Riscatto – di Monica Porta

Lara correva lungo il viale alberato nella luce dorata del crepuscolo. Sentiva il fruscio dell’aria lambirle i fluenti capelli corvini.

Il sole del meriggio le accarezzava la pelle riscaldandola con gli ultimi raggi di luce. Muscoli, cuore e polmoni agivano in armonia spingendola veloce verso la meta. Ma qualcosa le sfuggiva. Un frammento di vita continuava a martellarle la mente. Un pensiero rapido e pulsante penetrò il suo intelletto. L’immagine del suo tagliacarte argentato. Messicano. Antico. Da collezione. La croce intarsiata che nasconde la lama tagliente. La catenina che la contiene e che porta sempre al collo. Lara sorrise compiaciuta mentre una strana consapevolezza si faceva largo nella sua coscienza. Si fermò e pose lo sguardo oltre il baratro. In silenziò il suo spirito salutò il corpo martoriato di se stessa accasciato accanto a quello esangue del suo carnefice.

“L’aggressore l’ha bloccata contro il muro. L’ha colpita subito di spalle a mani nude, ripetutamente e con brutalità. L’ha costretta a piegarsi verso di lui. Poi l’ha soffocata. Vedremo il responso degli esami autoptici circa la presunta violenza sessuale. La dinamica sembra essere la stessa delle altre quattro vittime. Ma qui la ragazza ha reagito. In qualche modo è riuscita a sfilarsi il tagliacarte ed a colpirlo al collo. Gli ha reciso la giugulare grazie al suo ciondolo con lama a scomparsa. Un colpo netto, deciso. Probabilmente era un’infermiera…” concluse il coroner al termine della procedura.

Lara lasciò solo un triste, fugace pensiero a salutare la vita perduta. Poi lo sguardo si rivolse altrove. Alla bianca luce accecante che già l’avvolgeva interamente.