di S. Bologni
I concetti di ka,ba e akh vennero
formulati per la prima volta all’interno dei Testi delle Piramidi.
Ka “la forza vitale dell’uomo”.Concetto spirituale del nutrimento, ka al
plurale, kau, significava infatti nutrimento, cibo.
La tomba era luogo di trasfigurazione, sakhu, nel quale in base ai riti il
defunto si trasformava in akh lo “spirito trasfigurato”. La conservazione del
corpo era parte essenziale per l’ascensione al cielo, ove nell’emisfero
settentrionale risiedeva l’akh che brillava insieme alle stelle “che ignorano
la fatica”, cioè le stelle circumpolari.
L’altro concetto spirituale era il “ba”, la manifestazione animata e personale
del morto, la capacità cioè di muoversi ed assumere qualsiasi forma voluta dal
defunto. Il ba era spesso raffigurato come uccello a testa umana.
Altri elementi della personalità umana che permettevano la sopravvivenza
dell’uomo erano l’ombra, l’energia (hekau), il cuore ed il nome.
I teologi egizi si sono serviti di soluzioni diverse per tentare di risolvere
il complesso problema vita-morte. Teologie che, se anche alle volte diverse,
erano valide sotto un determinato aspetto. I teologi non hanno elaborato una
teoria unica, rifuggendo da ogni sistematicità e proponendo invece solo “verità
limitate”.
Nel rituale dell’apertura della bocca, nella scena 71, il dio Thot annuncia a
Ra che ha modellato la statua del re … gli ha dato il soffio della vita, gli ha
aperto la bocca affinché possa divenire un akh eccellente e il suo nome possa
durare nell’eternità:
”Egli proteggerà le membra di colui che gli verserà l’acqua. Egli avrà potere
sul pane, potere sulla birra. Egli uscirà come ba vivente, egli compirà le sue
trasformazioni secondo il suo volere, in ciascuno dei luoghi ove è il suo ka”.
Gli egizi erano turbati dall’idea di cosa potesse accadere nell’aldilà, ne
troviamo testimonianze sia nel “Dialogo di un disperato con il suo ba” e nelle
diverse versioni del “Canto dell’Arpista”.
In quest’ultimo testo, per la prima volta apparso nella tomba del re Antef, si
legge:
“ Io ho ascoltato i bei discorsi di Imhotep e di Herdedef, riferiti nelle loro
parole ed in modo completo, ma dove sono mai (le loro tombe)?
Le loro mura sono distrutte, le loro sedi non ci sono più, come se non fossero
mai esistite.
Nessuno è mai tornato di là, per raccontarci la propria condizione e
situazione,
per placare il nostro cuore finché non andremo nel luogo dove loro sono (già)
andati.
Quando a te rallegra il tuo cuore, per dimenticare il mio stato d’animo, è
meglio per te.
Segui il tuo cuore finché vivi, poni mirra sulla tua testa …
Fai in modo che la tua felicità si accresca, non è ancora stanco il tuo cuore.
Segui il tuo desiderio ed il tuo godimento, agisci sulla terra come comanda il
tuo cuore.
(Quando) viene per te quel giorno del lamento, Osiri non ascolta certo il loro
lamento, ché il loro lamento non ha mai liberato il cuore di un uomo nella
fossa.
Passa un giorno felice e non staccartene, osserva, non c’è nessuno al quale sia
stato concesso di prendere le sue cose con sé (nell’aldilà), osserva, non c’è
nessuno che sia tornato di qua o che ritornerà di nuovo”.
Per gli antichi egizi i rischi connessi alla “seconda morte” erano conseguenza
della distruzione del corpo e dell’annullamento della personalità qualora non
fossero stati eseguiti correttamente i rituali. In ciò vedevano un destino non
solo di tormenti, ma di totale oblio. Solo la fede religiosa poteva aiutare
l’uomo a superare i tanti ostacoli che incontravano nel difficile cammino
attraverso il Duat, cioè il mondo sotterraneo.
A partire dal Nuovo Regno si evidenzia la netta distinzione tra terra e cielo e
il Duat dove l’oscurità regna sovrana ed il mondo appare a volte rovesciato,
tanto che a volte si è costretti a camminare a testa in giù, e il defunto può
essere privato del suo ba.
Secondo i Libri dell’Oltretomba, per il sovrano questo mondo era ostile,
popolato di entità nemiche e mostri terribili. Identificato con il dio Ra, il
faraone per mezzo di formule magiche poteva superare i molti pericoli durante
la notte e risorgere con il dio-sole che respingendo l’attacco del serpente
Apophis, ogni giorno all’alba assicurava la vittoria della vita sulla morte e
dell’ordine sul caos.