
Il caso da Lei citato è conosciuto come "Crisi di Belgrado" e vide il
comandante Austro-Ungarico Botta d'Adorno affrontare un presunto
vampiro nel 1732. Nel XVIII secolo, infatti, era proprio l'autorità
militare ad intervenire di fronte ad epidemie vampiriche.
Le informazioni raccolte dal comandante dipinsero un quadro
allucinante: Arnoldo Polo, tumulato da tre giorni, si era manifestato
come "Revenant".
Il non-morto si nutriva sia di esseri umani che animali e nell'arco di
pochi mesi le vittime furono diciassette… Spirarono senza un motivo
evidente, forse contagiate da animali domestici che avevano subito il
micidiale abbraccio di Polo.
Botta d'Adorno e la delegazione di esperti che lo seguivano aprirono il
sepolcro, trovando l'uomo addormentato, con unghie e capelli che erano
cresciuti e col cuore che gli batteva ancora nel petto.
Seguendo le classiche procedure anti-vampiriche, il corpo di Arnoldo
Polo fu attraversato da un bastone appuntito che gli spaccò il cuore,
facendo sgorgare un liquido denso e bianco mischiato a sangue fresco.
Successivamente, gli frantumarono la testa con un'ascia e seppellirono
le misere spoglie nella calce viva.
Nel rapporto che fu stilato e riservato agli occhi di alte Autorità fu
scritto: " Sangue fresco rinvenuto nel petto, assenza di sangue
coagulato nei vasi arteriosi e venosi in prossimità del ventricolo.
Medesima condizione per i visceri."