Inoltrandosi
nella provincia di Imperia, lungo la statale 548 della valle Argentina,
si trovano le indicazioni per raggiungere il piccolo borgo
di Triora, annoverato tra i più belli d'Italia.
Sembra
quasi impossibile che proprio in quelle zone, dove la quiete verde
smeraldo dei boschi incontra la serenità azzurra del cielo, si sia
sviluppata una delle più orrende persecuzioni nei confronti di
presunte streghe, più di un secolo prima della follia di Salem
(1691).
Nel
1587, a seguito di una carestia che perdurava quasi da due anni, si
cominciò a sussurrare di streghe e fattucchiere o meglio, di baggiure e
foitureire (come riportano i documenti di quel tempo) e da
lì a poco s'innestò una vera e propria caccia che causò numerose
vittime.
.
Esaminiamo la vicenda,
con una sintesi cronologica degli eventi:
1585
Inizio
della presunta Carestia
Ottobre
– Dicembre 1587
Il
Parlamento Locale, con l’approvazione del Podestà e del Consiglio
degli Anziani, fa avviare un processo per stregoneria.
Giungono
a Triora un magistrato inviato da Genova e Girolamo del Pozzo,
vicario del vescovo di Albenga.
In
accordo con la tradizione del tempo, viene celebrata una messa
invitando i presenti alla delazione.
Alcune
abitazioni private vengono riconvertite a prigione, con tanto di
inferriate alle finestre e vengono immediatamente incarcerate 20 donne.
Col passare delle settimane, tale numero sarà destinato a crescere
enormemente.
I primi a morire tra i prigionieri sono Isotta Stella, a causa dei tormenti inflitti, e un’altra donna nel
tentativo disperato di fuggire ai tormenti calandosi da una finestra senza grata.
Inizialmente,
la furia inquisitoria si abbatte sulle reiette che vivono nella
zona periferica della Ca’ Botina, ma successivamente anche alcune ‘matrone’ e nobildonne
di Triora rimangono impigliate tra le maglie
del processo.
A
quel punto, il Consiglio degli Anziani comincia a mostrare dei dubbi
sulle modalità adottate.
A
causa delle accuse che erano estese a tutti i ceti sociali, il
processo non viene portato a termine.
Intervengono
sia il governo di Genova che Monsignor Luca Fieschi, vescovo di
Albenga.
Del
Pozzo riesce ad ottenere nuovamente l’avvallo del Monsignore e il
Consiglio degli Anziani torna ad appoggiare l’inquisitore, forse a
fronte anche di accordi per tutelare le nobildonne.
Gennaio
1588
L’inquisitore
ed il magistrato lasciano Triora senza una conclusione effettiva
dell’indagine.
Il
Parlamento locale incarica il notaio Basadonne di contattare Genova
per una revisione del processo senza sortire risultati immediati.
Maggio
1588
Il padre inquisitore Alberto Fragarolo, su mandato ecclesiastico,
giunge a Triora ma dopo alcuni interrogatori lascia il borgo, senza
trovare una soluzione alla situazione creatasi.
Giugno
1588 – Marzo 1589
In
data 8 giugno, Il commissario speciale Giulio Scribani arriva a
Triora.
Intanto,
il podestà Stefano Carrega viene sostituito da Gio Batta Lerice.
La
prima azione di Scribani, che negli atti si firma de Scribanis, è di
inviare nelle carceri di Genova le 14 persone (13 donne e un uomo)
che languivano nelle prigioni improvvisate di Triora.
Nel
corso delle indagini e dei processi correlati, numerose persone
muoiono a causa dei supplizi alle quali sono sottoposte, con
un’impressionante impennata degli arresti.
Intanto,
lo Scribani chiede l’autorizzazione per applicare diverse decine di
condanne a morte e a questo punto il doge inizia ad avere delle
perplessità sul modus operandi adottato, chiedendo al commissario
speciale di attenersi alle confessioni, corroborate da prove reali e
inoppugnabili. Tale richiesta viene però ignorata.
Conseguentemente,
viene affidata la revisione del processo all’uditore Serafino
Petrozzi. La prima cosa che rimarca è il fatto che Scribani si stia
occupando di reati legati alla stregoneria e quindi di competenza
dell’inquisizione.
In
ogni caso, conclude la relazione evitando una presa di posizione
precisa, adducendo la delicatezza della situazione.
Genova
invia i due giureconsulti Giuseppe Torre e Pietro Allaria
Caracciolo per supportare Petrozzi nella revisione dei processi i
quali però concordano con Scribani e convincono anche l’uditore.
In
tal modo, vengono autorizzate le pene capitali previste (impiccagione
e incenerimento dei corpi) ma l'intervento del padre Inquisitore di
Genova fa in modo che i condannati vengano portati nella città, in
quanto solo lui, come rappresentante della Chiesa, può giudicarli.
Aprile
- Agosto1589
Il
28 aprile il cardinale Sauli e quello di Santa Severina ordinano di
avviare la conclusione dei processi, con conferma definitiva il 28
agosto da parte del cardinale di Santa Caterina.
Sulla
sorte delle streghe imprigionate e ancora vive, nonostante fossero
state decimate dagli atroci supplizi, non ci sono informazioni certe.
L'ipotesi più diffusa è che siano state liberate, sia a Genova che
a Triora.
Da
segnalare che l’inquisizione scomunica Scribani per essersi
occupato di materie di esclusiva pertinenza ecclesiastica (verrà
comunque annullata in data 15 agosto 1589 per diretto intervento del
doge).

La
cronologia sopra-riportata non è esaustiva ma intendevo semplicemente trasmettere il senso di grande
confusione, di follia e di incertezza che aleggiava durante i processi, in cui i
ruoli non erano definiti e dove la crudeltà dei singoli prevaricava
il buonsenso.

Esaminando
alcuni atti, notiamo che l'avvio ai processi fu dato da
una carestia che si stava protraendo da due anni e che,
necessariamente, doveva avere una sorgente diabolica.
Con
ogni probabilità, invece, l'origine è da ricercarsi in alcune
manovre speculative dei ricchi proprietari terrieri che avevano
accumulato ma non rese disponibili le derrate alimentari,
destinandole poi a Genova.
Non
è comunque da dimenticare che Triora sorge in una zona intrisa di
mistero e magia, tanto che la chiesa della Collegiata sarebbe stata
eretta sulle rovine di un 'fanum' pagano mentre nelle vicinanze, al
passo della Mezzaluna, si trova un menhir, a memoria di passati culti
non cristiani.
E
non è certo da sottovalutare che la tradizione di utilizzare alcuni
rimedi naturali basati sull'erboristeria, abbia contribuito a dare
spazio all'aberrazione della Ragione... E' sempre stato più
semplice condannare e distruggere, piuttosto che capire...
Credo che la Ca' Botina sia ancora impregnata dall'energia psico-magnetica delle vittime della persecuzione... Come se il terrore provato, l'assoluta mancanza di speranza avvertita fossero ancora lì.
Ed è indubbia la sensazione di disagio che avvolge come una densa bruma
quando si transita davanti a quelle vecchie mura, all'imbrunire.
Una
curiosità... Il nome Triora deriva dal latino 'Tria Ora' (tre
bocche) ed infatti lo stemma cittadino è Cerbero, il cane infernale,
con le sue tre teste... In realtà, il riferimento dovrebbe
riguardare i tre fiumi che confluiscono sul territorio oppure i tre
alimenti su cui in passato si basava l'economia e cioè grano, vite e
castagna.

