La cena di Thyres – di DarkSylvia

Come da abitudine Jordan leggeva il giornale, seduto a tavola, mentre faceva colazione con un semplice caffè. Non amava le colazioni abbondanti. Nel caso preferiva, piuttosto, inghiottire qualcosa velocemente durante il corso della mattinata.

Rimase impressionato dall’articolo di cronaca in prima pagina che trattava l’ennesima inspiegabile scomparsa di un bambino nella sua città, cosa che ormai accadeva da circa un mese. “Michael mi raccomando quando esci da scuola vieni dritto a casa! Non voglio che tu vada in giro per la città come al solito” esclamò rivolto al figlio seduto accanto a lui, intento ad affogare, con grande impeto, alcuni cereali in una scodella stracolma di latte. “Ma papà ho gli allenamenti dopo la scuola!” protestò debolmente il bambino. “Ascoltami bene Michael. La scorsa notte è scomparso un altro bambino. Finchè questa faccenda non sarà stata chiarita voglio che dopo la scuola torni immediatamente a casa. Sono stato chiaro?” Il figlio non rispondeva, nella vana speranza che potesse servire a qualcosa. “Sono stato chiaro?” chiese nuovamente il padre con un tono che non ammetteva replica. “Si papà” annuì Michael con l’aria di chi ha subito un’amara sconfitta.

Fred scese lentamente le scale che conducevano allo scantinato buio e freddo assistito dalla fioca luce emessa dalla torcia elettrica. Percorse il breve tratto che portava di fronte ad una massiccia porta di metallo, appoggiò la torcia in modo che illuminasse il chiavistello e cominciò a trafficare con la chiave per aprirlo. Le sue dita sporche di terra faticarono un po’, ma alla fine il lucchetto si aprì. A quel punto chiamò a raccolta tutta la forza di cui disponeva per spingere l’anta della porta. Il battente emise un cigolio lamentoso per poi aprirsi e rivelare una piccola stanza avvolta dall’oscurità. L’odore nauseante che ne fuoriusciva derivava dall’umidità, ma non solo. Fred rasente il muro cominciò a puntare il fascio luminoso sul pavimento come in cerca di qualcosa. “Bene Thyres, vedo che hai finito la cena. Adesso spostati che devo pulire il casino che hai lasciato per terra” Al centro della piccola cantina si trovavano brandelli di carne, alcuni ancora penzolanti da ossa rosicchiate e una pozza di sangue rappreso. Thyres, ubbidì e si assestò in un angolo mentre Fred raccoglieva gli avanzi della cena e li infilava in un grande sacco nero. Poi chiuse la pesante porta e salì al piano superiore per uscire nel giardino antistante alla vecchia casa. Trascinò con sé il sacco nero, prese la pala che sostava regolarmente sotto il porticato e cominciò a scavare una buca. Quando ritenne che la dimensione dello scavo fosse sufficientemente capiente vi calò il sacco nero e coprì il tutto. Terminata la fatica Fred si passò una mano sporca di terra sulla fronte sudata e pensò che anche quella giornata era finita. Posò la pala e rientrò in casa passando dalla cucina per lavarsi le mani quando la sua attenzione fu catturata dal giornale che aveva appoggiato sul tavolo la mattina e non aveva ancora avuto tempo di leggere. Quindi si accasciò sulla scomoda sedia di legno e sobbalzò quando lesse il titolo in prima pagina. Gettò il giornale per terra e si precipitò nello scantinato munito della torcia, sua fedele compagna. Scese le scale in fretta rischiando di inciampare e riaprì la pesante porta in metallo. La bestia lo fissò con sguardo interrogativo. “Thyres bello mio! Stasera non posso lasciarti uscire. La polizia ha istituito una squadra speciale che vagherà per la città tutta la notte.Dovremo aspettare che la situazione si calmi prima che tu possa uscire nuovamente” esclamò il vecchio ansimando. Thyres cominciò ad agitarsi. Scuoteva il capo emettendo un suono gutturale, vibrante e carico di rabbia. Lentamente avanzava verso Fred ergendosi sulle grosse zampe posteriori. L’uomo lo osservava mentre ricordava la prima volta in cui si erano incontrati. In effetti il primo impatto era stato decisamente traumatico, ma poi con il tempo erano diventati amici, perché Fred aveva compreso a fondo la sola importante necessità della bestia e si era ingegnato in ogni modo per soddisfarla. “Su amico mio non fare così, lo dico per te, perché non voglio che ti accada nulla di male” dichiarò Fred come a volersi scusare. La bestia non sentiva ragioni e lo fissava dall’angolo buio in cui si trovava. Pelo completamente nero, occhi che esprimevano un’intelligenza, superiore, fredda e non umana. Denti simili a lunghe e taglienti lame affilate, attraverso i quali colava un liquido denso, composto da saliva giallastra e sangue, ricordo della cena di poco prima. Una sola volta Fred aveva assistito al macabro spettacolo offerto dalla bestia mentre pasteggiava e ne era rimasto talmente sconvolto da vomitare lì sul posto. Thyres gradiva solamente carne tenera, molto giovane, in particolare si divertiva ad udire il suono delle piccole ossa frantumarsi all’impatto con le sue lunghe zanne. Ad un tratto la bestia cominciò a sbattere il capo contro la parete provocando violente scosse che fecero tremare l’intero scantinato. Fred non lo aveva mai visto così agitato e aggressivo. “ Ascoltami amico mio. Ti prometto che qualcosa inventerò. Avrai la tua cena non preoccuparti. Lo sai che su di me puoi sempre contare” esclamò il vecchio con tono di supplica. La creatura parve calmarsi improvvisamente. Fissò insistentemente il vecchio, che si definiva suo amico, mentre un lieve ghigno prese ad abbozzarsi sul quel muso rivoltante. Uno scatto violento, la torcia cadde a terra e la lampadina esplose in un istante. Nel buio totale si udì un urlo soffocato, lo schiocco di un osso frantumato con violenza e poi masticare voracemente.