In viaggio con la Morte
di Gabriele Luzzini

E'
piacevole camminare sul Lungo
Arno nelle ore crepuscolari. La mente ne trae grande beneficio, come se
l'energia positiva dell'acqua mondasse pensieri e preoccupazioni.
Durante
l'inverno, la bruma
alimenta l'immaginazione di coloro che, ignorando la rigida
temperatura, si
avventurano accanto al fiume… Ed è possibile, in tali circostanze,
squarciare
il velo della razionalità e guardare oltre…
Il
sig. P.V., un rispettabile
professionista fiorentino, mi raccontò che negli anni '70, quando era
poco più
che un ragazzo, fu quasi travolto da una carrozza senza controllo che
terminò
la sua corsa cadendo rovinosamente nell'acqua scura dell'Arno…senza
lasciare
traccia.
P.V.
si era scansato appena in
tempo, e mentre la carrozza passava una brezza gelida ed innaturale gli
aveva
attraversato le ossa lasciandogli una spiacevole sensazione di
malessere per
alcune ore.
Sempre
stando alle sue parole, i
due cavalli scuri (non erano proprio neri) e la carrozza dai fregi
dorati
avevano letteralmente "attraversato" il parapetto per poi scomparire,
nell'istante stesso che toccavano le increspate acque del fiume.
Con
ogni probabilità, P.V. aveva
visto qualcosa accaduto nei secoli precedenti… Immagini impresse sulla
trama
spazio-temporale a causa della forte drammaticità. Il fatto che la
carrozza sia
passata attraverso il parapetto sottolinea che quando ciò accadde, non
era
ancora stato costruito (un fenomeno riconducibile a quello di spettri
che
attraversano muri dove un tempo sorgevano porte).
Ma
la narrazione non termina
qui…
P.V.,
che a causa della sua
attività ha frequenti contatti con varie persone, si trovò a parlare
con un
cliente che gli aveva commissionato un lavoro e la conversazione
scivolò sugli
scherzi che può fare l'immaginazione, citando l'episodio che gli era
accaduto
sul Lungo Arno.
Il
suo interlocutore lo
osservava attento e lo sguardo non lasciava trasparire alcuna ironia…
Era
pallido in volto e, dopo alcuni istanti di esitazione, raccontò che suo
padre
R.M., negli anni '30, aveva avuto una bizzarra avventura…
Si
trovava a passeggiare sul
Lungo Arno, una sera d'inverno, dopo una cena con gli amici. Aveva
ecceduto col
vino e i riflessi erano conseguentemente ottenebrati. Si rese conto che
era
davvero distante da casa e che le gambe non lo avrebbero retto per un
così
lungo tragitto: si stava rassegnando all'idea che avrebbe passato la
notte
all'addiaccio. Intanto, qualche fiocco di neve cominciava a volteggiare
pigramente nell'aria, preannunciando una nevicata.
Udì
poi uno scalpitio di cavalli
e vide che trainavano una carrozza… Con l'audacia data dall'alcool alzò
una
mano, per fermare il mezzo trainato dai cavalli.
La
carrozza si fermò e R.M. aprì
il portello per entrare. All'interno una donna con abiti sontuosi
piangeva
guardando il finestrino e voltando le spalle all'uomo che si accomodò
profondendosi in ringraziamenti per l'inaspettato passaggio. La
percezione
critica di R.M. era notevolmente alterata e la situazione non lo
sorprese…
Pensò semplicemente di aver di fronte "una vecchia matta" legata ai
fasti del secolo passato.
La
carrozza ripartì
immediatamente prima che R.M. potesse comunicare la destinazione e
cominciò ad
acquistare una velocità sempre più elevata.
R.M.
fu preso improvvisamente ed
inspiegabilmente dal panico ed afferrò un braccio della dama piangente.
La
donna si voltò e l'uomo, sotto una chioma perfetta, vide un teschio con
la
bocca spalancata. R.M. gridò dal terrore mentre avvertiva uno sbalzo e
dopo
alcuni istanti le gelide acque dell'Arno lo abbracciarono. La carrozza
era
svanita e lui si era ritrovato nel fiume. Riuscì faticosamente a
raggiungere la
riva e se la cavò con una lunga broncopolmonite e qualche livido. Ma i
suoi
capelli, prima corvini, erano diventati bianchi. R.M. è morto alla fine
degli
anni '90, serenamente… ma forse il ricordo di ciò che avvenne quella
sera lo
accompagnò per tutta la vita.
Le
due testimonianze si
corroborano ed al tempo stesso si confutano a vicenda… Infatti, nella
prima il
protagonista P.V. assiste ad una sorta di proiezione mentre nella
seconda R.M.
riesce addirittura a salire sulla spettrale carrozza e toccare
l'orribile
viaggiatrice, come se avessero una loro fisicità.
Comunque,
penso che i due
fenomeni siano legate e che forse, nel corso degli anni, l'apparizione
abbia
perso la sua 'forza' e conseguentemente la sua
capacità di interagire
con chi incrociava il suo cammino… Quasi come le manifestazioni
spettrali che
nel corso degli anni sbiadiscono, fino a scomparire. Chissà… Forse sul
Lungo
Arno è ancora possibile trovare una misteriosa carrozza disposta a
raccogliere
incauti passeggeri…