Una settimana di festeggiamenti (Gotico vercellese) – di Daniele Vacchino

Tanti anni fa, viveva in paese un vecchio avido che aveva fatto fortuna trasportando attraverso il fiume certa merce di contrabbando. Era mal messo, zoppo e completamente sordo da un orecchio, ma tardava a rimetterci la pelle. Era inviso a tutto il paese, per via dei modi di fare spigolosi e del suo ottuso egoismo. Non aveva avuto figli; i parenti, tutta gente che tirava a campare, non vedevano l’ora di ballargli sulla tomba. Le malelingue dicevano che passasse le notti dalla maga, per scongiurare il trapasso. Nonostante la sua avversione alla morte, aveva avuto grande cura nel prepararla. Nei momenti di ottimismo, guardava al suo funerale come al primo giorno di una seconda vita. In quest’ottica, come molti compaesani abbienti, aveva provveduto ad accaparrarsi una lapide in un punto soleggiato del camposanto. Ma si era spinto oltre: nel tentativo di controllare il momento dell’ultimo saluto, in gran segreto aveva già fatto incidere sulla lapide il suo nome e fatto apporre la fotografia. Per una questione di superstizione, aveva fatto coprire la lapide incisa. Non voleva certo che la morte, invitata dalla nuova lapide, anticipasse la sua venuta! Era un vecchio spilorcio che sapeva fare i suoi conti.

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Tutto Quel Buio – di Cristiana Astori

Titolo: Tutto quel buio
Autore: Cristiana Astori
Editore: Elliot
Prezzo: 17,50 euro

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Susanna Marino, una studentessa squattrinata laureata in cinema, viene incaricata da un misterioso collezionista torinese di ritrovare una preziosa pellicola degli anni Venti, scomparsa durante l’occupazione nazista. Il regista è l’ungherese Károly Lajthay, il titolo “Drakula halála”...

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Body Count, the original screenplay – di Davide Rosso

…Now the woods are alive with the sound of screaming…

Il camping del terrore è un film slasher prodotto nel 1985 e uscito in America nell’86, da noi l’anno successivo. La regia è di Ruggero Deodato, la sceneggiatura originale di Alessandro Capone & Luca D’alisera. Musiche di Claudio Simonetti. Il cast: Mimsy Farmer, Bruce Penhall, David Hess, John Steiner, Ivan Rassimov, Nancy Brilli, Charles Napier, Stefano Madia.

La trama: Un gruppo di ragazzi arriva in un campeggio semi abbandonato per trascorrere una vacanza e scopre che anni prima la struttura era stata chiusa in quanto teatro dell’efferato omicidio di due giovani. La comitiva decide di rimanere ma la follia omicida del misterioso assassino (forse uno sciamano indiano, metà mostro, metà uomo) si abbatterà su di loro. Alla fine, i superstiti, scopriranno che il folle non è altri che il giovane figlio della coppia che gestiva il camping, rimasto traumatizzato da piccolo nell’assistere all’omicidio del vero sciamano.

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Dov’è Anna? di B. Proietti e D. Crispo – Recensione di Simone Dellera

A distanza di anni, era il 1976 quando venne trasmesso lo sceneggiato, gli Autori ripropongono una nuova stesura del testo nel 2014 mantenendo invariato l’intreccio narrativo.
Un giallo intrigante a tutti gli effetti dove le numerose piste battute, forse più numerose del gatto a nove code di Argento, non portano a niente di decisivo. Anzi, risolvono il mistero d’alone che svanisce intorno alla singola pista battuta, mettendo in evidenza altri crimini ma non risolvono mai il problema principale: dov’è Anna? Rispetto al vecchio sceneggiato, il romanzo varia solo in una parte che vede Carlo confondersi con il mondo della mala, nella ricerca spasmodica della moglie che potrebbe essere finita sulla strada, al posto della vicenda televisiva di Anna che cerca di adottare un figlio illegalmente, pagando la ragazza madre che deve ancora partorire.
Ma come le altre piste battute, anche questa si rivelerà un clamoroso buco nell’acqua. In questo inedito frangente, incontra più personaggi ma quello di spicco è certamente il Lusini, anima per certi versi affine a Carlo per la ricerca del figlio scomparso.
I personaggi sono ben delineati, l’intreccio
è decisamente ottimo e il romanzo è ben scritto e arricchito dalle ambientazioni ben descritte senza arrivare all’eccesso!

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Le Ombre dell’Etna, tra storia e leggenda – di Viviana Donato

“L’Etna nevosa, pilastro del cielo,
nutrice dell’acuto inverno perenne lo domina.
Dal profondo sgorgano
purissime sorgenti di fuoco inaccessibile,
fiumi nel giorno che portano flusso di fumo acceso,
e la notte la fiamma rossa travolge pietre fragorose,
verso la piana d’un profondo mare.
Queste immani  fontane di fuoco suscita il drago.
Prodigio che stupisce chi lo vede,
e stupisce il racconto di chi vive.”

Questi versi ispirò a Pindaro la vista dell’imponente e maestosa montagna, con la sua fumante cima innevata e i fiumi di fuoco che tra possenti boati ne sgorgano copiosi, che domina la grande distesa color cobalto del mare e la città che sorge ai suoi piedi, Catania, offrendo agli occhi uno spettacolo unico al mondo, che suscita delle intense emozioni e che nel corso dei secoli ha ispirato poeti e cantori, dal succitato Pindaro a Callimaco, da Ovidio a Dante, Carducci, Goethe, Byron, Verga e altri.

“Tutto ciò che la Natura ha di grande, tutto ciò che ha di piacevole, tutto ciò che ha di terribile si può paragonare all’Etna, e l’Etna non si può paragonare a nulla”, scriveva lo storico dell’arte ed egittologo francese Vivant Denon nel suo “Voyage en Sicile”.

Il vulcano più alto d’Europa, le cui balze partono da tremila e più metri d’altezza, sono caratterizzate da un incantevole susseguirsi di deserti di lave nere e rosse, costellati da macchie di boschi di Abeti, Pini e Betulle, profumatissime Ginestre, castagneti, vigneti ed agrumeti fino a tuffarsi nelle acque dello Ionio.

L’Etna, dispensatrice di vita, perché è dalle sue nere lave che nasce una delle terre più fertili che esistano, ma anche di morte e di distruzione, per gli antichi abitanti dell’isola è sempre stata una montagna sacra.

Veniva considerata la bocca del mondo sotterraneo, e le sue spettacolari eruzioni un’occasione per le forze segrete della natura di rivelarsi agli uomini.

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Il Troll di Berge – di Gabriele Luzzini

Da un po’ di tempo è reperibile un’immagine attribuita ad uno scatto fortunato effettuato nel dicembre del 1942 dall’equipaggio di un aereo della RAF durante un volo di ricognizione in Norvegia. L’immagine è inequivocabile e potrebbe essere la prova definitiva dell’esistenza dei Troll, gigantesche creature umanoidi che arricchiscono le leggende scandinave.

Le descrizioni che incontriamo nel folklore parlano di  mostri pelosi e molto forti, caratterizzati da un grosso naso e la coda, oltre ad avere solo quattro dita per ogni mano e piede ed un’avversione molto forte alla luce (addirittura, in alcune storie i raggi solari sono in grado di trasformarli in pietra).

I Troll possono essere di due tipi e cioè giganteschi ma di natura maligna oppure piccoli e benevoli nei confronti dell’uomo.
Facendo una rapida stima con la foresta dalla quale emerge, l’essere potrebbe essere alto decine di metri e quindi apparterrebbe alla prima tipologia sopra indicata. Insomma, non proprio il miglior incontro da fare in una landa desolata in Norvegia.

Sospendiamo il senso di meraviglia per un attimo e proviamo a fare una rapida ricerca iconografica…

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Simone Dellera (Autori sulla Soglia)

BIOGRAFIA:
Simone Dellera nasce a Milano nel 1970, dove vive tuttora. Si diploma al Liceo Artistico e si laurea in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti in Brera. Ha lavorato con compagnie teatrali amatoriali e realizzato le riprese e il montaggio di alcuni spettacoli. Appassionato da sempre di cinema in generale predilige in particolare il filone Horror, Thriller, giallo. Ama la musica illimitatamente, in particolare partendo dai classici del rock, fino ad arrivare ai suoi estremi. Ha sempre avuto l’hobby per la lettura e in seguito per la scrittura, ma è dal 2009 che si dedica seriamente alla stesura dei suoi scritti. Le sue opere sono: Absinth with Faust e la trilogia di Mickey De Santis – commissario di polizia con una particolare dote nel risolvere casi paranormali – che comprende; Uno scomodo cappotto di legno, Sette e Sette Vibrisse.

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Il Mostro di Firenze e “la strategia alchemica della tensione” – di Davide Rosso

Mercoledì 26 giugno 2017 il quotidiano la Nazione apre la prima pagina con una notizia che riporta all’attenzione il caso del mostro di Firenze e la storia delle otto coppiette trucidate nel capoluogo toscano. Il giornalista che segue il caso scrive un pezzo molto suggestivo, capace di riassumere bene le nuove piste investigative. Non starò qui a fare nomi e cognomi, non sono un criminologo, inoltre non voglio amplificare l’attenzione mediatica su persone che poi, e non sarebbe la prima volta in questa infinita vicenda, potrebbero risultare completamente estranee. In sintesi, si parla di un ex legionario di 86 anni del Mugello legato ad ambienti dell’estrema destra e dei Servizi segreti. Le nuove indagini, condotte prima dello scoop de la Nazione in gran segreto dall’ostinato procuratore Paolo Canessa, aprono uno scorcio inedito, finora mai ipotizzato o quasi. E se i delitti del mostro, anziché avere una matrice psicologica e sadica, avessero altro movente? Quale? Delitti studiati a tavolino per distrarre magistrati e opinione pubblica da ciò che accadeva nell’Italia della strategia della tensione.

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Sparizioni di Massa – di Gabriele Luzzini

Analizzando la Storia e alcuni episodi che l’hanno caratterizzata, talvolta ci si imbatte in cronache su cui l’inspiegabile ha fatto scendere un denso sipario e che tutt’oggi risultano avviluppate in una coltre di mistero.
Leggendo alcuni resoconti, infatti, è possibile incontrare descrizioni di sparizioni massive di eserciti, non causate da evidenti cause belliche.

Un caso piuttosto documentato accadde nel corso della cruenta campagna di Gallipoli, durante la 1° guerra Mondiale, e coinvolse il primo reggimento britannico di Norfolk che era sotto il comando del colonnello Horace Beauchamp.
Composto da 16 ufficiali e 250 soldati, incalzò i nemici fino ad una foresta, inoltrandosi nella stessa per poi sparire senza lasciare alcuna traccia.
La segnalazione emerge dal resoconto di un testimone oculare che troviamo in un dispaccio inviato dal generale Ian Hamilton al segretario di guerra Earl Kitchener.
Inoltre, nel 50° anniversario dello sbarco di Gallipoli, l’ex geniere Frederick Reichardt rese una dichiarazione firmata che fornì ulteriori dettagli all’insoluta sparizione del reggimento.
Descrisse una nube strana ed enorme, lunga 800 piedi e alta 220 (cioè 244 metri e 67 metri) che si era posata al suolo. I soldati avevano proseguito la loro marcia per attraversarla ma poco dopo si era sollevata: gli uomini erano spariti!
Se quella nube fosse stato gas nervino rilasciato dai tedeschi, dove erano finiti i cadaveri?

Un altro evento ignoto appartiene alla Storia Antica e perciò è da analizzare con le dovute precauzioni.

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Sette Vibrisse – di Simone Dellera

Titolo: Sette Vibrisse
Autore: Simone Dellera
Editore: Youcanprint
Prezzo: 
6,99 euro Ebook/25,56 euro Cartaceo

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Dopo il sesto incidente mortale a distanza di sei mesi dal primo, il commissario Moretti, che segue le indagini sugli strani decessi delle frazioni di Gubbio, decide di avvalersi di un aiuto esterno al distretto per progredire nelle indagini...

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