‘Di corvi e di ombre’ di Gabriele Luzzini – Recensione di Simone Dellera

Prima Arrivarono i Corvi. Sopraggiunsero Poi le Ombre. Infine Non Rimase Più Nulla.È con queste tre frasi, che ovviamente calzano a pennello, prese in prestito dall’Autore, che danno il titolo anche alla recensione, che vorrei iniziare questo lungo viaggio attraverso i numerosi racconti che compongono questa variegata antologia.
Una raccolta di racconti divisa in tre parti distinte. La prima parte chiamata “I corvi” è quella Esoterica, la seconda “Le ombre” è legata al Paranormale, un lungo salto nell’Altrove, mentre la terza “Il nulla” troverà piena spiegazione nella parola che compone il titolo.
“La risposta giusta” si apre ponendo la questione sull”eutanasia”, “Il prigioniero” (narra della pietà e) ci sbalza nel tempo cupo dell’inquisizione e ci porta nel 1440 a rivivere gli ultimi giorni del maresciallo di Francia Gilles de Rais implicato in pratiche alchemiche e occulte, compagno d’armi di Giovanna d’Arco.

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L’ombra bianca del fiume (Real Ghost Stories)

La quieta immagine fluviale, se osservata nei dettagli, presenta un’innegabile peculiarità.
Infatti, guardando con attenzione, sembra di vedere una bianca figura che emerge dalla vegetazione.

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Un fantasma dalla Russia (Real Ghost Stories)

La fotografia che trovate qui sotto è stata scattata nel 1973 da qualche parte nella campagna russa, quando ancora era URSS.

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L’intruso da un’altra dimensione – di Gabriele Luzzini

Era un giorno soleggiato del 1964 quando la famiglia Templeton decise di fare un picnic ma mai avrebbe immaginato di scrivere una impenetrabile pagina di mistero che perdura ancora adesso.
Proviamo a ricostruire i fatti, accertando fin dove è possibile se i dettagli disponibili siano coerenti.

Il 23 maggio 1964, Jim Templeton, un vigile del fuoco di Carlisle, Cumberland (ora parte della Cumbria – Inghilterra), fece una gita insieme alla moglie e alla figlia che allora aveva 5 anni a Burgh Marsh, zona affacciata sul Solway Firth.
Il cielo era terso e il sole tiepido, quindi una giornata ideale per un’escursione giornaliera di tarda primavera.

Le uniche persone che la famiglia Templeton incontrò furono due donne anziane sedute in un’auto all’estremità dell’area.
Jim immortalò la figlia e la moglie in alcune fotografie e tutto andò per il meglio. L’unica cosa che notò fu un certo nervosismo tra le mucche che stavano pascolando nella zona, senza alcuna causa manifesta.

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La candida morte: ecco perché il Thrilling anni ’80 resta intatto al suo posto nel “riflusso” – di Daniele Vacchino e Davide Rosso

(…)
Il thriller italico anni ’70 è un monumento centrale dell’immaginario ermetico, linguaggio penetrato nel cinema e lì rimasto, incapace di attecchire in letteratura (I racconti di Dracula copieranno su carta i sintomi del gotico italico o hammer, pochissimo – e male – il thriller).

Fu una tabula rasa che accadde nella parentesi di piombo di quel periodo, tra stragi, golpe, br, afa di lacrimogeni.

La P38 mutò in un rasoio calzato dal cadavere di una mano, ossia dal guanto surrealista della grande trasformatrice, la Morte!
(…)
Il planisfero del thriller ha pure una musica cosmica.
Morricone.
Nicolai.
Trans europa express.
Ferrio.
Orlandi.
Umiliani.
I DeAngelis.
Cipriani.
Melodie sublunari fatte di armonia e numero, tetragrammi perfetti, cerchi genesi al cui centro è nascosto un punto luminoso in cui tutto è celato e non diffonde alcuna luce.
(…)
Torniamo a casa.

Torniamo al thrilling all’italiana, ai suoi lampi surreali, al connubio di morbosità, sesso e morte.

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In fuga – di Alberto Donel

Ce l’aveva fatta, era evaso! Quante settimane aveva trascorso a studiare le regole di quel carcere, cercando un punto debole nella ferrea sorveglianza e il momento giusto per filare via. Adesso correva nella campagna, avvolto dalla notte novembrina, con l’unico intento di allontanarsi il più possibile dai poliziotti che forse lo stavano già braccando. Seguiva un percorso non del tutto casuale, dato che, da libero, aveva fatto delle escursioni tra i campi e le colline ubertose di quel territorio ancora immune dall’assalto dell’edilizia e del turismo di massa. L’attrazione per le bellezze della natura non lo aveva tuttavia distolto dalle sue attività truffaldine, che gli erano costate una severa condanna.
“Non mi riprenderanno! Farò in modo che perdano le mie tracce, e in gabbia non ci tornerò più!” promise a sé stesso. Dopo circa tre ore, saltellando tra gli acquitrini di una bassura, intravide in lontananza un caseggiato. Cominciava ad avvertire la stanchezza, e riposare al coperto sarebbe stato meglio che all’addiaccio.

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Le piramidi etnee, un’eredita’ dimenticata – di Viviana Donato

A molti suonerà forse strano, insolito, sentir parlare della presenza di piramidi in Sicilia, eppure queste misteriose ed imponenti costruzioni si trovano anche qui, nella nostra bella isola nel cuore del Mediterraneo. Non conoscerne l’esistenza è però, purtroppo, quasi normale, dato che oggi in pochi ne sono a conoscenza.

Ebbene sì, un preziosissimo patrimonio archeologico sconosciuto alla maggior parte della gente e cosa ancor più grave, non salvaguardato per nulla. Eppure le piramidi sono lì, sotto gli occhi ignari dei passanti, magari le vedi anche percorrendo una strada trafficata, all’interno di proprietà private abbandonate all’incuria generale, o nascoste tra i campi incolti, o usate come basamenti per altre costruzioni. Ma a nessuno viene in mente cosa rappresentino in realtà “quegli ammassi di pietre”, e quale sia il loro inestimabile valore storico.

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‘V.I.T.R.I.O.L. (L’Artigliatore)’ Di Vito Ditaranto – Recensione di Simone Dellera

In una diversa forma e del tutto originale, possiamo definirlo un thriller esoterico di ottime potenzialità.
Per quanto riguarda l’ambientazione, si respira una giusta collocazione atemporale che rende il racconto pieno di fascino e mistero, nondimeno la collocazione della storia narrata nella nera e misteriosa Venezia.
Una narrazione intrigante in cui spicca la psicologia sfaccettata del personaggio e della struttura stessa.
E anche se non ne capite molto di cabala, Vito Ditaranto è talmente paziente da arricchire il romanzo con citazioni e spiegazioni storiche, facendoti penetrare in oscuri segreti, come se li avessi da sempre inconsciamente conosciuti e compresi.
Nondimeno il finale è decisamente ben studiato e oserei dire ermetico, con più di una interpretazione finale.

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Alberto Donel (Autori sulla Soglia)

BIOGRAFIA:
Conseguita la Maturità Classica, Alberto Donel si è poi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma. Appassionato di narrativa, in particolare fantastica, si è interessato al valore poetico della parola, con il pregevole contributo del filosofo Rosario Assunto, e alle risorse della scrittura come facoltà immaginativa. Successivamente da Elémire Zolla, ha appreso le linee guida per una migliore comprensione del pensiero esoterico, presente in varie tradizioni magico-mistiche, per una conoscenza più profonda dell’uomo e della realtà.
Fuochi Nascosti, 0111Edizioni, il suo romanzo di esordio, è un’avventura che nasce realistica e si trasforma a poco a poco in un thrilling fantastico, che infine coinvolgerà il protagonista in una sfida oltre i limiti del reale. (Disponibile in versione ebook e cartacea su IBS, La Feltrinelli, Amazon).

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L’ombra disperata di Abercorn Street (Real Ghost Stories) – di Gordon Miles

L’immagine che trovate qui sotto sembrerebbe mostrare una bambina disperata che guarda fuori dalla finestra.
La fotografia è stata scattata al 432 di Abercorn Street  a Savannah (USA), dove si trova una casa strutturata su quattro piani e che ha una sinistra storia nel suo passato.
L’edificio è noto nella cittadina per essere infestato da fantasmi e infatti più di un testimone racconta di suoni, bisbigli, pianti e passi pesanti che si possono udire tra quelle vecchie mura.
E’ superfluo aggiungere che al momento dello scatto non era presente nessuno al suo interno.

La casa fu costruita nel 1868 per il generale Benjamin J. Wilson, un veterano della Guerra Civile e quando la moglie del militare cedette alla febbre gialla, si trovò costretto ad allevare da solo la figlia.

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