di S. Fossemò
Il
racconto è stato adattato alla ambientazione carnevelasca del bergamasco,
esattamente in un borgo medioevale della
valle Brembana, nel cuore della
Lombardia. La tradizione popolare dice che la famosa maschera di Arecchino
proviene proprio da quelle parti. Il racconto narra di un amore spezzato da un
improvviso incidente, dove lo sposo vestito da Arlecchino ritrova per strada la
maschera bianca della sua innamorata, ormai morta per la disgrazia avvenuta. Il
fascino del racconto consiste ,però,che il protagonista non comprende
l'atteggiamento solitario e oscuro di Arlecchino fino al punto che si viene a
creare un' atmosfera surreale e magicamente tetra, ma nella tradizione
letteraria del romanticismo nero.
Spero di aver reso l'idea.
In questo periodo carnevalesco,
mi chiedo come passerò le giornate con le ondate di gelo tra le strade strette
del borgo medioevale di Cornello dei Tasso, in cui abito. Temo che finirò
senz'altro per trascorrere il tempo come sempre: con la noiosa festa da ballo,
con i soliti quattro amici e con tanta gente così insignificante nel modo di
essere e così chiusa nel loro giro di conoscenze da riuscire a rendere
l'ambiente del locale incredibilmente monotono e ostile.
Per fortuna, vivo nel
cuore della Lombardia, tra questi meravigliosi vicoli, chiese e piazzette
rustiche delle antiche località del bergamasco, disseminati nella verde valle
Brembana; i quali sono attraversati, in questi giorni di festa, continuamente da
originali maschere in stile veneziano che intonano perfettamente con i
ponticelli, le arcate dei porticati e i mattoncini delle case d'epoca. I vestiti
carnevaleschi, durante le serate danzanti o gli spettacoli teatrali, calzano
perfettamente con l'architettura medioevale in un modo molto tradizionale e
vivace che sembra quasi di vedere tanti quadri in movimento, appesi a dei muri
multiformi.
Anche se l'inverno non è ancora finito , non mancano alcuni
gradevoli e improvvisi leggeri colpi di soli primaverili che lasciano però il
posto a venticelli un po' freddi, purtroppo sempre frequenti in un cielo
grigiastro. A tarda sera, noto dalla finestra appannata di casa mia la luce blu
e lampeggiante di un' ambulanza non molto lontana. Mi avvicino fino a poggiare
il naso sul vetro ma non riesco a vedere bene, allora giro la maniglia e apro la
finestra per osservare quello che accade ma appena guardo fuori mi accorgo che
non c'è più nulla o meglio solo una maschera bianca che ritrae un viso
femminile, caduta su una strada bagnata da una leggera pioggia e coperta di
coriandoli, in un incrocio buio e solitario, illuminato dalla luce di un
lampione abbandonato. Mi chiedo se c'è stato un grave incidente e spero che non
sia successo niente di brutto alla vittima.
Proprio quando sto chiudendo la
finestra intravedo una mascherato giungere dalla strada. Indossa l'abito di
Arlecchino e piano piano cammina verso la maschera rimasta sulla strada. Si
ferma e la osserva pietrificato per una decina di secondi. Dal modo in cui si
muove sembra spaventato. Lo sconosciuto visitatore tocca alcune macchie di
sangue schizzate sull'asfalto e poi barcollando un po' sfiora con le dita il
viso della bianca maschera come se volesse accarezzarla.
Rimango scioccato per
quello che vedo e penso che quell'uomo sia davvero completamente pazzo. Non
posso andarmene e lasciare che quel matto continui a stare lì. Provo ,quindi, a
chiedergli: - Ma cosa stai facendo? Chi diavolo sei?!- Il travestito si ferma un
attimo e tremante alza la testa verso di me ma non riesco a riconoscerlo perché
il suo viso è coperto fino al mento da una maschera nera che rappresenta un viso
grottesco. Come se non avessi detto nulla, il misterioso Arlecchino si volta di
nuovo in basso e torna a guardare fisso verso quella maschera macchiata di
sangue. La gocce d'acqua della pioggia rendono le macchie simile a delle lacrime
rosse che scendono dalla cavità nera dei grossi occhi della maschera fino alle
guance bianche, in un contrasto cromatico poetico e tenebroso allo stesso tempo.
Trascorso qualche minuto, succede davvero l'impensabile. Arlecchino china la
testa e con il viso della sua maschera nera si avvicina molto a quella bianca.
Lentamente, egli poggia le sue labbra su quelle della maschera e la bacia
dolcemente, così intensamente e durevolmente da esprimere una gelida e triste
tenerezza.