la prima volta che trattavo di angeli e volevo farlo in maniera originale, evitando la classica «storia dʼamore proibita tra angelo e umana» o il tema «fermiamo lʼApocalisse». Così, mi sono chiesta chi sono davvero gli angeli oggi, per la gente là fuori: e la risposta è stata beʼ, sono gli angioletti custodi di cui si parla ai bambini. A quel punto lʼidea è arrivata da sé, partendo da una semplice domanda: e se invece che proteggerci e aiutarci, gli angeli volessero ingannarci? Lʼidea e la storia mi hanno poi appassionato a tal punto che appena concluso il racconto ho iniziato a lavorare sul romanzo.

2. Lucifero in Angelize II è, a ben guardare, una figura tragica nell’accezione Shakesperiana del termine. Potrebbe esserci uno spin-off al riguardo, magari ambientato nel passato?
Sui personaggi di Angelize, e non solo su Lucifero, ho ancora moltissimo da dire, sia per quanto riguarda il loro passato (e qualche indizio cʼè già nei due romanzi usciti finora: cercate i punti in cui si accenna a una tentata Apocalisse e ad Azrael…) sia per quanto riguarda il loro futuro. Diciamo che non staranno tranquilli a lungo, poverini… ma per ora, niente spoiler!

3. Nella stesura di un romanzo qual è il tuo approccio? Lasci fluire le parole liberamente e ti ‘fai portare’ dalla storia oppure pianifichi tutto nei minimi dettagli?
Un misto delle due cose. Le idee sedimentano a lungo – a volte per settimane, a volte mesi, a volte addirittura anni – combinandosi finché non ho almeno lʼinizio della storia, il finale verso cui tendere (magari poi cambierà, ma devo avere almeno una direzione da seguire) e un personaggio chiave nella cui pelle infilarmi. Preparo scalette abbozzate, con alcuni punti chiave, soggette a svariate modifiche durante la stesura… e per il resto, butto i personaggi nellʼarena e vedo che cosa fanno per salvarsi la pelle. Per me è molto importante entrare nella testa dei personaggi, essere loro: sono le loro decisioni, il loro carattere, le loro reazioni a determinare tutto il resto. Non riuscirei a pianificare tutto prima, moltissime idee mi vengono durante la stesura. Alla fine, ovviamente, si riprende da capo per sistemare, riordinare, rassettare e limare tutto quanto.

4. L’idea (non la stesura) nasce prima su carta oppure su video/tastiera?
Dipende! Se vengo «fulminata» al pc, apro subito un file di appunti, altrimenti mi segno tutto quello che serve sul cellulare, sullʼagenda, su foglietti sparsi, su qualsiasi superficie disponibile!

5. La figura di Hesediel, il perno della storia, si ispira a qualcuno?
No. Nessuno dei miei personaggi in Angelize è ispirato a persone reali, anche se poi ho trovato dei «modelli fisici» che li «interpretassero» nella mia fantasia (Hese, per esempio, è Aidan Turner). Nella prima stesura Hesediel compariva più avanti, e quando si è presentato – spolverino, sigaretta e aria sarcastica e musona – non sapevo nulla di lui né che sarebbe diventato un coprotagonista, insieme a Haniel e Rafael. Si è imposto a forza e, col tempo, ho capito chi era, comʼera morto e «tornato» da angelo, che ruolo avrebbe avuto, perfino che ha una passione smisurata per la musica anni Settanta in generale e per Janice Joplin e i Led Zeppelin in particolare! Purtroppo è stonato come una campana, quindi non mettete su la musica che gli piace quandʼè un poʼ sbronzo o poveri voi…
Hesediel è un leader involontario: un solitario, con un suo lato oscuro, che capisce che è necessario unire le forze per salvarsi tutti la pelle, e visto che non si fida di quello che potrebbero combinare gli altri, prende la situazione in mano lui. Riluttante.

6. Quali sono i tuoi due mezzi-angeli preferiti?
Haniel senza dubbio: stare nella sua testa è come fare un giro sulle montagne russe, e ogni suo gesto o parola ha numerosi livelli di lettura, vuol dire sempre più di quello che sembra. Lo adoro e ho tantissimo da raccontare su di lui… e con lui adoro Rafael. Hanno una notevole evoluzione entrambi, e sviluppano un rapporto che gioca molto sul non detto, ma che si fa sempre più profondo di pagina in pagina. Haniel è autodistruttivo e non ha stima di sé, eppure a prima vista sembra spaccone e menefreghista; non vuole legarsi a nessuno perché tanto sarebbe una delusione, ma comincia ad affezionarsi al «biondo» prima ancora di rendersene conto. Rafael ha avuto una vita diametralmente opposta – una buona famiglia, un percorso da bravo ragazzo – ma ha sempre nascosto di essere gay e ha sempre cercato la diplomazia, il compromesso, ha sempre ceduto piuttosto che farsi valere. I due si incontrano, si scontrano, si trovano a metà strada.
Se invece mi chiedi chi sono i miei due personaggi preferiti in generale… rispondo di nuovo Haniel, ma a lui aggiungo Uriel, che compare davvero nel secondo volume: è stata unʼaltra sorpresa, per me, e mi ha conquistato. È un angelo vero, uno di quelli originari, che trova il coraggio di rialzarsi dopo essere caduto nel fango, ma non per guardare gli uomini dallʼalto in basso: riesce a comprendere il valore dellʼesistenza umana e, alla fine, addirittura a lottare per essa anche quando deve pagare un prezzo altissimo.
In comune con Haniel ha poi il fatto di prendere il caffè insieme alla sua tazzina di zucchero e il fatto che potrebbe spazzolarsi un barattolo di Nutella in un lampo… privilegi di una natura angelica che non ti fa ingrassare!

7. Il tuo nickname Aislinn significa ‘sogno’. Hai mai avuto qualche sogno premonitore?
Mi capita, sì. Ho un rapporto molto intenso con i miei sogni, li considero simboli, fonte e mezzo di manifestazione della magia, e magari anche avventure! Mi affascinano, me li scrivo, li utilizzo, cerco di ricordarli, e spesso mi trasmettono messaggi importanti. Ho un rapporto molto intenso anche con i miei incubi: in questo periodo, toccando ferro, mi lasciano in pace, ma in altri periodi si fanno ricorrenti. Sono altrettanto importanti dei sogni, credo.

8. Angelize II è caratterizzato da scelte anche dolorose. Per riuscire a trasmettere ai lettori un simile coinvolgimento attingi ad eventi reali (ovviamente estremizzandoli, a meno che tu non conosca personalmente gli angeli)?
Per me è come se fossero reali i miei stessi personaggi, e di conseguenza le loro storie. Quando scrivo io sono nella pelle del personaggio di cui sto seguendo il punto di vista (tantʼè che, con la terza persona limitata, ci tengo a plasmare tutta la prosa sulla sua «voce»), e le reazioni emotive, le decisioni, il passato dei personaggi sono per me al centro assoluto dellʼopera. A volte prendo spunto da eventi che mi sono capitati o a cui ho assistito, naturalmente rielaborandoli, ma il cuore del realismo con cui affronto le mie storie – e lʼurban fantasy per me deve risultare «reale», verosimile quanto qualsiasi altra trama «normale» – risiede nella caratterizzazione dei personaggi.

9. E’ evidente una grande cura e documentazione nella scelta dei nomi. La passione per gli angeli l’hai sempre avuta oppure è stato un approfondito lavoro di ricerca per le tue opere?
Non mi ero mai occupata di angeli prima di scrivere il racconto che ho citato prima e lo stesso Angelize, lo ammetto! Sono sempre stata appassionata di mitologia, folklore, leggende, ma della figura degli angeli non avevo letto molto, è stata una ricerca svolta appositamente per la scrittura. Più ancora che di angeli, volevo parlare di religiosità e di rapporto tra umano e divino.

10. E infine l’inevitabile domanda da ‘La Soglia Oscura’… Sei mai stata testimone o protagonista di un evento inspiegabile?
Oookay… avete qualche giorno di tempo per parlarne? 😉 Facciamo che ne chiacchiererò di persona se me lo chiederete quando capiterà di incontrarci a qualche evento o presentazione! In questa sede posso dire che sì, ne ho visti, ne ho vissuti, e ne sono felice. «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia», se vogliamo citare il Bardo…

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