Misteri della Basilica di Sant’Ambrogio – di Gabriele Luzzini

Milano ha la rara capacità di presentare, tra le pieghe della razionalità e dell’efficienza, delle zone sfumate, dove il folklore e le tradizioni che la permeano sembrano far parte della storia ufficiale. E forse è davvero così…

La basilica di Sant’Ambrogio, che sorge a pochi passi dall’omonima fermata di metropolitana, conserva diverse leggende che meritano di essere ricordate. Ma prima, qualche cenno sulla struttura, inglobata nel tessuto cittadino.

Il suo nome per esteso è ‘Basilica Romana minore collegiata abbaziale prepositurale di Sant’Ambrogio’, un nome altisonante degno della seconda chiesa più importante di Milano (la prima, ovviamente, è quella che ha la ‘madonnina’ tra le guglie). Monumento dell’epoca paleocristiana e medioevale, costruita tra il 379 e il 386 per volere del vescovo di Milano Ambrogio, fu edificata nei pressi del luogo di sepoltura dei martiri delle persecuzioni romane e inizialmente dedicata a loro: da qui il suo primo nome di ‘Basilica Martyrum’ (alcuni scavi cominciati nel 2005 hanno finora portato alla luce oltre 90 tombe). Ambrogio voleva riporvi le reliquie dei santi martiri tra cui Gervasio e Protasio e successivamente lui stesso vi venne sepolto. Da allora cambiò nome in quello attuale. Nel corso dei secoli la basilica ha subito importanti modifiche e ricostruzioni, fino a raggiungere la configurazione attuale, con l’impianto a tre navate e tre absidi corrispondenti, oltre al quadriportico. Ma ora proviamo ad addentrarci nelle storie insolite che circondano la basilica. Poco prima di accedervi, nella piazza davanti alla basilica ed esterna alla recinzione, si trova la ‘colonna del diavolo’ in cui sono presenti due misteriosi fori. Di origine romana, probabilmente questa colonna veniva utilizzata dagli imperatori germanici durante l’incoronazione, in un rituale in cui abbracciare la colonna significava che ‘la giustizia in lui sarà diritta…’, così come ci spiega il cronista milanese Galvano Fiamma (1283 – 1344). Ma la tradizione popolare la arricchisce con un’altra storia… Nel corso di una lotta tra Sant’Ambrogio e il diavolo, quest’ultimo cercò di incornare il vescovo, ma finì per rimanere incastrato nella colonna. Dopo grandi sforzi riuscì a liberarsi, fuggendo poi spaventato. A ricordo dell’episodio restarono i fori provocati dalle sua corna. La leggenda sostiene che appoggiandoci l’orecchio è possibile udire il rumore dell’inferno, oltre che avvertire un lieve odore di zolfo annusando i buchi stessi. All’ingresso della Chiesa, in alto a destra, ci si accorge della presenza di una scacchiera in verticale. Lo schema della tavola è 8×8, per un totale di 64 caselle. Visitando con attenzione il perimetro esterno se ne notano altre tre di minor impatto. Spogliando la scacchiera del suo aspetto ludico (è in verticale, quindi inutilizzabile oppure adatta ad una partita ‘impossibile’ tra Sant’Ambrogio e il demonio), analizziamo la simbologia a essa legata. Indubbiamente, è una rappresentazione efficace delle forze contrarie che si oppongono nella lotta per la vita, addirittura nella costituzione della persona e dell’universo. I quadrati che si formano, infatti, sono lo ‘scontro’ tra linee, quindi di direzioni/decisioni. Conseguentemente, è il conflitto tra ordine contro caos, ragione contro istinto e perciò simbolo ideale di opposizioni e confronti. Entrando nella chiesa, sopra una colonna di granito antico-romana, si trova il Serpente di Mosé. La scultura è in bronzo, donata dall’imperatore Basilio II nel 1007, e in passato fu creduta quella originale citata nella Bibbia, costruita per tener lontano i serpenti. I milanesi (e non solo loro) indirizzano preghiere al serpente, per allontanare i malanni. A tal proposito, non è da dimenticare che secondo alcuni storici la basilica fu costruita sulle rovine di un tempio di Esculapio, padre della medicina e venerato sotto le sembianze di un serpente. Il folklore dice che quando sarà prossima la fine del mondo, la scultura si animerà e scenderà dalla colonna. Il serpente è comunque un simbolo legato al diavolo e così, sull’altro lato della chiesa ma alla medesima altezza, è presente una grossa croce, sempre in bronzo. All’interno della Basilica è conservato il corpo di Sant’Ambrogio. Tra le sue ultime disposizioni, ci fu quella di mettere le sue spoglie sotto l’altare, vicino a quelle dei santi Gervasio e Protasio, da lui stesso deposti, ma in fondo a sinistra. Al momento della tumulazione, con grande sgomento, fu notato che i corpi dei santi si erano misteriosamente spostati, così da lasciar spazio in mezzo a loro a Sant’Ambrogio. Al momento della solenne cerimonia funebre, uno sciame di api sorvolò il corpo del santo, prima di disperdersi. Tradizionalmente, l’ape simboleggia la laboriosità ma anche l’anima che lascia l’involucro fisico (in diversi culti, anche non solo europei). Per la tradizione ebraica è un simbolo solare di saggezza e ordine, ma anche dell’anima collegata al divino. Infine, l’ape è considerata un simbolo di Gesù Cristo, col miele a rappresentare dolcezza e misericordia e il pungiglione come strumento di giustizia. La nostra rapida visita ai misteri della basilica di Sant’Ambrogio al momento termina qui, anche se ci sarebbero molte altre storie degne di essere ricordate. Spero di avervi incuriosito e vi invito a vedere coi vostri occhi le meraviglie sopra raccontate.