Febbraio 2020

Buon Febbraio, mondo! 🙂

E’ ancora inverno, il vento polare soffia e porta il freddo a fasi alterne.

Alzarsi dal letto la mattina è difficile, specie se dovete svegliarvi alle sei per prendere il treno. Chi è pendolare sa quanto l’imprevedibilità delle FS possa rovinare l’umore.

La primavera è ancora lontana, ahinoi, e allora che possiamo fare?

Per quelli che si dedicano all’orto, riporto un estratto del “Calendario di Frate Indovino” :

“LAVORI DEL MESE Lavorate ai nuovi impianti mettendo a dimora alberi da frutto e da giardino. Preparate le marze per gli innesti. Tempo permettendo, iniziate la potatura di viti e alberi da frutta.

ORTO Ridate terra a cipolle, agli, fave e piselli seminati in Novembre. Vigilate sui ritorni di freddo. Fate attenzione a non mettere le stesse colture nelle medesime aiuole dell’anno precedente (principio della rotazione delle colture). Semine in ambiente protetto: prezzemolo, basilico, erbe aromatiche; radicchi, indivie, cicorie e lattughe; bieta da taglio, cavoli estivi; peperoni, melanzane, pomodori. Semine in terreno aperto: piselli, fave, agli, cipolle; ravanelli, spinaci, asparagi, agretti.

GIARDINO Recidete i vecchi gerani a dieci centimetri dal colletto. Fate talee e moltiplicate per divisione delle ceppaie piante officinali e ornamentali. Mettete a dimora le rampicanti annuali. Interrate le bulbose a fioritura estiva. Non dimenticate i vasi da appartamento messi a svernare, innaffiando e concimando regolarmente. Praticate una potatura di sfoltimento agli arbusti da giardino e date una sistemata alle siepi.

VIGNA E CANTINA Finite di sistemare i nuovi impianti. Rimpiazzate le viti morte o troppo asfittiche. Concimate. Cominciate la potatura. Controllate i recipienti vinari e rimboccateli se necessario. Giorni adatti per i travasi dal 9 al 23 Febbraio. I vini frizzanti travasateli a Luna nuova”.

(dal Calendario di Frate Indovino 2020)

Chi non ha il pollice verde, come me, invece, può sempre dedicarsi a un buon libro.

L’ultimo che ho letto si intitola “Ti prego, lasciati odiare” di Anna Premoli, vincitore del premio “bancarella”.

Se volete passare del tempo spensierato, è il libro che fa per voi. A me è servito per ristabilizzare l’umore.

La storia tra Jennifer e Ian, caratteri talmente in antitesi da risultare nemesi, è il fulcro della storia. L’abilità della penna e l’ironia della scrittura di Anna Premoli promette riflessioni e risate fino alla fine del libro. A me è successo e in più di un’occasione.

 

 

Sanremo 2020 – le mie pagelle – 4° serata: GIOVANI

Tecla Insolia

vs

Marco Sentieri

Tecla

8 marzo

Confermo la prima impressione, brava e preparata.

8

Marco Sentieri

Billy blu

A risentirla oggi le parole le ho capite eccome,

stasera sono per me i due schiaffi d’amore!

8

Leo Gassmann

vs

Fasma

Leo Gassman

Vai bene così

Confermo la prima impressione al riascolto. Bravo anche a seguire le telecamere per rendere lo sguardo al pubblico.  L’ho preferito a Tecla perché ha portato se stesso. Fragilità, paure, ma anche grande energia positiva. L’ho sentito vicino ai tanti ragazzi della sua età. Ha descritto se stesso, ma anche l’universo giovani. Stamattina, dopo aver comprato l’album di Leo, l’ho fatto subito ascoltare a mio figlio di 20 anni. Grande, Leo, hai scavato nel profondo di te e sei arrivato al mondo. Vittoria meritata!

8

Fasma

Per sentirmi vivo

Al riascolto, Fasma è meno emozionato o forse sono io che ho capito le parole. Quello che è certo è che quest’anno il livello delle canzoni è alto anche nella categoria “Giovani”.

7

 

Sanremo 2020 – le mie pagelle – 2° serata

Giovani

Gabriella Martinelli e Lula

Il gigante d’acciaio

Testo sociale, con l’Italia operaria, l’Italia viva e proletaria che lavora.

“Le mani restano chiuse, nelle mani del gigante”. La strofa di chiusura, per me la più bella.

Sulla musica, forse già sentita…

7

Fasma

Per sentirmi vivo

L’emozione gioca un tiro mancino a Fasma. Trema la mano, vibra la voce e suda. Eh sì, è dura Sanremo!

6

Nella gara Gabriella Martinelli e Lula vs Fasma vince Fasma con il 51%

Non sono d’accordo con la giuria demoscopica

Marco Sentieri

Billy blu

Un testo difficile, forse l’emozione, o forse sono solo io che non capivo le parole.

6

Matteo Faustini

Nel bene e nel male

Intimista, intonato, un bel parlato che apre la strada al canto, bel canto. Bravò, bravò, da Finale!

8

Nella gara Marco Sentieri vs Matteo Faustini vince Marco Sentieri con il 52%

Anche qui, decisamente in disappunto con la giuria demoscopica… stasera non ne azzecco una J

BIG

Piero Pelù

Gigante

Il graffio di Pelù si fa sentire e apre la gara della seconda serata Big.

“… E’ un mestiere che conosco, tutti i giorni stare pronti…”!

Il suo marchio di fabbrica rimane impresso anche senza la chitarra.  Il testo commuove e l’animale da palco colpisce ancora.

Che volete di più?

Bravo, bravo, bravo!!!

8 1/2

Elettra Lamborghini

Musica e il resto scompare

Sommersa dall’arrangiamento, la voce di Elettra fatica a imporsi.

Nemmeno l’outfit l’aiuta a riemergere. Lei, bella e immobile, cantava!

5

 Enrico Nigiotti

Baciami adesso

Con Nigiotti, l’amore è sempre vero. Passione, voce e arrangiamenti sono azzeccati per la sua tonalità. E’ nella sua cornice, di piacevole ascolto. E’ la sua cifra stilistica, ma la canzone non sorprende.

7

Levante

Tichibonbon

La canzone non mi ha preso. Lei  nemmeno. L’ho sentita, tesa, respirare. La musica troppo alta, il suo microfono poco aperto, non lo so.  Comunque, qualcosa è successo. Peccato perché la voce di Levante si riconosce quando è spada.

6 1/7

Pinguini Tattici Nucleari

Ringo Starr

I Pinguini cantano e io vedo correre la festa… vorrei un chiringuito, birra e mare al tramonto… ma resta solo un sogno. Vorrei ma non posso…

6 /7

Tosca

Ho amato tutto

Bella, appassionata, recitata. Nella canzone ha dato tutto della sua esperienza di artista. Mi è mancato il dejavu del ritornello, però.

7

Francesco Gabbani

Viceversa

E qui c’è il boom! Il testo comprende appieno il senso dell’amore, le strofe complesse, eppure orecchiabili, colpiscono l’attenzione. Il suo modo di cantare coinvolge voce, corpo, sguardo, mi resta addosso. E rivedo la sua canzone dentro la mia storia. Un bel tuffo a piedi nudi!

“… Sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa” Chapeau!!!

9

Paolo Iannacci

Voglio parlarti adesso

Intimista, delicata, la canzone di Iannacci comprende tutto il mondo di un padre. Dove l’amore cresce. Musicalmente impeccabile.

8

Rancore

Eden

E’ rap, ma non sembra. E’ una girandola di parole, una creazione dove le poche rime bastano a sfamare l’Eden. Decisamente bravo!

8

Junior Cally

No grazie

Qui le parole ripetute non appagano o forse non è il mio genere. E il genere rap si sente, eccome!

6

Giordana Angi

Come mia madre

Bellissima dedica alla madre. La penna di Giordana è sempre forte, almeno quanto la sua voce. Debole nei passi urlati, però! La voce trema e si sente la fatica.

7

Michele Zarrillo

Nell’estasi o nel fango

Zarrillo manca di voce o forse il tempo che passa ha fatto man bassa della canzone. Il testo non approda. Alti e bassi, estasi e fango sembrano mischiarsi dentro la melodia. Mi spiace, ma non l’ho compreso. Proviamo al prossimo giro. Zarrillo è un grande, ma stasera no.

5

 

Sanremo 2020 – le mie pagelle – 1° serata

Ebbene sì, cari amici, anch’io vivo la sindrome sanremese come evento sociale e perché no, anche di sano gossip.

Perciò, ci siamo: pronti – partenza – via 🙂

Ecco le mie pagelle, in ordine di esibizione, relative alla prima serata:

Giovani

Eugenio In Via di Gioia

Tsunami

Belle sonorità, interessante il testo, ma il connubio toglie spessore alle parole.

CI fosse stato meno ballo, forse…

6 1/2

Tecla

8 marzo

Voce calda e aperta al mondo.

Il testo è intenso, intriso di storia. Mi dice che la vita è un misto di zafferano, amore e dolore. Ma si può fare sempre meglio. Si può sperare nel futuro.

Vista e piaciuta subito!

8

Nella gara Eugenio in via di gioia vs Tecla vince Tecla con il 50.6%

Sono completamente d’accordo con la giuria demoscopica

Fadi

Due Noi

Voce e colore della piazza in un bel giorno di mercato. Caratteristica, la parlata romagnola del cantante e fa sorridere, ma il testo non rimane impresso.

7

Leo Gassman

Vai bene così

Leo  mostra l’anima mentre canta se stesso. L’emozione batte forte dentro la voce potente e gli si perdona alcune piccole imprecisioni. Volersi bene è importante… di più: è parte, è il tutto nel raccontarsi al mondo.

8

Nella gara Fadi vs Leo vince Leo con il 54. %

Anche qui, decisamente in linea con la giuria demoscopica

Tiziano Ferro

Volare

Che posso dire al grande Ferro? Forse un filo giù di voce (per i suoi standard), ricordo bene la sua performance dello scorso anno che oscurò i cantanti che si esibirono subito dopo di lui, Quest’anno invece non è successo.  Ma rimane pur sempre un grande cantante e mattatore.

9

Irene Grandi

Finalmente io

Ho sempre amato Irene, è rock e padrona di una tecnica eccellente. La voce poggia con sapienza sulle note e crea armonia.

Purtroppo, nel testo vedo troppo Vasco e mi distraggo. Avrei preferito leggere  anche la sua mano dentro le parole.

7

 Marco Masini

Il confronto

“Forse adesso ti è chiaro, mi son dato il permesso di parlarti davvero e accettare me stesso”.

Non ho dubbi. Testo graffiante, che ti rimane subito impresso. Peccato per gli stacchi fra la strofa e il ritornello. L’ho sentito spezzato in due. Forse era questo il senso, ma non so se l’ho capito.

7

Rita Pavone

Niente – resilienza 74

Forse un poco fuori fuoco. Si sentiva il dolore dentro le grida del cantato, ma l’esperienza del vissuto? Da lei mi aspettavo più tonalità, più colori nella voce. Piú vita e meno urlato.

Mi spiace per la platea osannante J ma non sento di più.

6 ½

Achille Lauro

Me ne frego

Finalmente intonato! Merito dell’ autotune? E chissenefrega, per restare in tema canzone.😸

Il testo lo rappresenta pienamente. Dalla voce  all’uotfit è una liberazione ascoltarlo cantare. Mi ha sorpreso piacevolmente.

L’erede di Vasco è sul palco.

Finora, la mia preferita

9

Diodato

Fai rumore

La voce sicura sostiene il testo e sale, sale, sale fino a raggiungere il pubblico. Arriva piena, vibrante, è l’emozione di ascoltarlo crescere.

Bravo, bravissimo

8

 Le Vibrazioni

Dov’è

Bello, il dolore è parte della voce e affonda l’ascoltatore. Divano o sedia, ovunque sia seduto, rimane a occhi aperti ad ascoltare il viaggio di una vita filtrato in musica. A me è successo.

Arrangiamento interessante

9

Anastasio

Rosso di rabbia

E poi arriva Anastasio con lo strike.

Testo e musica insieme, nel mezzo sentivo persino tintinnare le parole.

Ammetto di avere un debole per lui, per il suo essere artista-poeta, un vero giocoliere con le parole. Sarò di parte? Eheh, forse sì!

La musica, slegata all’ inizio dell’esecuzione, conquista pian piano braccia e gambe e vola nel finale.

9 ½

Elodie

Andromeda

Credo sia il brano più difficile da eseguire. Per la prima volta, l’ ho vista tenere una mano sul diaframma per controllare la voce. Lei che della perfezione è la regina. Ma dov’è l’emozione?

Ps. Quanti maschi conta la giuria demoscopica? (ma diciamolo piano)

7 1/2

Bugo e Morgan

Sincero

Unico duetto in gara, meglio Morgan di Bugo. L’insieme è caotico, il testo meglio.

Ed è un peccato.

6 1/2

Alberto D’Urso

Il Sole ad est

Triste, tanto triste. La voce e i vocalizzi non bastano a togliere la malinconia al testo. O forse sono i vocalizzi ad appesantire il tutto.

Il video mi ricorda… no, meglio se non lo dico 🙂

Alberto è un bravo, però.

7

Riki

Lo sappiamo entrambi

Debole esecuzione. Sommessa. Peccato perché il testo ė sincero. Rispecchia le emozioni del ragazzo (birichino con l’amore) che sa scrivere. Sul resto, beh… il canto manca ancora di carattere.

6

Raphael Gualazzi

Carioca

E’ fiesta con questo brano sbarazzino.  Testo e musica rimandano alla disco dance. Ho sorriso ma ho anche faticato, lo ammetto.

6 1/2

Gabriele D’Annunzio

fotografia dell’autrice

La vita è un dedalo di strade sconosciute che ci portano a compiere scelte. Alcune più inconsapevoli di altre. Percorrendo una di queste vie ho visitato “Il Vittoriale degli Italiani”.

fotografia dell’autrice

Premetto di non essere mai stata una fan di Gabriele D’Annunzio. Condizionata anche dai testi scolastici che agli occhi di un’adolescente bigotta lo dipingevano soltanto come un satiro, a lui preferivo Leopardi, più introspettivo e solitario.

Oggi, alle soglie dei 50 anni e liberata da tante inibizioni, mi sono dovuta ricredere visitando i luoghi che lo celebrano imperituro.

La sua personalità poliedrica e all’avanguardia ha annunciato la nascita dell’Età moderna, dando anche nome e vita a figure professionali che esistono ancora oggi: l’influencer e il dog sitter. Credo sia questo ad avermi colpito nell’età matura. Al di là della sua capacità scrittoria e dei suoi versi, il carattere dannunziano risulta ancora attuale, spendibile  con successo. Si amava e credeva nel suo lavoro a tal punto da renderlo immortale. Quanti di noi possono dirlo oggi?

fotografia dell’autrice

La visita guidata alla sua casa, la “Prioria”, raccoglie oltre ai suoi oggetti anche la sua essenza. Cosmopolita, istrionico, caotico, manipolatore, personalità stravagante ma anche difficile da sostenere per chi gli stava accanto. Ecco, questi gli aggettivi che mi affastellano la mente mentre seguo la guida che ci accompagna nella visita. Il gruppo è composto da dieci persone. Non si possono fare foto all’interno della sua dimora e questo permette di concentrare l’attenzione sugli oggetti e le parole della guida.

Appena entrati nell’edificio, la guida ci raduna nell’angusto ingresso , mostrandoci due porte. A sinistra, vi entravano gli amici di D’Annunzio. Per loro l’attesa era breve.

A destra, invece, solevano aspettarlo coloro che non erano considerati amici. Conoscenti, uomini politici anche influenti dovettero attendere ore per essere ricevuti. Volete un esempio? La guida ci racconta che Mussolini lo aspettò per ben due ore prima di poter conferire con D’Annunzio.

 

Il bagno in ceramica “Standard” di colore blu è spettacolare. E un vero plus per i suoi tempi. Mentre gli altri non avevano acqua corrente e il bagno in casa, lui ne era provvisto. Viveva ben al di sopra delle sue possibilità, pur ricevendo un lauto compenso per i suoi lavori e per l’invalidità di cui godeva.

 

Salendo i tre gradini che portano all’ingresso dello studio si leggono le parole “Hoc opus hic labor est” (qui è l’opera, qui la fatica) poi occorre inchinarsi per non sbattere la testa contro l’architrave.  Solo D’Annunzio poteva non farlo. Alto un metro e cinquantotto, vi passava senza problemi anche se mentiva dichiarando di essere un metro e sessantatre. Inchinandomi anch’io insieme al gruppo di visitatori, ho sentito la sua risata riecheggiare nella stanza. Questa impressione pervade ogni locale della “Prioria” dove D’Annunzio visse i suoi ultimi anni.

Visitando l’officina”, l’unico locale che gode di luce naturale, è posizionata una bottiglietta di acqua minerale con la scritta: ”Edizione limitata per Gabriele d’Annunzio”.

Sulla scrivania dello studio, i suoi occhiali appoggiati imprimono suggestione agli occhi del visitatore. Sembra quasi che il poeta abbia lasciato la stanza da poco e stia per tornare a riprendere il lavoro interrotto.

Dello scrittore, la guida ci ricorda che ha inventato i neologismi veivolo, tramezzino e, a scopo pubblicitario, i marchi “Oro Saiwa” e “Amaro Montenegro”.

Dallo studio, la vista sul parco e sul lago è spettacolare persino guardandola attraverso i vetri sporchi.

Il parco e la bellezza struggente del lago donano ristoro e pace, qui a Gardone Riviera. Il piccolo paese, pacifico e ordinato, è una perla sulla quale ancora aleggia lo spirito di Gabriele D’Annunzio.

fotografia dell’autrice

 

 

I respiri della Terra

L’ignoto è il terreno fertile che nutre le nostre incertezze, costantemente in bilico tra illusione e realtà. Rimane nascosto tra i resoconti di sciagure e di rado riusciamo a collocarlo in un preciso arco temporale o fisico. Ma quando, invece, accade, il sipario si alza, interrompendo il velo ad annebbiare la vista. L’idillio dura soltanto un attimo, poi l’istante di lucidità si trasforma in qualcos’altro. Così la realtà che percepiamo comprende l’ignoto, trasformandolo in leggenda.

Il Triangolo delle Bermuda ne racconta di spaventose. Comprende il tratto d’oceano delimitato dalle isole Bermuda, il nord della Florida Meridionale e le Bahamas che con la loro posizione formano un immaginario triangolo della morte. In passato fu il centro di episodi inquietanti. Navi che scomparivano per poi riapparire, prive di equipaggio. Aerei che smarrivano la rotta senza lasciare traccia sui radar. Lungi dall’essere abbandonata, è ancora una rotta commerciale e turistica ideale per attraversare il mondo. Le statistiche oggi confermano che il rischio di mortalità nella zona definita come “il Triangolo delle Bermuda” non è superiore alle altre parti del mondo. Di certo, non tale da impedirne i viaggi, specie quelli intercontinentali.

Nel mondo esistono altre undici aree simili al Triangolo. Circondano il globo e sono denominate “i dodici cimiteri del diavolo”. Si collocano negli oceani, intorno al 30-36° grado di latitudine nord e sud, in eguale misura nell’emisfero settentrionale e in quello meridionale, inclusi i due poli. La loro disposizione simmetrica potrebbe essere indicativa. Il caos si manifesta senza un ordine preciso, il suo contrario, invece, presuppone un progetto finalizzato a uno scopo. Ma quale?

Secondo una delle teorie più accreditate, masse continentali in continuo movimento si espandono verso Est. Sono situate in punti nodali, dove le correnti calde oceaniche che seguono il nord incrociano quelle fredde di direzione opposta. Le correnti superficiali di marea si trovano, pertanto, ad avere diverse temperature, generando vortici magnetici intorno ai dodici cimiteri. Le comunicazioni radio sono disturbate e l’illusione della scomparsa completa dei veicoli che vi transitano potrebbe essere un effetto collaterale del fenomeno, esposto a particolari condizioni.

I casi più illustri di sparizioni di navi e aerei sono documentati in epoche diverse. Contemporaneamente, ci sono stati avvistamenti di oggetti non identificati, classificati sistematicamente dalle autorità come “allucinazioni di massa”. Nonostante ciò, le Forze Aeree degli Stati Uniti hanno fornito ai propri piloti un regolamento con istruzioni precise da seguire in caso di avvistamento di un “UFO”. Notate anche voi l’incoerenza?

I cimiteri più conosciuti sono quelli con il più alto indice d’incidenti. Il sinistro primato lo detiene il Triangolo delle Bermuda. E’ il più famoso perché ancora oggi rappresenta una delle rotte più trafficate. Mentre il “Triangolo del Diavolo”, collocato a sud est del Giappone tra Iwo Jima e l’isola Marcus, è stato dichiarato da tempo “off limits” dalle autorità giapponesi perché zona pericolosa.

Gli effetti che producono sull’opinione pubblica sono quanto mai divisi. I teoreti del complotto ipotizzano che le anomalie del passato derivassero dall’attivazione di strumenti provenienti dalle antiche civiltà di Atlantide e Mu, poi distrutte nel corso del tempo (leggende stabiliscono la loro ubicazione proprio in questi due tratti di oceano, anche se c’è chi sostiene che la prima si trovi ancora sepolta nel Mediterraneo). Altri sostengono che entrando nella nostra atmosfera e generando tempeste magnetiche, forze aliene abbiano potuto provocare i danni sopra esposti.

I più scettici sostengono, invece, che le leggende dei naufragi del passato siano soltanto il frutto di amplificazioni di tragedie avvenute per cause naturali dovute ad avverse condizioni meteorologiche, approssimativamente documentate, che abbiano alimentato il “business” letterario.

Io penso che questi dodici spazi d’ombra siano delle zone di transito dove le leggi che governano la Terra si possano alterare. Sono i respiri della Terra, canali naturali, dove anche il tempo può deformarsi, se opportunamente sollecitato.

Oggi le telecomunicazioni permettono un controllo capillare del territorio, proiettando un film certamente diverso dal passato. Potrebbe essere questa la ragione per la quale gli avvistamenti extraterrestri si siano diradati fino a scomparire, insieme alle alterazioni descritte dalle cronache?

Il globo terrestre è una macchina stupenda, un ingegnoso prodigio che si regge sfruttando l’elettromagnetismo, ma è anche vero che non comprendiamo ancora del tutto il meccanismo che regola la vita sul pianeta.

Per ora, tutto ciò rimane un affascinante enigma.

Quello che, invece, credo si possa affermare con la concretezza di un fatto è che la Terra è viva. Malata e sofferente, vittima di inquinamento e ignoranza, ma ancora viva ed è per questo che respira.

Immagini da pixabay

Felice Halloween

Il 31 ottobre si avvicina rapidamente, la festa si colora di arancione con l’autunno che spruzza allegria ovunque. E per gli amanti dei gatti, come me, scatta anche la “febbre fantasma”. Ebbene sì, ogni Halloween la probabilità di vedere qualcosa di inspiegabile raddoppia. L’aria si tinge di mistero e puoi finirci dentro senza fatica, specie se abiti con un gatto. Il felino, infatti, ha dalla sua la natura, l’istinto e l’indole che lo portano a individuare le situazioni a rischio paranormale, il coraggio per affrontarle o perlomeno per condividerle con il suo branco- famiglia. Il suo passato è ricco di storia, basti pensare agli Egizi che lo adoravano. I Greci e i Romani lo amavano e ancora oggi è uno degli animali più terapeutici che io conosca.
E se poi la gatta che abita con voi è un felino dai lineamenti delicati, vivace e ha il manto nero come la notte, oltre all’agitazione per l’insolito che sta per arrivare, si aggiunge l’ansia che durante la maledetta ricorrenza non le accada nulla di male.
Allora, che fare?
Ecco tre regole da ricordare per trascorrere un felice Halloween con la vostra gatta nera:
• Tenetela in casa: sì, lo so che possa essere difficile, obbligare una gatta non è mai una buona idea, ma potete convincerla. Come? Tutti i gatti sono compulsivi, dovrete solo individuare dove focalizzare la sua attenzione, distraendola cosi dalla voglia di esplorare il mondo esterno per pochi giorni, finché Halloween sarà solo un ricordo (consigliabile fino al 3 novembre);

• Assecondate le sue reazioni: potete credere o meno al paranormale, ma se la vostra gatta si comporta stranamente, prestatele attenzione. Una gatta non mente mai, può essere monella e capricciosa, ma se vi segnala qualcosa che avverte ha sicuramente ragione;

• Non dimostrate ansia: qualunque cosa vi stia succedendo in casa, fosse anche vedere riflessa nello specchio l’immagine di Freddy Krueger, non urlate. Trattenete il fiato, ingoiatelo se occorre, ma non spaventate mai la vostra gatta! Primo perché non è mai bello terrorizzare il prossimo e poi perché le reazioni di un felino sottoposto a dosi massicce di ansia non sono mai prevedibili.
Sebbene i gatti maschi siano diversi dalle femmine, per quanto riguarda Halloween le regole sono le stesse.
Detto questo, non mi resta che augurarvi un felice e miagolante Halloween!

p.s. poi mi fate sapere come vi è andata? 🙂

La guerra dei secchielli

Exif_JPEG_420

Passeggiata in riva al mare. Il suono delle onde che si infrangono, il sole caldo e la brezza vellutata che giá dal mattino ti accarezza la pelle.
Respiro l’ aria salmastra, sentendomi rinascere ad ogni respiro.
Cosa potrebbe esserci di piú bello?
Niente, pensavo. E invece mi sbagliavo.
E’ quello che é accaduto oggi sulla spiaggia di Massa.
Frotte di bagnanti, dai piccoli ai piú grandi, tutti coinvolti nella battaglia d’ acqua. Muniti di secchiello, si sono divertiti a inondare di allegria gli altri bagnanti, come me, che ne erano sprovvisti. Alcuni ragazzi, invece, hanno optato per il secchio del bagnino.
Avete presente il secchio che si usa per medicare il piede in spiaggia? Ecco, quello!
Insomma, il mio ė stato un Ferragosto di allegria, complice il bel tempo a fare da cornice.
E il vostro?

Il mistero dei massi Avelli

(Territorio Lariano )

I massi Avelli sono delle rocce dalla struttura a forma di vasca regolare.
Si trovano nel territorio di Como, di Lecco, della Brianza e della Valtellina. Dal punto di vista geologico, la loro formazione potrebbe risalire tra il V e il VI secolo d.C. Nel periodo citato, il territorio prealpino subì lo spostamento di massi erratici (chiamati anche trovanti) per opera dei ghiacciai.

Tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e l’arrivo dei Longobardi, queste terre furono abitate da popolazioni indigene.
All’interno degli Avelli non sono mai stati ritrovati reperti archeologici che ne confermino l’utilizzo umano. La credenza popolare del Territorio Lariano, però, racconta che in passato avessero la funzione di tombe e ancora oggi sono considerate parti del culto dei morti.
Il numero esiguo degli Avelli fa supporre che il loro scopo fosse destinato alla sepoltura delle salme di personaggi di alto rango e rappresenta una singolarità del Territorio considerato.
A Bulciaghetto (LC) si tramanda la credenza che l’acqua piovana raccolta nell’Avello possa curare le piaghe dei piedi e le fratture. In caso di necessità dei parenti, sugli rami degli alberi intorno all’Avello sono annodati brandelli di stoffa per ricordare ai propri morti la strada di casa e poter chiedere il loro intervento a favore dei vivi.
La tradizione resiste ancora oggi e a luglio il Comune dedica giornate a tema con ritrovo dei paesani e partecipazione ai giochi per la “festa dei morti dell’Avello”, giunta alla terza edizione.

(Bulciaghetto LC)

A Plesio (CO) esiste l’unico Avello munito ancora di coperchio, finora ritrovato.
A Barzago (LC) è conservato un Avello doppio.

Nell’area di Torno, si rileva la più alta concentrazione di massi erratici: l’Avello del Maas, l’Avello di Rasina, l’Avello de i Piazz, l’Avello di Negrenza e l’Avello delle Cascine di Negrenza.
Per arrivarci, da Torno si raggiunge la località Caraniso (296 m) dove è possibile parcheggiare e visitare il masso Avello “Maas”. Con una mulattiera si sale a piedi verso le case di Montepiatto (610m) per poi arrivare alla località Rasina, anch’essa con il suo Avello. Da qui si prosegue verso Pietra Pendula (610 m). Vcino a Brunate, si trovano il Sasso del Lupo (500 m) e la Pietra Nairola (580 m)
Le Associazioni paesane del luogo si prendono cura della loro conservazione e ne permettono l’accesso al turista tramite segnaletiche e guide.
Il mistero che circonda i massi Avelli è tuttora irrisolto.

Immagini di proprietà di Monica Porta