Palazzo Trucchi di
Levaldigi è una costruzione imponente fatta erigere nel 1673 su disegno
di Amedeo di Castellamonte e sorge su una delle strade centrali di
Torino.
Da sempre è associato a tradizioni diaboliche.
Il portone è stupendamente intagliato nel legno, adorno di frutta,
fiori, cupidi e varie simbologie.
Quel che più affascina è il batacchio, posto al centro dei battenti,
sempre perfettamente lucidato, raffigurante il diavolo sogghignante che
scruta i passanti.
Difficilmente, se non per il batacchio, si può dare una motivazione
certa del perché sia conosciuto come “Il palazzo della porta del
diavolo”.
Tuttavia i battenti del portone si spalancano su un palazzo che
trabocca di misteri e leggende.

Era l’anno 1790.
A Palazzo si festeggiava il carnevale con orchestrali, danzatrici e
artisti.
Al fondo di una sala era raffigurata una scena infernale, le danzatrici
coperte di minuscoli abiti ballavano tra le fiamme dimenandosi come
invasate simboleggiando così le anime dannate.
Ad un tratto la festa fu sconvolta dal grido di una ballerina, Emma
Cochet, ma alcuni la indicano con il nome di Vera Hertz, che si
accasciò pugnalata mortalmente.
Le ipotesi furono molte, tuttavia il colpevole non fu mai identificato
e neppure l’arma venne mai ritrovata.
Scrisse Alberto Fenoglio”:
“Quasi fosse un segno di riprovazione del cielo per il delitto, si
scatenò sulla città, benché non ne fosse la stagione, una tempesta
notturna impressionante in cui la pioggia scrosciava violenta, i lampi
si susseguivano quasi ininterrottamente e il tuono accompagnava il
temporale con un frastuono così forte che tremava tutto il palazzo.
La tragedia aveva fatto scendere un velo di gelo, di mestizia e anche
paura su tutti, ma la gran paura esplose quando venne un lampo
accecante seguito immediatamente da un rimbombo tremendo, fragori di
vetri infranti, un soffio gelido, violento che spazzò il salone e
spense tutte le luci, determinando il panico e una precipitosa fuga
degli invitati”.
Non passò molto tempo che alcuni “testimoni” videro passeggiare un
fantasma che scrutava le persone per poi scomparire attraverso i muri.
Un’altra storia ammanta di mistero le mura di Palazzo Levaldigi, quello
della scomparsa di un ufficiale durante la dominazione francese del
1917.
E’ ancora Fenoglio a raccontare:
”Il maggiore, che si chiamava Melchiorre Du Perril, si recò dal
capitano Girare, cui toccava provvedere al servizio di sicurezza, per
mostrargli un biglietto contenente minacce appena ricevuto e chiedergli
una scorta che lo “coprisse” proteggendo la sua persona, mentre stava
per mettersi in viaggio con documenti top secret.
Mentre gli preparavano una carrozza, egli consumò una veloce colazione.
Nella strada, il postiglione, impaziente, era in attesa di partire.
Dopo quasi un’ora scese per andare a vedere perché il militare si
attardasse.
Sulle prime gli dissero di aspettare ancora, perché Du Perril si stava
preparando, poi due militari vennero ad annunciargli che non lo
trovavano da nessuna parte.
“Nel palazzo pare non esserci. "Non l’avete per caso visto uscire?”,
gli domandarono.
Il postiglione sbalordì:
”Certamente no, l’avrei notato”.
Una ventina d’anni dopo quell’inspiegabile sparizione alcuni muratori,
durante l’esecuzione di lavori nel palazzo, abbattendo un muro
rinvennero in una intercapedine lo scheletro di un uomo alto e robusto
che era stato sepolto in piedi e trattenuto da due muriccioli laterali.
Il cranio presentava una netta frattura. Si prospettò l’ipotesi di un
intrigo internazionale, ma ormai era trascorso troppo tempo perché
sulla vicenda si potesse fare luce.
Si racconta inoltre che una notte un incauto apprendista stregone non
si accontentò di invocare i soliti spiriti amichevoli, ma si spinse a
chiamare il signore delle tenebre: Satana.
Il diavolo, disturbato dall’invocazione, decise di punire il
responsabile.
Al mattino, i passanti trovarono l’ingresso del palazzo sbarrato dal
pesante portone che era comparso dal nulla, dietro il quale il
proprietario dell’abitazione era irrimediabilmente imprigionato.
Credenze popolari o misteriosi fatti senza una risposta?
In ogni caso, resta il fatto che il “Portone del Diavolo” è
sopravissuto al passare del tempo, alle guerre e rimane un’opera d’arte
d' immensa bellezza, tanto che il quotidiano, “Usa Today”, in un
servizio dedicato a Torino ne pubblicò alcune affascinanti immagini.
E se volete ammirare il Portone del Diavolo …ricordatevi di portare
sempre un ombrello con voi … non è raro che scoppi un temporale …la
sera in cui ho fatto le foto sono dovuta rimane chiusa in auto per un
po’ di tempo …osservando un grandinata notturna spettacolare.
Già, perché il portone si può vedere solo di sera quando è chiuso.
Torino mostra di notte ciò che cela di giorno.
