La nascita del mondo secondo Orfeo – di Daniele Bello

Altre versioni sulle origini del mondo vengono tramandate dagli adepti del mitico cantore ORFEO; che il sommo poeta in grado di smuovere le pietre con il suo canto avesse elaborato una sua Teogonia ci viene riferito da APOLLONIO RODIO, che nelle sue Argonautiche attribuisce proprio ad Orfeo un poema sulle origini del cosmo, cantato all’inizio della spedizione capeggiata da GIASONE.

In realtà, delle opere originali del leggendario poeta non ci è rimasto nulla, tanto che è lecito anche dubitare della sua esistenza effettiva; tuttavia, molte opere di epoca tarda (soprattutto di autori neo-platonici) citano spesso versi appartenenti a quella che viene chiamata “tradizione orfica”. Questi frammenti, che sono stati poi riuniti in un’unica opera (Orphicorum Phragmenta, a cura di OTTO KERN, Weidmann, 1922), costituiscono le tracce che alcuni studiosi non esitano a definire pre-esiodea.

1.

Prima dell’inizio di tutto ciò che è, esisteva unicamente il Principio dell’Indicibile e dell’Ineffabile: una materia primordiale costituita da acqua e terra. Da questo elemento primordiale nacque il TEMPO (Chronos); poi vennero la NECESSITÀ (Ananke) e ADRASTEIA, che allunga le braccia estese sino ai limiti del cosmo. Il Tempo generò quindi l’umido ETERE, il CAOS illimitato e – secondo alcuni – anche il nebbioso EREBO.

Chronos creò all’interno dell’Etere un uovo primordiale da cui emersero l’elemento maschile e quello femminile, nonché il dio incorporeo FANETE (Phanes), “colui che appare”, con le ali dorate sulle spalle, la testa di un toro e un serpente enorme che fuoriusciva dal corpo. In alcuni frammenti orfici, egli è descritto come meravigliosamente bello, una figura di luce splendente, con ali dorate sulle spalle, quattro occhi e la voce di un toro e di un leone. Egli ha molti epiteti: Phaeton il luminoso, Protogonos il primogenito, Eros come amore, Metis come saggio consiglio e l’intraducibile Erikepaios (Orphicorum Fragmenta, framm. nn. n. 75, 76, 78, 79). L’androgino Fanete diede alla luce NYX (Notte), che fu sua figlia ed amante, nonché l’unica divinità in grado di vedere il Protogonos faccia a faccia. Notte ereditò lo scettro dell’universo dal padre e il dono della profezia: ella generò poi Urano e Gea, progenitori della stirpe dei Titani e degli dei. Nessuno ha visto il Protogonos con i suoi occhi, tranne la sacra dea della Notte. Ma tutti gli altri provarono meraviglia quando posero il primo sguardo sulla luce nell’Etere, così brillava il corpo di Phanes immortale

Orphicorum Fragmenta, framm. n. 86

2.

Secondo altre versioni, in principio esisteva la NOTTE (Nyx), una divinità davanti alla quale tutti – mortali ed immortali – provavano sempre un sacro timore.  Nelle sembianze di un uccello dalle ali nere, Notte venne fecondata dal vento e depose un uovo d’argento nel grembo dell’oscurità. Dall’uovo d’argento nacque EROS, il dio dell’amore, noto anche come PROTOGONOS (“primogenito”) o FANETE. Dai resti dell’uovo egli plasmò il Cielo e la Terra, i quali grazie all’influenza di Eros si accoppiarono dando origine ad una coppia di fratelli: Oceano e Teti, progenitori della stirpe divina.

3.

Secondo la cosmogonia orfica, quindi, la sovranità dell’universo spettò prima a Fanete, che la passò poi alla dea Notte; lo scettro venne poi attribuito alle divinità della teogonia esiodea: Urano, Crono e Zeus. Riferisce il poeta NONNO, nelle Dionisiache, che Zeus si era unito a PERSEFONE (figlia di DEMETRA, dea delle messi) prendendo la forma di un serpente e da lei ebbe un figlio da cui venne dato il nome di ZAGREO, destinato a succedere al padre. I Titani, figli della Terra, aizzati dalla gelosia di HERA (moglie di Zeus), cominciarono ad insidiarlo mentre Zagreo, ingenuo fanciullo, si divertiva nei campi. Essi lo attirarono con doni e poi cercarono di catturarlo, ma il figlio di Zeus cercò di sfuggire alla loro presa utilizzando il potere della metamorfosi. I Titani riuscirono infine a catturarlo proprio quando Zagreo aveva assunto lo forma di un toro, lo fecero a pezzi e lo divorarono crudo. La dea Atena riuscì però a salvarne il cuore e lo portò a Zeus, il quale lo trangugiò e lo fece rivivere generando il dio DIONISO, gloriosa resurrezione dell’antico. Per punizione, i Titani vennero folgorati da Zeus per la loro empietà: dalle ceneri dei figli della Terra si formò il genere umano. Secondo la cosmogonia orfica, quindi, nell’umanità si trovano riuniti due elementi: il bene e il male, il titanico e il dionisiaco, fusi insieme da quando i Titani divorarono il corpo divino di Zagreo. Tutta la disciplina orfica consiste appunto nella liberazione dell’elemento luminoso, celeste e dionisiaco (l’anima) dall’elemento oscuro, materiale e titanico (il corpo).


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