L'allieva
di Yluna
C'era una volta uno Stregone molto
potente, la sua Magia e la sua Conoscenza erano talmente elevate e
dominanti che tutti i popoli lo rispettavano e temevano.
Lui conosceva bene la differenza tra
Luce ed Ombra e la sua Saggezza consisteva proprio in quello.
Era solitario fondamentalmente, anche
se non disdegnava la buona compagnia e si circondava di persone
Scelte, che lo arricchivano e lo rafforzavano con il loro vigore e le
loro qualità.
Viveva sulla collina sopra al
villaggio, in un castello oscuro e all'apparenza tenebroso ma che
nascondeva al suo interno le Sette Meraviglie del mondo e solo pochi
Eletti potevano entrare nella sua dimora rimanendone incantati e
conservandone per sempre, gelosamente, il segreto.
Un giorno alla porta del castello bussò
una fanciulla; la porta era aperta e lei entrò, un passo dopo
l'altro, forse con circospezione ma sicuramente senza paura...lui
l'aspettava.
Incrociati i loro sguardi capirono che
quello che si sarebbero dati da allora in avanti li avrebbe resi
felici, forti all'inverosimile, un'unica Anima.
Lei lo vedeva come un Maestro, come Il
Maestro, rimaneva ore intere ad ascoltarlo e nel vederlo compiere la
sua Opera non poteva fare a meno di incantarsi mentre una raffica di
brividi la percorreva per tutto il corpo.
Lui la guidava, le insegnava, la
seguiva fiero di ciò che aveva trovato in lei.....
Alla medesima porta bussò un
giorno un giovane uomo. I suoi abiti erano laceri, lo sguardo stanco.
Stava sfuggendo da qualcosa o forse solo da se stesso. Non aveva
bagagli con sé ma solo una piuma bianca insanguinata, ben
celata in un’ampia bisaccia legata al suo fianco, dove giaceva una
clessidra senza più sabbia, un sigillo di bronzo ed una
boccetta contenente un liquido cristallino.
Il Maestro lo guardò, cercando
di comprendere il fardello che l’uomo portava. La fanciulla gli
diede il benvenuto poiché avrebbe avuto modo di confrontarsi
ben presto con lui, gli porse un calice per dissetarlo e prendendolo
per mano gli chiese di seguirla nella sala esagonale.
Come ogni sera il Maestro era chino su
un antico grimorio ed indicava con l'indice annerito alcuni catteri
cuneiformi. La fanciulla sillabava suoni inarticolati che però
avevano una propria melodia, che non apparteneva a quel mondo. Note
irreali si susseguivano generando visioni, sogni ed un intenso
profumo di olibano si diffondeva per la stanza.
Le cispose sopracciglia del Maestro si
inarcarono. Una presenza... Nell'angolo più remoto, il giovane
uomo li fissava con un sorriso obliquo. Stava guardando attraverso la
clessidra vuota.
"Non potrai recuperare il tempo
perduto... Ti è sfuggito rincorrendo le tue ambizioni"
asserì il vecchio saggio.
"Quantomeno, ne è valsa la
pena... " replicò asciutto il viandante.
La bellissima ragazza stava assistendo
al confronto tra i due mentre nella sua mente mulinavano ancora le
immagini di ciò che aveva visto oltre le porte dell'Infinito.
Non riusciva ancora a dare sostanza alle visioni ma sarebbe stata
solo questione di tempo.La sua predisposizione l'avrebbe aiutata a
comprendere ogni cosa.
"So anche qual è il tuo
destino... " continuò il Maestro.
"Certo... - disse il ragazzo,
sostenendo lo sguardo magnetico del vecchio - Sono qui per
ucciderti...".
La splendida ragazza trasalì a
fronte all'affermazione e squadrò l'intruso. Inizialmente lo
vedeva con contorni sfocati, come se una sottile bruma si fosse
insinuata tra loro due. Ma fu solo un istante. Lui acquisì
nuova definizione. La clessidra ora era sparita e nelle mani reggeva
la boccetta col liquido trasparente.
Il Maestro respirava piano, cercando di
sondare gli abissi che si celavano nell'inatteso ospite.
"Le lacrime che hai versato non
colmeranno il tuo dolore" esordì l'anziano studioso.
"E neppure il tuo sangue, se è
per questo... Ma sai che tutto avrà fine questa stessa notte".
La fanciulla prese un calamaio posto
accanto al tomo rilegato in pelle scura e lo lanciò contro il
giovane. Ma lui non si trovava più nell'angolo in cui era solo
un istante prima. Si era improvvisamente avvicinato di una decina di
metri senza che lei ne avvertisse il movimento... Quasi fosse
incorporeo. Pochi battiti e sarebbe stato vicino al Maestro.
Cosa avrebbe potuto fare per evitare
l'omicidio che probabilmente sarebbe stato commesso nei minuti
successivi?
Gli occhi del giovane brillavano
malvagiamente come se si fosse accesa una brace interna.
I tatuaggi della fanciulla dolevano,
come se volessero avvisarla di un prodigio imminente.
La giovane improvvisamente, come
animata da mani invisibili, cominciò a cantare versi
incomprensibili e a danzare intorno al fuoco che ardeva alto in un
camino circolare posto nel mezzo della stanza.
Le sue vesti di lino grezzo, annodate
intorno alla vita da un cordone di iuta si muovevano lente e
scandendo i movimenti della donna come le lancette di un orologio,
seguendo i battiti del suo cuore...sempre più incalzanti,
eccitati, frementi.
Fin tanto che il giovane rimase
impassibile a fissarla la ragazza si mosse sinuosamente, i piedi
scalzi e le braccia al cielo con le dita delle mani ben aperte,
mentre le fiamme agitate seguivano armoniose i suoi movimenti.
Ma non appena l'uomo mosse lo sguardo
verso il Maestro la fanciulla si congedò dalla sua Fonte di
Fuoco e si diresse rapida verso il pericolo che minacciava la sua
felicità e con passi impetuosi, arrivatagli vicino lo fissò
negli occhi e continuando a danzargli davanti con movenze sensuali,
riuscì ad impossessarsi della penna insanguinata, la poggiò
sul suo petto e corse dal Maestro.
Il vecchio asceta strinse la piuma che
la ragazza gli porgeva. Essa vibrava come scossa da sottili correnti
invisibili e disse:” Per sconfiggere i tuoi demoni hai dovuto
uccidere tutti i tuoi angeli…”.
Il giovane era immobile ed estrasse il
sigillo di bronzo. Era finemente istoriato ed una chiara luminescenza
lo rendeva parte di un sogno.
Era ammaliato dalla soavità
della fanciulla. Tutto sembrava così chiaro, semplice e
definito.
Non guardava più il vecchio
saggio ma Lei. Ora c’era Lei soltanto e le porse il sigillo.
La ragazza accolse il dono che pareva
ardere. Ora il metallo era duttile e si plasmava sotto le sue agili
dita, assumendo una forma affusolata.
Il misterioso viandante si avvicinò.
Era la fine del suo cammino. Quasi non si accorse della lama di
bronzo che gli spaccò il cuore mentre un fiotto di sangue
uscito dalla sua bocca macchiava l’abito di lino della sua
bellissima dama di morte.
Il corpo del giovane giaceva esanime
sul pavimento di pietra ed anche il vecchio era crollato a terra.
In quel preciso istante, la fanciulla
comprese che i due erano le due facce della stessa medaglia. E che
era giunto il momento che tutto si concludesse.
Il disegno divino si era dunque
compiuto?
Il suo sogno era stato dunque solo una
chimera?
La donna venne attraversata
improvvisamente da entrambe le anime non ancora trapassate
provocandole un turbinio di emozioni e in quell'attimo stesso il bene
e il male lottarono nel suo corpo per prendere il sopravvento.
Con estenuante sforzo la ragazza si
diresse verso il grimorio. Lo sfogliò freneticamente con le
mani che le dolevano; con le ultime forze che le restavano recitatò
una formula arcana e riportò l'Anima al suo Maestro.
Il vecchio si alzò con sguardi
di rimprovero.
"Non potrai sfidare il destino a
lungo - esclamò deciso mentre la discepola crollava esausta
fra le sue braccia - presto entrambi dovremo rendere ciò che
hai invocato."
Lei ne era ben cosciente, ma aveva
imparato a rubare attimi preziosi all'esistenza giurando che non
avrebbe più vissuto un solo giorno senza seguire i suoi
sentimenti.
Il Maestro la scrutò per un
secondo e sentendosi per la prima volta finalmente libero della sua
metà oscura, la guardò come grato , la prese per mano
ed insieme s'incamminarono verso una nuova alba.