La guerra dei secchielli

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Passeggiata in riva al mare. Il suono delle onde che si infrangono, il sole caldo e la brezza vellutata che giá dal mattino ti accarezza la pelle.
Respiro l’ aria salmastra, sentendomi rinascere ad ogni respiro.
Cosa potrebbe esserci di piú bello?
Niente, pensavo. E invece mi sbagliavo.
E’ quello che é accaduto oggi sulla spiaggia di Massa.
Frotte di bagnanti, dai piccoli ai piú grandi, tutti coinvolti nella battaglia d’ acqua. Muniti di secchiello, si sono divertiti a inondare di allegria gli altri bagnanti, come me, che ne erano sprovvisti. Alcuni ragazzi, invece, hanno optato per il secchio del bagnino.
Avete presente il secchio che si usa per medicare il piede in spiaggia? Ecco, quello!
Insomma, il mio ė stato un Ferragosto di allegria, complice il bel tempo a fare da cornice.
E il vostro?

Il mistero dei massi Avelli

(Territorio Lariano )

I massi Avelli sono delle rocce dalla struttura a forma di vasca regolare.
Si trovano nel territorio di Como, di Lecco, della Brianza e della Valtellina. Dal punto di vista geologico, la loro formazione potrebbe risalire tra il V e il VI secolo d.C. Nel periodo citato, il territorio prealpino subì lo spostamento di massi erratici (chiamati anche trovanti) per opera dei ghiacciai.

Tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) e l’arrivo dei Longobardi, queste terre furono abitate da popolazioni indigene.
All’interno degli Avelli non sono mai stati ritrovati reperti archeologici che ne confermino l’utilizzo umano. La credenza popolare del Territorio Lariano, però, racconta che in passato avessero la funzione di tombe e ancora oggi sono considerate parti del culto dei morti.
Il numero esiguo degli Avelli fa supporre che il loro scopo fosse destinato alla sepoltura delle salme di personaggi di alto rango e rappresenta una singolarità del Territorio considerato.
A Bulciaghetto (LC) si tramanda la credenza che l’acqua piovana raccolta nell’Avello possa curare le piaghe dei piedi e le fratture. In caso di necessità dei parenti, sugli rami degli alberi intorno all’Avello sono annodati brandelli di stoffa per ricordare ai propri morti la strada di casa e poter chiedere il loro intervento a favore dei vivi.
La tradizione resiste ancora oggi e a luglio il Comune dedica giornate a tema con ritrovo dei paesani e partecipazione ai giochi per la “festa dei morti dell’Avello”, giunta alla terza edizione.

(Bulciaghetto LC)

A Plesio (CO) esiste l’unico Avello munito ancora di coperchio, finora ritrovato.
A Barzago (LC) è conservato un Avello doppio.

Nell’area di Torno, si rileva la più alta concentrazione di massi erratici: l’Avello del Maas, l’Avello di Rasina, l’Avello de i Piazz, l’Avello di Negrenza e l’Avello delle Cascine di Negrenza.
Per arrivarci, da Torno si raggiunge la località Caraniso (296 m) dove è possibile parcheggiare e visitare il masso Avello “Maas”. Con una mulattiera si sale a piedi verso le case di Montepiatto (610m) per poi arrivare alla località Rasina, anch’essa con il suo Avello. Da qui si prosegue verso Pietra Pendula (610 m). Vcino a Brunate, si trovano il Sasso del Lupo (500 m) e la Pietra Nairola (580 m)
Le Associazioni paesane del luogo si prendono cura della loro conservazione e ne permettono l’accesso al turista tramite segnaletiche e guide.
Il mistero che circonda i massi Avelli è tuttora irrisolto.

Immagini di proprietà di Monica Porta

Il portale dimenticato

L’antica chiesa della “Rotonda della Besanadi Milano conserva tracce esoteriche legate al culto dei morti.
Fu edificata nel 1695, su progetto dell’architetto Attilio Arrigoni, e consacrata nel 1700 alla figura di San Michele Arcangelo, considerato anche il pesatore delle anime defunte e medico celeste perché invocato dai malati terminali. Il significato attribuito all’Arcangelo è confermato dalla storia. Per secoli, infatti, la chiesa accolse malati e diede sepoltura al suo interno. Dal 1858, l’Ospedale Maggiore lo utilizzò per gestire i malati cronici e quelli colpiti da malattie infettive fino al 1940, quando divenne la lavanderia dello stesso Ospedale.


Fin qui, nulla di strano. Ma recenti studi condotti sulla chiesa hanno rivelato che è inclinata verso ovest, con un valore di 356 gradi, quattro di scarto rispetto al nord. Il dato si evince osservandone la planimetria oppure sorvolando l’edificio dall’alto con l’aiuto di una bussola. Read more

Gradara e i suoi fantasmi gentili

Gradara si trova in collina, adagiata sul confine tra Romagna e Marche. La cittadina ha origini antiche, il primo insediamento sembra risalire al Neolitico. Di certo, visse anche l’epoca romana, come testimonia ancora oggi la base e l’angolo del Mastio interno alla Rocca della Fortezza, risalente al XIV secolo.

Ogni anno migliaia di turisti visitano il borgo antico, approfittando di una pausa dal vicino mare di Cattolica e Gabicce, oppure affrontando un viaggio più lungo, attratti dalla sua storia e dagli eventi organizzati nei mesi estivi.
Bar e ristoranti spuntano da ogni scorcio, dentro e fuori le mura. I prezzi contenuti spingono i visitatori a degustare le prelibatezze locali, ma non mancano anche aree attrezzate per gustare un sano picnic. Read more

L’ENIGMA DI MONNA LISA

Tra i misteri ancora irrisolti del nostro tempo, quello di Monna Lisa credo sia uno dei più affascinanti. Nel 1500, Leonardo da Vinci fu ingaggiato dal ricco mercante Francesco del Giocondo per ritrarne la giovane moglie di ventiquattro anni. L’impresa non fu facile per il genio italiano. Leonardo, scontento dei suoi risultati, impiegò anni per consegnare il ritratto al committente. Questo accadeva nel 1505.
Quarant’anni dopo, il ritratto intitolato “Monna Lisa” finì nella collezione di un altro Francesco, il re di Francia, che lo conservò a Fontainebleau fino al suo passaggio al Louvre. Così afferma Giorgio Vasari nel suo “Vitae dei più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani” ed è il quadro che oggi è conservato al museo del Louvre di Parigi. All’estero, infatti, è conosciuto con il nome di “Monna Lisa”, in Italia invece come “la Gioconda”. Ma si tratta davvero dello stesso quadro? Read more

Fiumelatte

È il Fiumelaccio, il quale cade da alto più che braccia 100 dalla vena donde nasce, a piombo sul lago, con inistimabile strepitio e romore. »
(Leonardo da Vinci)

Ci sono luoghi dove la natura e l’uomo vivono in armonia ormai da secoli. Uno di questi è Fiumelatte, un grazioso borgo in provincia di Lecco. Si raggiunge percorrendo in auto la statale settantadue che da Lecco porta a Colico oppure utilizzando il treno con la linea F.S. Milano – Sondrio.
Fiumelatte è anche il nome del fiume intermittente che lo bagna ed è quest’ultimo particolare a rendere davvero speciale la visita. Seguendo a ritroso il letto del fiume, accompagnati dall’abile guida del Signor Alessandro Manzoni, residente e volontario del fiume, io e la mia famiglia abbiamo vissuto un’esperienza indimenticabile. Ci ha da subito colpito l’attenzione che gli abitanti del borgo prestano al fiume e ai turisti che lo visitano, offrendo anche aiuto per raggiungere la sorgente, qualora richiesto. Una camminata di quindici minuti permette la salita dal lago alla sorgente. Per farlo, è consigliabile munirsi di scarpe da ginnastica o da trekking. Arrivati alla fonte, una fontana e un’ampia area pic nic sono a disposizione gratuita dei viandanti che possono riposarsi e rifocillarsi, godendo dell’incontaminata bellezza del paesaggio.
La straordinaria limpidezza dell’acqua, visibile fin dalla sorgente, muta in bianco latte non appena acquista velocità scivolando sulle rocce a strapiombo, per poi immettersi nel lago di Como. E da qui il suo nome.
Ogni anno, il fiume di origine carsica tra i più brevi d’Italia compare a fine marzo per poi scomparire i primi di ottobre, salvo durante periodi di grande siccità, com’è accaduto lo scorso luglio. Fiumelatte è chiamato anche il fiume delle due Madonne perché, di solito, inizia il corso proprio il venticinque marzo, giorno dell’Annunciazione della Madonna, e termina con la festa del Rosario, il sette ottobre, scandendo anche la vita religiosa del paese.
Nonostante le rocce carsiche da cui nasce e la violenza con cui raggiunge il lago, Fiumelatte finora non ha mai causato danni al paese, diventando nel tempo un amico fidato dei suoi abitanti che si preoccupano se non ricompare ogni anno, rispettando le date. Considerando le bizzarrie del clima che mai ci prepara al suo funesto rovinare al suolo, rimane l’ordinata e costante intermittenza di Fiumelatte a portare un’oasi di pace nel caos che ci circonda.
Fiumelatte metà p G 800

Fiumelatte sorgente G 800

Fiumelatte foce E  800