L’ENIGMA DI MONNA LISA – di Monica Porta

Tra i misteri ancora irrisolti del nostro tempo, quello di Monna Lisa credo sia uno dei più affascinanti. Nel 1500, Leonardo da Vinci fu ingaggiato dal ricco mercante Francesco del Giocondo per ritrarne la giovane moglie di ventiquattro anni. L’impresa non fu facile per il genio italiano. Leonardo, scontento dei suoi risultati, impiegò anni per consegnare il ritratto al committente. Questo accadeva nel 1505.

Quarant’anni dopo, il ritratto intitolato “Monna Lisa” finì nella collezione di un altro Francesco, il re di Francia, che lo conservò a Fontainebleau fino al suo passaggio al Louvre. Così afferma Giorgio Vasari nel suo “Vitae dei più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani” ed è il quadro che oggi è conservato al museo del Louvre di Parigi. All’estero, infatti, è conosciuto con il nome di “Monna Lisa”, in Italia invece come “la Gioconda”. Ma si tratta davvero dello stesso quadro?


All’alba della prima guerra mondiale, il ritratto intitolato “Monna Lisa di Isleworth” fu scoperto da un esperto inglese, Hugh Blaker, che lo acquistò per poche ghinee e lo appese nel suo studio di Isleworth. Il quadro è più grande di quello conservato al Louvre ed è incompiuto, al contrario della “Monna Lisa” di Parigi.

Nel 1504, Raffaello Sanzio vide il ritratto nello studio di Leonardo e ne fece uno schizzo. Ai lati dell’immagine disegnò due coppie di colonne greche. Le stesse presenti nella Monna Lisa di Isleworth. Non solo.

Nel 1584, lo storico dell’arte Giovanni Paolo Lomazzo pubblicò un libro su pittura, scultura e architettura in cui menzionò la Gioconda e Monna Lisa parlando di due quadri diversi. Secondo l’opinione più accreditata del momento, la donna ritratta ne “La Gioconda” si chiamava Costanza d’Avalos, una favorita di Giuliano de’ Medici, il fratello di Papa Leone X.

L’ipotesi nasce dalla ricerca compiuta sulle pagine del diario del cardinale Luigi d’Aragona, scritto dal suo segretario, che rivelano alcune confidenze fatte da Leonardo stesso il 10 ottobre 1517. Costanza era una donna così piacente e bendisposta da avere sempre il sorriso sulle labbra. Da qui il soprannome “la Gioconda”, la donna sempre sorridente. E’ più vecchia rispetto alla Monna Lisa inglese. Leonardo portò con sé il ritratto per arricchire la collezione del re Francesco I. E così passò al Louvre. E’ pur vero che alcuni storici d’arte affermano che Leonardo avrebbe dipinto se stesso, mascherandosi nelle fattezze algide del ritratto.

L’altro quadro di Monna Lisa è apparso alla cronaca nel settembre 2013, per un tour in musei giapponesi. E’ stato sottoposto all’analisi di una fondazione svizzera alla quale gli attuali proprietari hanno affidato il quadro e da altri esperti del Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo. I test di geometria sacra l’hanno datato alla fine del quindicesimo secolo (tra il 1410 e il 1455). Circa una decina di anni prima del noto dipinto custodito al museo di Parigi. David Feldman, vice presidente della fondazione ha affermato che grazie a quanto si è scoperto chiunque potrà facilmente capire che l’opera è stata realizzata da Leonardo da Vinci. Fino ad oggi si riteneva che la Gioconda conservata al Louvre fosse l’unica dipinta da Leonardo, mentre le altre versioni esistenti sarebbero state delle copie, alcune provenienti dal suo stesso laboratorio. Il dipinto fu anche ribattezzato il “ritratto d’Isleworth” dal quartiere londinese del collezionista britannico che lo custodì per anni. Il mistero è donna, sembra volerci sussurrare Leonardo osservandoci attraverso il sorriso delle sue opere immortali.

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