Lo specchio, storie e suggestioni dagli albori all’età moderna – di Massimiliano Masiero del Tiferno

È innegabile. L’uomo cerca disperatamente la propria immagine in ciò che lo circonda.
Volti umani o divinità minacciose si nascondono nel quotidiano che ci circonda, dandoci la sensazione di essere costantemente circondati da figure antropomorfe che ci osservano, ci giudicano o ci sorridono benevole. Questo fenomeno è noto come “pareidolia” e fonda le proprie radici nel subconscio umano.
Per molti è il retaggio atavico di un mondo ostile, pullulante di predatori e rivali nella catena alimentare, una sorta di predisposizione al pericolo e a riconoscere altre creature mimetizzate nel mondo circostante.
Per altri sono comunicazioni con il piano astrale opposto al nostro, spiriti in possesso di informazioni vitali o creature dannate in eterno sull’orlo dell’abisso.
In questa chiave la ricerca dell’essenza umana ha da sempre accompagnato l’umanità attraverso la storia, la superstizione e la vanità – ultimo dei vizi capitali declassato solo nel xx secolo- .

I primi specchi risalgono alle prime civiltà metallurgiche. Rame, argento e bronzo lucidati erano gli strumenti usati nell’antichità e destinati ad altissimi dignitari e personalità in bilico tra divinità e umanità.
Gli specchi giocano un ruolo di primaria importanza nella mitologia e cultura da millenni. Ricordiamo la sconfitta di Medusa, a cui Perseo mostra la propria immagine riflessa su uno scudo di bronzo o la citazione del sommo vate, Dante Alighieri, che definisce la dote di Virgilio nel leggere la mente altrui “veloce come il riflesso nel piombato vetro”.

Il primo specchio considerato moderno nasce nella Venezia del XIV secolo, frutto più della ricerca alchemica che tecnica. Venivano utilizzate materie pregiate come cristallo, argento o mercurio fissate tra di loro in rudimentali bagni galvanici o con procedimenti meccanici complessi e costosi. Da queste tecniche al limite tra scienza e stregoneria ne deriva la mitizzazione e l’ingresso di diritto nel mondo del paranormale, in cui ricoprirà un ruolo di primissimo piano che mantiene tutt’ora.

Alcuni alchimisti del XVI secolo riesumano la scienza occulta della catoptromanzia, mutuata dall’età classica ellenica quando in bacili e acquitrigni gli oracoli profetizzavano attraverso il riflesso della luna.
Le qualità mistiche degli specchi si radicano talmente profondamente nella cultura popolare che molte fiabe e leggende raccontano di questi oggetti quasi sempre in maniera drammatica e perversa come ad esempio in “Biancaneve” dei Fratelli Grimm o “la regina delle Nevi” di Hans Christian Andersen, racconti fino ad allora tramandati dalla cultura popolare in forma orale.
Anche il cinema ha attinto largamente da queste credenze popolari.
L’esempio forse più celebre, il riflesso dell’assassino in “profondo Rosso”,

La forza mediatica dello specchio dunque non conoscerà mai declino.

Varie situazioni paranormali sono spesso ricondotte a specchi maledetti, o infranti.
Anche la Religione ha dato peso a queste presunte doti degli specchi.
Nota l’usanza di coprirli o toglierli durante i riti di esorcismo, fino a qualche decennio fa sconsigliati nelle camere di bambini o d ammalati.

Padre Pellegrino Ernetti, Benedettino e ricercatore, pare abbia utilizzato i riflessi di antichi specchi associati a reliquie mistiche per captare e fotografare l’immagine del Cristo morente sul Golgota, a suo dire intrappolata nella magnetosfera terrestre e alimentando l’interesse attorno a questi oggetti di uso quotidiano che ormai ognuno possiede.

Gli specchi dunque rappresentano quasi una necessità degli individui, bisognosi di riconoscere se stessi tra le moltitudini che ci circondano quotidianamente. Ma una cosa finora è più che certa.
Lo specchio che piaccia o meno riflette un immagine di noi. Serve a evidenziare pregi e difetti del nostro corpo, ma l’immagine che arriva al nostro cervello è decodificata dal nostro subconscio anche in base all’umore o stato d’animo momentaneo.
Inconsciamente omettiamo particolari ritenuti eccessivi, appariamo meno grassi di quel che siamo, più muscolosi o prestanti, con un seno decisamente migliore di quello che riporta una semplice fotografia fatta con un cellulare.
Allora forse è vero.

Lo specchio non mostra la realtà ma in definitiva riflette ciò che vuole.
Quale sarà la verità?