Non è necessario credere in una fonte sovrannaturale del male:gli uomini da soli sono perfettamente capaci di qualsiasi malvagità.
(J.Conrad)

E' bene a volte lasciare uno spiraglio per una spiegazione razionale, ma, per così dire, lasciatelo tanto stretto che la spiegazione non sia praticabile.
(M. Rodhes James)

Il mistero della scrittura è che in essa non c'è alcun mistero.
(J. Saramago)

Non bloccare il traffico!

di S. Fossemò

Rinuncia, rinuncia!”

Franz Kafka

 
Avevo di fronte un maledetto labirinto stradale,vuoto e caotico allo stesso tempo. Una commistione di pioggia e smog resero tutto più grigio in questa sera d'autunno in cui sentivo,vertiginosamente, di essere bloccato da una prigione invisibile dove non si conosceva né l'entrata e né l'uscita. Il vetro appannato della mia automobile sembrò per assurdo essere in sintonia con questo centro urbano. Rimasi disgraziatamente immobilizzato in un incrocio. Non potevo accedere con sicurezza alla strada principale in quanto le macchine non rallentavano per darmi la precedenza. Dietro di me si era formata una fila di auto e oltretutto qualcuno cominciava pure a lampeggiarmi. Nel frattempo, ci si era messo pure un ragazzo che era rimasto bloccato davanti al cancello di casa sua a causa della fila di auto che si era formata dietro di me. Il giovane indossava una tuta da ginnastica di colore grigio e credetti che stava uscendo per andare a fare footing. Dallo specchietto retrovisore notai il suo nervosismo e dal modo in cui gesticolava capivo che dovevo andarmene il prima possibile. Sicuramente aveva davvero molta fretta visto che stava arrampicandosi sul cancello. Aspettai ancora qualche istante e alla fine provai a immergermi. Finalmente sbloccai la situazione e gli automobilisti ridussero la velocità per darmi la precedenza. Proprio nel bel mezzo della strada un motociclista rischiò di venirmi addosso a causa della forte velocità in cui viaggiava. Non avendo altre possibilità feci subito la retromarcia ma, preso dalla paura, eseguivo così male la manovra fino al punto di urtare involontariamente contro il cancello. Un attimo dopo udivo un urlo straziante. Quando mi voltai a guardare dietro, vidi una scena terribile. Il ragazzo che aveva tentato di scavalcare il cancello era scivolato proprio sopra la punta di ferro fino a rimanerne infilzato. Il colpo che avevo arrecato con la mia auto doveva avergli fatto perdere l'equilibrio. Uscii furiosamente dalla macchina con la speranza di poterlo aiutare in qualche modo. Il suo viso era molto pallido e suoi occhi erano terrorizzati. Lungo il dorso nero della sbarra colava il sangue rosso che fuoriusciva copiosamente dallo stomaco trafitto. Provai a pensare a un modo per aiutarlo. Vicino alla porta d'ingresso dell'abitazione della vittima vidi una scala poggiata su un muro. Tentai di entrare per prenderla in modo da poter salire sopra al cancello con lo scopo di aiutare in qualche modo il ragazzo a liberarsi da quei cunei che lo avevano gravemente colpito ma, appena ci provai, il giovane mi supplicò a stento:
«Non toccare quel cancello!».
«Ma cosa dici?», gli chiesi.
«Vattene, vattene via amico mio», rispose con un tono di alterigia.
Nel frattempo il traffico aumentava e gli automobilisti diventarono furiosi.
«Non vedi che voglio aiutarti a scendere! Lasciami entrare per prendere quella scala!», insistetti.
«Quella scala tu non puoi usarla».
«Perché mai?!».
«Non è il tuo compito. Tu hai altre funzioni. Il cancello rimane chiuso per sempre».
Un automobilista scese dall'auto sbattendo lo sportello. Mi guardava con odio e mi domandò irritato: «Allora te ne vai? Non vedi che hai bloccato la città?!».
«E voi non vedete che una persona sta morendo o siete tutti impazziti?».
«Non hai ancora capito che ci devi lasciare in pace? Tutto filava liscio fino a dieci minuti fa, prima che arrivavi tu!».
«Proprio non capisco cosa diavolo vuoi dire».
«Vedi, tu ti sei in qualche modo, come dire,...intromesso. Ecco, ti sei intromesso! ».
«Intromesso? Ma sei scemo o cos'altro?».
«Senti, se non te ne vai subito da qui , io la tua macchina te la sposto con una botta!».
Di fronte a tanto cinismo non avevo più la forza di parlare e il ragazzo gravemente ferito mi guardò negli occhi con tanta tristezza.
«Ma davvero non sono autorizzato in nessun modo ad aiutarti?», chiesi al giovane ormai prossimo alla morte.
«Vattene e sblocca il traffico!», rispose il ragazzo ferito, chinando il capo.
«Ma se tu rimani lì in quella condizione finirai presto per morire!», gli gridai avvicinandomi al suo volto.
«Non fare un altro passo! Ti supplico di andartene».
«Che senso ha tutto questo?!», urlai alla folla inferocita.
Il giovane alzò la testa leggermente e con voce flebile mi rivelava le sue ultime e drammatiche parole:
«Lascia stare. Non pensare a niente e non farti troppi problemi inutili. Non hai ancora capito che qualcuno... deve pur morire!».