La terra è immortale, per questo in lei si trova il mistero
della creazione.
(Anwar al- Sadat)
Nella vita tutto è mistero.
(René Magritte)
I misteri sono nutrimenti, potenze eccitanti; le spiegazioni
sono misteri digeriti.
(Novalis)
La terra è immortale, per questo in lei si trova il mistero
della creazione.
(Anwar al- Sadat)
Nella vita tutto è mistero.
(René Magritte)
I misteri sono nutrimenti, potenze eccitanti; le spiegazioni
sono misteri digeriti.
(Novalis)
Poco distante da
Siena, a meno di 50 km
in direzione sud-ovest e nei pressi di Chiusdino, sorge la meravigliosa
abbazia di San Galgano.
La chiesa ha un'architettura dichiaratamente cistercense anche se ormai
è una sorta di prezioso rudere a cielo aperto che, per qualche oscura
ragione, come imponenza e suggestione tendo ad associare al complesso
di Stonehenge (anche se l'analogia più corretta sarebbe con l'abbazia
irlandese di Cashel, anch'essa 'scoperchiata').
L'abbazia fu consacrata alla fine del XIII secolo (1288) ma già al termine del '300 cominciò a perdere lustro, risultando semi-diroccata nel XVI secolo.
Attualmente è stata 'riconvertita' a luogo destinato ad eventi e rappresentazioni, con tanto di palco e platea.
Ma il fascino
resta comunque immutato per chi si avvicina, tra campi di
girasoli e differenti tonalità di verde, come se lo scorrere abituale
dei secoli si fosse perduto in un paradosso e il visitatore vittima di
un'anomalia spazio-temporale.
Ma chi era San Galgano?
Dopo un periodo di vita spensierata e ricco di mondanità, Galgano
Guidotti decise di ritirarsi ed abbracciò un'esistenza di
penitenza, volta a Dio.
Giunse sul colle di Montesiepi, alle spalle di dove ora sorge
l'abbazia, nel Natale del 1180 e infisse la spada in una fenditura di
una roccia, trasformando così uno strumento di morte in una croce
(L'elsa e parte
della lama).
Ora, sorge una cappella dove il santo lasciò la sua spada, ancora visibile.
Un
episodio degno di nota avvenne
durante l'assenza di Galgano a seguito di un pellegrinaggio. Tre
invidiosi cercarono di rubare la spada ma non ci riuscirono e pertanto
la ruppero. La mano divina si manifestò e uno fu incenerito da un
fulmine, un altro annegò nel fiume mentre il terzo fu aggredito da un
lupo che gli strappò le braccia.
Gli arti del malcapitato ora si
trovano in una teca conservata nella
cappella di Montesiepi e le analisi col carbonio 14 li dichiarano
coevi al periodo in cui visse il santo.