Santa Vehme – di A. Rossignoli

Fino alla metà del XII secolo, in Germania vi fu una monarchia puramente elettiva nella quale si affrontavano le coalizioni feudali dei Guelfi di Baviera (Welf) e dei Ghibellini di Franconia (Weiblingen). Nel 1152 l’avvento di Federico I Barbarossa (1152-1190) segnò il tentativo di un ripristino della primitiva grandezza dell’Impero Romano, secondo i dettagli del programma politico annunciato dal Barbarossa al papa Eugenio III.

Erede della tradizione di Ottone e della Franconia, il Barbarossa diresse così verso l’Italia e verso la restaurazione della potenza centralizzatrice del cesarismo romano tutto lo sviluppo della Germania. Nella sua opposizione alle ambizioni e agli interessi dei grandi feudatari, Federico I, dopo aver abilmente manovrato accostandosi dapprima al più potente di essi, il guelfo Enrico il Leone, duca di Sassonia e di Baviera, finì con il condannarlo e confiscarne i feudi nel 1180. Un periodo di gravi torbidi interni seguì la proscrizione e, per vari decenni, l’Impero fu privo dei mezzi per porre fine ai disordini, specialmente tra il Reno e il Weser, sul territorio della Westfalia, limitato al nord dalla Frigia e a sud dalle montagne di Hesse. Bande di vagabondi, saccheggiatori, criminali e baroni feudali rapinavano gli abitanti, taglieggiavano i mercanti, imponevano ovunque l’anarchia e il terrore. Fu in queste zone della Westfalia, in cui le ordinanze imperiali venivano deliberatamente ignorate che si costituì, all’inizio del XIII secolo, una comunità segreta di giustizieri e speciali tribunali, i cui poteri e la cui gusrisdizione vennero esercitati sino ai tempi moderni. Nel 1371, l’imperatore Carlo IV concesse un codice di giustizia alla Westfalia, documento in cui veniva riconosciuta la giurisdizione della Santa Vehme. L’ultima corte di giustizia regolare della Società si svolse nel 1568 ma, in realtà, la potenza di questa associazione segreta continuò a conservarsi attraverso i secoli. All’epoca dell’invasione del 1811, i francesi si videro costretti a combatterne gli afiliati. Nei documenti pubblicati nel 1933, a proposito dell’incendio del Reichstag, il Libro Bruno accusa in particolare il prefetto di polizia di Breslau, Heines, capo delle SA della Germania del Nord e dell’Est, di essere l’esecutore degli assassinii stabiliti dalla Santa Vehme. Del resto, fu a Dortmund, centro tradizionale della Santa Vehme, che ebbero luogo i negoziati segreti tra von Papen e i rappresentanti del capitalismo romano, riguardo alle relazioni tra lo Nsdap e il governo tedesco. Alle spalle del generale von Schleicher si trovavano, in quel momento, Krupp von Bohlen e il consigliere Duisberg della Fgrben Industrie, mentre von Papen rappresentava gli interessi dei grandi proprietari terrieri e dei gruppi Springorum e Thyssen. A quel tempo, il nazionalsocialismo appariva , a questi moderni feudatari e al loro principale circolo, l’ Herrenklub, il “club dei signori”, come la miglior garanzia alla loro potenza economica. L’eliminazione delle SA di Heines e Rohm, conservava nel XX secolo, la tradizione della Vehme sotto lo stesso pretesto storico: la difesa, a qualunque prezzo e con qualunque mezzo, dell’unità tedesca. E’ possibile misurare la potenza della Santa Vehme attraverso i secoli, sapendo che nel XIV secolo essa contava già più di centomila affiliati, chiamati die Wissenden, “quelli che sanno”. Una formula del giuramento, conservata a Dortmund, ricorda gli obblighi degli iniziati che dovevano dichiarare:

„Giuro sul mio onore più sacro che terrò e manterrò nascosti e segreti della Santa Vehme, nascosti al Sole e alla Luna, all’uomo e alla donna, alla sposa e al figlio, al villaggio e ai campi, all’erba e all’animale, al grande e al piccolo, a sola eccezione dell’uomo che può favorire la Vehme. Giuro che non lascerò conoscere nulla, mi sia pure imposto per amore o per paura, per dono o per ornamento, per oro o per argento nè per capriccio di donna“. L’etimologia della parola tedesca Fem, Fehm o Vehme (“Vehme”) è alquanto oscura. Essa apparve per la prima volta in un documento della società a Munster, nel 1229. Lo storico Reinhold Brode precisa che nel 1251 un altro testo, in lingua latina, ricorda un “giudizio occulto” (occultum judicio) chiamato volgarmente Vehma o Vridinch (Freiding). Si può osservare che le assemblee della Vehme, che si tenevano a Nordkirchen, in un cimitero, e a Dortmund, sulla piazza del mercato, venivano designate tanto con il nome di Fehmding (“assemblee del Vehme”) o di Freistuhl (“seggio franco”). Talvolta i giudici della Vehme venivano chiamati “franchi-giudici” e i loro seguaci attribiuivano l’istituzione a Carlo Magno, facendola così risalire al VII secolo. Leibniz fa derivare Feme dal latino Fama, nel senso dell’espressione inglese common law, legge fondata sull’opinione comune. Il carettere comunitario dell’associazione vehmica sembra esser stato abbastanza notevole nel Medioevo, poichè qualunque uomo libero e di ogni condizione poteva essere ammesso a prestare giuramento e a servire in vari modi questa società segreta. Il rango più elevato apparteneva ai venerabili “franchi-signori”, Stuhlherren, chiamati anche “franchi-conti”, non numerosi, che presiedevano i tribunali. Dopo di essi venivano i “franchi-giudici”, Freischoffen, e i Frohnbotten, ufficiali di polizia ed esecutori. Secondo i documenti della Vehme, conservati in Westfalia a Herford, gli affiliati utilizzavano segni di riconoscimento, per esempio a tavola, con la punta del coltello posta nel senso inverso della posizione abituale, e di un linguaggio segreto. Le iniziali S.S.S.G.G. figuravano così nei testi della società: S.S.S. significavano Stock, Stein, Strick, “bastone”, “pietra”, “corda”, e G.G. Gras e Grein, “erba” e “contesa”. Si ignora il senso di queste allusioni enigmatiche. La loro “formula di appello in caso di disgrazia” era: Reinir dor Feweri, epressione tuttora indecifrata. Uno dei segni di riconoscimento consisteva nel poggiare la mano destra sulla spalla sinistra e pronunciare questa formula segreta: „Eck grut ju, lewe man; Wat fange ji hi an?“ cui si rispondeva con un altro gesto e con altre parole, note solo agli iniziati. Tutti gli intrusi che venivano scoperti in una seduta vehmica correvano il rischio di essere impiccati immediatamente all’albero più vicino. Lo storico Lindner afferma che la sola pena di competenza della Santa Vehme era, in tutti i casi, la morte. Alcune categorie di individui sfuggivano, tuttavia, alla sua giurisdizione: i bambini, le donne, i pagani, gli ebrei e le persone dell’alta nobiltà. Tre ingiunzioni a comparire venivano fatte agli accusati, sia che fosse loro contestato d’aver rubato o ucciso, sia d’aver contravvenuto ai comandamenti della fede cristiana. Una dilazione di sei settimane e tre giorni venivano concessi per rispondere a questi ordini di comparizione. Era permesso produrre fino a trenta testimoni per l’accusa e lo stesso numero per la difesa. La rappresentazione attraverso un avvocato era autorizzata e la Vehme riconosceva il diritto di appellarsi all’alta corte segreta che teneva generalmente le sue assisi a Dortmund. Nel corso del dibattito, una spada sguainata ed un collare di giunchi (che simboleggiavano i poteri di giudizio e la pena dell’impiccagione) erano posti sulla tavola davanti al giudice. quando un criminale era stato impiccato su sentenza della Vehme, si piantava un coltello nell’albero, come segno dell’autorità che aveva ordinato l’esecuzione. Ogni accusato che non avesse ottemperato ad alcuna delle comparizioni del tribunale segreto, era bandito dall’Impero. La sentenza comportava la perdita dei propri diritti e la morte. La condanna all’impiccagione all’albero più vicino veniva immediatamente eseguita in ogni caso dopo che tre membri della Vehme erano riusciti a scoprire il proscritto diventato fehmbar. Il suo corpo veniva abbandonato agli uccelli rapaci e alle fiere. I beni erano confiscati; sua moglie veniva pubblicamente dichiarata vedova; i figli diventavano legalmente orfani. Si possono ancora vedere, a Tubinga, segrete e stanze sinistre in cui sarebbero stati decisi ed eseguiti arresti (e non solo) della Vehme. Gli abusi di potere dei tribunali segreti della Santa Vehme furono limitati dalle riforme di Arensberg e dalle disposizioni di Osnaburg. Alla fine del XIV secolo le procedure della società, che in precedenza si erano sempre evolute, sembrano esser state definitivamente fissate, Tuttavia, le istituzioni civili degli imperatori Massimiliano e Carlo V, benchè avessero reso inutile, in principio, la conservazione dei tribunali segreti della Westfalia, non sarebbero riusciti a distruggere il potere sotterraneo, l’apparato repressivo, nè a restringere l’ampiezza della loro giurisdizione. Si può considerare perlomeno probabile una sopravvivenza attuale della Santa Vehme, sotto forme chiaramente differenti dall’istituzione medievale. Fonte: – R. Alleau, Le origini occulte del nazismo, Edizioni Mediterranee, Roma 2006