Se ci rammentiamo della nostra comune follia, i
misteri scompaiono e la vita riceve una giustificazione.
(M. Twain)
E' bene a volte lasciare uno spiraglio per una spiegazione
razionale, ma, per così dire, lasciatelo tanto stretto che la
spiegazione non sia praticabile.
(M. Rodhes James)
Il mistero della scrittura è che in essa non c'è alcun mistero.
(J. Saramago)
Il mistero del Graal
di Tixian Dark
Il Cavaliere Nero disse: “Veloce non c’è tempo da perdere… Sali sul tuo destriero e seguimi se vuoi”.
Il
Cavaliere Blu stava fissando lo scendere turbinoso di mille e mille
scintille di neve che in quel momento riempivano gioiosamente quella
fredda e buia notte. Dal sorriso smagliante dei suoi occhi si capì che
aveva accettato l’invito e senza esitazione, con un balzo, salì sul suo
cavallo e si mise al galoppo dietro alla scia di neve alzata dai sicuri
zoccoli del destriero che lo precedeva. Con la schiena in avanti,
afferrando saldamente le briglie, guardava con interesse quel
misterioso Cavaliere che aveva da tempo animato le sue fantasie e i
suoi timori; curioso osservava la sua schiena forte e sicura coperta
dall’oscurità del suo lungo mantello che custodiva le sue fatiche, le
sue vittorie, le sue gioie, le sue tristezze e tutti i suoi sogni.
Una
rapida svolta, un paio di galoppate veloci ed il Cavaliere Blu riuscì
ad affiancare l’astuto Cavaliere Nero che, osservando con la coda
dell’occhio il rapido avvicinarsi del destriero, scattò veloce
mantenendo qualche metro di vantaggio.
Il vento fischiava tra i rami
spogli degli alberi ululanti di quella gelida foresta. La neve rendeva
tutto quello scenario irreale e suggestivo.
Tutto attorno a loro era
identico; il tempo sembrava essersi fermato quando si fissava
l’attenzione sul sentiero che oltrepassava la foresta, il tempo
sembrava invece correre veloce e danzare vorticosamente con il turbinio
di tutti quei fiocchi di nevischio gelato che il vento faceva agitare
all’impazzata prima di accompagnarli a terra.
Nessuna voce,
nessuna luce, se non quella della luna piena che sfidando le nuvole
nere faceva filtrare, di tanto in tanto, qualche suo raggio. La vita
del bosco si riparava come poteva in qualche cantuccio da quella
affascinante “morte bianca”.
Un difficile pendio che i due Cavalieri
affrontarono attentamente, qualche stradina sterrata secondaria e poi
il Cavaliere Nero si fermò dove la foresta incominciava a farsi più
fitta e si scoprivano i primi pini imbiancati. Il Cavaliere Nero scese
da cavallo con eleganza e disinvoltura e si portò davanti al
meraviglioso purosangue frangiato di blu.
Il Cavaliere Blu scese e
si trovò l’altro Cavaliere proprio di fronte a lui. La sua mente e la
sua mano era ferme ma il suo cuore batteva forte. Finalmente avrebbe
visto da così vicino il volto di quell’oscuro Cavaliere che da tempo
ghermiva i suoi sogni e trasportava i suoi pensieri verso luoghi
lontani. Avrebbe scorto il suo sorriso e il suo sguardo profondo.
Bastò
un attimo ed il suo desiderio fu accolto da un raggio di luna sfuggito
alla grigia coltre di nubi che illuminò il viso di quel enigmatica
creatura. Una grande sorpresa lo avvolse quando si accorse che sotto
quel lungo mantello color della notte si nascondeva una splendida
Donna. Le stava accarezzando la guancia, con il polpastrello stava
delineando i contorni delle sue labbra purpuree che ben si
contraddistinguevamo contrapponendosi allo smeraldo dei suoi occhi
felini.
Quando Ella gli disse che erano arrivati, il suo sogno ad
occhi aperti si spezzò in mille schegge come uno specchio scagliato a
terra. Davanti al suo naso aquilino non aveva più delle incantevoli
gote arrossate e quella pelle delicata che profumava di rosa, ma
l’entrata di una grotta.
Entrarono e camminarono tranquillamente
per qualche centinaio di metri. A mano a mano che il lamento della
tempesta di neve che infuriava si allontanava, più si avvicinava
l’accogliente tepore della grotta e della luce che si stagliava davanti
a loro, tracciando la via. Un’ardente fiamma scricchiolava, sembrava
una risata malvagia.
Il Cavaliere Blu avvertiva un’altra
presenza e non si era accorto che appoggiato alle pareti della grotta
un uomo, coperto di rosso velluto, lo scrutava da un po’.
Il suo
prezioso mantello scarlatto omaggiava la sua sottile figura. L’Uomo
salutò con un bacio sulla mano la Donna e si presentò come il Cavaliere
Rosso.
Il Cavaliere Blu capì, in un istante, con quel gesto e dal
suo sguardo la profonda ammirazione che quel guerriero nutriva per
quella Donna.
Ma ancora non aveva capito l’invito, cosa ci faceva in quella grotta?
Aggrottò
le ciglia. Il Cavaliere Rosso pareva sapere i pensieri che scorrevano
nella sua mente e lo fissava senza fiatare. Gli girava attorno senza
pronunciare una sola sentenza, mentre il Cavaliere Nero, nella
penombra, assisteva alla scena divertito.
Improvvisamente e
repentinamente gli mise la mano sulla spalla destra e si girarono di
180°. Il Cavaliere Nero si portò verso un angolino buio della grotta
con passo leggero. Lì si trovava il quanto Cavaliere, il Cavaliere
Bianco che le diede un oggetto misterioso.
Ella lo prese con un
amorevole gesto ed aprì il bianco ricamo che proteggeva dagli occhi
indiscreti e profani quel prezioso mistero.
La più spontanea
meraviglia e la gioia più profonda colse il Cavaliere Blu nel vedere
davanti a sé quella pietra luminescente, così unica e preziosa. Il
cuore quasi non riusciva a contenere tutta quella serenità. Molti
avevano perso la vita per quel segreto. La storia degli uomini era
stata stravolta da quel gioiello, le più profonde fantasie e le più
ardite imprese avevano lambito il miracoloso potere di quel cristallo…
ed ora eccolo lì proprio davanti a lui.
Il Graal era
stato ritrovato ed era ora custodito in mani sicure. Non era una coppa
come aveva sempre creduto, ma una pietra sottile dalle capacità
rigenerative.