Se ci rammentiamo della nostra comune follia, i
misteri scompaiono e la vita riceve una giustificazione.
(M. Twain)
E' bene a volte lasciare uno spiraglio per una spiegazione
razionale, ma, per così dire, lasciatelo tanto stretto che la
spiegazione non sia praticabile.
(M. Rodhes James)
Il mistero della scrittura è che in essa non c'è alcun mistero.
(J. Saramago)
L'amico dell'estate
di Gabriele Luzzini
Il sole stava affogando
all'orizzonte, stemperandosi nel fuoco della sera, mentre alcune
remote vele stavano aggiudicandosi la riva.
Claire tracciava dei
solchi sulla rena col piede, in un assurdo confronto con la spuma
marina che, senza sosta, continuava a cancellarli.
Alcuni albatross
scheggiavano la superficie del mare, cercando prede o forse, più
probabilmente, sfidando i loro stessi limiti.
Lui era lì vicino, ma
non parlava. Claire lo esaminava con la coda dell'occhio, cercando di
interpretare quell'espressione neutra che sembrava tenere a freno
tumultuose emozioni.
Erano sullo stesso
bagnasciuga quando si incontrarono per la prima volta, sette giorni
prima.
Claire adorava il mare a
settembre, quando gli schiamazzi dei turisti lasciavano posto alla
quiete ed alla dignità degli abitanti del posto. Lei si sentiva un
po' una di loro e adorava scivolare per i viottoli che conducevano in
spiaggia, dove non era raro osservare qualche pescatore rammendare la
sua rete o comari perse nei loro ricami, sempre pronte a parlare del
tempo.
E poi era presentato
lui... Il giorno dopo che lei era arrivata. Non lo aveva mai visto
negli anni precedenti... Alto e dal colore bronzeo, con occhi
profondi e neri... Abissi.
Si incontravano sempre in
spiaggia, al pomeriggio. Parlavano per ore, e poi lui si
accomiatava... Non era mai riuscita ad avere un appuntamento serale,
anche se era palpabile un'evidente attrazione.
Forse era impegnato in
attività non troppo legali o magari accudiva la madre inferma.
Claire non lo immaginava e neppure gli interessava. L'importante era
che lui, il suo amico dell'estate, fosse sempre lì, in quell'ora
crepuscolare dove la realtà sembrava ancora più definita.
Giunta in quel frammento
balneare da poco più di una settimana, era giunto l'ultimo giorno
dell'estate anche se il clima e la brezza tiepida non facevano
affatto presagire la fine della stagione.
Lui girò lo sguardo, per
vederla meglio. Il suo sguardo corse lungo l'abito a fiori che
indossava, con quelle spalline strette che mostravano generosamente
l'abbronzatura.
“Mi viene in mente una
canzone dei 'The Cure'...” si sbottonò lei. Aveva l'abitudine di
dire sempre quel che le passava per la mente, causandole talvolta dei
seri imbarazzi. Ai tempi dell'Apparenza, la Sincerità era pur sempre
merce infetta.
Stava prendendo tempo.
L'indomani sarebbe partita e cercava un modo per dirlo che non
facesse male. Soprattutto a lei. Era stata così bene, la comunione
di due anime. La presenza di lui lo rasserenava.
“E di cosa parla quella
canzone?...” chiese il ragazzo, forse per rimandare l'ineluttabile.
“Di un momento come
questo...” replicò Claire, guardandosi le mani e giocherellando
con l'anello d'argento che portava sul pollice sinistro. Le sembrò
di avvertire un brivido mentre lo faceva. Sapeva che avrebbe dovuto
dirlo in quel preciso istante.
“Domani tornerò a
casa... Le vacanze sono terminate...” si giustificò lei. Mentre lo
diceva, si girò per guardarlo bene negli occhi.
“E' stato molto bello
restare con te...” abbozzò lui che aveva ripreso a fissare il
mare, lontano, dove le onde ancora non si increspavano.
“Davvero... Anche per
me. Ma tra un po' riprendono le lezioni... Non posso fermarmi
ancora...” si schermì Claire, cercando di gestire la situazione
attribuendo allo studio incombente la ragione della sua partenza.
Avrebbe voluto arrivare lì prima... Molto prima. Se avesse saputo di
Lui, probabilmente avrebbe rinunciato all'intero mese passato in
Irlanda per le vacanze estive. Ma non è mai possibile riavvolgere il
tempo: ogni scelta, per sua stessa definizione, preclude ogni altra
possibilità.
Il sole ormai era
scomparso e sottili ombre delineavano le sagome degli ombrelloni
chiusi. La sabbia era diventata fredda. In quell'istante, Claire si
accorse che non restava più nulla dell'estate.
“Ti troverò ancora qui, l'anno
prossimo?” disse lei, cercando di approssimare un sorriso.
Lui la fissò in silenzio, mentre un
velo di malinconia offuscava il suo sguardo...
“Sì...“- bisbigliò Lui.
“Sì...- continuò dopo una pausa
interminabile – Non hanno mai ritrovato il mio corpo...”.