Sciamani e psichedelia
di Bruno Severi
La seguente monografia è
tratta dal volume
QUADERNI DI PARAPSICOLOGIA Vol. XXXIV
e qui riproposta dietro esplicita autorizzazione dell'autore.

1 - SCIAMANESIMO E PSICHEDELIA
Le cosiddette droghe psichedeliche sono state da sempre, in qualche
modo, associate alla religione. I funghi psichedelici, in particolare
l'Amanita muscaria, sono stati usati dagli sciamani siberiani da alcune
migliaia di anni fino ai giorni nostri. Con essi, questi
particolarissimi personaggi potevano entrare in uno stato di trance che
consentiva loro di intraprendere il cosiddetto volo dell'anima. Durante
questo volo, la loro anima abbandonava momentaneamente il corpo e si
trasferiva in altre realtà popolate dagli Dei o da varie categorie di
spiriti e di anime di defunti.
Già 2.500 anni fa gli Sciti impiegavano la marijuana durante le loro
cerimonie religiose, così come ne facevano un vasto uso rituale gli
antichi Egizi, i Cinesi, gli Indiani e gli Assiri . Anche l'Haoma
dell'Avesta iranico ed il Soma, descritto negli antichi inni Vedici
dell'Induismo primitivo, sembra derivassero da piante psichedeliche che
solo ora gli studiosi sembrano avere identificato.
I riti dionisiaci, così come altri culti misterici similari dell'antica
Grecia, si ritiene fossero basati sull'assunzione di sostanze estratte
da piante psichedeliche (a seconda delle varie interpretazioni, Amanita
muscaria, ergot della Claviceps purpurea, vino mescolato a particolari
sostanze, ecc.). L'impiego del vino nelle cerimonie religiose cristiane
potrebbe essere un lontano ricordo di questi riti più antichi.
Se passiamo al continente americano, troviamo altre innumerevoli
importanti testimonianze dell'impiego sacramentale delle piante
contenenti principi attivi psichedelici. Testimonianze che non sono
solo un ricordo di un lontano passato, ma che ai nostri giorni trovano
ancora ampia diffusione.
Le cronache dei Conquistadores spagnoli sono piene di condanne ed
accuse da parte dei missionari contro l'uso del peyote, che non è altro
che un piccolo ed apparentemente insignificante cactus che contiene,
come principio allucinogeno, la mescalina.
La fase più spettacolare dell'intossicazione del peyote è rappresentata
da visioni ed allucinazioni caleidoscopiche ripiene di forme
rapidamente cangianti e dai colori assai vivi. Le popolazioni
precolombiane del Messico e dell' America centrale ritenevano che il
peyote fosse un messaggero divino in grado di metterci a diretto
contatto con gli Dei. Per questa ragione, nei tempi antichi, il peyote
era ingerito dai sacerdoti per rivolgere richieste agli Dei o per
conoscerne il volere. Un simile impiego avevano dei piccoli fungi del
genere psylocibe, considerati dai popoli messicani come funghi sacri.
Gli indiani del Nord America, nella seconda metà del diciannovesimo
secolo, nelle loro scorrerie nel Messico settentrionale conobbero
l'impiego del peyote. Dopo il 1880, venne fondato, all'interno di varie
tribù di pellerossa, un culto che era un misto di animismo e di
cristianesimo e che vedeva nell'ingestione del peyote l'espressione più
alta dei loro riti. Una sorta di sacramento. Questo culto prese il nome
di "Native American Church" ed è l'unica confessione religiosa degli
Stati Uniti alla quale è consentito dalla legge l'uso di una sostanza
psichedelica, altrimenti tassativamente proibita.
La stessa sostanza che si trova nel peyote, la mescalina, è presente in
notevole quantità in un altro cactus che prospera in Ecuador e nel nord
del Perù, il San Pedro (Trichocereus pachanoi). I principi attivi di
questa pianta erano e sono ancora utilizzati per mettere in uno stato
di trance estatica gli sciamani andini e consentire loro di dialogare
con il mondo degli spiriti e delle divinità del loro variegato pantheon
religioso. Sempre nei paesi andini, gli antichi Inca usavano le foglie
di coca per usi rituali.
In quasi tutta l'area amazzonica, si raggiunge il mondo degli spiriti e
si dialoga con esso mediante l'assunzione di una miriade di sostanze di
origine vegetale tra cui una delle più importanti e diffuse è
l'ayahuasca. La pianta del tabacco è ugualmente ritenuta sacra da varie
popolazioni sparse in tutto il continente americano. Il tabacco,
originario delle Americhe, fu considerato già dagli Aztechi come il
corpo della Dea Cihuacohatl e trovò una diffusissima utilizzazione
sacramentale da parte degli sciamani sia amerindi che pellerossa, i
quali usavano fiutarlo o fumarlo, in quantità anche enormi, allo scopo
di indurre trance estatiche o allucinatorie.
2 - PSICHEDELICI ED ENTEOGENI
Nei non lontani anni settanta, gli studiosi nel campo degli stati
alterati di coscienza si resero conto che i vari termini: allucinogeno,
psichedelico, psicotomimetico, psicotropo, psicolitico, etc, riferiti a
quelle sostanze in grado di alterare il nostro normale stato di
coscienza, non erano più sufficienti per coprire tutta la gamma di
situazioni e di vissuti interiori che andavano scoprendo. Per questa
ragione fu introdotto il termine enteogeno con riferimento a quei
principi attivi, in genere derivati dal mondo vegetale, in grado di
indurre la profonda sensazione soggettiva di comunione o di stretto
rapporto con la divinità o con un principio cosmico trascendente. In
definitiva, gli enteogeni sono ritenuti capaci di indurre degli stati
di coscienza di tipo mistico-estatico. Letteralmente la parola
enteogeno deriva dalla somma di tre termini dell'antica lingua greca
En=dentro; Theo=Dio, divino; Gen=diventare, ossia "Diventare divini
dentro", nel senso di essere ispirati o posseduti da un Dio.
Tra le tante sostanze in grado di modificare in profondità il nostro
normale stato di coscienza in senso religioso solo poche sono
unicamente enteogene, la maggioranza è sia enteogena, sia allucinogena.
Il prevalere dell'una o dell'altra caratteristica dipende, oltre
naturalmente dalla composizione chimica della sostanza, da una sequenza
di variabili legate principalmente al cosiddetto "set" (stato
psicologico ed emozionale del soggetto unitamente alle sue inclinazioni
personali ed al suo background culturale) ed al "setting" (il contesto
in cui si fa l'esperienza). Comunque, è anche vero che certe piante
sono tipicamente considerate come evocatrici di stati psicologici che
vengono fatti rientrare nella sfera del transpersonale e del mondo
mistico. In contesti rituali, più raramente in situazioni profane, le
esperienze che ne derivano possono essere di tipo estatico nel senso
più profondo del termine, almeno per chi le vive. Molti resoconti di
persone che si sono cimentate con l'LSD, il peyote, l'ayahuasca, la
salvia divinorum, l'amanita muscaria, alcuni tipi di tabacco amazzonico
ed i vari funghetti allucinogeni del genere psylocibe, etc.,
evidenziano, con una certa frequenza, vissuti che appaiono
assolutamente di tipo mistico ed hanno prodotto, il più delle volte,
sostanziali e durature trasformazioni nelle concezioni filosofiche e
religiose di chi ha avuto queste esperienze. Molti valori sono cambiati
radicalmente e nuovi ideali, mai prima considerati, hanno indirizzato
la loro vita sostituendosi a quelli precedenti.
Sono stati fatti dei precisi confronti tra le esperienze indotte da
sostanze enteogene e le vere estasi mistiche, sia cristiane e non.
Spesso non si è colta alcuna differenza tanto che un giudice esterno,
davanti a dei resoconti sia di estasi prodotte da sostanze
psichedeliche e sia di classiche estasi religiose, non è stato in grado
di attribuire un'esperienza né all'uno, né all'altro gruppo. Nelle
estasi indotte da enteogeni, sia l'aspetto cognitivo, sia quello più
strettamente emozionale, non differiscono in nulla dai racconti fatti
dai più famosi mistici dell'antichità sui loro rapimenti estatici avuti
in condizioni certamente non favorite dall'assunzione di particolari
sostanze.
3 - VIAGGIO A RITROSO NELLA STORIA DELL'UOMO
La razza umana ha una lunghissima e venerabile storia di rapporti con
questo genere di sostanze psicoattive. Il mondo vegetale n'è pieno ed
ogni angolo della terra ha il suo corredo di piante dalle quali varie
popolazioni hanno estratto principi attivi con proprietà allucinogene o
enteogene. Il loro rapporto con le varie religioni o forme di
religiosità, sia nello stato embrionale dell'uomo primitivo, sia nelle
forme più evolute di successive civiltà, è sempre stato molto stretto e
non si è mai totalmente interrotto. Un uomo che assuma una sostanza
enteogena, a seconda del suo background religioso, della sua cultura e
della sua sensibilità (set), come più sopra accennato, potrà attribuire
ad entità spirituali o allo stesso suo Dio le immagini percepite e gli
incontri avuti durante l'esperienza. Ma vi sarà anche chi, all'opposto,
cercherà di darne una spiegazione laica e materialistica come può
essere, ad esempio, quella che si rifà a banali e transitorie
allucinazioni o ad altre inconsuete aberrazioni della mente mediate da
particolari reazioni chimiche all'interno del cervello.
Gli sciamani del periodo preistorico sono stati i primi a raccogliere
ed a trasmettere alle successive generazioni i segreti da loro carpiti
alla natura. Erano, come ci riferisce il notissimo studioso di storia
delle religioni Mircea Eliade, i maestri dell'estasi, estasi che essi
raggiungevano sia con mezzi chimici (di derivazione vegetale), sia con
altre tecniche della più varia natura (danze, canti, digiuni,
isolamento, mortificazioni, ascolto di suoni e ritmi stereotipati,
etc.). E non mancano certo gli studiosi (tra i quali spiccano il famoso
etnomicologo Gordon Wasson e l'etnobotanico Terence McKenna) che
ritengono che la primitiva e rozza religiosità dell'uomo primitivo si
sia notevolmente evoluta grazie al casuale incontro con alcune
particolari piante (enteogene e psichedeliche) di cui si è cibato.
Questo semplice e casuale fatto avrebbe aperto la sua coscienza verso
stati mai prima sperimentati mettendolo a confronto con nuove realtà
sino ad allora nemmeno immaginate.
Secondo quest'ipotesi, con l'assunzione di sostanze psicoattive, ed
ancor più di enteogeni, si sarebbe verificato un sostanziale salto di
qualità tra gli uomini della preistoria. La loro coscienza, fino a quel
punto rudimentale e legata unicamente agli istinti ed agli aspetti
pratici della vita, avrebbe subito, con l'uso di quelle piante, uno
straordinario ed improvviso balzo evolutivo. Le nuove visioni, che si
sono loro inaspettatamente presentate, erano popolate da creature mai
incontrate prima, da esseri invisibili al nostro normale stato di
coscienza, da forze, energie e rapporti tra le cose e tra gli esseri di
questo mondo mai prima avvertite. Le visioni ed i contenuti erano molto
più ricchi, oltre che di tipo diverso, rispetto a quanto si presentava
sia nel normale stato di veglia, sia nello stato di sogno. Alla loro
vecchia e semplice coscienza si andava aggiungendo una nuova
consapevolezza: che oltre al mondo visibile, percepibile da tutti, ne
esiste un secondo, oscuro o luminoso, pauroso o rassicurante, abitato
da divinità o da esseri malefici, esplorabile o del tutto impraticabile
a seconda che si riesca o no a trovare la chiave per entrarvi e se ne
conoscano nello stesso tempo le regole che lo governano. Chi vi entrava
senza alcuna preparazione vi poteva trovare la morte o la pazzia.
4 - I PRIMI SCIAMANI
Ben presto vennero identificate alcune persone che avevano maggiori
capacità delle altre a modificare il loro stato di coscienza e di usare
questa nuova condizione per entrare in quel mondo secondo e dialogare
con le misteriose presenze che vi abitavano. Con particolari rituali,
formule e sacrifici, man mano sempre più elaborati ed efficaci, le
terrifiche entità dell'altro mondo potevano essere avvicinate, si
poteva anche farsele amiche, alleate.
Queste entità avevano spesso le sembianze di animali o di persone
defunte. Si scoprì che era possibile chiedere loro consiglio, farsi
predire il futuro, ricevere utili informazioni per la caccia e per la
guerra, sapere come guarire le ferite e le malattie. Questi uomini
speciali (gli sciamani) erano anche in grado, con il permesso e l'aiuto
di queste entità, di poter viaggiare nella nuova dimensione, di
scoprire le divinità che governavano i regni sotterranei o quelli
celesti, incontrare i signori della vita e della morte. Allo stesso
modo con cui Dante Alighieri visitò il mondo dell'oltretomba guidato da
Virgilio, lo sciamano era accompagnato in quelle lande sconosciute da
una o più entità spirituali con le quali aveva fatto amicizia o con la
quale aveva instaurato un qualche rapporto di collaborazione. In questi
viaggi avventurosi, che potevano costare la vita alla minima imprudenza
ed errore, fu scoperto il mondo dei trapassati, il loro rifugio finale.
Avendo appreso sia il modo per entrare in questi incredibili stati di
coscienza, vissuti come mezzo per accedere a dimensioni ultramondane,
sia avendo di queste ultime appreso la topografia, lo sciamano poteva
ora divenire l'intermediario tra questo e l'altro mondo, ed in
particolare si assumeva il compito di guida dei defunti
accompagnandoli, perché non si perdessero, verso il misterioso e oscuro
regno delle ombre. Nacque così, e si perpetuò, la funzione di
psicopompo dello sciamano della preistoria.
I voli estatici in queste dimensioni consentirono anche di conoscere in
dettaglio le varie tipologie di entità spirituali che vi abitavano. Vi
erano spiriti buoni con i quali era facile prendere rapporto e ricevere
aiuto e consigli. Altre entità erano apparentemente pericolose ma, con
opportune astuzie e rituali, potevano essere piegate ai propri desideri
ed essere mutate in alleati. Infine, non mancavano gli spiriti
assolutamente ostili con i quali occorreva combattere per non
soccombere e per evitare danni sia allo sciamano, sia alla sua
comunità. Contro questa ultima categoria di spiriti lo sciamano con le
sole sue forze non poteva alcunché, poteva contrastarli solamente con
l'aiuto degli spiriti alleati. In ogni modo, anche se guidato, il suo
accesso alle regioni dell'altra dimensione era sempre un'impresa
estremamente pericolosa. Non si poteva osare tanto senza un'opportuna
selezione e preparazione.
5 - L'INIZIAZIONE SCIAMANICA
Apparve ben presto chiaro che non tutti potevano diventare gli
intermediari tra i due mondi, solo pochi eletti, con una speciale
predisposizione innata e che erano stati in un qualche modo prescelti
dagli spiriti a questa missione, potevano diventare sciamani. Spesso,
questa sorta di vocazione o di chiamata all'arte dello sciamano si
manifestava nel corso di una grave malattia o di un pericoloso
incidente, talora dopo essere stati colpiti dal fulmine, in situazioni
dunque nelle quali la persona era giunta veramente ad un passo dalla
morte. In questo stato era facile che si presentassero visioni, sogni o
allucinazioni popolate da strani esseri che davano al moribondo un
segno, indicavano una strada, prospettavano una missione. Molto spesso,
in queste visioni la persona assisteva ad una rappresentazione
allucinatoria nel corso della quale vedeva, come in preda ad una
esperienza extracorporea (OBE), il proprio corpo separato dalla sua
coscienza nell'atto di venire fatto a pezzi dagli spiriti, dilaniato
nel modo più feroce e minuzioso e buttato da parte. In seguito poteva
vedere la ricostruzione del suo corpo con nuove membra, con nuovi
organi e con nuovi fluidi ad opera delle stesse entità spirituali.
Attraverso questi processi così brutali il futuro sciamano rinasceva
simbolicamente ad una nuova vita, molto più ricca ed evoluta di prima,
lasciando alle spalle un corpo ed una coscienza ormai inutili. Gli
spiriti trasmettevano poi al neofita i loro insegnamenti segreti e
specialissimi poteri.
Una volta guariti dalla malattia, guai a non seguire quelle
indicazioni, a non seguire la strada che in qualche modo era stata
indicata. Non c'era possibilità di rifiutare, pena la follia o la
morte. Tutto questo rappresentava la prima fase dell'iniziazione
sciamanica contraddistinta, come si è visto, da esperienze
transpersonali popolate da spiriti e da scene terrificanti,
dall'incontro con la morte e da una rinascita e, infine, da un corpo di
insegnamenti segreti. Solo morendo alla loro precedente esistenza
potevano affacciarsi ad una nuova vita, spiritualmente più evoluta ed
arricchita da esperienze ed insegnamenti che mai si sarebbero
aspettati. Successivamente dovevano affrontare la parte finale
dell'iniziazione, quella tradizionale. Uno o più sciamani anziani
trasmettevano al neofita i loro segreti, le loro esperienze e tutte
quelle tecniche che permettono di padroneggiare le misteriosi energie
dell'altra dimensione. Infine, dopo una difficile prova sul campo per
verificare il grado di preparazione raggiunto, si diventava a tutti gli
effetti sciamani e ci si metteva al servizio della propria comunità per
alleviarne le sofferenze o scioglierne le incertezze. Si diventava gli
intermediari tra questo e l'altro mondo, con poteri soprannaturali
veramente unici. Grazie all'estasi, che avevano imparato a prodursi ed
a padroneggiare, i nuovi sciamani raggiungevano altre dimensioni,
viaggiavano ed incontravano gli spiriti, i defunti ed i signori dei
regni celesti e degli inferi, ricevevano da loro consigli, nuovi
insegnamenti e più penetranti energie. In altre parole, veniva trascesa
la condizione umana per entrare nel mondo del mito e del divino.
"C'è un mondo al di là di questo, un mondo che è molto lontano ma anche
assai vicino, ed invisibile. Ed è là dove vivono gli Dei, dove vivono i
morti, gli spiriti ed i santi, un mondo dove ogni cosa è già successa
ed ogni cosa è conosciuta. Quel mondo parla. Ha un suo linguaggio
particolare. Io riferisco quello che dice. I sacri funghi mi prendono
per mano e mi conducono nel mondo dove ogni cosa è conosciuta. Sono
essi, i sacri funghi, che parlano in modo che io possa capirli. Io
pongo loro delle domande ed essi mi rispondono. Quando ritorno dal
viaggio che ho fatto con loro, racconto ciò che mi hanno detto e ciò
che mi hanno mostrato". Questo è quanto ha raccontato, alla metà del
secolo scorso, al famoso etnobotanico R.E. Schultes e allo scopritore
dell'LSD A. Hofmann, la sciamana mazateca Maria Sabina riguardo alle
sue esperienze spirituali a cui accedeva con l'uso di funghi
allucinogeni contenenti psilocibina, seguendo una secolare tradizione
risalente alla civiltà Azteca.
6 - LA PROFESSIONE DELLO SCIAMANO
Le funzioni principali degli sciamani sono molteplici. In primo luogo
sono i depositari della cultura del loro gruppo che riguarda la
cosmogonia, le leggende, le tradizioni, i miti.
Altra fondamentale funzione riguarda l'attività come guaritore. A
questo proposito occorre precisare che per i popoli primitivi l'origine
delle malattie è generalmente dovuto alla perdita dell'anima o al furto
di essa da parte di entità spirituali malevole. In questo caso, lo
sciamano viene incaricato dai familiari dell'ammalato di ritrovarla.
Per far questo, egli attua una seduta cerimoniale nel corso della
quale, attraverso tecniche che gli sono proprie, entra in un
particolare stato modificato di coscienza (trance estatica) che gli
permette di compiere il cosiddetto volo dell'anima. La sua anima esce
dal corpo e va alla ricerca di quella della persona ammalata e, se
necessario, raggiunge in spirito il regno degli inferi.
Non solo gli spiriti possono essere la causa delle paure e delle
malattie all'interno di una comunità. Anche gli stessi sciamani, su
propria iniziativa o su incarico di altre persone, possono indirizzare
un maleficio verso una persona al fine di farla soffrire o di farla
morire. In tale evenienza, sarà incaricato un altro sciamano per
cercare di neutralizzare l'attacco e di ribattere colpo su colpo alle
magie avversarie.
Presso molte culture primitive, la mancanza di uno sciamano rappresenta
la più grande disgrazia che possa capitare ad una comunità. Questa
rimane senza alcuna guida, in totale balia degli spiriti e delle forze
della natura. Non sa come reagire e come rapportarsi con essi, non sa
interpretare i segni che da essi provengono. Una comunità che si trovi
in questa non augurabile situazione, in definitiva, è destinata a
disgregarsi, a non avere alcuna possibilità di continuare la propria
esistenza. E' come una nave con il timone rotto in balia della
tempesta. Il suo destino è segnato, non c'è alcuna possibilità per
fronteggiare le incontenibili forze che incombono su di essa. Da queste
considerazioni, appare evidente come un'importantissima ulteriore
funzione sciamanica sia quella psicoterapeutica. Ossia, stabilizzare il
clima sociale e psicologico della comunità, alleviare o risolvere ogni
tipo di tensione e di paura, assumersi in prima persona il compito di
acquietare gli spiriti affinché l'intera popolazione non ne debba
soffrire la collera.
7 - L'ESPERIENZA PSICHEDELICA
Come abbiamo visto, per l'uomo primitivo, ma anche per molti uomini
moderni, i mondi che gli enteogeni dischiudono erano e sono popolati da
entità ritenute soprannaturali o divine. Intere mitologie e religioni
sarebbero state create su queste basi. La nostra cultura occidentale e
postmoderna è ancora impregnata da queste arcaiche suggestioni, seppure
in modo più o meno velato e latente. Alcuni studiosi degli stati
alterati di coscienza hanno cercato di scoprire quale fossero le
caratteristiche e le potenzialità di queste esperienze così inconsuete
e multiformi. Accanto ad essi si è affiancata una schiera non esigua di
psicoterapeuti che cercavano di utilizzare i composti allucinogeni
(principalmente quelli enteogeni) per scopi terapeutici. Entrambi i
gruppi, oltre alle evidenti differenze tra individuo ed individuo,
hanno riconosciuto in modo convincente dei punti in comune tra gli
effetti indotti dai derivati allucinogeni. In particolare, essi hanno
individuato dei vissuti o tappe che, a grandi linee, sembrano
succedersi in modo abbastanza costante durante la seduta psichedelica.
La prima tappa (dell'attesa) è quella che segue immediatamente
l'ingestione della sostanza. Ci si pone in tranquillità ed in silenzio
aspettando che qualcosa avvenga. E' la fase nella quale ci si
predispone ad accogliere un'esperienza che si spera possa essere
importante sia per conoscere più a fondo se stessi, sia per tentare di
scoprire ed immergersi in nuove realtà.
Segue una seconda tappa (delle manifestazioni fisiche) che è spesso
caratterizzata da brividi di freddo molto intensi alternati a periodi
di eccessivo caldo. Subentra nausea, si può vomitare ed intervengono
forti tremori incontrollabili in varie parti del corpo. Essa può
perdurare anche nelle fasi successive.
A questa fase succede quella allucinatoria, specie di tipo visivo.
Dapprima le visioni sono semplici, geometriche, caleidoscopiche e
sembrano possedere una loro vita indipendente. Su di esse è difficile
esercitare il minimo controllo. Possono, non necessariamente,
trasformarsi in visioni più complesse con scene fantastiche,
specialmente legate al mondo della foresta se la seduta si svolge in
questo ambiente, con comparsa di strani personaggi od animali con i
quali si può, a volte, anche dialogare. E' probabilmente questo uno dei
momenti in cui vengono ricevuti, da chissà chi, messaggi ed
insegnamenti di vario genere. E' possibile anche sentirsi trasformare
in animali, specialmente uccelli, e volare. Si può avere l'impressione
di uscire dal proprio corpo e trasferirsi da altre parti o in altre
dimensioni. Alcune volte le visioni possono, invece, essere paurose e
minacciose tanto da indurre la persona che le vive a cercare in tutti i
modi di venirne fuori.
La fase allucinatoria può rappresentare la fine della seduta o, al
contrario, essere il preludio ad una fase successiva (della
conflittualità) all'interno della quale ci si raffronta con le angosce,
le paure ed i conflitti che emergono impietosamente dalle profondità
del nostro inconscio. Si sperimentano la sofferenza, la solitudine ed
il dolore. Ricordi tristi o scomodi e rimossi possono essere rivissuti
con grande intensità e sofferenza.
Raramente segue un'ulteriore fase, quella della disgregazione della
nostra personalità, del nostro io, nella quale si sperimenta il nulla,
il vuoto assoluto, persino la pazzia. E' una fase strettamente
psicotica ma, nello stesso tempo, quella che sembra darci, in una fase
successiva, l'illuminazione, la reintegrazione della nostra personalità
più profonda, la realizzazione del nostro Sé. In alcuni casi è anche
possibile fare un drammatico incontro con la morte, vissuta
contemporaneamente sia come da spettatore, sia come da vittima. Se si
riesce a superare l'estrema angoscia del momento e ad accettare la
possibilità reale di poter morire in quel preciso istante, allora
scattano dei meccanismi che portano quella persona ad un sostanziale
passo ulteriore.
Si raggiunge così la fase tipicamente transpersonale all'interno della
quale possiamo sperimentare esaltanti stati mistici o un rapporto molto
intimo con una realtà trascendente che le parole non sono in grado di
descrivere. Si possono, infine, incontrare entità spirituali che ci
parlano e ci danno speciali insegnamenti, o ci introducono e ci fanno
sperimentare una vera e completa esperienza di iniziazione.
E' in questo ultimo passaggio che le proprietà enteogene delle sostanze
ingerite vengono manifestate al massimo grado facendoci vivere
esperienze che possono segnare per sempre la nostra esistenza ed
indirizzarla, con rinnovati valori, verso mete mai prima immaginate. Ma
sono pochi quelli in grado di arrivare tanto lontano.
Per sostanziare ulteriormente le conclusioni che più avanti esporrò
vorrei, sia come testimonianza diretta, sia come caso esplicativo di
esperienza psichedelica estrema, illustrare nei punti essenziali i
profondi e conturbanti vissuti che ho avuto con una di questa sostanze
enteogene, l'Ayahuasca. Ho assunto ripetutamente questa sostanza nel
corso di cerimonie sciamaniche all'interno della selva amazzonica, in
un contesto, pertanto, molto suggestivo, forse il più adatto a vivere
con maggiore pienezza un'avventura psichedelica. La presenza dello
sciamano mi ha dato sicurezza e mi ha permesso di sciogliere quelle
paure e quei freni psicologici che immancabilmente impediscono di
vivere in pieno quanto si va sperimentando.
In breve, ho avuto visioni fantastiche e indescrivibili, ho fatto
l'incontro con la morte, con la pazzia, con i ricordi più scomodi, e
perciò rimossi, della mia vita. Ho ricevuto diversi insegnamenti da
un'entità che non vedevo e con la quale dialogavo in modo non verbale.
Sono arrivato quasi al punto di accettare la disgregazione del mio io
perché invitato a farlo innumerevoli volte da quell'entità invisibile.
Ho nettissimo il ricordo di essermi sentito trasformare, pezzo per
pezzo, in un uccello per poi volare in lande sconosciute. Per un paio
di volte ho visto misteriose entità che smembravano il mio corpo per
poi ricostruirlo in modo nuovo. Io mi sentivo contemporaneamente
vittima impotente e spettatore di questo processo inquietante. Ho
provato un intenso senso di comunione con la natura e con la gente che
mi stava accanto.
Questa breve e succinta elencazione non rende giustizia di tutto quello
che ho vissuto in quelle sedute. Essa è solo una pallida ombra del
mondo fantastico che l'ayahuasca mi ha fatto incontrare. La sensazione
soggettiva che ne ho tratto è stata quella di sentirmi profondamente
trasformato, di avere scoperto, pian piano nel tempo, nuovi significati
e nuovi valori, di essermi lasciato alle spalle un modo di concepire le
cose che ora vedo come limitato e grezzo. Forse tutto questo è solo
un'illusione, un grande e conturbante sogno indotto da quella sostanza
e che si è protratto, in qualche senso, anche nei giorni, nei mesi e
negli anni che sono seguiti. Ciò nonostante, l'esperienza con
l'ayahuasca, seppure estremamente sofferta ed ancora in buona parte da
decifrare, la considero un punto chiave nella mia vita. (Una estesa
trattazione delle mie esperienze con l'ayahuasca è contenuta nei
Quaderni di Parapsicologia, Vol. 27, N. 1, 1996 con il titolo:
Ayahuasca: la medicina dell'anima. Viaggio ed esperienze tra gli
sciamani Shipibo-Conibo del Perù)
8 - CONCLUSIONI
Non mi sembra azzardato riconoscere, almeno in alcune delle tappe sopra
descritte, dei precisi punti in comune con alcuni dei vissuti
principali dell'esperienza iniziatica degli sciamani. In chi riesce ad
arrivare alle fasi più avanzate dell'esperienza psichedelica è come se
si innescasse un processo iniziatico non ritualizzato, del tutto
privato, vissuto in modo diretto grazie al dispiegarsi di alcune nostre
potenzialità innate. Una specie di archetipo che con le droghe
enteogene troverebbe, talora, la via per emergere simbolicamente alla
superficie e manifestare le sue profonde potenzialità trasformative e
realizzative. Anche se soli e senza punti precisi di riferimento,
starebbe poi a noi, e solo a noi, dare un significato ed un seguito a
quanto nella profondità del nostro essere si è così misteriosamente
manifestato.
Ma una cosa è certa. Chi è riuscito a raggiungere questo punto estremo
dell'esperienza psichedelica non è più la stessa persona di prima, i
suoi ideali sono mutati, la sua visione del mondo si apre a nuovi
orizzonti, raggiunge un rapporto di comunione molto intimo con la
natura e con gli altri esseri viventi ed il timore della morte è di
molto stemperato.
Considerati i tanti punti in comune, è forse quella psichedelica una
via alternativa per portare a termine un'esperienza iniziatica di tipo
sciamanico tradizionale? Inoltre, è solo casuale il fatto che anche le
esperienze perimortali (NDE) siano state equiparate, per le tante
somiglianze, all'iniziazione sciamanica? Esiste veramente una sorta di
archetipo iniziatico che potrebbe essere risvegliato da più di un tipo
di esperienza psichica estrema? Infine, è forse l'incontro con la
morte, incontro vissuto realmente o anche solo ritualmente, la
condizione necessaria per far emergere questo presunto archetipo sia
nel caso dell'iniziazione sciamanica, sia nel caso delle NDE, così come
nelle fasi più profonde dell'esperienza psichedelica? Io credo di sì.
Raggiunta questa meta estrema, sembra che possano manifestarsi certe
capacità di tipo paranormale. Agli sciamani sono attribuite varie di
queste capacità, prima fra tutte quella di sapere diagnosticare e
curare le malattie, di conoscere il presente, il passato ed il futuro,
di potere agire fisicamente a distanza su persone e cose. Capacità
pranoterapeutiche e psi sono state anche riscontrate in persone che
hanno sperimentato una NDE o che hanno vissuto profonde esperienze
transpersonali in seguito all'assunzione di sostanze allucinogene.
Kenneth Ring, il maggiore studioso delle NDE, nel suo libro "Progetto
Omega", suggerisce la seguente ipotesi: "Come per la NDE, anche i casi
di "UFO o alien abduction" hanno la struttura di un viaggio iniziatico,
possono cioè rappresentare un particolare ed attuale tipo di viaggio
sciamanico adattato alla condizione di alta tecnologia del giorno
d'oggi". Ricordo in breve che il fenomeno della UFO abduction si basa
sul racconto di alcune persone che riferiscono di essere state rapite
dagli alieni e di essere state portate nella loro navicella spaziale.
Qui, sarebbero state sottoposte ad un intervento chirurgico consistente
spesso nell'innesto di un oggetto misterioso nel loro corpo. Segue
infine il loro ritorno al luogo d'inizio della loro esperienza con
spesso una momentanea amnesia di quanto successo. Se l'ipotesi di Ring
è corretta, ma ancor di più se tutta la fenomenologia della UFO
abduction troverà un suo giusto collocamento, allora varrebbero le
seguenti analogie tra questo tipo di fenomeno e l'iniziazione
sciamanica: persona rapita = aspirante sciamano; alieni = entità
spirituali preposte all'iniziazione; rapimento e trasporto della
persona nella navicella spaziale aliena = viaggio nella dimensione
spirituale; intervento chirurgico sulla persona da parte degli alieni =
smembramento del corpo del futuro sciamano e sua ricostituzione con
nuove membra e con peculiari poteri spirituali (riferibili
probabilmente al misterioso oggetto innestato). Un simile accostamento,
tra "alien abduction ed iniziazione sciamanica" è anche sostenuto da un
altro studioso, Simon Harvey Wilson in un articolo sull' Australian
Journal of Parapsychology del 2001. L'ipotesi di Kenneth Ring e di
Wilson che la alien abduction non sia altro che una moderna espressione
di un motivo archetipico ancestrale merita di essere ricordata e, in un
certo senso, conforta l'idea di fondo di questo articolo.
Per concludere, ritengo, e non io solo, che alla base delle
profondissime analogie all'interno delle esperienze di NDE, di
iniziazione sciamanica e di alcune esperienze psichedeliche vi sia un
comune denominatore: il trovarsi, o credere di trovarsi, in imminente
pericolo di vita. Nel vedere la morte in faccia la nostra reazione può
essere duplice: o la si affronta con sgomento e disperazione cercando
di aggrapparci con ogni mezzo a quel piccolo residuo di vita che ancora
ci resta oppure, grazie ad una nostra maturazione interiore precedente,
la si accetta con serenità e senza drammi. In questo caso può, non
necessariamente, scattare qualcosa nella nostra psiche (archetipo
iniziatico?) che ci libera dai normali condizionamenti e limitazioni
della nostra solita vita per aprirci verso una realtà completamente
nuova ed innovatrice. Una sorta di illuminazione, di rinascita
interiore, di radicale decondizionamento i cui frutti perdureranno per
il resto della nostra vita.
Ci si potrebbe, infine, chiedere: "Esiste un significato simbolico che
alberga dietro questo incontro con la morte?". In linea con certe
tradizioni sia occidentali, sia orientali, ritengo che affrontare la
morte ed accettarne serenamente la fatalità corrisponda a rinunciare al
proprio io, ad abbandonarne gli schemi di riferimento e le lusinghe.
Solo dopo avere, nella parte più profonda di noi stessi, rinunciato
all'io ed averlo fatto simbolicamente morire, si entra, o si può
entrare, in uno stato di consapevolezza nuova dove ci è dato di
spaziare all'interno di orizzonti enormemente e fantasticamente più
ampi. Non è facile esprimere a parole questa condizione della mente che
più che descritta andrebbe provata. Accontentiamoci di quello che
affermano i buddisti che dei segreti dell'io erano dei profondissimi e
ostinatissimi studiosi: "Con la morte dell'io si trova un nuovo Io,
quello vero, e con esso la suprema liberazione".
9 - ABSTRACT
About thirty years ago the scholars of psychedelia introduced the term
"Entheogens" for those psychedelic substances which are able to induce
a transpersonal and mystical experience. In ancient times the encounter
of shamans with Entheogens probably was the source of the first
spiritual feelings and subsequently the origin of many religious
movements. The relationship between shamanism and Entheogens is
discussed as well as the main characteristics of the psychedelic
experiences and the different steps in which they seem to be divided.
The Author reports also a brief account of his personal experiences
with one of such Entheogens, the ayahuasca. Several striking
similarities are found among some extreme psychedelic experiences, the
shamanic initiation process, and the NDE. All of them seem to share a
fundamental triggering mechanism: the real or symbolic encounter with
death which can lead to the manifestation of very deep and
transformative potentialities.
Seldom this dramatic encounter seems to awake a sort of junghian
archetype (initiation archetype?) which can open us to a new
transpersonal realm where we can find our own way of life, new and
hitherto unforeseeable meanings and, possibly, the acquisition of
paranormal powers. At a deeper level, the whole process is considered
to correspond to the death of our I, or relative Self. In fact, in many
traditions the death of the I is retained the condition sine qua non we
can achieve a radical transpersonal (or spiritual) transformation.