La Stazione del Dio del Suono: The Dragon Trilogy 2 di Danilo Arona – Recensione di Simone Dellera

Una Metastasi Sulla Schiena del Drago!!!
La nuova veglia che si svolge alla stazione ferroviaria abbandonata di Piano Orizzontale, a cui assistiamo più che spettatori in questo secondo romanzo dedicato alla trilogia del Drago, oltre ai già conosciuti Antonio Carlos Aztarain, Sergio Mecucci e Piergiovanni Andronico (Ruscin e il Corso sono morti un paio d’anni prima la nuova veglia), il circolo acquista due nuovi ospiti: Gabriele Ideo, laureato in lettere e filosofia e il ventenne Alex, nipote di Aztarain. Il romanzo decisamente dalla struttura più intricata, rispetto all’esordio della trilogia, è sempre corredato da storie significative durante l’ennesima veglia, ma incentrato su una in particolare. L’esperienza a Ibiza di Alex e il suo gruppo musicale. Sarà questa la partenza per imbastire con la finzione un’ulteriore storia parallela iniziando dalla caratterizzazione, meglio ancora dalla creazione del personaggio di Marisol (incontrata da Alex e il suo gruppo a Ibiza quando entrambi erano in fuga) a opera del Mecucci. Plasmata dalla fantasia come una giornalista freelance, trasformata durante le notti in un’ammaliatrice dedita alla pulsante vita dei locali notturni, la vicenda di Marisol che corre parallela alla veglia, avrà lo scopo ultimo di materializzarla sfruttando il potere della linea del drago. E il tentare di utilizzare in maniera diversa il potere del drago in uno dei luoghi appartenenti alla schiena, vuol dire cercare di invertirne la polarità da negativa a positiva. Partire da una storia vera ma ancora irrisolta come quella di Marisol per farla diventare un Tulpa, significherebbe cercare di capire l’organizzazione sincrona di quella ordinata, che invece di chiamarsi caos si chiama caso. Poi i tasselli reali e non, in un vortice illusorio di spazio-tempo che diventerà tangibile, si incastreranno a definire le vicende apparentemente scollegate fra loro, con una devastante chiarezza. (Immaginate i luoghi che corrono sulla schiena del drago come semplici puntini disordinatamente disegnati su un foglio. Piegando il rettangolo bidimensionale più volte a far combaciare i vari puntini, ovvero i luoghi, ne otterrete uno solo per sovrapposizione, creando uno spazio temporale unico e distinto in cui tutti i tasselli slegati della storia si incontreranno a formarne una nuova ed esaustiva).
Nel calderone surreale creato con originalità dall’Autore, si mischieranno leggende, antiche credenze, paure ancestrali. Affioreranno a stuzzicarci, aneddoti sulle streghe (menzionando addirittura Triora), spaventapasseri umani, e il volo notturno dell’Acherontia Atropos ci accompagnerà durante tutta la narrazione.
Ma il finale rimane sempre in agguato come un oscuro ed etereo killer dietro l’angolo del palazzo più vicino, mischiato alle ombre che si confondono fra Caos e Caso. E a coronare la chiusura di questa immancabile perla nera dell’horror, la situazione si ribalterà mettendo un’altra volta tutto in discussione per una chiusura efficace e degna di nota.
CONSIGLIATISSIMO!!! Come il primo volume del resto.