Le macabre decorazioni di San Bernardino alle Ossa – di Gabriele Luzzini

Nel cuore di Milano sorge una Chiesa dall’indiscutibile atmosfera insolita, chiamata San Bernardino alle Ossa e citata nelle cronache del passato anche come San Bernardino ai Morti. Ma prima di illustrare la peculiarità di tale edificio, anche se l’indizio nel nome è già evidente, mi sembrerebbe opportuno fornire qualche dettaglio sulla sua storia.

Tutto ha inizio nel XII secolo e più precisamente nel 1127, quando fu fondato l’Ospedale di San Barnaba in Brolo per opera di Gottifredo de Busseri e la successiva creazione nel 1150 dell’Ospedale di Santo Stefano alla ruota nei cui pressi venne realizzato un cimitero dove tumulare i corpi dei defunti.
Purtroppo, l’area dedicata si rivelò insufficiente per il flusso dell’ospedale e nel 1210 fu realizzato un apposito locale nel quale conservare le ossa provenienti dal camposanto.
Nel 1269 fu costruita infine una piccola chiesa, inizialmente dedicata a Maria Addolorata e ai santi Ambrogio e Sebastiano.
Quando nel XV secolo la struttura venne assegnata alla confraternita dei Disciplini (Laici dalle ferree regole religiose che si occupavano anche di assistenza ai bisognosi) e con l’edificazione di un oratorio dedicato a San Bernardino da Siena assunse il nome col quale è tutt’ora conosciuta.
La piccola chiesa subì diverse modifiche e ristrutturazioni nel corso del tempo, a seguito anche del rovinoso crollo del vicino campanile della chiesa di Santo Stefano e un successivo incendio del XVIII secolo.
Nel XVIII secolo il progetto per rinnovare l’edificio fu affidato all’architetto Carlo Giuseppe Merlo che le diede l’aspetto attuale e collegò per mezzo di un ambulacro il luogo sacro all’antico ossario che era scampato alla furia del fuoco.
L’attuale interno presenta una pianta ottagonale con altari marmorei di stile barocco e due cappelle laterali.
Questa, in estrema sintesi, la storia di San Bernardino alle Ossa…

Come avrete intuito, le ossa provenienti dal cimitero sono conservate al suo interno, ma in che modo?

Entrando nell’ossario, situato a destra dell’ingresso, ci si trova in una sala in cui le pareti sono letteralmente coperte dai resti recuperati, con le orbite vuote di crani che osservano i silenziosi visitatori, ammonendoli di quanto sia effimera l’esistenza umana.

E poi femori e altri parti anatomiche più o meno identificabili, che si ergono come decorazioni, formando la lettera M (di ‘Maria’, a cui inizialmente era dedicata la chiesa) e croci di Lorena (quelle in cui il palo verticale si innesta su linee orizzontali).


La cupola affrescata da Sebastiano Ricci nel 1695 e nota come ‘Trionfo di anime in un volo di angeli’ offre un contrasto davvero marcato con la selva di ossa umane che costringe lo sguardo del visitatore verso l’alto, quasi a cercare rifugio. Inoltre, nei pennacchi che delimitano la volta, sono riconoscibili i quattro santi protettori e cioè Santa Maria Vergine, San Bernardino da Siena, Sant’Ambrogio e San Sebastiano.


In una nicchia dedicata è visibile la statua di Nostra Signora Dolorosa de Soledad (Santa Maria Addolorata), abbigliata con un camice bianco e un mantello nero ricamato in oro, con le mani giunte e inginocchiata presso il corpo di Gesù (opera di Gerolamo Cattaneo).

Nel 1738, il sovrano del Portogallo Giovanni V fu così colpito dal rigore e dall’oscura perfezione dell’ossario che ne fece costruire uno molto simile a Evora, vicino a  Lisbona, conosciuto come la Capela dos Ossos.

Uscendo dall’ossario e ritornando nel corpo principale della chiesa, si nota immediatamente una grata posta sul pavimento, poco prima dell’altare.

E’ l’accesso al ‘Putridarium’ dei Disciplini, il luogo dove i corpi dei confratelli venivano posti dopo la morte, in attesa della naturale decomposizione, seduti su 21 appositi scranni dotati di un particolare sfogo verticale dove defluivano i liquidi organici.
La cripta ha una caratteristica forma a pentagono irregolare con volte a botte ed è facile immaginare l’inquietudine che trasmettevano i cadaveri lì riposti, con addosso il saio appartenuto in vita e il cappuccio calato sul volto, suggerendo la costante presenza della morte. Una volta terminato il processo disgregativo, le ossa venivano pulite e conservate.

Tra le curiosità meno sinistre, va ricordata la piccola cappella di destra con la pala raffigurante ‘Santa Maria Maddalena in casa del fariseo’, opera realizzata da Federico Ferrario e che è una tomba di famiglia di alcuni discendenti di Cristoforo Colombo. Sulle cornici sono visibili gli stemmi della famiglia e il motto: ‘Colon diede il nuovo mondo – alla Castiglia e al Leon’.

Ma ora scivoliamo nel folklore e analizziamo insieme le storie nate intorno all’ossario, dove evidentemente qualche ‘ospite’ ha più di un conto in sospeso con la sua esistenza terrena. Certamente, oltre ai resti prelevati da precedenti cimiteri che sorgevano in zona e ai religiosi che avevano legato la loro vita a tale luogo, vanno aggiunte le spoglie dei condannati a morte (nelle cui fila, peraltro, era presente ben più di un eretico).
Una leggenda narra che la notte di Ognissanti venga messa in scena una vera e propria ‘Danse macabre’ in cui gli scheletri si ricompongono, creando un orribile suono di ossa che sbattono le une contro le altre.
Alcuni sostengono che il terrificante prodigio venga orchestrato dallo spettro di una bambina che dimora nell’edificio poiché il suo scheletro giace ammassato insieme agli altri.

Piuttosto nota anche la leggenda che parla di influssi energetici benefici all’interno della cappella, grazie ad un pozzo sotterraneo di acqua miracolosa occultato probabilmente con un’ingegnosa opera muraria (di fatto, nessuno ha mai potuto osservare la fonte taumaturgica).

Se siete nei pressi del Duomo di Milano, ampliate il vostro percorso e recatevi in via Verziere dove vi potrete confrontare con le suggestioni di San Bernardino alle ossa e le riflessioni che inevitabilmente l’edificio induce.