Ricerche psichiche oltre la Cortina di ferro - 2° parte
di Alberto Rossignoli
Le macchine
psicotroniche della Cecoslovacchia
Sino allo sviluppo delle
ricerche illustrate nella prima parte di questo dossier, era la
Cecoslovacchia ad essere, almeno ufficialmente, un passo più avanti
rispetto alle altre nazioni nelle ricerche parapsicologiche.
Pavel Stepanek, studiato
da Milan Ryzl, era uno straordinario telepate, ed indovinava con
straordinaria facilità le carte Zener. Tuttavia, verso il 1965, si
registrò un suo incredibile insuccesso con il dottor John Beloff,
indovinando molte meno carte di quanto non avvenga per caso: stava
perdendo i suoi poteri?
Già prima della guerra,
il dottor Osc
ar Fischer, di Praga, aveva lavorato con il sensitivo
Stefan Ossowiecki, di Varsavia, e con il chiaroveggente Erik Jan
Hanussen.
Sotto il nazismo,
Hanussen divenne ricco e potente grazie alla sua qualità di veggente
e astrologo, ma nel marzo 1933 fu assassinato dai nazisti perchè,
come chiaroveggente, non solo aveva previsto la fine di Hitler, ma
riusciva a vedere gran parte dei loro progetti segreti.
La considerazione della
parapsicologia era così diffusa negli ambienti culturali
cecoslovacchi che persino il fisiologo Eduard Babak, rettore
dell'Università di Brno, nel suo discorso di insediamento, asserì
che, in certe particolari condizioni psicofisiologiche, la psiche
umana può influenzare la psiche di un altro essere umano anche senza
l'intervento della percezione sensoriale; aggiunge, nondimeno,
Kuchynka (pioniere della ricerca ESP in Cecoslovacchia), che
l'importanza della parapsicologia risiede nel farci comprendere che
siamo legati al cosmo molto più intimamente di quello che abbiamo
sempre pensato.
Il dottor Vladimir
Drozen, preside della facoltà di Pedagogia dell'Università Hradek
Kralove sostiene che il PSI non contrasti con alcuna legge fisica a
noi nota.

L'uso dell'ESP in
Cecoslovacchia non è stato limitato ai ricercatori universitari e ai
gruppi privati: l'esercito cecoslovacco rivelò, nel 1966, che lo PSI
era stato usato di frequente, in guerra, in particolare nella
campagna del 1919 fra Cecoslovacchia e Ungheria, con successo.
Nondimeno, nel 1925,
l'esercito cecoslovacco pubblicò un libro ad uso dei militai,
intitolato Chiaroveggenza, ipnotismo e magnetismo, di Karel
Hejbalik.
Le fonti storiche, in
generale, confermano l'efficacia dello PSI in battaglia, secondo i
cechi.
Secondo quanto scrive lo
studioso Miroslav Ivanov nel suo libro Non soltanto le uniformi
nere, le persona dotate di poteri paranormali furono usate come
sentinelle, per avere notizie sui campi di concentramento,
sull'immigrazione e sui gruppi partigiani durante la Seconda guerra
mondiale e l'occupazione nazista.
Soltanto durante
l'occupazione tedesca, secondo il già citato Kuchynka, la ricerca
parapsicologica fu ufficialmente sospesa, ma non per molto.
Furono infatti i
cecoslovacchi i primi a mettere a punto, alla fine degli anni
Sessanta, le prime “macchine psicotroniche” (denominazione
ufficiale dell'ESP, sancita a partire dal Congresso di Parapsicologia
di Mosca del 1968). Si trattava di tutta una serie di oggetti,
bruniti o lucidi, ruvidi, martellati, in acciaio, bronzo, rame,
ferro, oro, in grado di amplificare le energie psichiche dei
sensitivi. Tali strumenti vennero presentati per la prima volta in un
documentario realizzato da alcuni scienziati cecoslovacchi per il
Congresso di Mosca.
Infatti, come commentano
le giornaliste Ostrander e Schroeder, i cecoslovacchi ritengono che
gli esseri umani e tutte le cose viventi siano pieni e piene di un
tipo di energia che, fino a poco tempo fa, è stata ignorata dalla
scienza occidentale. Questa energia, chiamata “energia
psicotronica”, sembra essere la base della PK e, nondimeno,
potrebbe essere la spiegazione di tutti gli eventi psichici.
Gli strumenti presentati
a Mosca hanno anche un nome; uno di essi è il generatore
psicotronico, o generatore Pavlita, dal nome del suo inventore, e
deriva in parte da antichi manoscritti e scoperte ormai dimenticate.
Robert Pavlita, un
cinquantunenne dai capelli grigi, era inventore e capo-progettazione
di un grande stabilimento tessile; per trent'anni, Pavlita, che
sembra,peraltro, avesse poteri paranormali, lavorò privatamente ai
generatori psicotronici, che secondo lui funzionavano grazie al
prana.
Dopo trent'anni di
esperimenti, Pavlita andò all'Università di Hradec Kralove,a est
di Praga, dove fu esaminato da un elettrofisiologo, un fisico e da
tutta la facoltà di fisica..
Gli scienziati
cominciarono una serie di prove con uno strumento disegnato da
Pavlita: dentro ad una scatola di metallo a tenuta ermetica girava un
piccolo perno, azionato da un motorino elettrico sottostante. Gli
scienziati avevano messo una striscia di rame in equilibrio sul
perno, in modo che questo somigliasse alla lettera T. L'unico altro
oggetto dentro alla scatola era un piccolo pezzo di metallo in un
angolo, non collegato al perno né alle pareti. I giri della striscia
di rame vennero registrati fotoelettricamente.
Pavlita, sotto gli occhi
degli scienziati, si mise a circa 2 metri dal dispositivo e ,
guardandolo fisso, si concentrò. Improvvisamente, la striscia di
rame si fermò, bilanciando l'azione del perno che continuava a
girare!
Cosa poteva essere?
Tutto
il sistema era schermato magneticamente.
Pavlita continuò a
fissare sotto lo sguardo dei testimoni. Lentamente, la striscia di
rame cominciò a girare nella direzione opposta, come se una forza
invisibile la spingesse.
Gli scienziati
studiarono
Pavlita per due anni, e furono d'accordo che, comunque, si era
dimostrato che un'invisibile energia sembrava influenzare gli
oggetti: come commenta la Ostrander, l'ipotesi era che, quando
Pavlita fissava il piccolo oggetto metallico, la sua bioenergia
veniva attratta dal generatore, che l'accumulava e poi la smistava.
Il dottor Zdenek Rejdak,
segretario scientifico di uno dei più attivi e rispettati centri
cecoslovacchi di parapsicologia, il Comitato di Coordinamento delle
Ricerche sulla Telepatia, Telegnosi e Psicocinesi, dichiarò, nel
1969, che, in Cecoslovacchia, si è sostituita la parola
“parapsicologia”, con “psicotronica”. In sostanza, la
psicotronica è la bionica dell'uomo: utilizzando questo nuovo nome,
secondo Rejdak, ha permesso ai parapsicologi cechi di ottenere la
collaborazione di scienziati seri e affidabili per le ricerche PSI.
Già psicologo
nell'esercito, Rejdak, ora fisiologo a Praga, fu collaboratore di
Vasiliev, ed è considerato uno dei più importanti parapsicologi
dell'Est-Europa, proprio perchè fondatore della psicotronica (che, a
detta dello studioso Giuseppe Perfetto, introduce, nell'ambito degli
studi parapsicologici, l'orientamento a studiare e ad approfondire
gli aspetti relativi alla biologia e alla fisica dei fenomeni
paranormali, la bioenergia, le zone geopatogene e la rabdomanzia.
Secondo Rejdak, ciò che
prima aveva il nome di “aura” o di “magnetismo animale” oggi
è definito “plasma biologico”; grazie ad esso, il guaritore può
interagire con il paziente.
Alquanto boicottata a
livello ufficiale, negli ambienti accademici, per la sua impostazione
anti-materialista, la psicotronica vive oggi il momento del suo
massimo splendore, a seguito della caduta del comunismo (ma ciò,
come rovescio della medaglia, ha portato anche alla proliferazione di
maghi, occultisti e ciarlatani).
Secondo Rejdak, è
possibile lo sfruttamento in ambito militare della telepatia e delle
percezioni extra-sensoriali per ottenere informazioni; oggi,
specifica lo studioso, si cerca di ottenere informazioni direttamente
dalla subcoscienza. Per esempio, il professor Sergeiev ha costruito
un apparecchio, con elettrodi, che agisce sui processi subcoscienti
della persona e che hanno un riscontro sull'energetica esterna. Ad
esempio, se questo apparecchio è collegato ad un autista, e se
l'autista sente subcoscientemente che un altro veicolo sta arrivando
da dietro una curva, questo apparecchio lo segnala, anche se la
persona non ne è coscientemente informata.
I robot umani
Senza arrivare a livelli
esagerati di paranoia, è documentato che i servizi segreti russi
abbiano addestrato (e addestrino?) psicospie, o scanners, alla
guerra psicotronica, sin dai tempi di Stalin, quando il Cremlino
reclutò, nel 1940, Wolf Messing, un ebreo polacco ricercato dai
nazisti non solo per le sue origini, ma per la sua profezia della
fine di Hitler qualora avesse attaccato l'Unione Sovietica. Intimo di
Stalin, Messing non lesinava nel dare mostra dei propri poteri di
induzione mentale. In un'occasione, il polacco riuscì a penetrare
nella casa di campagna del leader sovietico, in barba alla
rigidissima sorveglianza armata, suggestionando mentalmente le
guardie del corpo e facendo credere loro di essere Lavrentij Berja,
l'onnipotente capo della polizia segreta sovietica.
Ma la possibilità di
boicottare i nemici psichicamente grazie all'uso di sensitivi Stalin
l'avrebbe messa in pratica, a detta del parapsicologo Massimo Inardi,
nel 1935, quando la scoperta di soggetti dotati di facoltà
telecinetiche fece balenare, presso le Forze Armate, l'idea di un
loro impiego a scopo pratico, come l'intercettazione telepatica di
piani strategici, il disturbo di strumentazioni tattiche, fino alla
neutralizzazione a distanza degli armamenti nucleari.
Le sonde mentali
I russi sono riusciti a
scoprire il modo di manipolare a distanza la mente?
Vediamo il caso degli
“smemorati di Kaluga”, citato da Alberto Oliverio, professore di
Psicobiologia all'Università di Roma e direttore dell'Istituto di
Psicobiologia e Psicofarmacologia del CNR, in due sue corrispondenze
da Mosca riportate il 6 gennaio 2003 sul Messaggero.
In breve, nel giro di
pochi anni,a Kaluga, sono erano stati ritrovati una ventina di
uomini scomparsi da casa da qualche settimana: managers, tecnici di
alto livello, ingegneri elettronici, che vagavano nei pressi della
stazione in preda ad una totale amnesia. Non ricordavano quasi nulla
della propria vita ma continuavano a possedere altre forme di memoria
legate in prevalenza al loro lavoro.
Cosa è successo a questi
smemorati?
E come mai alcuni di
loro
avevano ancora sulle tempie segni simili a quelli lasciati da
elettrodi, quelle placchette di metallo con cui si può registrare
l'attività elettrica del cervello o somministrare shock in grado di
indurre amnesia? Ed è un caso che, nella regione di Kaluga, vi siano
alcuni laboratori di ricerca, specializzati in studi di farmacologia
del sistema nervoso? È
possibile che gli smemorati di Kaluga siano serviti da cavie per un
esperimento sulla memoria, per indurre l'amnesia o che altro?
Questo genere di
esperimenti sarebbe stato condotto anche in America. Recentemente una
signora, Cathy O'Brien, ha asserito, in un memoriale esplosivo,
Trance formation of America, di essere stata vittima dei
MiLabs, i laboratori militari segreti che sperimenterebbero su esseri
umani. In particolare, sembra che impiantino nel cervello sonde
microscopiche e le attiverebbero a distanza; esse produrrebbero
scariche elettriche in grado di stimolare determinate aree del
cervello, trasformando gli uomini in veri e propri robot.
Verità o leggenda, sta
di fatto, comunque, che gli implants esistono: l'ex agente Cia
Derrel Sims ne ha estratti chirurgicamente una dozzina circa e,
sebbene molti ufologi propendano per una matrice aliena dei
marchingegni, sappiamo che sonde, forse meno sofisticate ma comunque
terrestri, possono essere vendute su Internet e, tra l'altro, sono
alla base di studi come il “braccialetto elettronico” per i
carcerati.
Sembrerebbe che i russi
siano ancora più avanti ed abbiano inventato “impianti”
attivabili a distanza con la sola forza della mente.
Di certo, qualcosa di
strano accadde a Kaluga.
Sembra che, come
accennato, test di questo genere siano attualmente condotti negli
Stati Uniti; secondo Ron McCray, gli States disporrebbero di una
particolare macchina psicotronica, detta “induttore di paranoia”,
con la quel manipolerebbero a distanza le persone; è documentato,
inoltre, che gli americani dispongono di impianti sottocutanei che,
mediante stimolazioni elettriche, possono alterare sensibilmente il
comportamento degli esseri viventi, umani ed animali.
Gli scanners del
Cremlino
Lo studioso polacco
Michal Kaszowski ha dichiarato che, in Russia, sono state condotte
molte ricerche insolite, come test di conquista della materia
attraverso lo PSI. A detta di un pubblicista che lavorava per il
Kijevskie Novosti, vi sarebbero laboratori segreti, noti come
Chernobyl 2 (esistono ancora? E hanno ancora quella denominazione?),
dove si conducevano varie ricerche sull'influenza del cervello e
della mente umana con tecniche super o subsoniche, o con campi
magnetici. Probabilmente, questi esperimenti sono ancora in corso.
Secondo il giornalista
tedesco Joachim Ward, gli scienziati sovietici avevano sviluppato per
conto del Kgb un sistema di condizionamento mentale che trasformava
in robot alcuni soldati impiegati per missioni speciali durante la
guerra in Afghanistan: i soldati erano stati programmati per entrare
in azione non appena ricevevano via radio un segnale in codice
registrato nel loro cervello: La psico-arma fu ufficialmente
abbandonata per ordine di Gorbachev nel 1988.
L'operazione
Woodpecker
Secondo l'ex fisico del
Pentagono Thomas Bearden l'ex Unione Sovietica aveva attuato
un'operazione segreta detta “Fer-de-lance”, per la conquista del
mondo con mezzi psichici.
I medium russi, inoltre,
sarebbero riusciti ad impadronirsi di uno dei più importanti segreti
dello spiritismo: la capacità di materializzare e smaterializzare
oggetti ed effetti. Con questa tecnica, i sovietici speravano di
materializzare a distanza gli effetti delle esplosioni nucleari,
attaccando dunque intere città senza l'utilizzo di cacciabombardieri
e testate nucleari.
In seguito, l'esercito
russo avrebbe costruito un carro armato psicotronico iperspaziale
che, guidato da sensitivi e utilizzando la fisica dei campi
elettromagnetici, sarebbe stato in grado di scatenare a distanza gli
effetti della devastazione nucleare. Il carro armato, costruito
nell'ambito del progetto “Woodpecker” (“Picchio”), sarebbe
stato custodito in un hangar della città-fortezza di Semipalatinsk.
I russi avrebbero
attaccato l'Occidente il 2 aprile 1978: quel giorno, centinaia di
televisori, nella cittadina canadese di Bell Island, esplosero
improvvisamente dopo che una strana tempesta e dei globi di luce
apparvero a bassa quota. Secondo Bearden, si trattava degli effetti
di una mini-esplosione nucleare indotta e teletrasportata. IL testa
sarebbe stato effettuato dalla città russa di Gomel.
Le scoperte dello
SNIO
Grande risalto ha avuto,
su URSS oggi, l'esperimento condotto nel 1991 dalla
Commissione per i problemi tecnico-scientifici della bioenergetica,
presso l'Unione delle associazioni scientifiche e di ingegneria
(SNIO) di Mosca. Il team, i cui risultati sono stati annunziati dal
giornalista Andrei Samokhin, ha condotto per la prima volta una serie
di analisi statistiche sulla “chiaroveggenza di gruppo”.
I tre veggenti coinvolti
nell'esperimento (la matematica Svetlana Cernetskaia, la pedagogista
Inga Pancenko e l'ex lettore della televisione centrale Viktor
Balashov su persone sconosciute, vive o morte, senza contatto visivo
con esse) potevano ricevere informazioni su persone sconosciute, vive
o morte, senza contatto visivo con esse.
L'informazione, ha
commentato Samokhin, compare nella loro coscienza mediante un certo
sforzo interiore come immagine pseudo-visiva di grande concretezza.
I partecipanti
all'esperimento si sono riuniti una volta alla settimana per tre
anni. Di regola, ogni seduta durava non più di un'ora. In quel lasso
di tempo i veggenti si concentravano sulla persona, fornendo a turno
informazioni su di essa, completandosi reciprocamente. Le
informazioni comprendevano dati attinenti all'età, alla professione,
allo stato di salute, al domicilio, alla capacità e ai tratti
psicologici dell'individuo “percettivo”, nonché dei membri della
sua famiglia.
La chiaroveggenza si
manifestava collettivamente: se ciascuno dei chiaroveggenti era più
portato per l'una o l'altro caratteristica del soggetto, assieme essi
componevano un potente “ricevitore” scambievolmente sintonizzato
e rafforzato, inserito su un “canale” tuttora ignoto. Mentre
singolarmente i sensitivi ci azzeccavano per il 60%, in gruppo i
successi spesso raggiungevano il 99%.
La psicodetective
della Bulgaria
Recentemente, sono
diventate incredibilmente famose in Occidente le donne-calamita della
Bulgaria, definite così perchè in grado di “attaccarsi” sul
corpo oggetti metallici (anche pesanti) ma anche bottiglie che, come
calamitate da una misteriosa forma di energia, restano aderenti al
corpo.
Ma al di là di ciò, la
Bulgaria è all'avanguardia non tanto per queste manifestazioni
spettacolari, quanto per tutta una serie di ricerche condotte nel
corso degli anni e sicuramente ben note a Mosca.
La polizia bulgara, ad
esempio, ha interi dossier su Vanga Dimitrova di Petrich, una signora
non vedente considerata la più famosa psico-detective. Vanga ha
collaborato per anni con la polizia locale; cieca e chiusa nella sua
piccola casa, fornì tutte le indicazioni per catturare un criminale
rifugiatosi sulle montagne e ricercato per sette omicidi. Famosissima
(raggiungeva una precisione dell'80% nelle sue previsioni), negli
anni Settanta fu spesso alla ribalta sui giornali, che pubblicarono
molti articoli su di lei e sui casi complicati risolti con il suo
aiuto.

L'Istituto di
Suggestologia e Parapsicologia di Sofia e Petrich riunì in passato
trenta scienziati incaricati di studiare le fenomenali capacità
psichiche di Vanga con l'ausilio dei più moderni e raffinati
apparecchi elettronici, capitanati dal dottor Georgi Lozanov,
direttore di entrambi le direzioni dell'Istituto.
La prima volta che
Lozanov incontrò Vanga, temendo che questa volesse leggergli nella
mente, fece ricorso alle tecniche di autocontrollo yoga (che
praticava da 25 anni circa). E ricorda che la sua capacità di
bloccare la sensitiva fu una cosa estremamente interessante e,
nondimeno, fu il primo indizio a conferma dell'ipotesi che Vanga
attingesse direttamente alla mente dei visitatori per dar loro le
informazioni, mediante telepatia.
Ma come spiegare che la
donna poteva anche conoscere il futuro?
Bibliografia:
A. Lissoni, Psicospie, Editoriale Olimpia, Roma, 2003.